Come gestire lo stress: i corsi di Insieme Salute

Grande scoperta, anzi due: lo stress può essere anche una cosa positiva ed è su me stessa che posso agire… inutile aspettarsi che cambino gli altri. Già questo ha cambiato la mia prospettiva.

 

Mi porto a casa strumenti nuovi per scoprire come funziono. Adesso so che posso percorrere strade nuove.

 

Sentirmi, integrarmi per connettermi con me e con il mondo. Con Nadia, Livia e il gruppo ho vissuto ore stimolanti.

Sono alcune delle testimonianze di chi ha partecipato al primo modulo del corso  “Gestire lo stress per prevenire le malattie” che ho tenuto tenuto assieme a Nadia Lattuada nella sede di Insieme Salute, da settembre a novembre 2017, in cinque mattine di sabati alterni. L’approccio mio e di Nadia integra le diverse competenze – educatrice Feldenkrais io, formatrice lei – per affrontare simultaneamente aspetti somatici e psicologici delle risposte allo stress, di fatto indissolubilmente connessi nel loro manifestarsi. L’approccio psiche-soma permette di lavorare con le persone attraverso la comunicazione bidirezionale tra cervello e corpo e stimola un cambio di paradigma nella relazione con se stessi, con l’ascolto e la scoperta di sé, delle proprie abitudini, del modo di relazionarsi.

C’è un legame forte e permanente tra le zone del cervello che regolano il corpo e il corpo stesso (Antonio Damasio, neuroscienziato)

 

Mentre la mente sta vagando, i nostri sistemi sensoriali si spengono e, al contrario, quando ci concentriamo sul qui e ora si indeboliscono i circuiti neurali responsabili del vagare della mente. (Daniel Goleman, psicologo)

Spesso la mente rimugina, valuta, giudica, tenendoci prigionieri di pensieri pesanti, intrappolandoci in ruoli fissi, in frustrazioni di gesti e azioni mancati o di aspettative insoddisfatte. E questo in un circolo vizioso dovuto a reazioni e automatismi che ci chiudono in ruoli che sembrerebbero immodificabili. L’obiettivo del corso è stato quello di svelare la possibilità di uscire da questi automatismi e di fornire strumenti pratici per “allenarsi” a un’osservazione neutra di sé e alla capacità di “tornare a casa”  – rassicurarsi rapidamente nella connessione con se stessi e con la realtà concreta del qui e ora – così da poterla utilizzare anche in momenti di stress. Come si legge nelle parole di chi ha partecipato, lo stress in sé non è negativo, sono l’eccesso e il perdurare nel tempo a essere dannosi: per il nostro benessere, le nostre relazioni e la nostra salute. Il corso è infatti iniziato illustrando i meccanismi fisiologici di risposta allo stress, in quanto la conoscenza di come funzioniamo è il primo passo per capire che cosa ci accade, quanto c’è di naturale e sano in questa risposta e quando invece diventa nociva per la nostra vita. Il tema di questo primo modulo, cui seguiranno altri due tra gennaio e maggio 2017, erano gli stati dell’io secondo l’analisi transazionale, intesi come chiave di lettura delle dinamiche relazionali e che abbiamo trattato dal punto di vista cognitivo con materiale didattico, test, questionari, condivisioni in aula, e dal punto di vista somatico, con lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais. Per poter proseguire il lavoro a casa, le lezioni sono state inviate in forma di audio. Questo approccio teorico-pratico ha permesso alle persone di portare attenzione a se stesse su diversi piani, così da conoscersi sempre più attraverso il doppio binario psiche e soma, riconoscersi e legittimarsi.

Come dimostrano i più recenti risultati della ricerca sul cervello, le esperienze vengono sempre radicate a livello cognitivo, emotivo e fisico contemporaneamente sotto forma di corrispondenti modelli di reazione (pensiero, emozione, corpo) e sono intrinsecamente legati. Pertanto, ogni tentativo successivo di migliorare la capacità umana di gestire e combattere lo stress mediante programmi di perfezionamento a livello cognitivo sarà inesorabilmente destinato a fallire, se non vengono contemporaneamente integrati i livelli emotivo e fisico. Un procedimento rivelatosi particolarmente idoneo a tal fine – essendo già impiegato con successo nella pratica da oltre 10 anni – è il Metodo Feldenkrais. (Prof. Dr. Gerard Huther, neurobiologo e capo del reparto Neurobiologische Grundlagenforschung della Clinica psichiatrica dell’Università di Gottinga)

I diversi moduli del corso sono stati strutturati in modo da essere indipendenti. Le iscrizioni per il secondo modulo sono aperte , con tema “Agire l’assertività per gestire lo stress”, che inizierà sabato 13 gennaio e si concluderà sabato 3 marzo, con cinque incontri di tre ore ciascuno (dalle 9.45 alle 12.45) a sabati alterni. Iscrizioni presso Insieme Salute, via San Gimignano 30 -32, Milano, tel. 02 – 37052067. Il costo è di 100 euro per l’intero modulo. Per chi volesse maggiori informazioni prima di iscriversi, può contattarmi.

 

 

 

Corso Feldenkrais per i runner!

Primo corso in Italia di Metodo Feldenkrais per Runner: ogni, ore 19.30,  Spazio Neutro, via Marchesi de Taddei 21, Milano (zona De Angeli).

Di che cosa si tratta? Di un metodo sofisticato, innovativo e unico per migliorare le prestazione psicofisiche attingendo al potenziale del sistema nervoso. Si pratica attraverso semplicissimi e piacevoli movimenti eseguiti in modo da inviare nuove e preziose informazioni al cervello, l’organo da cui dipende il nostro funzionamento. Il motto è: se vuoi un corpo intelligente, allena il cervello non i muscoli.

Il movimento è composto dal sistema nervoso, che è il nostro software, e dall’hardware, che comprende il sistema scheletrico (con funzione di leva in risposta alla forza di gravità) e il sistema muscolare. Il segreto per sentirsi agili e potenti è quello di coordinare questi tre sistemi. E a poco vale correggersi se la corretta organizzazione non è integrata e assimilata nel corpo inteso come sistema vitale. La correzione rimane un pensiero astratto, non incarnato: l’apprendimento attraverso il corpo invece diventa apprendimento organico e integrato nel sistema corpo-mente.

Il Metodo Feldenkrais ti permette di arrivare alla consapevolezza del tuo movimento, ampliare il repertorio di possibilità, migliorare le tue funzioni, ritrovare il movimento naturale per il quale noi esseri umani siamo programmati e che a causa degli stili di vita sbagliati dimentichiamo. Il tutto in modo dolce, piacevole, divertente. Ne gioveranno le tue azioni quotidiane, la tua salute, il tuo stato di benessere, la tua autostima e, ovviamente, le prestazioni sportive.

Il Metodo è stato fondato dal dottor Moshe Feldenkrais (1904 – 1984) a metà del Novecento e le sue intuizioni e scoperte sono oggi convalidate dalle ricerche della neuroscienza che studia il funzionamento del cervello. Sempre più è applicato per il miglioramento delle funzioni umane in ambito artistico, sportivo e terapeutico.

Oggi si stanno riscoprendo i movimenti naturali per migliorare sport e altre preformance, oltre che per stare bene nella propria pelle. Questa riscoperta è qualcosa di ben noto al Metodo Feldenkrais, che ha nei movimenti naturali le proprie radici: le lezioni infatti sono costruite per ripercorrere tutte le tappe dell’evoluzione filogenetica e ontogenetica; le tappe che hai percorso da bambino per pote imparare a girarti, ruotare la testa, sederti, stare in piedi, camminare, correre e fare tutto quello che ti occorre per vivere, nella continua risposta di adattamento all’ambiente. Riesplorando queste tappe con attenzione, auto-osservazione e variazioni focalizzate sul processo anziché sull’obiettivo, trovi il tuo movimento “giusto”, quello che ti fa sentire bene, potente, agile, leggero ed elegante.

Il corso è annuale, a cadenza monosettimanale. Sono previste sessioni all’aperto a Parco Sampione e Monte Stella.

 

Migliora la tua corsa con il Feldenkrais

Se ami la corsa, sono sicura che vuoi sempre migliorare e soprattutto migliorare senza usurarti. Spesso si tende ad andare oltre i propri limiti, a far leva sullo sforzo per raggiungere gli obiettivi desiderati, ma è qualcosa che a lungo andare si paga. Un’altra strada c’è: le nuove frontiere della neuroscienza ci rivelano un potere immenso per poter migliorare senza danneggiarci, ossia utilizzare la plasticità del cervello, la sua capacità di modificarsi continuamente e per tutta la vita. La bella notizia è che puoi utilizzare questa plasticità a tuo vantaggio, informando il cervello tramite gli stimoli sensorimotori, ossia i movimenti del corpo e le sensazioni che ne derivano. E’ l’approccio del Metodo Feldenkrais, fondato da un insigne scienziato del Novecento che fu pioniere del principio di neuroplasticità. Per tornare alla corsa, come ogni movimento umano essa richiede la partecipazione dell’intera organizzazione muscolo-scheletrica. E’ su questo insieme, integrato con il sistema nervoso, che devi lavorare per poter migliorare senza danneggiarti. Ricordiamoci che  agiamo secondo schemi abituali che determinano ogni nostra azione, quindi anche le attività sportive che pratichiamo. Ed è per questo che se eseguiamo esercizi ripetitivi senza consapevolezza de nostri schemi, se essi sono scorretti finiamo per rafforzarli anziché superarli. Per finire poi dal massaggiatore, dall’osteopata, dal fisioterapista e perfino sotto i ferri. Se vuoi evitare tutto questo devi diventare consapevole dei tuoi schemi di movimento per poi esplorarne e acquisirne di più funzionali ed efficaci. Puoi innanzitutto abituarti a osservarti, senza correggerti né giudicarti, semplicemente per conoscere le tue abitudini neuromotorie. In una lezione audio dedicata ai runners suggerisco una pratica di auto-osservazione proprio durante la corsa, prova a farla almeno una volta la settimana, abituandoti sempre più a portare l’attenzione a “come” ti muovi: “Le chiavi per essere uno Smartrunner”. In aggiunta, puoi provare questa lezione del programma SmartFitness, che ti permetterà di sentire la spinta dai piedi alle anche attraverso le ginocchia (un allineamento fondamentale e non così scontato!) e il collegamento con la colonna vertebrale fino alla testa: “SmartFitness: spinta dai piedi e dalle anche”. Se non hai mai praticato il Metodo Feldenkrais, ti ricordo alcuni principi fondamentali per ottenere i risultati. E’ importante infatti ricordare che utilizziamo il movimento per cambiamenti neurologici e non per allenare i muscoli (questi lavoreranno bene di conseguenza). Quindi: esegui la sequenza senza mai sentire uno sforzo o tensioni e sempre in n raggio di comodità e di facilità, mai in modo ripetitivo e automatico, ma sempre con attenzione, curiosità, osservazione sul corpo e sulle sensazioni che ti dà il movimento; stando attento a mantenere un respiro libero, senza tenere i muscoli addominali, facendo molte pause che aiutano l’apprendimento da parte del cervello. Per aiutarti a capire le posizioni indicate nell’audio, puoi guardare le immagini.

