Come gestire lo stress: i corsi di Insieme Salute

Grande scoperta, anzi due: lo stress può essere anche una cosa positiva ed è su me stessa che posso agire… inutile aspettarsi che cambino gli altri. Già questo ha cambiato la mia prospettiva.

 

Mi porto a casa strumenti nuovi per scoprire come funziono. Adesso so che posso percorrere strade nuove.

 

Sentirmi, integrarmi per connettermi con me e con il mondo. Con Nadia, Livia e il gruppo ho vissuto ore stimolanti.

Sono alcune delle testimonianze di chi ha partecipato al primo modulo del corso  “Gestire lo stress per prevenire le malattie” che ho tenuto tenuto assieme a Nadia Lattuada nella sede di Insieme Salute, da settembre a novembre 2017, in cinque mattine di sabati alterni. L’approccio mio e di Nadia integra le diverse competenze – educatrice Feldenkrais io, formatrice lei – per affrontare simultaneamente aspetti somatici e psicologici delle risposte allo stress, di fatto indissolubilmente connessi nel loro manifestarsi. L’approccio psiche-soma permette di lavorare con le persone attraverso la comunicazione bidirezionale tra cervello e corpo e stimola un cambio di paradigma nella relazione con se stessi, con l’ascolto e la scoperta di sé, delle proprie abitudini, del modo di relazionarsi.

C’è un legame forte e permanente tra le zone del cervello che regolano il corpo e il corpo stesso (Antonio Damasio, neuroscienziato)

 

Mentre la mente sta vagando, i nostri sistemi sensoriali si spengono e, al contrario, quando ci concentriamo sul qui e ora si indeboliscono i circuiti neurali responsabili del vagare della mente. (Daniel Goleman, psicologo)

Spesso la mente rimugina, valuta, giudica, tenendoci prigionieri di pensieri pesanti, intrappolandoci in ruoli fissi, in frustrazioni di gesti e azioni mancati o di aspettative insoddisfatte. E questo in un circolo vizioso dovuto a reazioni e automatismi che ci chiudono in ruoli che sembrerebbero immodificabili. L’obiettivo del corso è stato quello di svelare la possibilità di uscire da questi automatismi e di fornire strumenti pratici per “allenarsi” a un’osservazione neutra di sé e alla capacità di “tornare a casa”  – rassicurarsi rapidamente nella connessione con se stessi e con la realtà concreta del qui e ora – così da poterla utilizzare anche in momenti di stress. Come si legge nelle parole di chi ha partecipato, lo stress in sé non è negativo, sono l’eccesso e il perdurare nel tempo a essere dannosi: per il nostro benessere, le nostre relazioni e la nostra salute. Il corso è infatti iniziato illustrando i meccanismi fisiologici di risposta allo stress, in quanto la conoscenza di come funzioniamo è il primo passo per capire che cosa ci accade, quanto c’è di naturale e sano in questa risposta e quando invece diventa nociva per la nostra vita. Il tema di questo primo modulo, cui seguiranno altri due tra gennaio e maggio 2017, erano gli stati dell’io secondo l’analisi transazionale, intesi come chiave di lettura delle dinamiche relazionali e che abbiamo trattato dal punto di vista cognitivo con materiale didattico, test, questionari, condivisioni in aula, e dal punto di vista somatico, con lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais. Per poter proseguire il lavoro a casa, le lezioni sono state inviate in forma di audio. Questo approccio teorico-pratico ha permesso alle persone di portare attenzione a se stesse su diversi piani, così da conoscersi sempre più attraverso il doppio binario psiche e soma, riconoscersi e legittimarsi.

Come dimostrano i più recenti risultati della ricerca sul cervello, le esperienze vengono sempre radicate a livello cognitivo, emotivo e fisico contemporaneamente sotto forma di corrispondenti modelli di reazione (pensiero, emozione, corpo) e sono intrinsecamente legati. Pertanto, ogni tentativo successivo di migliorare la capacità umana di gestire e combattere lo stress mediante programmi di perfezionamento a livello cognitivo sarà inesorabilmente destinato a fallire, se non vengono contemporaneamente integrati i livelli emotivo e fisico. Un procedimento rivelatosi particolarmente idoneo a tal fine – essendo già impiegato con successo nella pratica da oltre 10 anni – è il Metodo Feldenkrais. (Prof. Dr. Gerard Huther, neurobiologo e capo del reparto Neurobiologische Grundlagenforschung della Clinica psichiatrica dell’Università di Gottinga)

I diversi moduli del corso sono stati strutturati in modo da essere indipendenti. Le iscrizioni per il secondo modulo sono aperte , con tema “Agire l’assertività per gestire lo stress”, che inizierà sabato 13 gennaio e si concluderà sabato 3 marzo, con cinque incontri di tre ore ciascuno (dalle 9.45 alle 12.45) a sabati alterni. Iscrizioni presso Insieme Salute, via San Gimignano 30 -32, Milano, tel. 02 – 37052067. Il costo è di 100 euro per l’intero modulo. Per chi volesse maggiori informazioni prima di iscriversi, può contattarmi.

