Essere mindful nel movimento

Il movimento come strumento per giungere alla consapevolezza, è questa la proposta del Metodo Feldenkrais. Perché il movimento è vita e senza movimento la vita non può essere

Le lezioni ideate da Moshe Feldenkrais sono chiamate Consapevolezza Attraverso il Movimento, in quanto permettono di conoscere se stessi nei modi di agire. Sono infatti sempre legate a funzioni del movimento umano, ma si potrebbe dire del “vivere umano”: camminare, chinarsi, girarsi, saltare, raccogliere, lanciare, afferrare, deglutire, guardare, orientarsi, parlare, leccare… l’elenco è infinito e infinite sono di conseguenza le possibilità delle sequenze nelle lezioni Feldenkrais, come un’architettura variabile. E’ il valore di un metodo, come appunto il Feldenkrais, rispetto a una tecnica: un metodo è un linguaggio e come tutti i linguaggi è vivo e in evoluzione, adattabile alle situazioni e ai bisogni delle singole persone, è come una chiave per aprire nuove porte, ossia nuove possibilità. Non ci sono ambiti in cui non possa essere applicato. Oggi ad esempio si parla molto dei benefici della mindfulness e il Metodo Feldenkrais è utile anche in questo, anzi è spesso interpretato come “mindfulness nel movimento” e non a torto, in quanto porta a essere presenti nel momento dell’azione, al “come” si agisce: nel modo di organizzarsi nello spazio, fisicamente e mentalmente. Le posture che assumiamo sono espressione del nostro pensiero, degli stati d’animo, del modi di provare i sentimenti e le emozioni.

“Non m interessano corpi flessibili, ma menti flessibili”

Scriveva Feldenkrais. E poiché egli sosteneva, in anticipo sui tempi delle odierne scoperte neuroscientifiche, che

“cervello e corpo sono oggettivamente un’unità funzionale”

rendere flessibile il corpo significa rendere flessibile la mente.

Il Metodo Feldenkrais non è di per sé una meditazione, è un’educazione somatica, questo deve essere chiaro. Però non solo aiuta a praticare la meditazione (trovando più comodità nelle posizioni, come puoi provare in questo audio “Meditare comodi”), ma porta anche a essere “mindful” nel flusso del nostro movimento continuo, che è la vita stessa, a partire dal nostro respiro. Ti propongo questo audio, in cui l’osservazione del respiro ti porta a sentirti diversamente rispetto alle tue relazioni spaziali. I benefici di una pratica del genere sono immediati e concreti, perché si integrano nelle azioni di tutti i giorni. Man mano che ti abitui a questa auto-osservazione, ti conosci e conosci le tue abitudini di risposta agli stimoli (dalla coda nel traffico alle lamentele della collega, dai conflitti relazionali all’imprevisto dell’ultimo minuto), perché riconosci immediatamente le risposte del tuo corpo (tensioni, cambi di respiro, alterazione del battito, mandibola e gola serrata ecc.): tutto ciò che ci succede a livello emotivo, ci succede a livello fisico. Più è breve il momento in cui ti accorgi del messaggio corporeo, meglio riesci a scegliere come agire prima di esaurire le tue risorse (quante volte bisogni non riconosciuti diventano fonte di grande frustrazione?). Allo stesso tempo, più amplifichi lo spazio tra l’osservazione e l’azione, più possibilità ti dai di uscire dagli automatismi per permetterti di cambiare ed evolvere. E’ in quello spazio che Feldenkrais individuava la via verso la consapevolezza.

Se vuoi lavorare con me, posso guidarti anche live con lezioni online, in cui ti guido nelle sequenze di Consapevolezza Attraverso il Movimento Prima di scegliere il tuo percorso, puoi chiedere una consulenza di 20 minuti gratuita. Ti aspetto!  

 

 

 

Lo stretching che ringiovanisce

Lo stretching aumenta la tua flessibilità? La risposta è sì, a patto che tu conosca come funziona realmente, perché uno stretching sbagliato può far danni.  Lo stato di allungamento dei muscoli viene captato dai recettori delle fibre muscolari, i fusi neuromuscolari , che inviano le informazioni al midollo spinale (sistema nervoso centrale). Essi sono fondamentali sia per mantenere il normale tono muscolare e per eseguire movimenti ben organizzati, sia per prevenire lesioni e danni provocati da un eccessivo allungamento. Quando registrano uno stiramento, ordinano ai muscoli di contrarsi di più, secondo il fenomeno chiamato “riflesso di stiramento”. È un meccanismo sano, atto a prevenire lesioni e e strappi. Attenzione, quindi, a non provocarlo. Ricerche del Nicholas Institute of Sports Medecine and Athletic Trauma di New York e della Nebraska Wesleyan University hanno dimostrato l’inutilità dello stretching statico esercitato con forza meccanica, il quale di fatto provoca una deformazione delle fibre muscolari, poiché vengono allungate al di là dei propri limiti elastici. Non si tratta infatti di un allungamento, bensì di uno stiramento momentaneo e, una volta passato l’effetto, il muscolo si contrae, facendoci sentire l’esigenza di stirarlo di nuovo. Si crea così un circolo vizioso.

Bisogna quindi tenere presente che  la possibilità di allungare la muscolatura è determinata dal sistema nervoso e dalla sua “tolleranza” a un determinato raggio di allungamento. Se non tieni conto dei messaggi del sistema nervoso, continuando a forzare, i risultati saranno i seguenti:

1. non ci sarà alcun cambiamento in termini di flessibilità,

2. la muscolatura si accorcerà,

3. provocherai lesioni al tessuto.

La flessibilità si può ottenere soltanto attraverso la consapevolezza del proprio movimento, tale da permetterne il controllo. Anziché pensare a esercizi di stretching giusti o sbagliati, il primo passo verso questa consapevolezza è di osservarsi mentre si compie un gesto, evitando di agire in automatico.

Quando sai quello che fai, puoi fare quello che vuoi.

E’ una delle citazioni più famose di Moshe Feldenkrais, il cui Metodo è orientato proprio alla consapevolezza e al controllo dei movimenti (fisici e mentali, nella loro sincronia funzionale) e osservazione e attenzione a come si agisce sono fondamentali per iniziare a conoscersi.

Il secondo suggerimento è quello di introdurre nel propria quotidianità movimenti sempre più naturali, il che significa movimenti per i quali il sistema nervoso è programmato (secondo le esigenze di sopravvivenza dei nostri avi): camminare, correre, saltare, chinarsi, accovacciarsi, cambiare facilmente posizione da terra a in piedi ecc. Per riattingere a questo programma naturale, il consiglio è di evitare le troppe comodità. La “filosofia del comfort” infatti mina le nostre abilità e ci fa invecchiare anzitempo, facendoci dimenticare il grande repertorio di movimenti che abbiamo appreso quando, bambini, ci muovevamo per il piacere di esplorare e conoscere. Uno dei movimenti naturali è quello di sedersi per terra, in diverse posizioni (si può lavorare così anche al pc), abituandosi ad alzarsi e ad abbassarsi facilmente (si dice che questa abilità influenzi la nostra longevità!). Sempre secondo Feldenkrais, la vecchiaia inizia quando evitiamo alcuni comportamenti che riteniamo non adatti alla nostra età e così li dimentichiamo. In altri termini egli stava affermando quello che oggi gli neuroscienziati dichiarano sulla neuroplasticità (modificabilità del cervello): o la usi o la perdi. Quante volte da bambini abbiamo saltellato per strada o corso, abbiamo camminato all’indietro o su un piede solo, siamo saliti e scesi dai muretti… perché abbiamo smesso? Per darci un contegno? Il prezzo però è alto e forse vale la pena ricominciare a giocare (se si hanno bambini piccoli, figli o nipotini, c’è anche un’ottima scusa!). Un altro movimento che rafforza tantissimo è il gattonare e non è un caso se gli allenamenti sportivi oggi lo hanno integrato nei loro esercizi, assieme a tutta la gamma di quadrupedia animale, tanto da diventare una disciplina con l’animal flow. Di movimenti naturali che rendono i nostri muscoli potenti ed elastici ce ne sono tantissimi, senza nemmeno il bisogno di dividere il nostro tempo in categorie tra “esercizi” e “non esercizi”. Il sistema nervoso si adatta con la migliore risposta possibile: se passiamo troppo tempo incollati alla sedia ci trasforma in “esseri sedenti”, accorciando tutta la muscolatura profonda e i muscoli posteriori delle cosce. Dunque: non limitiamo i nostri movimenti e permettiamoci di esplorare le nostre possibilità, ampliare il repertorio, rimodellandoci a livello cellulare! Sopratutto, utilizziamo la nostra intelligenza, abbandonando l’idea che sforzi e dolori siano utili per raggiungere i nostri obiettivi. Se acquisiamo una buona organizzazione muscolo-scheletrica, eliminando i movimenti superflui (detti parassitari), il dolore non c’è.

Per migliorare il controllo muscolare e la propriocezione, aumentare la potenza, la coordinazione, la flessibilità e l’agilità attraverso l’intelligenza del sistema nervoso la vera chiave è l’educazione somatica, come il Metodo Feldenkrais, oggi sempre più diffuso non soltanto in campo riabilitativo, ma anche di prevenzione e di performance. Se sei uno sportivo, puoi scaricare gratuitamente l’ebook  che ho scritto “SmartFitness” dedicato all’allenamento body-mind. Interessante è anche questa tesi che ho trovato in rete sull’efficacia del Metodo Feldenkrais nell’allungamento dei muscoli ischiocrurali (i muscoli posteriori delle cosce).

Se vuoi provare, contattami, possiamo lavorare anche online.

Il mio risveglio con il Feldenkrais

Mi sveglio e prima di pensare, prima di “azionarmi”, mi sento: il contatto con il materasso, la sensazione sulla pelle, la forma che ho assunto, le parti in appoggio, il respiro… lascio andare.

Ascolto il mio respiro, il movimento che produce: nell’addome, nel torace, nella gola, nel naso e nella bocca, sotto le ascelle. Faccio esperienza della lunghezza del mio inspiro e del mio espiro, come cambiano le pressioni del mio corpo quando inspiro, come si allontanano le parti all’interno, occupando più spazio, dentro e fuori. Poi le pressioni che diminuiscono quando espiro, tutto si avvicina, mi ritraggo anche dallo spazio esterno. Espansione contrazione, espansione contrazione, espansione contrazione, i miei organi ricevono una sorta di piacevole massaggio, in un continuo fluire che è un divenire, un trasformarsi nel ritmo, nella temporalità, nella percezione interna, nella relazione con l’ambiente.

Battito: assieme al respiro, il mio cuore… pof… pof… pof… Sto con il cuore, sto con il respiro.

La mia attenzione va al viso, sento la pelle della fronte, la pelle attorno agli occhi, la pelle delle guance, le labbra, immagino che si distenda e si dilati, che si illumini. Allora la mia bocca si socchiude, la lingua si rilassa, la mandibola si abbandona alla gravità. Il mio respiro cambia. Il mio peso sul materasso cambia. Sento nuove parti, un diverso contatto.

Esploro. Con le dita dei piedi, che muovo lentamente e pigramente, provo le possibilità di pressioni, direzioni e spostamenti sulla superficie che mi accoglie. Sento come si trasmette la forza dai piedi al bacino… dondolo mollemente, vado e torno qualche volta, il movimento arriva alla colonna e raggiunge la testa. Mi fermo. Riposo.

Il mio respiro cambia ancora espansione ritrazione, espansione ritrazione, in un ritmo continuo mai uguale. Ogni respiro la scoperta di essere viva. Mi sento grata.

Muovo ancora le dita dei piedi, prima uno poi l’altro, poi assieme, poi alternati. Gioco. Sento sempre più parti di me che si destano, iniziano a dialogare, si trasmettono forza, vibrazioni, movimento. Inizia un impulso, come una corrente che fluisce attraverso i miei arti.

Arriva, da sé, il desiderio di muoversi, piedi gambe bacino schiena mani braccia testa, cambio i punti di pressione, cambio le direzioni, cambio il ritmo, ogni movimento un’esplorazione, una sensazione nuova, una rivelazione: girarsi, piegare le gambe, abbracciare un ginocchio e sentire al contempo il proprio respiro, percepire il modificarsi della forma come un tutto collegato che si plasma morbidamente, in un gioco di equilibri tra solidità e leggerezza… allora, mi dico, è possibile fare esperienza della propria vitalità guardando, e agendo, con un “occhio interno” (Moshe Feldenkrais la chiamava “anatomia esperienziale”).

Sono passati 10 minuti dal suono della sveglia, buon giorno!

Metodo Feldenkrais, l’arte delle domande

Quando mi chiedono che cosa rende diverso il Metodo Feldenkrais da tante discipline simili mi vengono in mente molte cose, fra cui innanzitutto il fatto che il Metodo non insegna ciò che è corretto o no, giusto o sbagliato; insegna innanzitutto a porsi domande, dando per valida ogni risposta. Perché ogni risposta è un’informazione, anche il “non lo so”, ossia l’apparente assenza di una risposta. In quel momento ci troviamo semplicemente in uno stato di ricerca.

Il semplice fatto di porsi domande modifica ciò che sentiamo e ciò che facciamo.

Penso che la peculiarità della società odierna sia invece quella di fornire continuamente risposte a tutte le esigenze: sempre più esperti e specialisti offrono la soluzione a ogni problema. Innanzitutto ci sarebbe da chiedersi se si tratti di un problema o piuttosto di un’opportunità verso il cambiamento. Al di là di questa prima domanda, che già da sola potrebbe impegnarci per mesi, ne seguono molte altre che penso dovremmo rivolgere a noi stessi. Tante volte sappiamo benissimo che cosa ci provoca un malessere, ma preferiamo non cambiare nulla e assumere un farmaco, seguire una dieta imposta, darci regole, aggrapparci a convinzioni piuttosto che voler cambiare in modo autentico. Ed è comprensibile: il cambiamento autentico presuppone l’ignoto, l’assenza di certezze e sicurezze, la confusione, le domande aperte, l’ansia dei “se” e della catena di eventuali conseguenze. Il cambiamento, insomma, fa paura. Prima di poter ritrovarsi, riconoscersi, accettarsi e piacersi per come si è, si possono passare momenti molto critici, di sofferenza, di perdita di riferimenti, di giudizi negativi, di scontri, non soltanto con gli altri, ma anche e innanzitutto con se stessi. Però è l’unico processo verso un reale ben-stare, nell’ascolto e nel rispetto del Sé più intimo e profondo. In controcorrente rispetto alle ricette pronte, alle risposte preconfezionate e rassicuranti, il Metodo Feldenkrais non offre nessuna regola, anzi, rinnega regole e correzioni.

L’unica regola che ho è quella di non avere regole. (Moshe Feldenkrais)

Il Metodo Feldenkrais ricerca la funzionalità, l’efficacia e l’economia dei movimenti (fisici, emotivi e mentali), ma non correggendo, bensì stimolando le risorse individuali. Forse è per questo che il Metodo spiazza e, a volte, spaventa. Non siamo abituati. Non siamo abituati a farci domande senza avere una risposta pressoché immediata. Non siamo abituati a stare, abbiamo un impulso quasi impulsivo al fare. Non siamo abituati a cambiare prospettiva, perché i luoghi comuni sono molto più rassicuranti rispetto all’ignoto. Ma una volta iniziato questo viaggio, una vera e propria esplorazione e scoperta, iniziamo a riappropriarci di noi stessi, con grande soddisfazione, nell’accoglierci e nel piacerci per come siamo.

Durante le lezioni di gruppo dette Consapevolezza Attraverso il Movimento l’insegnante, mentre dà le indicazioni verbali sui movimenti, continua a porre domande, così da guidare l’attenzione ai vari elementi in gioco (respiro, le diverse parti del corpo, rapporto con il suolo, stato d’animo, atteggiamento mentale ecc.) e ogni lezione è unica: l’insegnante la modula in base a ciò che accade e la lezione si compie nel qui e ora di quell’entità irripetibile che è quel gruppo in quel momento. Lo stesso vale nelle sedute individuali di Integrazione Funzionale, solo che in questo caso le domande vengono poste attraverso le mani dell’insegnante, in una comunicazione non verbale. Si stimola così una presa di coscienza del movimento che trasforma il movimento stesso.

Se tutto questo non ti spaventa e anzi ti stimola, contattami!

Consapevolezza attraverso il Movimento: soma e psiche all’unisono

Si parla molto di consapevolezza, ma che cosa significa essere consapevoli? Come facciamo a sapere se siamo o no consapevoli? La risposta del Metodo Feldenkrais è Consapevolezza Attraverso il Movimento, che tra l’altro è il nome dato alle lezioni di gruppo. Che cosa significa “attraverso il movimento”? Come fa il movimento a renderci consapevoli?

Per capire se una persona è viva o no si verifica se il cuore batte e se respira, giusto? Quindi il movimento è la base della vita. Il movimento è anche la base di ogni nostra funzione: oltre a respirare e a produrre continui processi endemici che richiedono motricità (si pensi al cuore), muoviamo gli occhi, deglutiamo, parliamo, leggiamo, cambiamo posizione, camminiamo ecc., ma

gran parte di ciò che accade in noi ci rimane offuscato e nascosto finché non raggiunge i muscoli. Sappiamo ciò che sta accadendo appena i muscoli del viso, del cuore o dell’apparato respiratorio si organizzano in modelli, che noi conosciamo come la paura, l’ansietà, il riso o altre emozioni.

Nel conoscere i nostri cambiamenti muscolari (i movimenti), ossia le nostre risposte all’ambiente, possiamo gettare le basi della consapevolezza.

Anche se per organizzare l’espressione muscolare per la reazione interna o per l’emozione è necessario solo un brevissimo tempo, si sa che è possibile arrestare la risata prima che si esplichi agli altri…Non si diventa consapevoli di ciò che accade nel sistema nervoso centrale finché non si diventa consapevoli dei cambiamenti che hanno avuto luogo  nella nostra posizione, stabilità e atteggiamento, perché tali cambiamenti sono sentiti più facilmente di quelli che avvengono negli stessi muscoli. Siamo in grado di impedire la completa espressione muscolare perché i processi in quella parte del cervello che si occupa delle funzioni peculiari all’uomo sono molto più lenti di quelli nelle parti del cervello che si occupano di ciò che è comune sia all’uomo che agli animali. E’ proprio la lentezza di questi processi che ci permette di giudicare e decidere se agire o meno. L’intero sistema si dispone in modo che i muscoli siano ordinati e pronti sia per eseguire l’azione sia per impedirne l’esecuzione.

E’ questo spazio tra il pensiero e l’azione la base della consapevolezza secondo Moshe Feldenkrais:

Appena si diventa consapevoli dei mezzi usati per organizzare un’espressione, si possono occasionalmente scoprire gli stimoli che la iniziano. In altre parole, gli stimoli per un’azione, o la causa di una reazione, si riconoscono quando si diventa sufficientemente consapevoli dell’organizzazione dei muscoli del corpo per l’azione interessata.

E ancora:

La possibilità di una pausa fra la creazione del modello del pensiero per ogni azione particolare e l’esecuzione di quell’azione è la base fisica per la consapevolezza… La possibilità di ritardare l’azione – prolungando il periodo fra l’intenzione e l’esecuzione – permette all’uomo di imparare a conoscersi.

In queste parole di Moshe Feldenkrais tatte da “Conoscersi attraverso il movimento” ritroviamo quell’ “Elogio della lentezza” scritto da Lamberto Maffei, uno dei più insigni neurobiologi italiani contemporanei:

Il cervello umano possiede sia meccanismi ancestrali rapidi di risposta all’ambiente, automatici o quasi automatici, sia meccanismi lenti, comparsi successivamente: i primi sono in gran parte inconsci, mentre i secondi sono frutto di ragionamento.

Grazie al pensiero lento, allo spazio tra pensiero e azione, all’osservazione dettata dall’attenzione, in contrapposizione alla velocità che automatizza il nostro comportamento, possiamo affinare due componenti somatiche fondamentali per la consapevolezza, quella della propriocezione e quella dell’interocezione. La prima significa avere la percezione dei movimenti (l’organizzazione muscolo-scheletrica) che ci dà il senso della posizione del corpo nello spazio, la seconda si riferisce ai recettori nervosi sensoriali – interocettori – che trasmettono le sensazioni relative ai segnali interni del corpo (dal respiro alla digestione, dalla fatica alle emozioni ecc.) concernenti l’equilibrio omeostatico dell’organismo.

L’attenzione al corpo in quanto espressione materica delle funzioni neurologiche diventa quindi il mezzo per conoscersi, ossia sapere che cosa ci sta succedendo in quel dato momento. Il percorso che ci permette l’abilità di decodificare il segnali somatici proposto dal Metodo Feldenkrais è chiamato in inglese “embodied wisdom”: una saggezza incarnata, ossia concreta, oltreché individuale e soggettiva, non cucita addosso sulla base di modelli esterni. Con il termine saggezza  non si intende controllo o soppressione delle emozioni, bensì gestione di esse nell’ampia scala che comprende anche quelle negative. La differenza sta nel poter cambiare la risposta, nel darsi cioè alternative, anziché ripetersi in una sorta di copione in cui ci allontaniamo sempre più da noi stessi, minando il nostro benessere, le nostre relazioni, la nostra salute.

Se vuoi conoscerti più a fondo e a scoprire le tue potenzialità e risorse interne ancora sopite, contattami, possiamo trovare il percorso più adatto alle tue richieste.

Non c’è movimento naturale che non sia funzionale

E’ interessante notare come in molti allenamenti o tecniche per migliorare prestazioni fisiche in campo sportivo, atletico e di semplice fitness si faccia sempre più riferimento al concetto di movimento naturale (definizione che peraltro risale agli Anni 20). Sempre di più i programmi di allenamento stanno sostituendo a lunghe serie di esercizi ripetitivi per allenare “parti” (addominali, glutei, braccia ecc.) o per rafforzare/allungare/tonicizzare questi o quei muscoli, movimenti con schemi motori più complessi e completi, che tengono conto dei collegamenti tra una parte e l’altra del corpo nell’eseguire un movimento. Quando un essere umano si muove – corre, salta, nuota, danza, pedala ecc. –  non si muove mai per parti o sezioni – dito, braccio, gamba, piede –  bensì nella sua interezza, anche nel compiere il più piccolo gesto. Isolare una parte è un’operazione artificiale, che in natura non esiste; operazione che noi umani possiamo fare su esigenze specifiche, come ad esempio può capitare a un mimo, a un danzatore, a un suonatore. Ma in natura, come spiegava Moshe Feldenkrais, non c’è il più piccolo movimento senza coinvolgere l’insieme. Non solo: non c’è movimento naturale che non sia funzionale, legato cioè a una funzione. Anche questo sapeva bene Moshe Feldenkrais, il cui Metodo permette di reimparare i “movimenti naturali” della specie umana per migliorare i movimenti della nostra quotidianità, movimenti che erano sempre legati a una funzione, a un obiettivo: girarci per guardare, guardare per orientarci, allungarci per afferrare un oggetto, muovere le dita per tenere il cucchiaio, alzare un braccio in modo da portarci il cibo alla bocca… Le sequenze delle lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento sono sempre legate a funzioni precise e legato alle funzioni è il Metodo stesso. Ecco perché nelle lezioni Feldenkrais non si parla di esercizi: gli esercizi sono un’astrazione dalla realtà, mentre il Metodo è integrato nella vita pratica dell’essere umano e si rivolge al sistema nervoso e al modo di funzionare del cervello, per il quale un movimento isolato e ripetitivo non ha senso. Il senso che gli diamo è un’astrazione mentale, come potrebbe essere “rafforzare il muscolo” o “diminuire il girovita”.  Il nostro sistema nervoso è programmato per rispondere agli stimoli dell’ambiente e permetterci un continuo adattamento in base alle esigenze e ai bisogni individuali e della specie: esplorare, orientarsi, deglutire, respirare, raccogliere, afferrare, porgere, girarsi, fuggire, saltare, cibarsi… Se nel nostro allenamento i movimenti rimandano a una funzione, il sistema nervoso la riconosce in quanto è nel suo programma ed è coerente con il modo di organizzare il sistema muscolo-scheletrico. Riconoscendo la funzione, si attiverà per apprendere e migliorare quanto più possibile il movimento che rimanda ad essa. Ciò vale non solo per l’allenamento, ma anche in caso di terapia o riabilitazione. Lavorando sulla funzione non si tratta più di “allenare” una sezione muscolare, si tratta di allenare il corpo così da “accendere” il cervello, che di fatto organizza e dirige il movimento del corpo. E questo non solo facilita il compito, perché è più gratificante dare un senso a un movimento e quindi si migliora con facilità, ma amplifica anche i risultati, perché i miglioramenti non si limitano alla parte da allenare, ma comprendono la persona in sé, anche dal punto di vista psicologico.

Sull’allenamento con il Metodo Feldenkrais ho scritto la guida Smartfitness, che puoi scaricare gratis dal sito Piuturismo. Se vuoi saperne di più puoi approfondire nella sezione dedicata al programma SmartFitness.

Hai delle richieste particolari per la tua performance? Vuoi migliorare un’abilità? Ci sono dolori che persistono? Contattami per un percorso individuale, puoi lavorare con me anche online.

 

 

 

 

 

Feldenkrais e l’approccio somatico delle emozioni

Le emozioni si manifestano fisicamente, non in modo astratto: ogni emozione corrisponde a un atteggiamento, a una postura, a uno schema di movimento (interno ed esterno), a un’espressione del viso e sono reazioni innescate da processi chimici, un mix di neurotrasmettitori e di aminoacidi che viaggiano nel corpo e che possono essere “accesi” e manifestarsi in segnali fisici. Per questo l’ascolto del corpo può essere un aiuto nel farci prendere coscienza del nostro stato d’animo. Sentire dove e come si localizza e si manifesta un’emozione ci porta a fermarci un momento ad ascoltarci, a riflettere, infine a riconoscere se siamo tristi o arrabbiati e a esprimerlo verbalmente in modo chiaro e assertivo, prima che queste emozioni si scatenino, sovrastandoci. Ricerche scientifiche recenti dimostrano che anche i nostri schemi abituali di movimento – quelli che vanno sotto il nome di postura –  sono connessi con la vita emotiva, come ad esempio spalle curve, fronte aggrottata, occhi spalancati, mandibola serrata. Ormai psicologi, neurologi, neuropsichiatri ecc. sottolineano la connessione tra gli stati mentali/emotivi e le manifestazioni fisiche e si stanno diffondendo discipline che lavorano con tecniche corporee per avere un beneficio a livello psichico, proponendo diversi tipi di esercizi  sulla connessione mente-corpo. In questo panorama il Metodo Feldenkrais si inserisce con una sua originalità, poiché tratta sempre le funzioni umane da una prospettiva somatica.  Non è una tecnica e non propone esercizi. In quanto Metodo, appunto, è da considerarsi più come una sorta di “linguaggio” che si può acquisire per leggere se stessi attraverso il proprio corpo vitale, ossia il corpo in movimento nell’agire quotidiano. Come tutti i linguaggi (o metodi) non è definito, bensì in continua evoluzione: può modificarsi, integrarsi, arricchirsi, evolvere. Ecco perché dal Metodo Feldenkrais sono nati metodi che ne hanno sviluppato i principi, applicandoli a diversi campi di azione. Ricordo Bones for Life di Ruthy Alon oppure ABMethod (Anta Baniel Method) e Jeremy Krauss Method, entrambi specializzati nel lavoro con i bambini ecc. Un Metodo è un Pensiero che si evolve e si arricchisce. Nel Feldenkrais si tratta di una concezione dell’essere umano come sistema unico, integrato, interconnesso tra corpo (ossa, muscoli, organi, pelle), sistema nervoso, ambiente. E’ interessante notare come questa visione sia oggi affermata da uno scienziato come Lamberto Maffei, già direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR e del Laboratorio di Neurobiologia alla Scuola Normale di Pisa. Nel suo libro “Elogio della lentezza”,  descrivendo come si forma il cervello scrive:

“Non c’è nessuna fretta nella costruzione del cervello. Il miracolo di questo processo sta nella formazione delle sinapsi che ben presto sono guidate dagli stimoli che provengono dai recettori sensoriali e cioè dall’ambiente, dove ambiente è tutto, le parole, i suoni, le immagini, le carezze, l’alimentazione e anche le malattie. E’ difficile a questo punto distinguere il cervello dall’ambiente, sono un unico insieme funzionale, il cervello senza l’ambiente dorme e muore e l’ambiente, senza il cervello che lo percepisce, semplicemente per noi non esiste.”

Così scriveva Moshe Feldenkrais, in “Mente e corpo”:

“Una persona è fatta di tre entità: il sistema nervoso, che è il nucleo: il corpo scheletro-muscoli-visceri che è il rivestimento del nucleo; l’ambiente, che è lo spazio, la gravitazione e la società. Fra il nucleo (il sistema nervoso) e il mondo fisico esterno, o anche l’ambiente sociale, vi è una relazione funzionale.”.”

Nella sua visione unitaria, il lavoro proposto dal Metodo Feldenkrais è sul corpo-mente attraverso stimoli sensorimotori (che non esisterebbero senza un ambiente) per creare un dialogo coerente tra le sfere fisica, psichica, emotiva e il mondo con cui si è in relazione nel divenire della vita. Con il risultato che si individuano in modo più chiaro e veloce le proprie emozioni e la mente le può osservare, oggettivare e la persona le può esprimere e manifestare, quelle positive così come quelle negative, in modo più chiaro, assertivo ed efficace per i suoi bisogni e i bisogni degli altri.  Riconoscere ed esprimere le proprie emozioni a volte è difficile e doloroso, trovare una chiarezza di pensiero pure (quante volte ci raccontiamo bugie, cercando alibi a scelte che non ci soddisfano?) e quindi saper leggere velocemente il segnale fisico con cui l’emozione si manifesta è di grande aiuto. Per ottenere questi risultati il Metodo Feldenkrais non indica esercizi da ripetere, tecniche da applicare, correzioni, modelli cui rifarsi. Il modo di sentire le emozioni non può cambiare perché ci si corregge, obbligandosi a tenere le spalle non curvate, la mandibola non serrata ecc. – impresa del resto impossibile e che renderebbe la vita un inferno e un pozzo di frustrazioni. La chiave è: portare attenzione in un’osservazione neutra di noi stessi nel “qui e ora” del nostro perpetuo movimento; che è l’osservazione di che cosa succede e non di come si pensa che sia, con l’interesse focalizzato sul processo e non sull’obiettivo. Eseguire un movimento sottile, piccolo, lento, e osservare come si respira, come si muovono gli occhi, quali ossa sono coinvolte e in quale relazione spaziale sono fra loro e rispetto allo spazio esterno, come si trasmette la forza tra i segmenti dello scheletro e attraverso le articolazioni, ascoltare e sentire quali parti si allontanano quali si avvicinano, in quali direzioni vanno… è un lavoro minuzioso che permette di fare un viaggio anatomico esperienziale, conoscersi nel concreto e in modo individuale, esplorare nuove strade, imparare senza modelli, cambiare, trasformarsi perché è l’intero essere che gioca con se stesso, senza convenzioni, limiti, pregiudizi o giudizi. Un gioco serio (quale gioco non lo è?), perché di fatto stimola il cervello ad apprendere e ri-apprendere, a modificarsi e riadattarsi. Quello che si stimola è la capacità di trovare risposte nuove per una migliore qualità della vita, anziché rimanere bloccati in schemi di risposta automatici, nel movimento fisico così come nel movimento delle emozioni e del pensiero.

Così Feldenkrais, sempre in “Mente e corpo”:

Che cosa sopraggiunge per primo, lo schema motorio o il sentimento? Questo problema ha dato luogo a numerose teorie celebri. Da parte mia, sostengo che essi costituiscono fondamentalmente un’unica funzione. Non possiamo diventare consapevoli di un sentimento prima che sia espresso da una mobilizzazione motoria, perciò non c’è sentimento fino a che non c’è atteggiamento corporeo.”

Corso Feldenkrais per i runner!

Primo corso in Italia di Metodo Feldenkrais per Runner: ogni, ore 19.30,  Spazio Neutro, via Marchesi de Taddei 21, Milano (zona De Angeli).

Di che cosa si tratta? Di un metodo sofisticato, innovativo e unico per migliorare le prestazione psicofisiche attingendo al potenziale del sistema nervoso. Si pratica attraverso semplicissimi e piacevoli movimenti eseguiti in modo da inviare nuove e preziose informazioni al cervello, l’organo da cui dipende il nostro funzionamento. Il motto è: se vuoi un corpo intelligente, allena il cervello non i muscoli.

Il movimento è composto dal sistema nervoso, che è il nostro software, e dall’hardware, che comprende il sistema scheletrico (con funzione di leva in risposta alla forza di gravità) e il sistema muscolare. Il segreto per sentirsi agili e potenti è quello di coordinare questi tre sistemi. E a poco vale correggersi se la corretta organizzazione non è integrata e assimilata nel corpo inteso come sistema vitale. La correzione rimane un pensiero astratto, non incarnato: l’apprendimento attraverso il corpo invece diventa apprendimento organico e integrato nel sistema corpo-mente.

Il Metodo Feldenkrais ti permette di arrivare alla consapevolezza del tuo movimento, ampliare il repertorio di possibilità, migliorare le tue funzioni, ritrovare il movimento naturale per il quale noi esseri umani siamo programmati e che a causa degli stili di vita sbagliati dimentichiamo. Il tutto in modo dolce, piacevole, divertente. Ne gioveranno le tue azioni quotidiane, la tua salute, il tuo stato di benessere, la tua autostima e, ovviamente, le prestazioni sportive.

Il Metodo è stato fondato dal dottor Moshe Feldenkrais (1904 – 1984) a metà del Novecento e le sue intuizioni e scoperte sono oggi convalidate dalle ricerche della neuroscienza che studia il funzionamento del cervello. Sempre più è applicato per il miglioramento delle funzioni umane in ambito artistico, sportivo e terapeutico.

Oggi si stanno riscoprendo i movimenti naturali per migliorare sport e altre preformance, oltre che per stare bene nella propria pelle. Questa riscoperta è qualcosa di ben noto al Metodo Feldenkrais, che ha nei movimenti naturali le proprie radici: le lezioni infatti sono costruite per ripercorrere tutte le tappe dell’evoluzione filogenetica e ontogenetica; le tappe che hai percorso da bambino per pote imparare a girarti, ruotare la testa, sederti, stare in piedi, camminare, correre e fare tutto quello che ti occorre per vivere, nella continua risposta di adattamento all’ambiente. Riesplorando queste tappe con attenzione, auto-osservazione e variazioni focalizzate sul processo anziché sull’obiettivo, trovi il tuo movimento “giusto”, quello che ti fa sentire bene, potente, agile, leggero ed elegante.

Il corso è annuale, a cadenza monosettimanale. Sono previste sessioni all’aperto a Parco Sampione e Monte Stella.

 

Io gioco a Feldenkrais, e tu?

Un giorno dovevo fare una presentazione del Metodo Feldenkrais, che all’ultimo momento è saltata. Quando l’ho saputo, ero ormai quasi arrivata, così ho deciso di continuare fino a destinazione e verificare com’era il posto. Nel momento in cui ho visto che avevo uno spazio tutto per me, mi è venuta voglia di giocare un po’. Mi sono “buttata” sul linoleum e ho lasciato fare al mio corpo, che ormai ha memorizzato le tante sequenze delle lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento. Una lezione, o, meglio, parti di lezioni si concatenavano l’una all’altra, dando forma a una sorta di coreografia improvvisata. Mi stavo divertendo e ho chiesto di riprendermi con il cellulare, ma non avrei mai pensato di utilizzare la ripresa per il pubblico. Invece, a distanza di un anno, ne è nato un video di circa due minuti da bengurion_headstanduna ripresa di 5. E ho deciso di pubblicarlo: niente di professionale, nessun obiettivo particolare, se non quello di mostrare come il Metodo, così difficile da spiegare, così sofisticato e complesso, sia, per chi lo pratica, un modo piacevole, divertente, gioioso di scoprire se stessi nel movimento, in rapporto alla forza di gravità, alle direzioni, alle dinamiche, all’orientamento, nella composizione dei tanti elementi che intervengono nel nostro agire. Mi preme sottolineare che, sebbene sembri una sorta di danza, il video non è espressione di una performance, perché, come diceva il suo fondatore, Moshe Feldenkrais, il Metodo è per rendere “l’impossibile possibile, facile il possibile, piacevole il facile”. La qualità dei movimenti non si raggiunge attraverso sforzi ed esercizi, ma attraverso la consapevolezza, nel rispetto di tempi e limiti. Limiti che si ampliano via via che ci si conosce meglio e si scoprono inaspettate possibilità.

Uno degli aneddoti più famosi nella carriera di Moshe Feldenkrais è quando insegnò a Ben Gurion, primo ministro di Israele, ad andare sulla testa. Gurion era anziano e malato, ma aveva il desiderio di riuscire a mettersi sulla testa. Tutti glielo sconsigliavano, Feldenkrais gli promise che ce l’avrebbe fatta. E così fu. L’episodio è ritratto in una famosa fotografia sulla spiaggia di Tel Aviv.

SmartFitness – Corestability #1

Mobilità, potenza, forza, flessibilità, equilibrio, coordinazione: il video nr. 1 dedicato alla Corestability, fondamentale per qualsiasi sport ma anche per star meglio nella vita quotidiana.

Vuoi migliorare le tue performance con intelligenza? Usa il cervello! E’ il cervello che dice ai muscoli che cosa fare. Il programma Smartfitness ti permette di attingere al tuo potenziale senza usurarti e danneggiarti con sforzi inutili (e stupidi). Perché funziona? Perché utilizza un’autoeducazione attraverso il soma (l’intero organismo formato da corpo, sistema nervoso, ambiente con cui è ininterrottamente in relazione). Le lezioni propongono movimenti che informano il sistema nervoso, permettendogli di ricablarsi e trovare la giusta strada per raggiungere gli obiettivi desiderati. Potremmo chiamarla “ginnastica neuromotoria”. Si basa sul principio della neuroplasticità, il superpotere del cervello, sempre più comprovato dalle ricerche della neuroscienza e dai più grandi scienziati a livello mondiale, come Michael Merzenich, Norman Doidge, Rodolfo Llinas, Mator Gabé, Peter Levine, Antonio Damasio e altri ancora. Pioniere di questa scienza fu Moshe Feldenkrais, l’ingegnere, fisico ed esperto di arti marziali che ha fondato il Metodo Feldenkrais a metà del Novecento. E’ un modo rivoluzionario di intendere il corpo come sistema neuro-muscolo-scheletrico. Contattami per informazioni.