Respirare per allargare gli spazi

Il respiro non soltanto è il primo movimento vitale, è anche la fonte e la prova del nostro benessere, in quanto è il primo elemento che si modifica se non siamo sereni, se non rispettiamo i nostri ritmi. Il respiro è anche legato al modo in cui ci muoviamo: prova a compiere un qualsiasi gesto bloccando il respiro e vedi che effetto ha sulla qualità del tuo movimento. Se il respiro è corto, frenato e non in armonia con i tuoi movimenti, questi saranno limitati e poco armoniosi. Il modo in cui ci muoviamo e le posture che assumiamo denotano quindi il nostro modo di respirare. Lavorare sul respiro è fondamentale per la nostra salute, fisica, psichica, emotiva. Ma lavorare sul respiro non è sempre semplice: per chi non è abituato ad ascoltarsi e non ha una chiara immagine di sé – di come si muove lo scheletro attraverso il movimento del respiro – non è così immediato. Ci vuole tempo. E a poco servono le tecniche del respiro senza una consapevolezza di come funzioniamo. Con consapevolezza intendo esperienza di sé nell’auto-osservazione, l’unica che ti permette una conoscenza concreta e individuale, quindi reale. Altrimenti anche la più efficace tecnica di respiro che ti possono insegnare può servire a poco, poiché rimane sempre qualcosa di esterno che ti hanno cucito addosso. Con il Metodo Feldenkrais non insegno una tecnica di respiro, ti conduco a osservare e a conoscere il tuo modo di respirare, ti propongo altre strade e nuove possibilità, affinché il tuo sistema nervoso accolga quelle più funzionali e più giuste per la tua organizzazione muscolo-scheletrica. Non solo, il Metodo Feldenkrais non è mai avulso dal movimento, dalla concretezza di questo movimento nella vita quotidiana e quindi esplori le possibilità del respiro nel movimento, perché è a questo che il respiro ti serve: a vivere la vita di tutti i giorni, a muoverti con più agio anziché boicottare inconsapevolmente le tue azioni, a essere più in contatto con te stesso per pensare con maggiore chiarezza e ascoltare le tue emozioni, sapendo che, proprio per l’interazione corpo-cervello, attraverso il respiro puoi guidarle e controllarle meglio. Perché sei un’unità e in questa unità basta modificare un elemento che si modifica tutto il resto.

In questa lezione audio ti propongo un’esplorazione sul respiro connessa alle relazioni spaziali interne, ossia fra le varie parti dello scheletro, e alla relazione con lo spazio esterno, la tua presenza nell’ambiente.

Convinzioni da sfatare

Siamo talmente convinti di certi principi che se qualcuno li contraddice lo guardiamo con sospetto: è quello che può capitare a chi svolge il mio lavoro di educatrice somatica (o neuromuscolare) con il Metodo Feldenkrais. Già il solo nome di quello che faccio è oscuro, figuriamoci quando dico che “meno fai e meglio è” o che “per sentire di più devi diminuire lo sforzo”, “che provare dolore muscolare non serve per migliorare una performance sportiva”, “che non c’è bisogno di fare un movimento da entrambi i lati tanto un lato lo insegna all’altro” e altre stranezze simili. Ma come?! Dove sono finiti la fatica, l’impegno, la volontà, lo sforzo, il concetto di postura corretta, l’esercizio ripetuto?! Per quanto mi riguarda (e anche per quanto riguarda le nuove frontiere del fitness, del benessere e della scienza) nel cestino. Attenzione: non sto affermando di non praticare attività aerobica, correre, saltare, sudare ecc. Mi riferisco a come migliorare l’uso di sé e migliorare attraverso l’intelligenza, sfatando il mito “no pain, no gain”, ancora molto radicato. Ma un esercizio ripetuto con sforzo muscolare non serve all’apprendimento autentico, perché non invia informazioni al cervello in modo che questo possa cambiare l’uso dei muscoli (che di cervello non ne hanno). Sì impara, è vero, il gesto, ma in modo inefficiente: sprecando energia, usurando il corpo. Il quale ci avverte di questa cattiva organizzazione attraverso il dolore. Il punto è – e forse non te lo ha mai detto nessuno – che il movimento ben eseguito è quello che dà piacere, non quello che procura dolore, sfinimento, frustrazione. Basta osservare un bambino di quattro anni mentre gioca in libertà. Noterai una varietà infinita di movimenti, di esplorazioni continue, fino a raggiungere il traguardo attraverso la strada più efficace, perché nei suoi tentativi quando sente un disagio o una scomodità il bambino (mica è stupido!) non insiste, cerca un’altra via, si dà nuove possibilità. E’ creativo. Si diverte e impara. Impara in un’ora tante di quelle cose che noi adulti nemmeno ce lo possiamo immaginare. Allora a noi che cosa è successo? Perché ora anziché continuare come quando eravamo bambini, attraverso l’esplorazione, i tentativi, la creatività, insistiamo a eseguire ripetizioni infinite di movimenti per ottenere i risultati desiderati? Spesso provando frustrazione, sentendoci incapaci, inadatti, non abbastanza bravi. Perché se lui, il bambino, impara tante cose senza che nessuno gliele insegni, noi invece abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci dica se quello che facciamo è giusto o sbagliato? Che cosa ci è successo? Ci siamo dimenticati della parte più bella (a mio avviso) della vita: l’apprendimento, che è un processo creativo infinito. Quel tipo di apprendimento organico (gli scienziati lo chiamano embodied cognition) che ci permette di evolvere interiormente, di trovare le nostre soluzioni, la nostra strada. Non ti stupire se un educatore somatico non ti dice se fai bene o male, perché non è quello il suo compito. Il Metodo Feldenkrais non ti dà la ricetta giusta, ti fornisce gli strumenti perché tu possa trovare le tue risposte. Accende la tua intelligenza, stimola le tue potenzialità, guidandoti in quella dimensione che hai vissuto da bambino, quando apprendevi con l’intero te stesso, cuore pancia testa corpo, per agire nel mondo “a modo tuo”, felice delle tue conquiste. Nessuno ti ha detto come tenere la testa eretta, girarti, rotolare, gattonare, afferrare, accarezzare, bere, succhiare, sederti, alzarti, pensare, sorridere, piangere, amare… eppure hai imparato tutto questo e molto di più.

La magia del Metodo Feldenkrais

Le gambe o le braccia che si allungano, gli occhi che si ingrandiscono, la visione periferica che si amplia, il respiro che si calma, una parte del corpo che si alleggerisce, un movimento prima impossibile che diventa facile, pensieri confusi che si chiariscono e altre simili trasformazioni sono esperienze comuni per chi partecipa alle lezioni collettive del Metodo Feldenkrais; così come chi ha provato una seduta individuale sa che la tensione alle spalle può scomparire dopo che l’operatore ha lavorato sulle dita del piede o che il collo si libera mentre si muove il bacino o, ancora, che una parte dolorante migliora dopo che è stata toccata la parte opposta… strani effetti che sembrano magia, dato che in pochi istanti, con inusuali modalità di lavoro e senza sforzi avvengono grandi cambiamenti e miglioramenti. Magia apparente, perché dietro a essa si celano saldi presupposti scientifici, con una profonda conoscenza dell’essere umano nella sua globalità, inteso come sistema integrato e interconnesso. Che cosa significa? Che Moshe Feldenkrais, fondatore del Metodo che porta il suo nome, già a metà Novecento aveva capito grazie alle ricerche in campo psicologico, cognitivo, neurofisiologico e neuromotorio che siamo esseri “interi” il cui nucleo, il sistema nervoso, è in perenne interazione con l’ambiente e che se vogliamo migliorare il particolare (ad esempio una parte dolorante) dobbiamo occuparci di come funzioniamo nella nostra integrità. Già, ma come funzioniamo? Il punto è che non lo sappiamo e questa scarsa conoscenza di noi stessi ostacola il nostro legittimo e naturale ben-stare. Le lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais ci permettono di conoscerci grazie a un’esperienza che coinvolge tutti i nostri sensi durante il movimento in relazione alle categorie spazio-temporali; un movimento eseguito secondo originali e raffinate strategie che parlano lo stesso linguaggio del cervello, così da innescare un cambiamento neurologico – quindi profondo, radicale, concreto e personale. Questo spiega gli effetti inaspettati e, spesso, sorprendenti, alla fine delle lezioni, senza aver attivato alcuna tensione verso l’obiettivo, cioè senza aspettative e senza le frustrazioni che solitamente ne conseguono. Le oltre mille lezioni concepite da Feldenkrais sono infatti un dialogo del corpo col cervello attraverso il movimento osservato ed esplorato con attenzione neutrale.