 

 

 

Al via un corso per gestire lo stress e migliorare le relazioni

I nostri stili di vita, spesso vorticosi nei ritmi e molto richiedenti negli impegni, mettono a dura prova il sistema nervoso.  Anche se si tratta di “lievi” elementi stressori, quando sono continui danneggiano nel lungo termine la nostra salute, dopo averci succhiato energia, vitalità, entusiasmo e aver reso difficili le relazioni personali. Conseguenze, queste, che diventano a loro volte ulteriori elementi di stress. Per uscire da questo circolo vizioso abbiamo gli strumenti necessari: corpo e mente! Che se viaggiano all’unisono, l’uno nell’ascolto e nell’osservazione dell’altra, diventano la nostra forza per diventare flessibili e resilienti.

Se vuoi conoscere i tuoi punti di forza, allenarti a far dialogare mente e corpo per rispondere agli “attacchi” dello stress, c’è un corso a Milano che parte il 30 settembre. Si svolge nella sede di Insiemesalute, via San Gimignano 30 ed è stato organizzato in seguito al successo riscontrato con il primo corso su questo tema tenutosi nella primavera 2017, in cui il Metodo Feldenkrais si è integrato con attività cognitive di empowerment: il connubio tra il lavoro di consapevolezza corporea e di consapevolezza cognitiva ha permesso ai partecipanti di acquisire velocemente strumenti pratici per gestire lo stress.

Il corso è aperto anche a non soci di Insiemesalute. Le attività si tengono il sabato mattina, a settimane alterne, e sono divise in tre moduli, con possibilità di seguire l’intero percorso oppure di iniziare con iscrizione al primo modulo. Se sei interessato contattami su MovimentoSano.

Sullo stress trovi altre news nella rubrica “Stress” e se vuoi un assaggio degli esercizi neurosensoriali che imparerai, prova questo audio.

 

Il secondo audio per la gestione dello stress

Il problema non è lo stress in sé, ma la sua gestione. Lo affermava già il medico Hans Seyle (1907 – 1982), padre della ricerca sullo stress:

Lo stress di per sé non è negativo, anzi è un allenamento alle continue sfide della vita. Sono il suo eccesso e il suo perdurare nel tempo a essere nefasti […] Quello che conta non è eliminare lo stress, che sarebbe come eliminare la vita, ma la sua gestione

Il Metodo Feldenkrais aiuta a gestire lo stress, in quanto ci rende consapevoli delle nostre reazioni somatiche: è il corpo, o meglio il nostro organismo, che infatti reagisce. Ci si può ripetere mille volte di non essere ansiosi, di non preoccuparsi, di non pensare o rimuginare, ma i risultati durano poco. Per uscire dagli schemi emotivi è necessario percepirli nel corpo, sentirli nel respiro, nei muscoli, negli organi, “accorgersi di”: di tendere le spalle, di serrare i denti, di stringere le mani, di respirare corto… In questo secondo esercizio neurosensoriale potrai riconoscere e allentare molte microtensioni, altrimenti difficili da individuare e che ti succhiano molta energia.

Voglio ricordare che lo stress di fatto è una risposta primordiale a una minaccia o a un pericolo (stressor/stimolo): l’organismo si attiva velocemente per fronteggiare la criticità e poi tornare, il più presto possibile, al suo normale equilibrio operativo basale. Il problema nasce quando questo flusso viene interrotto e la risposta si cronicizza, vuoi perché i fattori di stress sono continui (tipico della vita odierna), vuoi perché la risposta anziché essere esplicitata implode (come la rabbia repressa); oppure quando si attraversano momenti della vita particolarmente difficili e duri che tengono il sistema nervoso perennemente in stato di allerta. Studi recenti hanno dimostrato che gli stimoli stressori continui, anche se lievi, producono nel lungo tempo danni anche gravi alla salute, in quanto abbassano le difese immunitarie. E’ quindi importante lavorare sulla consapevolezza anche in termini di prevenzione. Purtroppo il nostro stile di vita non favorisce un basso livello di stress: ritmi e complessità del mondo professionale, impegni familiari, continue seccature più o meno grandi (traffico, bollette, colleghi…), competitività, richieste multitasking, controllo, problem solving ecc. che causano tra l’altro mancanza di tempo per sé e per coltivare i propri interessi. Vengono a mancare le fasi di riposo e di recupero. Agisce una moltitudine di forze che ci portano “fuori di noi”, con la mente “altrove”: tutto sembra importante e urgente. Ne risulta uno stato permanente di tensione e di ansia e tendiamo a vivere con il pilota automatico. Perdiamo così l’unico momento reale che ci è dato vivere: il momento presente. Il Metodo Feldenkrais aiuta a vivere pienamente il presente in quanto “mindfulness in movimento“. Quello che conta è la nostra risposta di adattamento. Si chiama resilienza, parola chiave per il nostro stato di salute. Qualche suggerimento lo trovi in Stress e stanchezza: come recuperare energia grazie al Feldenkrais.

 

 

Stress e stanchezza: come recuperare energia grazie al Feldenkrais

Fra le cause di stress molti allievi mi segnalano la stanchezza dovuta alla sproprozione tra incombenze e tempo a disposizione, specialmente mamme con bimbi piccoli, mamme che lavorano anche fuori casa e che a volte hanno a che fare con piccoli “insonni” che non permettono loro nemmeno il recupero di energia notturno. Sappiamo che il sonno per stare bene è fondamentale e che la mancanza di un corretto riposo è fonte di esaurimento energetico, quindi di un alto livello di stress che toglie anche il piacere del tempo per sé, per la cura del corpo, le chiacchierate con amici, gli hobby ecc.  Per non parlare della fatica a concentrarsi e quindi della minore efficienza sul lavoro (con conseguente senso di frustrazione), dell’irritabilità che inevitabilmente alza la possibilità di controversie relazionali. Si perdono entusiasmo e vitalità, spesso ci si perde anche il “bello” delle incombenze (intendo quelle rivolte alla cura della famiglia, in special modo dei bimbi, che rischiano così di essere percepiti soltanto come un fardello). Nel lungo termine tutto questo porta ad abbassare le difese immunitarie, mettendo a rischio la salute, anche se si è giovani. Nel medio porta sicuramente tensioni muscolari, fastidi, dolori (mal di testa, mal di spalle, problemi alla cervicale ecc.), malumore, irritabilità, talvolta tendenza a mettere su peso, perché ogni golosità che capita a tiro aiuta a tenere su il morale. Urge in tali situazioni un cambiamento di rotta. Sembra impossibile, ma non lo è. Certo, ci vuole la volontà. Il primo passo è quello di uscire dalle convinzioni e iniziare a prendersi 5 minuti al giorno per un ricarico energetico (ci sono diversi modi attraverso stimoli sensoriali e sensorimotori, come con il Metodo Feldenkrais).  Importante: i momenti di relax non devono essere relegati a “quando si può”, perché va a finire che non si può mai. Occorre metterli in agenda, integrandoli qua e là durante la giornata (ad esempio 5/10 minuti prima di alzarsi dal letto, 5 minuti durante la toilette serale, ecc.).

Alcune premesse importanti:

1. Esci dal “pilota automatico”, quello che ti fa pensare che devi fare TUTTO, ma proprio tutto quello che hai messo i lista per la giornata. Quando non si tratta di un compito fondamentale, fermati 15 secondi e domandati che cosa succederebbe se non lo assolvessi. Potresti accorgerti che si può eliminare dalla lista del giorno. In ogni caso, se sei nel turbine delle cose da fare, prendi qualche volta distanza (5 secondi bastano) e verifica se e come gestire i “to do”, che magari ti era sfuggita una soluzione più funzionale rispetto a quella abitudinaria.

2. Chiedi: si è talmente abituati a fare, per molte persone (soprattutto le donne) a fare per gli altri, che ci si dimentica di poter chiedere aiuto. Anche qui si tratta di uscire dai propri automatismi e anche da alcune convinzioni (chi fa per sé fa per tre; io sono fatto/a così; non voglio essere in debito con nessuno; so come va a finire; io non chiedo mai; posso farcela benissimo da solo ecc.) Ogni momento nella vita è a sé, per come siamo noi, per le condizioni in cui ci troviamo e quindi in ogni momento possiamo fare una scelta. Se ci accorgiamo che a un dato stimolo segue d’abitudine la stessa scelta, può darsi che siamo in  un “ruolo” e non è detto che ci appartenga, che sia davvero nostro (molte abitudini e convinzioni derivano dall’educazione ricevuta e dall’ambiente familiare).

3. Porta attenzione ai segnali del tuo corpo. Il corpo, quando parla, è sempre per dirci che c’è bisogno di un cambiamento verso una maggiore comodità e verso scelte più salutari. Se ignoriamo i suoi sussurri, ci toccherà dar retta alle sue grida, quando ci troveremo in situazioni di dolore. Quando ad esempio senti stanchezza, a volte è possibile lasciare l’attività che stai facendo e staccare per 5 minuti – ma ne basta anche 1 –  e prendere questa piccola pausa per riconnetterti con il tuo corpo nel qui e ora, anche soltanto tramite l’ascolto del tuo respiro. Non sempre è possibile, ma anche quando è possibile non lo facciamo, sempre perché abbiamo innescato il pilota automatico. Una manciata di minuti sparsi durante la giornata aiutano ad abbassare il livello di stress, l’ansia da prestazione, a recuperare energia.

4. Una volta ascoltato il segnale (ad esempio occhi, stanchi, mal di testa, tensione alle spalle ecc.), puoi passare all’auto-osservazione: com’è il mio respiro, come sto tenendo le spalle, se ho i denti serrati o le labbra strette, come sono le dita delle mani (distese o in tensione), come appoggiano i miei piedi ecc. In caso tu senta una tensione (solitamente sono sempre le stesse per ognuno di noi), accentuala (con gentilezza, senza eccedere): inibisci il respiro, tieni le spalle in su, serra i denti ecc. e lascia andare, accentui (come se “congelassi” per un attimo la tua abitudine) e lasci andare. Ti fermi, respiri e nota se è cambiato qualcosa e poi riprendi la tua attività

5. Individua i movimenti parassiti che ti tolgono energia (tutto il superfluo). Anche semplicemente stringere le labbra o aggrottare la fronte, se sono mimiche abitudinarie, crea tensioni nell’intero corpo (perfino nel respiro), stancandoti più del necessario.

