Scoliosi: il punto di vista Feldenkrais

Quando si dice “hai la scoliosi”, “ho la scoliosi” è come dire “ho il braccio destro”, ossia una condizione permanente, mentre invece la scoliosi, nella visione dinamica di un sistema vivente, è un uso di se stessi dettato da un’abitudine neuromuscolare. La scoliosi, dunque, come attitudine: è questo in sintesi il punto di vista del Metodo Feldenkrais. E un’attitudine non è fissata per sempre, si evolve, si modifica… perché la colonna vertebrale non è una struttura inanimata, bensì un sistema vivo, in continuo divenire e parte integrante di un sistema complesso e interconnesso: il sistema neuro-muscolo-scheletrico dell’individuo. Spesso si dimentica che la scoliosi non è un mero “fatto” osseo e/o muscolare della colonna, bensì un’organizzazione dipendente dal sistema nervoso, dal cervello. Il lavoro con il Metodo Feldenkrais è quindi incentrato sulla possibilità di inviare nuove informazioni al cervello affinché possa riorganizzare la spina dorsale vista nel contesto dell’intero sistema psico-somatico. E’ un lavoro educativo e non correttivo. E’ quindi inutile dare indicazioni verbali su come “stare diritti”, “tenersi su” ecc., in quanto sono percepite come indicazioni astratte, che anzi portano la persona a forzare e ad aggravare le tensioni.  L’obiettivo delle lezioni Feldenkrais per la scoliosi, sia le individuali di Integrazione Funzionale sia le collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento,  è principalmente quello di fornire un repertorio più ampio di movimenti della colonna rispetto a quello che invece è diventato come unico possibile (le curve a S della scoliosi), permettendo alla persona di sperimentare e di esplorare nuove direzioni della colonna, e dell’insieme, rendendo la respirazione più libera e più ampia, i movimenti più fluidi e armoniosi. Il Metodo Feldenkrais non lavora “contro” il sistema nervoso, che tende a ripristinare la sua organizzazione quando essa è forzata da manipolazioni, ma “con” il sistema nervoso, coltivando nella persona una maggiore consapevolezza sensoriale, ossia la propriopercezione e la percezione cinestetica. Sarà questa personale e concreta consapevolezza a indurre un’autocorrezione spontanea dell’organizzazione neuromuscolare, frutto di un’autoeducazione.

Il primo passo con un educatore Feldenkrais sarà quello di conoscere le proprie curve e le proprie abitudini: da che parte ci si flette meglio, su quale lato si preferisce dormire, da che lato si  flette o si gira più volentieri la testa, quale braccio si alza di più, da che parte si mastica, come si usano gli occhi, dove c’è più spazio per il respiro ecc. Quando si conoscono le proprie curve, sarà possibile esagerarle un po’, rilasciandole lentamente, così da allentare in modo spontaneo le tensioni croniche. E’ un modo facile e piacevole per permettere al corpo di rilassarsi, senza alcuna forzatura. Una strategia potente è quella definita da Ruthy Alon, allieva diretta di Moshe Feldenkrais, “neurological diplomacy” (diplomazia neurologica), che consiste nel creare intenzionalmente con le parti che si muovono più facilmente le difficoltà che si hanno con le parti corrispondenti dell’altro lato: ad esempio se si alza più facilmente il braccio destro verso il soffitto rispetto al sinistro, si inibisce il movimento con il braccio destro, dopodiché il braccio sinistro migliorerà. E’ una strategia in cui si può utilizzare anche solo la visualizzazione. Un’altra strategia è quella di  rendere uguali i  movimenti dei due lati, riducendo quello della parte più libera (anche questa una sorta di “diplomazia neurologica”). E’ bene inoltre iniziare anche nella quotidianità a sperimentare nuove possibilità, come ad esempio utilizzare la mano non dominante o camminare all’indietro e in diverse direzioni. Fondamentale è l’uso degli occhi, poiché essi hanno un grande effetto sul movimento dell’intero corpo. In caso di scoliosi si potrà notare un uso asimmetrico degli occhi. Per capire anche in questo caso le abitudini si può fare il seguente test: ci si sdraia supini con gli occhi chiusi e sguardo verso il soffitto, per notare se si sta guardando davanti a sé o se invece c’è una preferenza a guardare più a destra o più a sinistra. A quel punto si può provare con la strategia delle “diplomazia neurologica” succitata e creare una difficoltà intenzionale nella direzione più facile. Sono, questi, piccoli esempi di un lavoro di autoeducazione, per conquistare, senza forzature, una maggiore consapevolezza dei propri movimenti, dei limiti e delle possibilità, permettendosi di esplorare nuovi “territori” in modo piacevole, facile, ma decisamente efficace in termini di libertà rispetto alle restrizioni di un’attitudine scoliotica.