Come gestire lo stress: i corsi di Insieme Salute

Grande scoperta, anzi due: lo stress può essere anche una cosa positiva ed è su me stessa che posso agire… inutile aspettarsi che cambino gli altri. Già questo ha cambiato la mia prospettiva.

 

Mi porto a casa strumenti nuovi per scoprire come funziono. Adesso so che posso percorrere strade nuove.

 

Sentirmi, integrarmi per connettermi con me e con il mondo. Con Nadia, Livia e il gruppo ho vissuto ore stimolanti.

Sono alcune delle testimonianze di chi ha partecipato al primo modulo del corso  “Gestire lo stress per prevenire le malattie” che ho tenuto tenuto assieme a Nadia Lattuada nella sede di Insieme Salute, da settembre a novembre 2017, in cinque mattine di sabati alterni. L’approccio mio e di Nadia integra le diverse competenze – educatrice Feldenkrais io, formatrice lei – per affrontare simultaneamente aspetti somatici e psicologici delle risposte allo stress, di fatto indissolubilmente connessi nel loro manifestarsi. L’approccio psiche-soma permette di lavorare con le persone attraverso la comunicazione bidirezionale tra cervello e corpo e stimola un cambio di paradigma nella relazione con se stessi, con l’ascolto e la scoperta di sé, delle proprie abitudini, del modo di relazionarsi.

C’è un legame forte e permanente tra le zone del cervello che regolano il corpo e il corpo stesso (Antonio Damasio, neuroscienziato)

 

Mentre la mente sta vagando, i nostri sistemi sensoriali si spengono e, al contrario, quando ci concentriamo sul qui e ora si indeboliscono i circuiti neurali responsabili del vagare della mente. (Daniel Goleman, psicologo)

Spesso la mente rimugina, valuta, giudica, tenendoci prigionieri di pensieri pesanti, intrappolandoci in ruoli fissi, in frustrazioni di gesti e azioni mancati o di aspettative insoddisfatte. E questo in un circolo vizioso dovuto a reazioni e automatismi che ci chiudono in ruoli che sembrerebbero immodificabili. L’obiettivo del corso è stato quello di svelare la possibilità di uscire da questi automatismi e di fornire strumenti pratici per “allenarsi” a un’osservazione neutra di sé e alla capacità di “tornare a casa”  – rassicurarsi rapidamente nella connessione con se stessi e con la realtà concreta del qui e ora – così da poterla utilizzare anche in momenti di stress. Come si legge nelle parole di chi ha partecipato, lo stress in sé non è negativo, sono l’eccesso e il perdurare nel tempo a essere dannosi: per il nostro benessere, le nostre relazioni e la nostra salute. Il corso è infatti iniziato illustrando i meccanismi fisiologici di risposta allo stress, in quanto la conoscenza di come funzioniamo è il primo passo per capire che cosa ci accade, quanto c’è di naturale e sano in questa risposta e quando invece diventa nociva per la nostra vita. Il tema di questo primo modulo, cui seguiranno altri due tra gennaio e maggio 2017, erano gli stati dell’io secondo l’analisi transazionale, intesi come chiave di lettura delle dinamiche relazionali e che abbiamo trattato dal punto di vista cognitivo con materiale didattico, test, questionari, condivisioni in aula, e dal punto di vista somatico, con lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais. Per poter proseguire il lavoro a casa, le lezioni sono state inviate in forma di audio. Questo approccio teorico-pratico ha permesso alle persone di portare attenzione a se stesse su diversi piani, così da conoscersi sempre più attraverso il doppio binario psiche e soma, riconoscersi e legittimarsi.

Come dimostrano i più recenti risultati della ricerca sul cervello, le esperienze vengono sempre radicate a livello cognitivo, emotivo e fisico contemporaneamente sotto forma di corrispondenti modelli di reazione (pensiero, emozione, corpo) e sono intrinsecamente legati. Pertanto, ogni tentativo successivo di migliorare la capacità umana di gestire e combattere lo stress mediante programmi di perfezionamento a livello cognitivo sarà inesorabilmente destinato a fallire, se non vengono contemporaneamente integrati i livelli emotivo e fisico. Un procedimento rivelatosi particolarmente idoneo a tal fine – essendo già impiegato con successo nella pratica da oltre 10 anni – è il Metodo Feldenkrais. (Prof. Dr. Gerard Huther, neurobiologo e capo del reparto Neurobiologische Grundlagenforschung della Clinica psichiatrica dell’Università di Gottinga)

I diversi moduli del corso sono stati strutturati in modo da essere indipendenti. Le iscrizioni per il secondo modulo sono aperte , con tema “Agire l’assertività per gestire lo stress”, che inizierà sabato 13 gennaio e si concluderà sabato 3 marzo, con cinque incontri di tre ore ciascuno (dalle 9.45 alle 12.45) a sabati alterni. Iscrizioni presso Insieme Salute, via San Gimignano 30 -32, Milano, tel. 02 – 37052067. Il costo è di 100 euro per l’intero modulo. Per chi volesse maggiori informazioni prima di iscriversi, può contattarmi.

 

 

 

Feldenkrais, l’allenamento del cervello

Il cervello è costruito, per sua natura, per cambiare se stesso

Così il noto neuroscienziato Michael Merzenich. Questa qualità del cervello si chiama neuroplasticità. A ciò si aggiunga che

I neuroni che si accendono assieme, si legano, neurons which fire together wire together (Norman Doidge, “Le guarigioni del cervello”)

Questi due presupposti sono un vero “tesoro” da cui l’essere umano può attingere per il proprio benessere, perché ci dice che non siamo “fissati” una volta per tutte, ma che possiamo cambiare e migliorare le nostre funzioni, anche in caso di malattie, incidenti, limitazioni di diversa natura. Un’ottima notizia in termini di qualità della vita. Ci sono sempre più studi, ricerche e testimonianze (si veda lo stesso libro di Doidge) di come il cervello riesca a recuperare funzioni grazie alla sua plasticità, se ovviamente essa viene stimolata in modo corretto (un esempio eclatante in cui è stato usato il Metodo Feldenkrais è la storia di Elizabeth, “Nata senza una parte del cervello“). Per attingere a questo potenziale il cervello deve essere “allenato”, altrimenti non solo non si creano percorsi neuronali nuovi, ma si perdono anche quelli non utilizzati. Sempre in Doidge leggiamo che:

la neuroplasticità o la si usa o la si perde, (use it or loose it).

Ecco perché oggi il Metodo Feldenkrais, fondato a metà Novecento, si rivela all’avanguardia e proiettato al futuro. La fiducia che il suo fondatore aveva nel potenziale umano si rivela ben riposta, il punto sta nel risvegliarla e il Metodo è uno degli approcci in grado di farlo. Esso infatti si basa sul linguaggio del cervello, che è il movimento, e utilizza questo linguaggio – il movimento – per stimolare un apprendimento continuo, ossia nuovi percorsi neuronali. Con movimento non si intende il gesto in sé, ma il processo che lo forma, includendo in un insieme sensazione, emozione, pensiero, azione. Il punto infatti non è quello di imparare a eseguire i movimenti, ma di imparare ad apprenderli nel loro farsi, osservando e sperimentando un processo sempre migliorabile. E’ come una meditazione: si elimina la finalità del gesto, benché esso abbia un obiettivo, per rimanere nel processo, nel “momento per momento”, senza giudizio, aperti a più soluzioni e modalità, quindi a strade sempre nuove. Fissarsi sull’obiettivo fa perdere l’attenzione su un ricca fonte di informazioni che arrivano durante il processo. Noi non possiamo sapere in anticipo la strada che ci permetterà di realizzare gli obiettivi futuri, possiamo costruirla soltanto in ogni nostro “passo” . Rimanere nel processo significa avere obiettivi flessibili. La compulsione verso l’obiettivo programmato (nei tempi e nei modi) limita la nostra capacità di risolvere i problemi, perché ci rende poco sensibili e attenti, tenendoci in ansia e facendoci cadere facilmente in uno stato di frustrazione e di fallimento se il nostro obiettivo si allontana, se si frappongono ostacoli. Dirigere l’attenzione su obiettivi flessibili ci fa invece giungere a quello finale in modo più consapevole… tanto che potremmo addirittura accorgerci di volerlo cambiare, perché magari non ci interessa più. E’ la differenza tra essere chiusi e rigidi o aperti e flessibili ed è quanto richiesto nelle lezioni Feldenkrais per un apprendimento autentico, che viene dalla nostra esperienza e dalla nostra capacità di trovare soluzioni, anche attraverso errori e tentativi. Questo apprendimento mantiene il cervello attivo, “acceso”, attingendo alla sua plasticità per trarne vantaggio in termini di benessere psicofisico. Fondamentale a questo punto elencare i principi che permettono questo stato di “on” del cervello, fuori dagli automatismi che lo addormentano. Sono i principi che trasformano il movimento in strumento prezioso per ricablare il cervello.

1. L’attenzione

“Il movimento è vita, senza movimento non c’è vita” (Moshe Feldenkrais),

“niente accade fino a quando qualcosa non si muove” (Einstein).

Il movimento è il linguaggio del cervello, lo aiuta a crescere e a formarsi; al tempo stesso il cervello è l’organizzatore del movimento (un cervello senza corpo non potrebbe pensare. Il movimento è essenziale per mantenerci in salute (si pensi ai danni da vita sedentaria), ma non basta. Il movimento automatico non innesca nessun cambiamento, rafforza semplicemente i modelli già acquisiti (le cosiddette abitudini neuromotorie). Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che nell’automatismo non si registrano cambiamenti significativi nell’attività neuronale. Mentre invece se ci muoviamo con attenzione a ciò che sentiamo mentre ci muoviamo, si formano nuove connessioni sinaptiche: il cervello si accende con billioni di nuove connessioni neuronali, quelle che servono per l’apprendimento di nuove risposte di adattamento (nuovi percorsi neuronali).

2. La lentezza

Quando ti muovi in velocità puoi fare soltanto ciò che sai fare (Moshe Feldenkrais),

mentre se rallenti dai la possibilità al cervello di porre attenzione e osservare, quindi conoscere quello che fai realmente per poter scegliere con maggiore libertà:

Se sai quello che fai, puoi fare quello che vuoi (Moshe Feldenkrais).

La lentezza è il presupposto per uscire dagli automatismi nel modo di agire, di pensare, di parlare, di interagire. Permette di entrare a un livello più profondo della nostra vita, meno reattivo e meno automatico. Il pensiero lento (attivato nella corteccia cerebrale) è quello che ci caratterizza come esseri umani, quello della riflessione, dell’introspezione (interessante a tale proposito la lettura de “L’elogio della lentezza” di Lamberto Maffei, professore di neurobiologia alla Normale di Pisa).

3. Le differenze

Il sistema nervoso impara se può percepire le differenze, ma per sentirle ha bisogno che lo stimolo si abbassi. Proprio l’opposto a cui siamo abituati, nella richiesta continua di sforzarci di più per ottenere risultati (nelle attività fisiche così come in quelle intellettuali). Invece per superare il dolore e la limitazione un cervello ha bisogno di diminuire gli stimoli- E’ come abbassare il rumore in una stanza per sentire i suoni più sottili. La legge fisica di Weber-Fechner, utilizata da Moshe Feldenkrais nel suo metodo, descrive come abbassando lo stimolo si aumenta la sensibilità e si potenzia l’abilità del cervello di percepire le più piccole differenze e apprendere nuove risposte grazie a nuovi percorsi neuronali.

4. Le variazioni

Sono quelle che ci risparmiano dalla noia, fornendo carburante al cervello grazie alla ricchezza di stimoli e di informazioni. Il cervello si nutre di variazioni, tutto ciò che è ripetitivo non lo allena. Le variazioni inoltre ci salvano dalla rigidità, dal percorrere sempre le stesse strade scivolando in una vita con “il pilota automatico”. Le variazioni stimolano la curiosità, sale della vita e origine della creatività, ci permettono di giocare e di risvegliare i nostri sensi, sentirci più vitali e di aprirci a nuove idee.

Questi quattro principi, riconducibili a un movimento eseguito con attenzione, senza sforzo, a una velocità che ci permette di osservarci e percepire differenze tra le diverse modalità, oltre che giocato sulle variazioni per tenere deste curiosità ed entusiasmo, rappresentano il tipo di  movimento eseguito durante le lezioni Feldenkrais che si riflette in un atteggiamento – un modus vivendi – nel nostro quotidiano; per una vita piena, ricca di stimoli e di gratificazione anche nei gesti più semplici che non diventano mai banali. I nostri sensi sono aperti e ricettivi, ci sentiamo pienamente vitali e agiamo con entusiasmo, trasmettendolo a chi ci sta vicino. La vita si arricchisce di significato e ci sentiamo liberi di legittimare i nostri sogni, la nostra immaginazione, la configurazione di nuove possibilità. Pensiamo, sentiamo, sperimentiamo in ogni momento, tenendo desto il cervello, facendo circolare la nostra energia in un flusso. Anche le emozioni fluiscono, non si inceppano nelle tensioni muscolari. Si formano, ma possono sciogliersi con più facilità. E’ una trasformazione personale, attivata dal nucleo vitale che è il nostro sistema nervoso. Nessun altro metodo a oggi lavora con il movimento in questi termini come lo fa il Metodo Feldenkrais.

Feldenkrais: legittimare le proprie emozioni

Si sa che il cervello controlla il corpo, ma non sempre si è consci di come il corpo stesso condizioni il cervello. L’attività cerebrale è in costante movimento in base a quello che fa il corpo, nel suo compito di interpretare e di mettere ordine nel disordine. Questa attività ci permette di attivare un processo di biofeedback: modificare le funzioni cerebrali portando la nostra attenzione ai messaggi provenienti dal corpo, come il respiro, la frequenza cardiaca, le tensioni muscolari ecc. Il cervello registra i segnali fisici e li rielabora continuamente, ma in genere non ne siamo consapevoli. Portare attenzione significa prendere coscienza di questo processo, osservarlo, conoscerlo, per conoscere meglio noi stessi e il nostro modo di relazionarci all’Altro.

Il ritardo fra pensiero e azione è la base per la consapevolezza (Moshe Feldenkrais).

I motivi dei segnali fisici possono essere i più vari: ad esempio se aumenta la sudorazione, potrebbe essere per il caldo oppure perché stiamo per varcare la porta di una stanza in cui dovremo sostenere un colloquio di lavoro… ogni segnale comunque ci avverte che sta accadendo qualcosa di importante per noi e se impariamo a percepire questi messaggi velocemente, osservarli, analizzarli e interpretarli, allora saremo facilitati a individuare e a riconoscere i nostri bisogni e ad agire anziché reagire, grazie all’attivazione di un osservatore neutro. Facciamo un esempio: se il mio stomaco si chiude durante uno scambio verbale potrebbe dirmi che in quello scambio c’è qualcosa che non “mi va giù” e forse riesco a interromperlo prima che diventi insopportabile: ho attivato l’osservatore e posso permettermi di scegliere. Non è facile, ma qualunque cosa accada, anche scoppiasse un litigio, l’abitudine a portare attenzione a noi stessi (ai segnali fisici) ci può aiutare in qualsiasi momento a rientrare in uno stato di osservazione, così da individuare il nostro bisogno emozionale, riconoscendo anche quello dell’altro. Ci dà inoltre la possibilità di dar voce alle emozioni, senza che si annidino dentro di noi, provocando tensioni muscolari, stress, dolori cronici. In questo dialogo tra corpo e cervello il Metodo Feldenkrais ha una funzione di “facilitatore”, poiché durante le lezioni collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento o le sedute individuali di Integrazione Funzionale ci abitua a osservare le nostre sensazioni fisiche interne e in relazione all’ambiente, a conoscere le nostre abitudini di risposta e a esplorarne di nuove. Diventiamo più flessibili e meno automatici nelle nostre risposte agli stimoli ambientali. Diventando più attenti a noi stessi, ci accorgiamo più facilmente dei più piccoli cambiamenti fisici, specchio del nostro stato emotivo e psicologico.

Quello che mi interessa non sono corpi flessibili, ma menti flessibili (Moshe Feldenkrais)

 Molto spesso le nostre scelte di comportamento sono dettate dalle abitudini, dalle convenzioni, dall’educazione, dalla paura del giudizio e questo ci porta a non ascoltare e a non riconoscere i nostri bisogni, come se non fossero legittimi, ma questo provoca la malattia. Il riconoscerli in modo neutro ci aiuta a legittimarli e a esprimerli, senza giudizio per noi e, di conseguenza, senza giudizio per gli altri e questo è un modo sano per relazionarsi, fatto di chiarezza, onestà e autenticità che ci fa stare bene con noi stessi e con gli altri: impariamo a dire sì con generosità ma sappiamo dire no con semplicità, noncuranti dell’opinione altrui. Nella mia esperienza di insegnante Feldenkrais è molto bello vedere come cambia la percezione che le persone hanno di se stesse e come cresce la loro autostima. Se all’inizio tendono a giudicarsi e a dare una valutazione sul loro modo di muoversi, preoccupate di “fare giusto” o “fare bene”, via via che procedono con le lezioni diventano più attente a come si sentono e non si sforzano più, rispettano se stesse, godendosi il movimento, cercando e provando piacere, sostituendo lo sforzo con la curiosità. Non sentono più il dovere di fare un movimento secondo un’idea o un modello preesistente, ma giocano con le diverse possibilità. Si conoscono di più e quindi si accorgono immediatamente delle tensioni muscolari e delle scomodità, prima durante le lezioni e poi nella vita quotidiana e raccontano queste scoperte con soddisfazione: “prima non me ne accorgevo”, dicono. Iniziano, cioè, a trasferire nella vita pratica l’esperienza che fanno a lezione, che è poi l’obiettivo del Metodo Feldenkrais: uscire dall’autocostrizione, così come dalla costrizione altrui, per essere se stessi e piacersi così come si è.

Se hai esigenze specifiche, contattami, possiamo lavorare anche online.

Il tempo del cuore

Gli stili di vita odierni ci hanno rubato il tempo per noi stessi, che spesso è un tempo da condividere con gli altri: le attenzioni, le gentilezze, le coccole, le carezze, gli sguardi, il gioco, l’ironia, l’osservazione, l’ascolto… il tempo, come ho letto in n bellissimo libro che consiglio, “Momo” di Michael Ende, sta nel nostro cuore. Se lo perdiamo, siamo perduti in un vortice che ci succhia la vita e la vitalità. Il tempo del cuore è un tempo interiore, non significa mancare di efficienza, non adempiere agli impegni; significa trovare il proprio ritmo, saper lasciare andare, saper dire no, saper riconoscere che è troppo per noi e, in ultimo, uscire da quello che definisco “delirio di onnipotenza” che spesso ci assale: voler arrivare dappertutto, volersi sentire bravi ed efficienti e cercare di avere tutto sotto controllo (perché solo noi lo sappiamo fare bene!). Al di là delle effettive richieste che impegnano molto del nostro tempo, possiamo e dobbiamo ammettere che a volte (o spesso) la sensazione di essere in un frullatore è il risultato di un nostro atteggiamento. Per rallentare il ritmo interiore, senza venir meno ai doveri, basta non innescare il pilota automatico e portare attenzione a quello che si fa, a come lo si fa, a che cosa si prova mentre lo si fa, introducendo variazioni… e tutto cambia, perché come per magia il tempo interiore si dilata, si delinea, si definisce: ci i rispetta di più, si prova più piacere in ciò che si fa, si dà senso ai gesti del quotidiano che diventano unici e mai scontati, si vince la noia della routine, si allena il cervello a rimanere attivo e giovane! Qualche esempio pratico: i lavori domestici, tanto odiati, possono diventare un’opportunità meditativa e, perché no, di fitness. Se ad esempio sono attenta a come lavo i vetri, posso sentire il mio movimento, introdurre delle variazioni nel respiro, nel passaggio di peso da una gamba all’altra, nell’uso delle mani ecc. E se ascolto della musica posso anche variare il ritmo e creare una danza. In coda in posta o alla cassa? Posso anche qui giocare con il mio peso e il mio equilibrio. Se invece sono in auto nel traffico, anziché innervosirmi e insultare tutti quelli che considero incapaci di guidare, posso portare l’attenzione al mio stato interiore, al respiro, al modo in cui sono seduta/o e fare piccole pressioni con la colonna vertebrale sul sedile, muovere gli ischi, contare i denti con la lingua, ma anche pensare a qualcuno, immaginare, progettare, sognare… i piccoli giochi fisici che ho citato provengono tutti dalle lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais. Sono le lezioni di gruppo che insegno a Milano e provincia e anche online per chi vive lontano e vuole lavorare con me o non trova un insegnante Feldenkrais nella sua zona. Il vantaggio di queste lezioni è che sono tutte integrate e integrabili con le azioni e i gesti quotidiani. Sono pensate proprio per migliorare questi gesti e ci abituano a porre attenzione a come li eseguiamo, attraverso la lentezza e la riduzione del movimento. Piccolo e lento è il segreto del Metodo Feldenkrais per permettere di osservarsi, sentirsi, conoscersi, riconoscere le proprie abitudini, a cui si aggiunge la strategia della variazione, così da scoprire e imparare nuovi  modi di fare le cose, uscire dalla noia della routine, guadagnando in efficienza, benessere, salute, piacere e… velocità. Sì, perché quando il movimento è più funzionale ed economico si riesce a essere molto rapidi e veloci se necessario, senza affaticarsi e senza diventare frettolosi e ansiosi. Nel piccolo, lento e ricco di variazioni si inserisce l’attenzione, che è la chiave del cuore. Senza attenzione non ci può essere l’incontro degli sguardi, non ci possono essere i sorrisi, gli scambi di piacere, la gentilezza.

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Feldenkrais e l’approccio somatico delle emozioni

Le emozioni si manifestano fisicamente, non in modo astratto: ogni emozione corrisponde a un atteggiamento, a una postura, a uno schema di movimento (interno ed esterno), a un’espressione del viso e sono reazioni innescate da processi chimici, un mix di neurotrasmettitori e di aminoacidi che viaggiano nel corpo e che possono essere “accesi” e manifestarsi in segnali fisici. Per questo l’ascolto del corpo può essere un aiuto nel farci prendere coscienza del nostro stato d’animo. Sentire dove e come si localizza e si manifesta un’emozione ci porta a fermarci un momento ad ascoltarci, a riflettere, infine a riconoscere se siamo tristi o arrabbiati e a esprimerlo verbalmente in modo chiaro e assertivo, prima che queste emozioni si scatenino, sovrastandoci. Ricerche scientifiche recenti dimostrano che anche i nostri schemi abituali di movimento – quelli che vanno sotto il nome di postura –  sono connessi con la vita emotiva, come ad esempio spalle curve, fronte aggrottata, occhi spalancati, mandibola serrata. Ormai psicologi, neurologi, neuropsichiatri ecc. sottolineano la connessione tra gli stati mentali/emotivi e le manifestazioni fisiche e si stanno diffondendo discipline che lavorano con tecniche corporee per avere un beneficio a livello psichico, proponendo diversi tipi di esercizi  sulla connessione mente-corpo. In questo panorama il Metodo Feldenkrais si inserisce con una sua originalità, poiché tratta sempre le funzioni umane da una prospettiva somatica.  Non è una tecnica e non propone esercizi. In quanto Metodo, appunto, è da considerarsi più come una sorta di “linguaggio” che si può acquisire per leggere se stessi attraverso il proprio corpo vitale, ossia il corpo in movimento nell’agire quotidiano. Come tutti i linguaggi (o metodi) non è definito, bensì in continua evoluzione: può modificarsi, integrarsi, arricchirsi, evolvere. Ecco perché dal Metodo Feldenkrais sono nati metodi che ne hanno sviluppato i principi, applicandoli a diversi campi di azione. Ricordo Bones for Life di Ruthy Alon oppure ABMethod (Anta Baniel Method) e Jeremy Krauss Method, entrambi specializzati nel lavoro con i bambini ecc. Un Metodo è un Pensiero che si evolve e si arricchisce. Nel Feldenkrais si tratta di una concezione dell’essere umano come sistema unico, integrato, interconnesso tra corpo (ossa, muscoli, organi, pelle), sistema nervoso, ambiente. E’ interessante notare come questa visione sia oggi affermata da uno scienziato come Lamberto Maffei, già direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR e del Laboratorio di Neurobiologia alla Scuola Normale di Pisa. Nel suo libro “Elogio della lentezza”,  descrivendo come si forma il cervello scrive:

“Non c’è nessuna fretta nella costruzione del cervello. Il miracolo di questo processo sta nella formazione delle sinapsi che ben presto sono guidate dagli stimoli che provengono dai recettori sensoriali e cioè dall’ambiente, dove ambiente è tutto, le parole, i suoni, le immagini, le carezze, l’alimentazione e anche le malattie. E’ difficile a questo punto distinguere il cervello dall’ambiente, sono un unico insieme funzionale, il cervello senza l’ambiente dorme e muore e l’ambiente, senza il cervello che lo percepisce, semplicemente per noi non esiste.”

Così scriveva Moshe Feldenkrais, in “Mente e corpo”:

“Una persona è fatta di tre entità: il sistema nervoso, che è il nucleo: il corpo scheletro-muscoli-visceri che è il rivestimento del nucleo; l’ambiente, che è lo spazio, la gravitazione e la società. Fra il nucleo (il sistema nervoso) e il mondo fisico esterno, o anche l’ambiente sociale, vi è una relazione funzionale.”.”

Nella sua visione unitaria, il lavoro proposto dal Metodo Feldenkrais è sul corpo-mente attraverso stimoli sensorimotori (che non esisterebbero senza un ambiente) per creare un dialogo coerente tra le sfere fisica, psichica, emotiva e il mondo con cui si è in relazione nel divenire della vita. Con il risultato che si individuano in modo più chiaro e veloce le proprie emozioni e la mente le può osservare, oggettivare e la persona le può esprimere e manifestare, quelle positive così come quelle negative, in modo più chiaro, assertivo ed efficace per i suoi bisogni e i bisogni degli altri.  Riconoscere ed esprimere le proprie emozioni a volte è difficile e doloroso, trovare una chiarezza di pensiero pure (quante volte ci raccontiamo bugie, cercando alibi a scelte che non ci soddisfano?) e quindi saper leggere velocemente il segnale fisico con cui l’emozione si manifesta è di grande aiuto. Per ottenere questi risultati il Metodo Feldenkrais non indica esercizi da ripetere, tecniche da applicare, correzioni, modelli cui rifarsi. Il modo di sentire le emozioni non può cambiare perché ci si corregge, obbligandosi a tenere le spalle non curvate, la mandibola non serrata ecc. – impresa del resto impossibile e che renderebbe la vita un inferno e un pozzo di frustrazioni. La chiave è: portare attenzione in un’osservazione neutra di noi stessi nel “qui e ora” del nostro perpetuo movimento; che è l’osservazione di che cosa succede e non di come si pensa che sia, con l’interesse focalizzato sul processo e non sull’obiettivo. Eseguire un movimento sottile, piccolo, lento, e osservare come si respira, come si muovono gli occhi, quali ossa sono coinvolte e in quale relazione spaziale sono fra loro e rispetto allo spazio esterno, come si trasmette la forza tra i segmenti dello scheletro e attraverso le articolazioni, ascoltare e sentire quali parti si allontanano quali si avvicinano, in quali direzioni vanno… è un lavoro minuzioso che permette di fare un viaggio anatomico esperienziale, conoscersi nel concreto e in modo individuale, esplorare nuove strade, imparare senza modelli, cambiare, trasformarsi perché è l’intero essere che gioca con se stesso, senza convenzioni, limiti, pregiudizi o giudizi. Un gioco serio (quale gioco non lo è?), perché di fatto stimola il cervello ad apprendere e ri-apprendere, a modificarsi e riadattarsi. Quello che si stimola è la capacità di trovare risposte nuove per una migliore qualità della vita, anziché rimanere bloccati in schemi di risposta automatici, nel movimento fisico così come nel movimento delle emozioni e del pensiero.

Così Feldenkrais, sempre in “Mente e corpo”:

Che cosa sopraggiunge per primo, lo schema motorio o il sentimento? Questo problema ha dato luogo a numerose teorie celebri. Da parte mia, sostengo che essi costituiscono fondamentalmente un’unica funzione. Non possiamo diventare consapevoli di un sentimento prima che sia espresso da una mobilizzazione motoria, perciò non c’è sentimento fino a che non c’è atteggiamento corporeo.”

Feldenkrais e la strategia delle variazioni

Perché in una lezione di gruppo (Consapevolezza Attraverso il Movimento), così come in una seduta individuale (Integrazione Funzionale) del Metodo Feldenkrais si viene invitati a movimenti inusuali? Ossia in combinazioni diverse dalle abitudini? Ad esempio muovere prima occhi e testa nella stessa direzione e poi in direzioni opposte oppure intrecciare le dita delle mani o dei piedi nel modo abituale e poi scalando le dita così da provare un nuovo intreccio; e ancora, vincolare la testa per muoversi attorno ad essa come perno oppure cambiare il respiro, il ritmo, la velocità, fino a sperimentazioni più complesse, in cui ci si trova in originali orientamenti e configurazioni di braccia e gambe rispetto al tronco o al bacino. Una cosa è certa: la non familiarità accende la nostra curiosità, ci allontana dall’obiettivo del movimento, incollando la nostra attenzione sul processo, dandoci la possibilità di esplorare e conoscere il modo abituale di muoverci, riconoscerne i limiti, gli sforzi inutili e tutto il non necessario a compierla e che anzi la ostacola. Ma ha anche il pregio di creare variazioni, che sono utili al cervello per l’apprendimento. Per ottenere il corretto uso della muscolatura occorrono le necessarie connessioni cerebrali e per ottenere queste connessioni occorrono strategie specifiche, una della quali è la varietà di esperienze. Se rimaniamo nel conosciuto percorriamo, anche a livello neuronale, le stesse strade. Se esploriamo modi diversi ne apriamo di nuove. Il movimento abituale non invia nuove informazioni al cervello. Nel movimento abituale si agisce in automatico. Il che è molto utile: pensa se dovessi ogni volta reimparare a guidare l’auto, ripercorrendo tutto il processo dell’azione! L’abitudine è dunque utile, ma può allo stesso tempo diventare un limite all’apprendimento e al miglioramento di una funzione. Se vuoi trovare il modo più efficace di compiere un’azione, hai bisogno di creare nuovi stimoli sensorimotori che vengono elaborati dal cervello con nuove connessioni neuronali. Si attinge così alla neuroplasticità – la modificabilità del cervello – che in altre occasioni ho chiamato il superpotere dell’essere umano. Quando si stimolano nuovi percorsi neuronali si creano e poi si rafforzano nuove strade, secondo la legge detta dagli neuroscienziati neurons which fire together wire together. E’ per questo che nel Metodo Feldenkrais non esiste il concetto di esercizio inteso come ripetizione automatica. Se vogliamo parlare di esercizio, questo va inteso sempre come un’esplorazione con l’attenzione che si sposta sulle diverse componenti dell’azione, variandole. Il movimento, infatti, nel Metodo Feldenkrais non è mai eseguito per il movimento fine a se stesso, bensì per produrre un miglioramento nel sistema nervoso, cabina di comando del movimento.

Le variazioni sono alla base del programma SmartFitness che ho elaborato per migliorare le prestazioni artistiche e sportive.

Feldenkrais fit per migliorare lo squat con SmartFitness

Nel programma SmatFitness, l’allenamento neuromotorio del Metodo Feldenkrais, lo squat è inteso nella sua integrità con tutto il corpo, come funzione e non come esercizio isolato. Questo perché il cervello non  registra muscoli o parti isolate, registra sistemi, e poiché il movimento è dettato dal cervello, per migliorare il primo è necessario parlare al secondo affinché esso possa riorganizzare il movimento nel modo più efficace possibile. Nel video ti mostro alcune variazioni dal programma SmartFitness per migliorare lo squat come movimento integrato. E’ un estratto da lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento che ovviamente richiedono tempi diversi.

Respirare per allargare gli spazi

Il respiro non soltanto è il primo movimento vitale, è anche la fonte e la prova del nostro benessere, in quanto è il primo elemento che si modifica se non siamo sereni, se non rispettiamo i nostri ritmi. Il respiro è anche legato al modo in cui ci muoviamo: prova a compiere un qualsiasi gesto bloccando il respiro e vedi che effetto ha sulla qualità del tuo movimento. Se il respiro è corto, frenato e non in armonia con i tuoi movimenti, questi saranno limitati e poco armoniosi. Il modo in cui ci muoviamo e le posture che assumiamo denotano quindi il nostro modo di respirare. