Una vita sana non deve essere frutto di rinunce

Nell’idea comune di salute rientrano in genere gli stili di vita ritenuti più sani, come l’alimentazione, l’attività fisica, il non fumare. Sono sicuramente scelte valide, ma spesso portano con sé un’idea di sacrificio, di rinuncia, frutto del senso del dovere o, peggio, di colpa e quando manca il piacere in ciò che facciamo è facile tornare alle vecchie abitudini. Non solo, è anche facile perdere il gusto di ciò che si fa, del cibo che si mangia, in sintesi della vita e ciò porta a non poter essere davvero in uno stato di salute. Un vero cambiamento di rotta, che non sia sentito come sacrifico ma come libera scelta,  può avvenire soltanto se innescato da un concreto cambiamento interiore, quindi autentico, individuale e non imposto. Allora sì che se cambiamo alimentazione lo facciamo per un’esigenza personale, in quanto cambiano i bisogni e il gusto, e non perché la nostra testa ci dice che un cibo è più sano di un altro. Si tratta di innescare un gioco di leve con effetto domino e perché accada occorre rimappare la mente; ossia lavorare a livello neurologico. Tale livello neurologico è raggiungibile soltanto in modo organico, non astratto, quindi coinvolgendo il corpo, inteso come sistema vivente integrato negli aspetti fisiologici, fisici, psicologici, emotivi, il cui nucleo è il sistema nervoso, che un potenziale di autoguarigione se correttamente stimolato. Esso costituisce il nostro nucleo e può essere raggiunto attraverso il movimento: del respiro e delle parti di sé nell’interazione con l’ambiente. Non un movimento qualsiasi, bensì intelligente, ossia eseguito con attenzione e nell’ascolto alle sensazioni, come suggerito dalla pratica neuromotoria del Metodo Feldenkrais, capace di attivare la neuroplasticità.

“Il corpo è la manifestazione esterna della vita dello spirito” (Carl Gustav Jung).