6. Guarda, osserva, esplora le parti del tuo corpo: le mani, ad esempio, come se fossi un bebé che le scopre per la prima volta e le muove per saggiarne le potenzialità. Puoi seguirne il contorno, l’ossatura, la pelle… puoi intrecciarle, sfregarle, per poi sfregare altre parti: polsi, gomiti, cosce, ginocchia, caviglie… sono tutti segnali di calma al sistema nervoso quando ti senti sopraffatto o in ansia.

7. Cerca lo scheletro: le tue ossa sono la tua struttura di supporto e di leva che permette la dinamicità dei muscoli. Sono la parte neutra rispetto ai contenuti emotivi della muscolatura.

8. Riposa gli occhi: soprattutto per chi lavora al pc, ogni tanto consiglio di chiudere gli occhi e coprirli con le mani a coppetta. Se si è seduti al desk, si possono appoggiare i gomiti sul piano della scrivania e appoggiare il viso fra le mani. Anche in questo caso, bastano 5 minuti.

Questi sono soltanto alcuni spunti per integrare momenti di attenzione a se stessi durante la giornata, senza diminuire efficienza e livello di prestazione. Anzi, queste piccole pause sensoriali risvegliano i tuoi sensi, quindi anche la chiarezza di pensiero e la tua creatività. Sono efficaci anche in stati di ansia, perché hanno il potere di riportarti immediatamente alla realtà del qui e ora, a una centratura, a un senso di sicurezza.

Contattami per un corso personalizzato antistress. Possiamo lavorare anche online.

 

 

Feldenkrais per gestire lo stress: seminario gratuito a “Fa’ la cosa giusta”

MovimentoSano va a Fa’ la cosa giusta con un seminario gratuito sulla gestione dello stress. E’ l’incontro organizzato con Piuturismo dal titolo “Come gestire lo stress da viaggio”, venerdì 10 marzo, ore 16, Piazza Viaggiatori.
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Sono tanti i fattori di stress che incidono sul nostro stato d’animo, sul nostro umore, sulle relazioni e, quindi, sul nostro stato di salute. Anche in tema di viaggio ma non solo. La nostra società non è disegnata per supportare una vita a basso livello di stress. La richiesta di essere sempre performanti e multitasking ci succhia molte energie e, spesso, troppo spesso, per arrivare a tutto ignoriamo i segnali del corpo quando ci avverte che è il caso di rallentare. “Tiriamo” fino a sentirci esausti, pensando che una vacanza possa risolvere questo stato di cose, ma non è così, perché non è così che funziona il nostro sistema nervoso, regolatore delle nostre funzioni vitali. C’è bisogno di un flusso tra i momenti di stress e quelli di calma, c’è bisogno di piccole pause per riconnetterci a noi stessi e all’ambiente, per far defluire, creare spazio, respirare, ricaricarsi. E’ fondamentale, a tal fine, conoscere la fisiologia dello stress e usarla a nostro vantaggio. Lo stress è infatti fisiologico e non negativo per se stesso, ciò che è negativo è immagazzinare tossicità nel corpo, manifestazione tangibile, nei suoi sintomi e messaggi, del sistema nervoso. Ricordiamoci che il corpo non è un abito che indossiamo, il corpo siamo noi, nell’unità funzionale con il cervello, come ormai ampiamente spiegato dalla ricerca scientifica. L’approccio somatico del Metodo Feldenkrais, che insegna a “giocare”, in termini neurosensoriali, con il corpo permette di dialogare con il sistema nervoso, al fine di creare un cambiamento concreto e individuale che ci porta a essere resilienti, come spiego nell’articolo In vacanza senza stress, in occasione del seminario del 10 marzo. Se non puoi partecipare al seminario e vuoi incontrarmi, mi trovi durante tutta la giornata allo stand di Piuturismo.

Feldenkrais e l’approccio somatico delle emozioni

Le emozioni si manifestano fisicamente, non in modo astratto: ogni emozione corrisponde a un atteggiamento, a una postura, a uno schema di movimento (interno ed esterno), a un’espressione del viso e sono reazioni innescate da processi chimici, un mix di neurotrasmettitori e di aminoacidi che viaggiano nel corpo e che possono essere “accesi” e manifestarsi in segnali fisici. Per questo l’ascolto del corpo può essere un aiuto nel farci prendere coscienza del nostro stato d’animo. Sentire dove e come si localizza e si manifesta un’emozione ci porta a fermarci un momento ad ascoltarci, a riflettere, infine a riconoscere se siamo tristi o arrabbiati e a esprimerlo verbalmente in modo chiaro e assertivo, prima che queste emozioni si scatenino, sovrastandoci. Ricerche scientifiche recenti dimostrano che anche i nostri schemi abituali di movimento – quelli che vanno sotto il nome di postura –  sono connessi con la vita emotiva, come ad esempio spalle curve, fronte aggrottata, occhi spalancati, mandibola serrata. Ormai psicologi, neurologi, neuropsichiatri ecc. sottolineano la connessione tra gli stati mentali/emotivi e le manifestazioni fisiche e si stanno diffondendo discipline che lavorano con tecniche corporee per avere un beneficio a livello psichico, proponendo diversi tipi di esercizi  sulla connessione mente-corpo. In questo panorama il Metodo Feldenkrais si inserisce con una sua originalità, poiché tratta sempre le funzioni umane da una prospettiva somatica.  Non è una tecnica e non propone esercizi. In quanto Metodo, appunto, è da considerarsi più come una sorta di “linguaggio” che si può acquisire per leggere se stessi attraverso il proprio corpo vitale, ossia il corpo in movimento nell’agire quotidiano. Come tutti i linguaggi (o metodi) non è definito, bensì in continua evoluzione: può modificarsi, integrarsi, arricchirsi, evolvere. Ecco perché dal Metodo Feldenkrais sono nati metodi che ne hanno sviluppato i principi, applicandoli a diversi campi di azione. Ricordo Bones for Life di Ruthy Alon oppure ABMethod (Anta Baniel Method) e Jeremy Krauss Method, entrambi specializzati nel lavoro con i bambini ecc. Un Metodo è un Pensiero che si evolve e si arricchisce. Nel Feldenkrais si tratta di una concezione dell’essere umano come sistema unico, integrato, interconnesso tra corpo (ossa, muscoli, organi, pelle), sistema nervoso, ambiente. E’ interessante notare come questa visione sia oggi affermata da uno scienziato come Lamberto Maffei, già direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR e del Laboratorio di Neurobiologia alla Scuola Normale di Pisa. Nel suo libro “Elogio della lentezza”,  descrivendo come si forma il cervello scrive:

“Non c’è nessuna fretta nella costruzione del cervello. Il miracolo di questo processo sta nella formazione delle sinapsi che ben presto sono guidate dagli stimoli che provengono dai recettori sensoriali e cioè dall’ambiente, dove ambiente è tutto, le parole, i suoni, le immagini, le carezze, l’alimentazione e anche le malattie. E’ difficile a questo punto distinguere il cervello dall’ambiente, sono un unico insieme funzionale, il cervello senza l’ambiente dorme e muore e l’ambiente, senza il cervello che lo percepisce, semplicemente per noi non esiste.”

Così scriveva Moshe Feldenkrais, in “Mente e corpo”:

“Una persona è fatta di tre entità: il sistema nervoso, che è il nucleo: il corpo scheletro-muscoli-visceri che è il rivestimento del nucleo; l’ambiente, che è lo spazio, la gravitazione e la società. Fra il nucleo (il sistema nervoso) e il mondo fisico esterno, o anche l’ambiente sociale, vi è una relazione funzionale.”.”

Nella sua visione unitaria, il lavoro proposto dal Metodo Feldenkrais è sul corpo-mente attraverso stimoli sensorimotori (che non esisterebbero senza un ambiente) per creare un dialogo coerente tra le sfere fisica, psichica, emotiva e il mondo con cui si è in relazione nel divenire della vita. Con il risultato che si individuano in modo più chiaro e veloce le proprie emozioni e la mente le può osservare, oggettivare e la persona le può esprimere e manifestare, quelle positive così come quelle negative, in modo più chiaro, assertivo ed efficace per i suoi bisogni e i bisogni degli altri.  Riconoscere ed esprimere le proprie emozioni a volte è difficile e doloroso, trovare una chiarezza di pensiero pure (quante volte ci raccontiamo bugie, cercando alibi a scelte che non ci soddisfano?) e quindi saper leggere velocemente il segnale fisico con cui l’emozione si manifesta è di grande aiuto. Per ottenere questi risultati il Metodo Feldenkrais non indica esercizi da ripetere, tecniche da applicare, correzioni, modelli cui rifarsi. Il modo di sentire le emozioni non può cambiare perché ci si corregge, obbligandosi a tenere le spalle non curvate, la mandibola non serrata ecc. – impresa del resto impossibile e che renderebbe la vita un inferno e un pozzo di frustrazioni. La chiave è: portare attenzione in un’osservazione neutra di noi stessi nel “qui e ora” del nostro perpetuo movimento; che è l’osservazione di che cosa succede e non di come si pensa che sia, con l’interesse focalizzato sul processo e non sull’obiettivo. Eseguire un movimento sottile, piccolo, lento, e osservare come si respira, come si muovono gli occhi, quali ossa sono coinvolte e in quale relazione spaziale sono fra loro e rispetto allo spazio esterno, come si trasmette la forza tra i segmenti dello scheletro e attraverso le articolazioni, ascoltare e sentire quali parti si allontanano quali si avvicinano, in quali direzioni vanno… è un lavoro minuzioso che permette di fare un viaggio anatomico esperienziale, conoscersi nel concreto e in modo individuale, esplorare nuove strade, imparare senza modelli, cambiare, trasformarsi perché è l’intero essere che gioca con se stesso, senza convenzioni, limiti, pregiudizi o giudizi. Un gioco serio (quale gioco non lo è?), perché di fatto stimola il cervello ad apprendere e ri-apprendere, a modificarsi e riadattarsi. Quello che si stimola è la capacità di trovare risposte nuove per una migliore qualità della vita, anziché rimanere bloccati in schemi di risposta automatici, nel movimento fisico così come nel movimento delle emozioni e del pensiero.

Così Feldenkrais, sempre in “Mente e corpo”:

Che cosa sopraggiunge per primo, lo schema motorio o il sentimento? Questo problema ha dato luogo a numerose teorie celebri. Da parte mia, sostengo che essi costituiscono fondamentalmente un’unica funzione. Non possiamo diventare consapevoli di un sentimento prima che sia espresso da una mobilizzazione motoria, perciò non c’è sentimento fino a che non c’è atteggiamento corporeo.”

Muscoli: lavoro o sforzo?

Qual è il giusto lavoro muscolare? Dove inizia lo sforzo inutile? Come si fa ad accorgersi che ci si sta muovendo con tensioni che porteranno al dolore? I nostri stili di vita ci inducono a fare sempre più cose in sempre meno tempo, con un senso di non “arrivare mai”. Non solo, la stessa cultura e l’educazione ci passano il messaggio che dobbiamo sforzarci per raggiungere risultati, per non rimanere al palo, per sentirci accettati, stimati, rispettati. Ma qual è il prezzo di questa mentalità? Credo la mancanza di salute, oltre che di felicità: dolori che vengono accettati come inevitabili o ineluttabili, cui far fronte con terapie e medicinali, in un allontanamento sempre più profondo da se stessi. Dolore anche nelle relazioni personali: o perché si è troppo sotto stress per avere un atteggiamento sereno, o perché si è troppo stanchi per coltivarle… ci si sente sopraffatti e si opta per la “sopravvivenza”.

Migliorare qualità di vita si può! E non c’è bisogno di rivoluzionare tutto, di fuggire su un’isola deserta. Arrivare alla consapevolezza attraverso l’ ascolto di sé e il movimento, come propone il Metodo Feldenkrais, significa accorgersi immediatamente quando è “troppo”, quando ci si sta avvicinando ai propri limiti, per non oltrepassarli. Per prendersi un momento, anche solo un momento – preziosissimo – e riconnettersi, distrarsi, lasciar andare, abbassare il rumore interiore, pensare a sé, sentirsi e sentire i propri bisogni e rispettarli, senza agire in automatico.

Faccio un piccolo esempio di ascolto di sé e di possibilità di recupero delle proprie energie: quando ti sdrai sul letto alla fine della giornata, sei sicuro di usarne veramente il supporto abbandonandoti alla forza di gravità? Spesso anche da sdraiati rimaniamo con i muscoli inutilmente contratti. Ti suggerisco di prenderti un momento per sentire i tuoi appoggi e notare se stai ancora “tenendo” nonostante tu possa lasciar andare il tuo peso. Gli stessi occhi, la lingua, la mandibola, le labbra… come sono? Nota, se sei supino, sul fianco o sulla pancia, verso quale direzione vengono chiamati… usa la forza di gravità come alleata, lascia che gli occhi scendano verso il materasso, sentine la sfericità e il peso; lo stesso fai con la lingua, con la mandibola e il resto di te. Ascolta il respiro e allunga la fase dell’espiro per poter abbandonare il corpo al supporto del materasso e del cuscino. I muscoli trattengono le nostre emozioni, rilassare i muscoli significa lasciarle andare.

Puoi scaricare gratis la guida “Zero Stress in 9 mosse“.

 

No stress zone con il Metodo Feldenkrais

Quante volte ti capita di dire “che stress”? O “non ne posso più”? Prima di arrivare all’insofferenza puoi fare molto e rispondere ai fattori di stress se impari a “giocare” con il tuo sistema nervoso. Sembra banale, invece è soltanto semplice. Che si debba faticare per stare bene o che le cose che ci aiutano debbano essere complicate o difficili è un luogo comune. Se conosci come funziona il sistema nervoso ti puoi divertire a interagire con questo “software” che regola la tua vita, la tua salute, il tuo muoverti nel mondo. Il Metodo Feldenkrais agisce a livello neurologico attraverso il corpo, le cui funzioni sono il linguaggio stesso del sistema nervoso. Questo significa che la tua salute è nelle tue mani, se solo conosci il tuo corpo e impari a usarlo in un dialogo funzionale con il suo nucleo vitale: il sistema nervoso.

Una breve introduzione la trovi in questo articolo che ho scritto per la redazione Benessere di Piuturismo, Stress? Come evitarlo, con un audio di 5 minuti per iniziare a prendere contatto con il respiro, il primo movimento vitale. Seguimi, perché fornirò altre chiavi e semplici strategie per evitare lo stress.

 

Metodo Feldenkrais per la sclerosi multipla

“La sclerosi multipla (SM) ha lasciato il suo segno indelebile nella mia famiglia. A mio zio paterno, Benjamin, fu diagnosticata la SM, di cui morì  nel 1930. Negli anni ’50, la malattia ha preso mio padre due settimane dopo il mio quarto compleanno. Nel 1986, ha segnato la vita di mia sorella, Susan. La mia famiglia è stata impegnata con l’associazione Sclerosi Multipla dal tempo in cui ho ricordi. Ancora ragazzino, mio ​​fratello Eli andava di casa in casa con la scatola di raccolta per l’associazione. Da bambina, assieme ai miei amici, ci facevamo pagare per i nostri spettacoli nel cortile e donavamo il ricavato. A tuttoggi io e mio fratello rimangono impegnati. Scrivo e parlo di SM a chiunque voglia ascoltare. Assieme alle mie figlie ho partecipato alla marcia per la SM ogni anno da quando sono nate. Quando ero una giovane fisioterapista, nel 1976, ho iniziato la prima classe per i pazienti affetti da SM presso la UCLA. Nel 1991 sono diventata un’insegnante del Metodo Feldenkrais® e ho insegnato classi di Consapevolezza Attraverso il Movimento® con il sostegno dell’associazione dedicata alla SM.
Come può il Metodo Feldenkrais® dare benefici alle persone con SM?
Il Metodo Feldenkrais esplora come il cervello e il nostro sistema nervoso possano cambiare. La sclerosi multipla è una malattia che colpisce il cervello e il sistema nervoso. Ecco perché secondo me il Metodo Feldenkrais è utile a chi è affetto da sclerosi multipla: dal momento che sappiamo che la SM può colpire qualsiasi parte del sistema nervoso rivestito di mielina (la copertura “isolante” dei nervi), qualsiasi approccio che voglia aumentare le funzioni deve deve coinvolgere l’intera persona. Questo rende il Metodo Feldenkrais una buona partita; non solo perché collega una parte del corpo alle altre, ma anche perché comporta poco o nessun stress, uso di energia, dolore o sudore. E può abbassare la temperatura di un corpo surriscaldato rilassando il meccanismo di “lotta o fuga”.
Ci sono quattro tipi principali di SM; recidivante-remittente, secondaria progressiva, primaria progressiva e recidivante progressiva. Anche se ci sono fattori comuni tra le persone con SM, ognuno è un individuo. A seconda del tipo di SM che una persona ha, i sintomi possono variare notevolmente da un giorno all’altro. Dal momento che il Metodo Feldenkrais lavora sulla consapevolezza, su come raggiungerla e come utilizzarla ogni persona impara a regolarsi con se stessa, trovando le proprie strategie per il cambiamento. Inoltra la combinazione di consapevolezza e flessibilità è molto potente nella lotta contro gli effetti di questa malattia. Il fatto di utilizzare i muscoli per muoversi piuttosto che come supporto antigravitazionale migliora la gamma di movimento e aiuta ad avere più energia. Inoltre imparare a iniziare il movimento dai grandi muscoli che si trovano al centro del corpo consente una distribuzione migliore del lavoro, permettendo di conservare energia e forza, che rappresentano due grandi preoccupazioni per pazienti con SM. Inoltre questi elementi permettono di mantenere la flessibilità delle articolazioni e dei muscoli, fattori importanti per camminare e per svolgere le azioni quotidiane. Tutti noi abbiamo un enorme potenziale per l’apprendimento, non importa quale sia la nostra capacità fisica in quel dato momento. Imparare la consapevolezza, la flessibilità e il cambiamento migliora le funzioni.

Andiamo più nello specifico!
La maggior parte delle persone non pensano a quello che fanno o come si muovono fino a quando non si trovano in difficoltà. Se rallentiamo e prestiamo attenzione a come ci muoviamo e a che cosa facciamo, siamo in grado di affinare i nostri movimenti e le nostre azioni. Come Moshe Feldenkrais scrisse: “Se non sai quello che stai facendo, nonpuoi fare quello che vuoi.” Questo è esattamente ciò che impariamo quando pratichiamo il Metodo Feldenkrais. Se avete la SM o se conoscete qualcuno che ne soffre (ci sono circa 200.000 persone negli Stati Uniti e 2,5 milioni in tutto il mondo) allora conoscete alcuni dei sintomi debilitanti. Poiché i sintomi sono così vari, quando si lavora con questa malattia, si deve avere una chiara comprensione della natura intreccciata del cervello e del corpo. Non si può “correggere” una parte senza influenzare le altre. Non possiamo cambiare il modo di camminare, se non lavoriamo sulla respirazione o senza sapere dove siamo nello spazio

CAMMINARE
Camminare è il motivo principale per cui le persone con SM vengono da me. Comincio esplorando la consapevolezza del mio cliente rispetto allo parti del corpo nello spazio. Nel linguaggio medico, questo si chiama cinestesi/propriocezione. Propongo lor una serie di sequenze di movimenti, sia attraverso le indicazioni verbali, sia o attraverso il tocco. Questi movimenti molto facili e dolci permettono all’allievo di rilassarsi; è solo quando siamo rilassati che possiamo esplorare il movimento! Gli allievi spesso scoprono schemi di movimento che li frenano. Essi imparano a lasciar andare gli schemi di movimento abituali che non funzionano. Attraverso queste sottili lezioni di movimento, sviluppano la consapevolezza, che porta alla flessibilità e a una migliore coordinaazione. Un altro sintomo che rende difficile il cammino è la spasticità. La spasticità è uno stato in cui alcuni muscoli sono contratti del tutto oppure lavorano in tempi inappropriati. Quando gli studenti imparano a muoversi con meno sforzo, riescono a fermare o a invertire qualsiasi movimento prima che i muscoli diventino eccitato o sovraeccitati. I movimenti sono lenti, dolci e sicuri. Gli allievi trovano che hanno più abilità nel modulare come i loro muscoli iniziano l’azione. Questo offre loro l’opportunità di fare minori aggiustamenti sulla base della loro percezione. Problemi di coordinazione sono abbastanza comuni tra le persone con sclerosi multipla, a causa della minor comunicazione tra il cervello e il midollo spinale. La coordinazione è complicata.  Le azioni utilizzano alcune sequenze muscolari. Ad esempio, si piega il ginocchio e si solleva il piede prima che  l’anca muova la gamba in avanti per camminare. Tuttavia, prima ancora di muovere le gambe, si vede qualcosa che si desidera raggiungere a piedi, sia nella realtà che nell’immaginazione. È necessario anche mantenere una postura eretta e respirare per muoversi in modo efficiente. Le sequenze di movimento esplorate durante una lezione Feldenkrais insegnano il controllo del movimento nello spazio. Ciò include la capacità di controllare la direzione, la qualità e la velocità.

EQUILIBRIO
Molto spesso le persone con SM hanno difficoltà a mantenere l’equilibrio. Attraverso il Metodo Feldenkrais, gli studenti con SM hanno la possibilità di esplorare la “postura dinamica”, in cui lo scheletro supporta il peso e i muscoli sono liberi di muoversi in modo più efficiente. Si esplora il rapporto tra lo scheletro e muscoli. Si porta attenzione alla trasmissone del movimento attraverso il centro del corpo, piuttosto che mantenere il “core”.

CALORE
Il calore può causare un temporaneo peggioramento dei sintomi della SM e lo stress e la tensione possono aumentare la temperatura corporea. Con il movimento delicato di una lezione Feldenkrais, un partecipante può imparare ad allentare lo stress e la tensione. Questo aiuta a far diminuire il calore, consentendo all’energia del corpo di fluire liberamente. Utilizzando l’attenzione e il respiro, si può imparare a rilevare (e quindi evitare) l’aumento della temperatura corporea prima che inizino i problemi.

STRESS
Vivere con la SM può significare cambiamento e stress. Lo stress esaurisce un individuo sia emotivamente che fisicamente e aumenta la stanchezza. Utilizzando il Metodo Feldenkrais, le persone con MS imparano a funzionare in uno stato più rilassato, calmando così il sistema nervoso simpatico (responsabile del meccanismo di “lotta o fuga”). Dal momento che i movimenti si basano su attività funzionali, le persone hanno la possibilità di scoprire i loro modelli di ansia abituali e di esplorare modi più efficaci di risposta. Mentre insegnavo corsi regolari per l’associazione della SM, mi sono spesso trovata in strutture non ottimali. C’era spesso rumore o movimento nella stanza, ma ho scelto di non modificare la situazione perché sapevo che i miei allievi avevano bisogno di imparare a calmarsi e a sentire se stessi in qualsiasi ambiente. Dopo tutto, centri commerciali, ristoranti rumorosi e ingorghi non scompaiono solo perché avete la sclerosi multipla!

FATICA
La fatica può essere la più grande sfida, perché siamo in grado di crearla senza nemmeno rendercene conto. Sforzo, tensione e fatica sono spesso il risultato di piccoli muscoli che fanno il lavoro al posto di quelli più grandi. Non ci può essere apprendimento quando c’è fatica, quindi sono gli allievi a misurare il proprio senso di stanchezza, modulando pause e riposi. Nel muoversi o riposarsi secondo il proprio ritmo, guadagnano un maggiore controllo sulla fatica.

FLESSIBILITÀ
Flessibilità è la capacità di commutare e utilizzare una parte diversa del corpo per una stessa attività. Imparare ad usare i muscoli per muoversi piuttosto che usarli per sostenere se stessi permette di migliorare la gamma di movimento e di avere più’energia. L’avvio del movimento dai grandi muscoli vicini al centro del corpo permette una migliore distribuzione del movimento permette di conservare l’energia e la forza. Queste sono le chiavi per mantenere la flessibilità articolare e muscolare, importante passeggiare e per le altre attività della vita quotidiana.”

(Traduzione dell’articolo Working with people with Multiple Sclerosis a cura di Beth Rubenstein, insegnante del Metodo Feldenkrais)

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La nostra società non è disegnata per supportare una vita a basso livello di stress: ritmi accelerati, la richiesta di essere sempre efficienti e multitasking, la pressione di impegni professionali e domestici contro la mancanza di tempo… insomma, un vero stress! (Quante volte lo diciamo?!) Tutte queste richieste non ci permettono di ascoltarci come dovremmo per rispettare i nostri bisogni e il peggio è che siamo talmente abituati a vivere così, da pensare che sia normale. Quante volte diciamo di sapere che cosa ci farebbe bene ma che non abbiamo tempo da dedicare a noi stessi? E così, nonostante le difficoltà, riusciamo a far fronte a tutto (più o meno), purtroppo però a caro prezzo: la nostra salute, il nostro stato d’animo, le relazioni, il senso di soddisfazione e gratificazione personali. Il peggio è che siamo più o meno convinti che sia un prezzo inevitabile, così come il fatto di doversi rivolgere a farmaci, medici, terapisti. Insomma: ci arrendiamo a quello che riteniamo un destino inevitabile. Se pensiamo così, è perché non conosciamo come funziona il nostro sistema nervoso e che è possibile imparare a gestirlo in modo più funzionale ai nostri bisogni attraverso semplici ma potenti strategie. Si tratta di un modo di utilizzare le sensazioni fisiche per inviare messaggi al sistema nervoso, secondo i principi del Metodo Feldenkrais e della neuroplasticità. Te lo svelo nella guida “Zero Stress in 9 mosse” che ti invierò gratuitamente nella tua casella di posta. Richiedila a info@movimentosano.com