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E se hai domande, contattami pure! E’ un lavoro molto inconsueto rispetto agli esercizi tradizionali, quindi non è detto che sia di immediata comprensione.

 

No stress zone con il Metodo Feldenkrais

Quante volte ti capita di dire “che stress”? O “non ne posso più”? Prima di arrivare all’insofferenza puoi fare molto e rispondere ai fattori di stress se impari a “giocare” con il tuo sistema nervoso. Sembra banale, invece è soltanto semplice. Che si debba faticare per stare bene o che le cose che ci aiutano debbano essere complicate o difficili è un luogo comune. Se conosci come funziona il sistema nervoso ti puoi divertire a interagire con questo “software” che regola la tua vita, la tua salute, il tuo muoverti nel mondo. Il Metodo Feldenkrais agisce a livello neurologico attraverso il corpo, le cui funzioni sono il linguaggio stesso del sistema nervoso. Questo significa che la tua salute è nelle tue mani, se solo conosci il tuo corpo e impari a usarlo in un dialogo funzionale con il suo nucleo vitale: il sistema nervoso.

Una breve introduzione la trovi in questo articolo che ho scritto per la redazione Benessere di Piuturismo, Stress? Come evitarlo, con un audio di 5 minuti per iniziare a prendere contatto con il respiro, il primo movimento vitale. Seguimi, perché fornirò altre chiavi e semplici strategie per evitare lo stress.

 

Respirare per allargare gli spazi

Il respiro non soltanto è il primo movimento vitale, è anche la fonte e la prova del nostro benessere, in quanto è il primo elemento che si modifica se non siamo sereni, se non rispettiamo i nostri ritmi. Il respiro è anche legato al modo in cui ci muoviamo: prova a compiere un qualsiasi gesto bloccando il respiro e vedi che effetto ha sulla qualità del tuo movimento. Se il respiro è corto, frenato e non in armonia con i tuoi movimenti, questi saranno limitati e poco armoniosi. Il modo in cui ci muoviamo e le posture che assumiamo denotano quindi il nostro modo di respirare. Lavorare sul respiro è fondamentale per la nostra salute, fisica, psichica, emotiva. Ma lavorare sul respiro non è sempre semplice: per chi non è abituato ad ascoltarsi e non ha una chiara immagine di sé – di come si muove lo scheletro attraverso il movimento del respiro – non è così immediato. Ci vuole tempo. E a poco servono le tecniche del respiro senza una consapevolezza di come funzioniamo. Con consapevolezza intendo esperienza di sé nell’auto-osservazione, l’unica che ti permette una conoscenza concreta e individuale, quindi reale. Altrimenti anche la più efficace tecnica di respiro che ti possono insegnare può servire a poco, poiché rimane sempre qualcosa di esterno che ti hanno cucito addosso. Con il Metodo Feldenkrais non insegno una tecnica di respiro, ti conduco a osservare e a conoscere il tuo modo di respirare, ti propongo altre strade e nuove possibilità, affinché il tuo sistema nervoso accolga quelle più funzionali e più giuste per la tua organizzazione muscolo-scheletrica. Non solo, il Metodo Feldenkrais non è mai avulso dal movimento, dalla concretezza di questo movimento nella vita quotidiana e quindi esplori le possibilità del respiro nel movimento, perché è a questo che il respiro ti serve: a vivere la vita di tutti i giorni, a muoverti con più agio anziché boicottare inconsapevolmente le tue azioni, a essere più in contatto con te stesso per pensare con maggiore chiarezza e ascoltare le tue emozioni, sapendo che, proprio per l’interazione corpo-cervello, attraverso il respiro puoi guidarle e controllarle meglio. Perché sei un’unità e in questa unità basta modificare un elemento che si modifica tutto il resto.

In questa lezione audio ti propongo un’esplorazione sul respiro connessa alle relazioni spaziali interne, ossia fra le varie parti dello scheletro, e alla relazione con lo spazio esterno, la tua presenza nell’ambiente.