Le strategie sono molte e molto diverse dagli approcci  terapeutici o alle tecniche corporee tradizionali, come ad esempio quella del “minimo sforzo” (di cui ho parlato in un precedente articolo) che Moshe Feldenkrais così descrive in Mente e corpo:

Per ottenere l’atteggiamento mentale necessario a ridurre gli sforzi inutili il gruppo viene ripetutamente incoraggiato a fare un po’ meno bene del possibile, nel cercare di essere meno veloce, meno forte, meno aggraziato ecc. Spesso si chiede alle persone di fare del proprio meglio nel senso di fare deliberatamente un po’ meno. Ciò è più importante di quanto non sembri. Infatti, se viene messo in grado di percepire il progresso in uno stato di non tensione, l’allievo ha la sensazione di poter fare meglio, il che induce ulteriore progresso. Con tale atteggiamenteo della mente e del corpo si possono ottenere in venti minuti risultati che richiederebbero altrimenti parecchie ore di lavoro. Un particolare rilievo meritano alcuni movimenti molto piccoli, appena percettibili, di cui faccio ampio uso. Essi riducono in modo straordinario la contrazione involontaria dei muscoli; ad esempio, in pochi minuti, lavorando su un braccio o su una gamba, si riesce a farlo percepire più lungo o più leggero e alla sensazione dell’arto più leggero e più lungo si contrappone in continuazione quella dell’altro che viene avvertito come goffo e impacciato al confronto. Ciò favorisce tra l’altro il passaggio dell’apprendimento dall’azione su cui si è lavorato ad altre azioni, completamente diverse. Il trasferimento di apprendimento è sostanzialmente personale e differisce da un individuo all’altro. Qualcuno può avvertire il cambiamento nel parlare, altri nel modo di prestare attenzione o di osservare.

Un’altra strategia è l’asimmetria, ossia il lavoro su una sola metà del corpo:

in questo caso gli allievi recano con sé due diversi standard del proprio corpo – quello abituale e quello migliore che viene loro proposto e continuano a sentire la differenza finché il lato più goffo non si distende anch’esso. In tal modo essi imparano a lasciarsi andare, per così dire, dall’interno.

Particolarmente sofisticata è la strategia dell’immagine corporea, oggi ampiamente riconosciuta per la sua efficacia in training e terapie, nonché adottata in pratiche di meditazione e di mindfulness:

Altro principio è l’analisi dell’immagine corporea, che viene compiuta in due modi. Il primo consiste nell’indurre una sensazione di lunghezza, ampiezza e leggerezza in un lato del corpo muovendolo realmente, mentre l’altra metà viene portata a percepire la stessa sensazione con la semplice analisi mentale. L’analisi mentale consiste nell’ascoltare e acquisire consapevolezza della diversità di sensazioni della memoria motoria dei muscoli nelle due metà del corpo e della sensazione di cambiamento dell’orientamento nello spazio. Un secondo modo consiste nell’analizzare il corpo da entrambi i lati sin dall’inizio, rivolgendo l’attenzione alla percezione delle distanze fra diverse parti del corpo su un lato e sull’altro.

Si tratta di quello che gli allievi conoscono bene: lo scanning che introduce la lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento e la conclude per permettere di sentire le differenze: sdraiati sul tappetino, gli allievi osservano e ascoltano il corpo su un lato e sull’altro in termini di volumi, appoggi, pressioni, lunghezze. Questa analisi permette di riconoscere nel tempo la propria organizzazione muscolo-scheletrica, individuare le tensioni e le tendenze nell’orientamento rispetto allo spazio, infine osservare i cambiamenti in atto grazie alla pratica del Metodo. Un’altra strategia, frutto di un’intuizione preziosissima, è quella del tempo tra la fase preparatoria all’azione e l’azione stessa:

In tutti gli atti volontari due fasi si susseguono così rapidamente che è difficile percepire il lasso di tempo che intercorre fra l’una e l’altra. La fase preparatoria è la mobilizzazione dell’atteggiamento corporeo necessaria per compiere l’azione. La seconda fase è il compimento dell’azione. dal momento che vi è un intervallo di tempo minimo fra queste fasi è possibile imparare a inibire o a potenziare per scelta la mobilizzazione preparatoria. Quando vi è scelta, possiamo o completare l’azione o impedirla e annullare così l’i’ntero atteggiamento preparatorio. Nella lezione si chiarisce il lasso di tempo fra l’atteggiamento preliminare all’azione e il suo compimento. Tale chiarificazione o consapevolezza migliora la scioltezza e il controllo volontario dei movimenti.

51aHN5KIdtLQueste e altre strategie fanno del Metodo un approccio sofisticato e all’avanguardia alla salute umana, le cui potenzialità sono a mio parere ancora da approfondire per le risorse che ci riservano, tra l’altro di recente riconosciute da scienziati di fama mondiale. Ricordo fra tutti Norman Doidge con il suo libro The Brain’s Way of Healing ora tradotto italiano con il titolo Le guarigioni del cervello che dedica al Metodo Feldenkrais due interi capitoli e parte di un terzo. Per chi ne volesse un “asssaggio”, può leggere l’articolo “Nata senza una parte del cervello…” in cui ho tradotto un paragrafo importante prima della traduzione ufficiale del libro.

Ricordo che per esigenze e domande puoi contattarmi per una consulenza gratuita telefonica o su skype e se vuoi provare brevi estratti delle lezioni puoi curiosare nella sezione “risorse gratuite” oppure iscriverti alla newsletter per ricevere lezioni audio nella tua casella di posta.

Occhi e movimento: una porta per la consapevolezza

Gli occhi sono importanti organi di senso ancora molto sottovalutati nella loro funzione neuromotoria, ossia nell’importante ruolo che giocano rispetto alla qualità del nostro movimento, in quanto unico apparato sensore che è anche apparato motore. In genere ci si preoccupa della vista soltanto rispetto alla capacità di lettura alle diverse distanze, senza considerare che la principale funzione degli occhi è quella di organizzare il corpo per il movimento. Ci sono molte connessioni funzionali dirette tra i muscoli degli occhi e lo stato di contrazione di altri muscoli nel corpo e quindi è facile capire quanta influenza abbiano per la postura. L’informazione visiva e cinestetica vanno insomma a braccetto, ma di questo non ne siamo consapevoli nella nostra quotidianità e non ci soffermiamo sull’uso che facciamo degli occhi, che invece è della massima importanza per un buon uso globale del corpo e della mente e quindi per un benessere integrato. Si tenga presente che l’area del cervello dedicata alla elaborazione delle informazioni visive è insolitamente ampia. Ecco perché lavorare con gli occhi in associazione al movimento può essere un modo molto efficace per migliorare il funzionamento dell’intero sistema nervoso e dato che tutte le funzioni del sistema nervoso interagiscono tra loro, si possono migliorare postura, respirazione, movimento, pensiero e, ovviamente, la vista stessa. Il lavoro con gli occhi può essere molto valido ad esempio nel caso della scoliosi. In genere si limita l’attenzione alle curve della colonna, mentre varrebbe invece la pena osservare anche l’uso degli occhi, così come quello della mandibola o dei piedi… parti solo apparentemente lontane dal sintomo ma che invece sono determinanti nella minore o maggiore flessibilità della colonna e quindi possibili chiavi per il miglioramento della scoliosi.

Moshe Feldenkrais ha dedicato molte lezioni agli occhi e anche quelle incentrate su altre tematiche non tralasciano mai l’uso della vista nel movimento, portando l’attenzione allo sguardo e proponendo variazioni nella direzione degli occhi rispetto alle altre parti del corpo. E’ una delle strategie tipiche del Metodo Feldenkrais per migliorare la qualità del movimento e che allo stesso tempo può diventare un mezzo per migliorare la vista stessa all’interno di un programma personalizzato.

Prova questo breve estratto di una sequenza dedicata agli occhi, che puoi eseguire da seduto o da sdraiato.

Occhi rilassati per un benessere integrato

  1. Chiudi gli occhi e immagina di osservare una perla di fronte a te sulla linea dell’orizzonte (scegli dimensione e colore).
  2. Immagina che la perla si muova leggermente a destra e a sinistra e seguila con lo sguardo; fallo senza alcuno sforzo, con movimenti piccoli e lenti, se gli occhi fanno degli scatti riduci il movimento.
  3. Fermati e riposa.
  4. Porta l’attenzione al solo occhio destro e immagina che la perla vada dal centro a destra e ritorno, per qualche volta, sempre lungo la linea dell’orizzonte. Ricordati di respirare tranquillamente e di non forzare. Rilassa il collo.
  5. Fai una pausa.
  6. Sempre con l’occhio destro, immagina che la perla vada dal centro verso sinistra, ossia verso il naso, tornando ogni volta al centro.
  7. Riposa. Come senti l’occhio destro rispetto al sinistro e la pelle circostante? Come senti la guancia destra rispetto alla sinistra? Prova a girare la testa una volta a destra e una volta a sinistra e senti da quale parte giri meglio.
  8. Fai lo stesso con l’occhio sinistro (punti da 4 a 7).
  9. Rifai punto 2, ossia muovi lentamente la perla a destra e a sinistra lungo la linea dell’orizzonte e segui il movimento con entrambi gli occhi. E’ più ampio ora? Più fluido e regolare?
  10. Fermati. Osserva il tuo respiro e come è rilassato il tuo corpo, come senti la pelle del viso. Osserva il tuo stato d’animo e i tuoi pensieri. Potresti scoprire che lavorare in modo consapevole con gli occhi può diventare anche una pratica di mindfulness 😉

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Salvare schiena, spalle, collo davanti al pc: lezione 2

Avete fatto la prima lezione della serie “Comodi da seduti”? Allora è pronta la seconda: solo 10 minuti per continuare nel percorso di benessere per chi sta tante ore seduto/a per esigenze di lavoro. Queste lezioni sono ispirate a un programma strutturato di 12 lezioni “Comodi da seduti e davanti al pc”,  adatto a piccoli gruppi o a un training personalizzato. Per iniziare a capire di che cosa si tratta, potete provare le lezioni audio che pubblico di volta in volta e che trovate nella sezione delle risorse gratuite. Ma potete anche riceverle via mail iscrivendovi alla newsletter di MovimentoSano.

L’obiettivo del programma è trasformare la posizione seduta da statica a dinamica – ebbene sì, ci si può muovere anche da seduti! – grazie a semplici strategie di movimento che vi rendono più flessibili, mobili, leggeri, centrati e consapevoli. Non servono strumenti particolari o sedute ergonomiche, basta sapersi muovere in modo sano in qualsiasi circostanza, anche scomoda e limitante grazie alla pratica di MovimentoSano… quindi buona pratica!

 

 

 

Praticare il Metodo Feldenkrais è utile anche se non si hanno problemi specifici?

Molte persone che vengono da me sono spinte dal dolore o da difficoltà di movimento, anche i danzatori, i musicisti o gli atleti di solito si rivolgono a me non tanto per migliorare le loro performance, quanto per alleviare dolori e tensioni causate dalla loro impegnativa attività. E’ dunque importante mettere in luce i benefici che si possono trarre dal Metodo Feldenkrais anche senza partire da una situazione critica o di dolore. Ecco alcune buone ragioni per praticare da parte di chi si sente già in salute:

  • è piacevole, inusuale, divertente,
  • apre nuove possibilità nel modo di muoverci, nei gesti quotidiani più comuni così come nelle azioni più complesse,
  • migliora le nostre performance (anche sportive e artistiche vedi il programma SmartFitness,
  • ci fa uscire dalla routine e dall’automatismo, insegnandoci a rompere gli schemi e a essere più curiosi,
  • ci permette di scoprire parti e lati di noi ancora nascosti,
  • ci fa ascoltare e rispettare i messaggi del nostro corpo, fondamentali per la salute fisica e psicologica,
  • ci aiuta a gestire le nostre emozioni, in quanto manifestazioni fisiche,
  • stimola la nostra creatività e flessibilità mentale permettendoci un buon livello di problem solving,
  • ci aiuta a essere presenti nel momento che viviamo e a goderne appieno,
  • ci offre gli strumenti per calmarci e sciogliere lo stress in pochi minuti,
  • ci fa acquisire energia e vitalità.

Se vi state chiedendo come tutto ciò sia possibile la risposta è la neuroplasticità: la capacità del cervello di modificare se stesso e di innescare nuove connessioni grazie alle informazioni che gli possiamo inviare attraverso strategie di movimento.

Vuoi star bene? Trova il tuo ritmo!

La vita oggi è molto complessa e siamo continuamente sotto pressione, con la sensazione che il tempo non basti mai per soddisfare tutte le richieste che arrivano, dalla sfera familiare così come da quella professionale. Ma la complessità può essere affrontata nel rispetto di sé, se si trova il proprio ritmo interiore. A partire da piccoli cambiamenti… il mio motto è “Non avere fretta se vuoi danzare la vita”.

Per essere efficienti si deve spesso essere veloci, ma, aggiungo, non di fretta, non conviene. Di fretta ci si perde, ci si aliena, ci si allontana da se stessi, non si è presenti, non si è coscienti e non si vive pienamente. Si vive in automatico, perdendo il gusto della vita.

E’ vero, non è facile, ma vale la pena trovare il proprio ritmo interiore, per non lasciarsi sopraffare da ansie e frustrazioni. Il segreto per trovarlo? L’integrazione tra mente e corpo, in modo concreto e autentico: siamo abituati a pensare che la mente controlli il corpo, ma è ormai evidente anche alla scienza che il dialogo è a doppio binario e che il corpo è un interlocutore fondamentale per il nostro modo di pensare.

E’ il principio della pratica di MovimentoSano©, che va al di là della fisicità: riappropriandoti del tuo corpo in connessione alla mente, ti conosci, sai cosa vuoi e ti esprimi con gioia, in libertà, al di là delle situazioni difficili che si presentano. Coltivare questa connessione significa essere in un rapporto amorevole con noi stessi che ci permette di autoregolarci, riconoscendo ciò che è buono per noi da ciò che non lo è, per sentirsi bene, in salute. e anche felici.
 

La postura? E’ il nostro modo di stare al mondo

Il nostro agire nel mondo dipende dal nostro agire tout court: è il movimento dettato dalla nostra postura nell’interazione con l’ambiente e con i bisogni del momento. Ecco perché la postura, in questa accezione dinamica, è la chiave principale per poter modificare i nostri schemi comportamentali, fino a raggiungere la maturità, ossia liberare le nostre capacità fisiche, mentali, emozionali da abitudini o convinzioni, più o meno consce, per riappropriarcene e agire secondo i nostri desideri più intimi, nel presente di ogni momento. Per approfondire il concetto di postura in senso dinamico, puoi leggere il mio articolo pubblicato sulla rivista Arte Medica.

La vita si esprime nel movimento

A cinque settimane dal concepimento hai iniziato a muoverti per imparare a interagire con te stessa/o e con l’ambiente. E hai continuato a farlo da bambino, in relazione al tuo patrimonio genetico e all’ambiente in cui crescevi (famiglia, educatori, stimoli di ogni genere), apprendendo modelli di comportamento che ti appartengono a tuttoggi e nei quali ti identifichi. Con il Metodo Feldenkrais puoi riconoscere queste tue abitudini così che non siano più una scelta obbligata – un copione in automatico e ripetitivo – e puoi impararne di più efficienti, dandoti nuove possibilità e migliorando la qualità della tua vita. Il Metodo Feldenkrais agisce attraverso strategie di movimento che stimolano il sistema nervoso a liberare il tuo potenziale: migliori le prestazioni fisiche e intellettuali, acquisti energia e vitalità, scopri capacità intuitive e creatività, superi situazioni di dolore.

Perché funziona? Perché stimola la neuroplasticità (capacità del cervello di modificarsi) apportando miglioramenti nella postura, nell’equilibrio, nella coordinazione, per un benessere integrato, che riguarda la globalità della persona. Il presupposto è che movimento fisico, psicologico, emotivo, fisiologico sono un tutt’uno.

Ogni espressione della vita si manifesta attraverso il movimento. (Moshe Feldenkrais)