Metodo Feldenkrais per la sclerosi multipla

“La sclerosi multipla (SM) ha lasciato il suo segno indelebile nella mia famiglia. A mio zio paterno, Benjamin, fu diagnosticata la SM, di cui morì  nel 1930. Negli anni ’50, la malattia ha preso mio padre due settimane dopo il mio quarto compleanno. Nel 1986, ha segnato la vita di mia sorella, Susan. La mia famiglia è stata impegnata con l’associazione Sclerosi Multipla dal tempo in cui ho ricordi. Ancora ragazzino, mio ​​fratello Eli andava di casa in casa con la scatola di raccolta per l’associazione. Da bambina, assieme ai miei amici, ci facevamo pagare per i nostri spettacoli nel cortile e donavamo il ricavato. A tuttoggi io e mio fratello rimangono impegnati. Scrivo e parlo di SM a chiunque voglia ascoltare. Assieme alle mie figlie ho partecipato alla marcia per la SM ogni anno da quando sono nate. Quando ero una giovane fisioterapista, nel 1976, ho iniziato la prima classe per i pazienti affetti da SM presso la UCLA. Nel 1991 sono diventata un’insegnante del Metodo Feldenkrais® e ho insegnato classi di Consapevolezza Attraverso il Movimento® con il sostegno dell’associazione dedicata alla SM.
Come può il Metodo Feldenkrais® dare benefici alle persone con SM?
Il Metodo Feldenkrais esplora come il cervello e il nostro sistema nervoso possano cambiare. La sclerosi multipla è una malattia che colpisce il cervello e il sistema nervoso. Ecco perché secondo me il Metodo Feldenkrais è utile a chi è affetto da sclerosi multipla: dal momento che sappiamo che la SM può colpire qualsiasi parte del sistema nervoso rivestito di mielina (la copertura “isolante” dei nervi), qualsiasi approccio che voglia aumentare le funzioni deve deve coinvolgere l’intera persona. Questo rende il Metodo Feldenkrais una buona partita; non solo perché collega una parte del corpo alle altre, ma anche perché comporta poco o nessun stress, uso di energia, dolore o sudore. E può abbassare la temperatura di un corpo surriscaldato rilassando il meccanismo di “lotta o fuga”.
Ci sono quattro tipi principali di SM; recidivante-remittente, secondaria progressiva, primaria progressiva e recidivante progressiva. Anche se ci sono fattori comuni tra le persone con SM, ognuno è un individuo. A seconda del tipo di SM che una persona ha, i sintomi possono variare notevolmente da un giorno all’altro. Dal momento che il Metodo Feldenkrais lavora sulla consapevolezza, su come raggiungerla e come utilizzarla ogni persona impara a regolarsi con se stessa, trovando le proprie strategie per il cambiamento. Inoltra la combinazione di consapevolezza e flessibilità è molto potente nella lotta contro gli effetti di questa malattia. Il fatto di utilizzare i muscoli per muoversi piuttosto che come supporto antigravitazionale migliora la gamma di movimento e aiuta ad avere più energia. Inoltre imparare a iniziare il movimento dai grandi muscoli che si trovano al centro del corpo consente una distribuzione migliore del lavoro, permettendo di conservare energia e forza, che rappresentano due grandi preoccupazioni per pazienti con SM. Inoltre questi elementi permettono di mantenere la flessibilità delle articolazioni e dei muscoli, fattori importanti per camminare e per svolgere le azioni quotidiane. Tutti noi abbiamo un enorme potenziale per l’apprendimento, non importa quale sia la nostra capacità fisica in quel dato momento. Imparare la consapevolezza, la flessibilità e il cambiamento migliora le funzioni.

Andiamo più nello specifico!
La maggior parte delle persone non pensano a quello che fanno o come si muovono fino a quando non si trovano in difficoltà. Se rallentiamo e prestiamo attenzione a come ci muoviamo e a che cosa facciamo, siamo in grado di affinare i nostri movimenti e le nostre azioni. Come Moshe Feldenkrais scrisse: “Se non sai quello che stai facendo, nonpuoi fare quello che vuoi.” Questo è esattamente ciò che impariamo quando pratichiamo il Metodo Feldenkrais. Se avete la SM o se conoscete qualcuno che ne soffre (ci sono circa 200.000 persone negli Stati Uniti e 2,5 milioni in tutto il mondo) allora conoscete alcuni dei sintomi debilitanti. Poiché i sintomi sono così vari, quando si lavora con questa malattia, si deve avere una chiara comprensione della natura intreccciata del cervello e del corpo. Non si può “correggere” una parte senza influenzare le altre. Non possiamo cambiare il modo di camminare, se non lavoriamo sulla respirazione o senza sapere dove siamo nello spazio

CAMMINARE
Camminare è il motivo principale per cui le persone con SM vengono da me. Comincio esplorando la consapevolezza del mio cliente rispetto allo parti del corpo nello spazio. Nel linguaggio medico, questo si chiama cinestesi/propriocezione. Propongo lor una serie di sequenze di movimenti, sia attraverso le indicazioni verbali, sia o attraverso il tocco. Questi movimenti molto facili e dolci permettono all’allievo di rilassarsi; è solo quando siamo rilassati che possiamo esplorare il movimento! Gli allievi spesso scoprono schemi di movimento che li frenano. Essi imparano a lasciar andare gli schemi di movimento abituali che non funzionano. Attraverso queste sottili lezioni di movimento, sviluppano la consapevolezza, che porta alla flessibilità e a una migliore coordinaazione. Un altro sintomo che rende difficile il cammino è la spasticità. La spasticità è uno stato in cui alcuni muscoli sono contratti del tutto oppure lavorano in tempi inappropriati. Quando gli studenti imparano a muoversi con meno sforzo, riescono a fermare o a invertire qualsiasi movimento prima che i muscoli diventino eccitato o sovraeccitati. I movimenti sono lenti, dolci e sicuri. Gli allievi trovano che hanno più abilità nel modulare come i loro muscoli iniziano l’azione. Questo offre loro l’opportunità di fare minori aggiustamenti sulla base della loro percezione. Problemi di coordinazione sono abbastanza comuni tra le persone con sclerosi multipla, a causa della minor comunicazione tra il cervello e il midollo spinale. La coordinazione è complicata.  Le azioni utilizzano alcune sequenze muscolari. Ad esempio, si piega il ginocchio e si solleva il piede prima che  l’anca muova la gamba in avanti per camminare. Tuttavia, prima ancora di muovere le gambe, si vede qualcosa che si desidera raggiungere a piedi, sia nella realtà che nell’immaginazione. È necessario anche mantenere una postura eretta e respirare per muoversi in modo efficiente. Le sequenze di movimento esplorate durante una lezione Feldenkrais insegnano il controllo del movimento nello spazio. Ciò include la capacità di controllare la direzione, la qualità e la velocità.

EQUILIBRIO
Molto spesso le persone con SM hanno difficoltà a mantenere l’equilibrio. Attraverso il Metodo Feldenkrais, gli studenti con SM hanno la possibilità di esplorare la “postura dinamica”, in cui lo scheletro supporta il peso e i muscoli sono liberi di muoversi in modo più efficiente. Si esplora il rapporto tra lo scheletro e muscoli. Si porta attenzione alla trasmissone del movimento attraverso il centro del corpo, piuttosto che mantenere il “core”.

CALORE
Il calore può causare un temporaneo peggioramento dei sintomi della SM e lo stress e la tensione possono aumentare la temperatura corporea. Con il movimento delicato di una lezione Feldenkrais, un partecipante può imparare ad allentare lo stress e la tensione. Questo aiuta a far diminuire il calore, consentendo all’energia del corpo di fluire liberamente. Utilizzando l’attenzione e il respiro, si può imparare a rilevare (e quindi evitare) l’aumento della temperatura corporea prima che inizino i problemi.

STRESS
Vivere con la SM può significare cambiamento e stress. Lo stress esaurisce un individuo sia emotivamente che fisicamente e aumenta la stanchezza. Utilizzando il Metodo Feldenkrais, le persone con MS imparano a funzionare in uno stato più rilassato, calmando così il sistema nervoso simpatico (responsabile del meccanismo di “lotta o fuga”). Dal momento che i movimenti si basano su attività funzionali, le persone hanno la possibilità di scoprire i loro modelli di ansia abituali e di esplorare modi più efficaci di risposta. Mentre insegnavo corsi regolari per l’associazione della SM, mi sono spesso trovata in strutture non ottimali. C’era spesso rumore o movimento nella stanza, ma ho scelto di non modificare la situazione perché sapevo che i miei allievi avevano bisogno di imparare a calmarsi e a sentire se stessi in qualsiasi ambiente. Dopo tutto, centri commerciali, ristoranti rumorosi e ingorghi non scompaiono solo perché avete la sclerosi multipla!

FATICA
La fatica può essere la più grande sfida, perché siamo in grado di crearla senza nemmeno rendercene conto. Sforzo, tensione e fatica sono spesso il risultato di piccoli muscoli che fanno il lavoro al posto di quelli più grandi. Non ci può essere apprendimento quando c’è fatica, quindi sono gli allievi a misurare il proprio senso di stanchezza, modulando pause e riposi. Nel muoversi o riposarsi secondo il proprio ritmo, guadagnano un maggiore controllo sulla fatica.

FLESSIBILITÀ
Flessibilità è la capacità di commutare e utilizzare una parte diversa del corpo per una stessa attività. Imparare ad usare i muscoli per muoversi piuttosto che usarli per sostenere se stessi permette di migliorare la gamma di movimento e di avere più’energia. L’avvio del movimento dai grandi muscoli vicini al centro del corpo permette una migliore distribuzione del movimento permette di conservare l’energia e la forza. Queste sono le chiavi per mantenere la flessibilità articolare e muscolare, importante passeggiare e per le altre attività della vita quotidiana.”

(Traduzione dell’articolo Working with people with Multiple Sclerosis a cura di Beth Rubenstein, insegnante del Metodo Feldenkrais)

Abbatti lo stress in 9 mosse: guida gratuita

La nostra società non è disegnata per supportare una vita a basso livello di stress: ritmi accelerati, la richiesta di essere sempre efficienti e multitasking, la pressione di impegni professionali e domestici contro la mancanza di tempo… insomma, un vero stress! (Quante volte lo diciamo?!) Tutte queste richieste non ci permettono di ascoltarci come dovremmo per rispettare i nostri bisogni e il peggio è che siamo talmente abituati a vivere così, da pensare che sia normale. Quante volte diciamo di sapere che cosa ci farebbe bene ma che non abbiamo tempo da dedicare a noi stessi? E così, nonostante le difficoltà, riusciamo a far fronte a tutto (più o meno), purtroppo però a caro prezzo: la nostra salute, il nostro stato d’animo, le relazioni, il senso di soddisfazione e gratificazione personali. Il peggio è che siamo più o meno convinti che sia un prezzo inevitabile, così come il fatto di doversi rivolgere a farmaci, medici, terapisti. Insomma: ci arrendiamo a quello che riteniamo un destino inevitabile. Se pensiamo così, è perché non conosciamo come funziona il nostro sistema nervoso e che è possibile imparare a gestirlo in modo più funzionale ai nostri bisogni attraverso semplici ma potenti strategie. Si tratta di un modo di utilizzare le sensazioni fisiche per inviare messaggi al sistema nervoso, secondo i principi del Metodo Feldenkrais e della neuroplasticità. Te lo svelo nella guida “Zero Stress in 9 mosse” che ti invierò gratuitamente nella tua casella di posta. Richiedila a info@movimentosano.com

Neuroplasticità e Metodo Feldenkrais

Descrivendo il Metodo Feldenkrais e ho citato spesso la neuroplasticità, un termine ancora poco conosciuto, ma di cui si sente sempre più spesso parlare. La neuroplasticità è, in altre parole, la plasticità del cervello, la sua “modellabilità”. Per molto tempo si è pensato che il cervello fosse plastico soltanto fino all’adolescenza e che poi si stabilizzasse e anzi, deperisse. Alcuni pensatori e scienziati del Novecento, fra cui Moshe Feldenkrais, hanno intuito che la plasticità dura per tutta la vita; studi e ricerche neuroscientifici più recenti lo hanno confermato e stanno a tuttoggi aprendo nuovi scenari nei campi dell’apprendimento, delle abilità fisiche, della medicina. La plasticità è la risposta del sistema nervoso  – il nostro nucleo vitale – nella continua interazione con l’ambiente, laddove ambiente è tutto: i suoni, gli abbracci, il cibo, le superfici di contatto, perfino le malattie. Lo sviluppo del cervello e la quantità di connessioni sinaptiche dipende infatti dagli stimoli provenienti dall’ambiente, quello esterno e quello interno. Va da sé che maggiori saranno gli stimoli sensoriali, maggiori saranno le connessioni mentre, al contrario, la diminuzione o l’assenza di stimoli provocheranno una diminuzione delle sinapsi. Possiamo immaginare il cervello come una rete di strade che si illuminano ogni volta che pensiamo, sentiamo, agiamo. Le strade più luminose – più attive – sono quelle che usiamo di più e corrispondono alle nostre abitudini. Quelle abitudini che ci permettono di agire nel mondo senza dover ogni volta pensare a tutte le componenti dei nostri gesti, come sedersi, alzarsi, camminare, guidare, andare in bicicletta ecc., ma che possono limitarci nell’apprendimento di nuove funzioni o  nel miglioramento delle stesse. Fornire nuovi stimoli, attraverso variazioni ed esperienze, con un’attenzione che permette l’osservazione e la riflessione, ci permette di accendere nuove strade, poiché “Neurons which fire together wire together” (Donald O. Hebb, 1949), cioè i neuroni che scaricano assieme si potenziano reciprocamente. Nel nostro agire quotidiano, ciò significa essere capaci di elaborare nuove – e più adeguate – risposte all’ambiente e alle circostanze, con incremento di flessibilità, abilità, resilienza, creatività e quindi anche benessere integrato e salute. Come scrive il neurobiologo Lamberto Maffei  in “Elogio della lentezza”:

La plasticità è la democrazia del cervello, nel senso della possibilità e del desiderio di cambiare.

Questa possibilità di cambiare è la possibilità di evolvere grazie a un apprendimento continuo, inteso non in senso accademico (acquisizione di nozioni) bensì organico (rielaborazione delle informazioni). Gli scienziati parlano di “ricablaggio” del cervello, o “rimappatura”.  Quelle che oggi sono le scoperte neuroscientifiche più all’avanguardia erano le geniali intuizioni del dottor Moshe Feldenkrais mentre elaborava il suo metodo di rieducazione neuromuscolare, finalizzato a “educare attivamente il cervello ad apprendere nuove risposte, per ottenere un cambiamento dinamico del comportamento” (“Le basi del Metodo per la consapevolezza dei processi psicomotori”).

La magia del Metodo Feldenkrais

Le gambe o le braccia che si allungano, gli occhi che si ingrandiscono, la visione periferica che si amplia, il respiro che si calma, una parte del corpo che si alleggerisce, un movimento prima impossibile che diventa facile, pensieri confusi che si chiariscono e altre simili trasformazioni sono esperienze comuni per chi partecipa alle lezioni collettive del Metodo Feldenkrais; così come chi ha provato una seduta individuale sa che la tensione alle spalle può scomparire dopo che l’operatore ha lavorato sulle dita del piede o che il collo si libera mentre si muove il bacino o, ancora, che una parte dolorante migliora dopo che è stata toccata la parte opposta… strani effetti che sembrano magia, dato che in pochi istanti, con inusuali modalità di lavoro e senza sforzi avvengono grandi cambiamenti e miglioramenti. Magia apparente, perché dietro a essa si celano saldi presupposti scientifici, con una profonda conoscenza dell’essere umano nella sua globalità, inteso come sistema integrato e interconnesso. Che cosa significa? Che Moshe Feldenkrais, fondatore del Metodo che porta il suo nome, già a metà Novecento aveva capito grazie alle ricerche in campo psicologico, cognitivo, neurofisiologico e neuromotorio che siamo esseri “interi” il cui nucleo, il sistema nervoso, è in perenne interazione con l’ambiente e che se vogliamo migliorare il particolare (ad esempio una parte dolorante) dobbiamo occuparci di come funzioniamo nella nostra integrità. Già, ma come funzioniamo? Il punto è che non lo sappiamo e questa scarsa conoscenza di noi stessi ostacola il nostro legittimo e naturale ben-stare. Le lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais ci permettono di conoscerci grazie a un’esperienza che coinvolge tutti i nostri sensi durante il movimento in relazione alle categorie spazio-temporali; un movimento eseguito secondo originali e raffinate strategie che parlano lo stesso linguaggio del cervello, così da innescare un cambiamento neurologico – quindi profondo, radicale, concreto e personale. Questo spiega gli effetti inaspettati e, spesso, sorprendenti, alla fine delle lezioni, senza aver attivato alcuna tensione verso l’obiettivo, cioè senza aspettative e senza le frustrazioni che solitamente ne conseguono. Le oltre mille lezioni concepite da Feldenkrais sono infatti un dialogo del corpo col cervello attraverso il movimento osservato ed esplorato con attenzione neutrale.

Le strategie sono molte e molto diverse dagli approcci  terapeutici o alle tecniche corporee tradizionali, come ad esempio quella del “minimo sforzo” (di cui ho parlato in un precedente articolo) che Moshe Feldenkrais così descrive in Mente e corpo:

Per ottenere l’atteggiamento mentale necessario a ridurre gli sforzi inutili il gruppo viene ripetutamente incoraggiato a fare un po’ meno bene del possibile, nel cercare di essere meno veloce, meno forte, meno aggraziato ecc. Spesso si chiede alle persone di fare del proprio meglio nel senso di fare deliberatamente un po’ meno. Ciò è più importante di quanto non sembri. Infatti, se viene messo in grado di percepire il progresso in uno stato di non tensione, l’allievo ha la sensazione di poter fare meglio, il che induce ulteriore progresso. Con tale atteggiamenteo della mente e del corpo si possono ottenere in venti minuti risultati che richiederebbero altrimenti parecchie ore di lavoro. Un particolare rilievo meritano alcuni movimenti molto piccoli, appena percettibili, di cui faccio ampio uso. Essi riducono in modo straordinario la contrazione involontaria dei muscoli; ad esempio, in pochi minuti, lavorando su un braccio o su una gamba, si riesce a farlo percepire più lungo o più leggero e alla sensazione dell’arto più leggero e più lungo si contrappone in continuazione quella dell’altro che viene avvertito come goffo e impacciato al confronto. Ciò favorisce tra l’altro il passaggio dell’apprendimento dall’azione su cui si è lavorato ad altre azioni, completamente diverse. Il trasferimento di apprendimento è sostanzialmente personale e differisce da un individuo all’altro. Qualcuno può avvertire il cambiamento nel parlare, altri nel modo di prestare attenzione o di osservare.

Un’altra strategia è l’asimmetria, ossia il lavoro su una sola metà del corpo:

in questo caso gli allievi recano con sé due diversi standard del proprio corpo – quello abituale e quello migliore che viene loro proposto e continuano a sentire la differenza finché il lato più goffo non si distende anch’esso. In tal modo essi imparano a lasciarsi andare, per così dire, dall’interno.

Particolarmente sofisticata è la strategia dell’immagine corporea, oggi ampiamente riconosciuta per la sua efficacia in training e terapie, nonché adottata in pratiche di meditazione e di mindfulness:

Altro principio è l’analisi dell’immagine corporea, che viene compiuta in due modi. Il primo consiste nell’indurre una sensazione di lunghezza, ampiezza e leggerezza in un lato del corpo muovendolo realmente, mentre l’altra metà viene portata a percepire la stessa sensazione con la semplice analisi mentale. L’analisi mentale consiste nell’ascoltare e acquisire consapevolezza della diversità di sensazioni della memoria motoria dei muscoli nelle due metà del corpo e della sensazione di cambiamento dell’orientamento nello spazio. Un secondo modo consiste nell’analizzare il corpo da entrambi i lati sin dall’inizio, rivolgendo l’attenzione alla percezione delle distanze fra diverse parti del corpo su un lato e sull’altro.

Si tratta di quello che gli allievi conoscono bene: lo scanning che introduce la lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento e la conclude per permettere di sentire le differenze: sdraiati sul tappetino, gli allievi osservano e ascoltano il corpo su un lato e sull’altro in termini di volumi, appoggi, pressioni, lunghezze. Questa analisi permette di riconoscere nel tempo la propria organizzazione muscolo-scheletrica, individuare le tensioni e le tendenze nell’orientamento rispetto allo spazio, infine osservare i cambiamenti in atto grazie alla pratica del Metodo. Un’altra strategia, frutto di un’intuizione preziosissima, è quella del tempo tra la fase preparatoria all’azione e l’azione stessa:

In tutti gli atti volontari due fasi si susseguono così rapidamente che è difficile percepire il lasso di tempo che intercorre fra l’una e l’altra. La fase preparatoria è la mobilizzazione dell’atteggiamento corporeo necessaria per compiere l’azione. La seconda fase è il compimento dell’azione. dal momento che vi è un intervallo di tempo minimo fra queste fasi è possibile imparare a inibire o a potenziare per scelta la mobilizzazione preparatoria. Quando vi è scelta, possiamo o completare l’azione o impedirla e annullare così l’i’ntero atteggiamento preparatorio. Nella lezione si chiarisce il lasso di tempo fra l’atteggiamento preliminare all’azione e il suo compimento. Tale chiarificazione o consapevolezza migliora la scioltezza e il controllo volontario dei movimenti.

51aHN5KIdtLQueste e altre strategie fanno del Metodo un approccio sofisticato e all’avanguardia alla salute umana, le cui potenzialità sono a mio parere ancora da approfondire per le risorse che ci riservano, tra l’altro di recente riconosciute da scienziati di fama mondiale. Ricordo fra tutti Norman Doidge con il suo libro The Brain’s Way of Healing ora tradotto italiano con il titolo Le guarigioni del cervello che dedica al Metodo Feldenkrais due interi capitoli e parte di un terzo. Per chi ne volesse un “asssaggio”, può leggere l’articolo “Nata senza una parte del cervello…” in cui ho tradotto un paragrafo importante prima della traduzione ufficiale del libro.

Ricordo che per esigenze e domande puoi contattarmi per una consulenza gratuita telefonica o su skype e se vuoi provare brevi estratti delle lezioni puoi curiosare nella sezione “risorse gratuite” oppure iscriverti alla newsletter per ricevere lezioni audio nella tua casella di posta.

Occhi e movimento: una porta per la consapevolezza

Gli occhi sono importanti organi di senso ancora molto sottovalutati nella loro funzione neuromotoria, ossia nell’importante ruolo che giocano rispetto alla qualità del nostro movimento, in quanto unico apparato sensore che è anche apparato motore. In genere ci si preoccupa della vista soltanto rispetto alla capacità di lettura alle diverse distanze, senza considerare che la principale funzione degli occhi è quella di organizzare il corpo per il movimento. Ci sono molte connessioni funzionali dirette tra i muscoli degli occhi e lo stato di contrazione di altri muscoli nel corpo e quindi è facile capire quanta influenza abbiano per la postura. L’informazione visiva e cinestetica vanno insomma a braccetto, ma di questo non ne siamo consapevoli nella nostra quotidianità e non ci soffermiamo sull’uso che facciamo degli occhi, che invece è della massima importanza per un buon uso globale del corpo e della mente e quindi per un benessere integrato. Si tenga presente che l’area del cervello dedicata alla elaborazione delle informazioni visive è insolitamente ampia. Ecco perché lavorare con gli occhi in associazione al movimento può essere un modo molto efficace per migliorare il funzionamento dell’intero sistema nervoso e dato che tutte le funzioni del sistema nervoso interagiscono tra loro, si possono migliorare postura, respirazione, movimento, pensiero e, ovviamente, la vista stessa. Il lavoro con gli occhi può essere molto valido ad esempio nel caso della scoliosi. In genere si limita l’attenzione alle curve della colonna, mentre varrebbe invece la pena osservare anche l’uso degli occhi, così come quello della mandibola o dei piedi… parti solo apparentemente lontane dal sintomo ma che invece sono determinanti nella minore o maggiore flessibilità della colonna e quindi possibili chiavi per il miglioramento della scoliosi.

Moshe Feldenkrais ha dedicato molte lezioni agli occhi e anche quelle incentrate su altre tematiche non tralasciano mai l’uso della vista nel movimento, portando l’attenzione allo sguardo e proponendo variazioni nella direzione degli occhi rispetto alle altre parti del corpo. E’ una delle strategie tipiche del Metodo Feldenkrais per migliorare la qualità del movimento e che allo stesso tempo può diventare un mezzo per migliorare la vista stessa all’interno di un programma personalizzato.

Prova questo breve estratto di una sequenza dedicata agli occhi, che puoi eseguire da seduto o da sdraiato.

Occhi rilassati per un benessere integrato

  1. Chiudi gli occhi e immagina di osservare una perla di fronte a te sulla linea dell’orizzonte (scegli dimensione e colore).
  2. Immagina che la perla si muova leggermente a destra e a sinistra e seguila con lo sguardo; fallo senza alcuno sforzo, con movimenti piccoli e lenti, se gli occhi fanno degli scatti riduci il movimento.
  3. Fermati e riposa.
  4. Porta l’attenzione al solo occhio destro e immagina che la perla vada dal centro a destra e ritorno, per qualche volta, sempre lungo la linea dell’orizzonte. Ricordati di respirare tranquillamente e di non forzare. Rilassa il collo.
  5. Fai una pausa.
  6. Sempre con l’occhio destro, immagina che la perla vada dal centro verso sinistra, ossia verso il naso, tornando ogni volta al centro.
  7. Riposa. Come senti l’occhio destro rispetto al sinistro e la pelle circostante? Come senti la guancia destra rispetto alla sinistra? Prova a girare la testa una volta a destra e una volta a sinistra e senti da quale parte giri meglio.
  8. Fai lo stesso con l’occhio sinistro (punti da 4 a 7).
  9. Rifai punto 2, ossia muovi lentamente la perla a destra e a sinistra lungo la linea dell’orizzonte e segui il movimento con entrambi gli occhi. E’ più ampio ora? Più fluido e regolare?
  10. Fermati. Osserva il tuo respiro e come è rilassato il tuo corpo, come senti la pelle del viso. Osserva il tuo stato d’animo e i tuoi pensieri. Potresti scoprire che lavorare in modo consapevole con gli occhi può diventare anche una pratica di mindfulness 😉

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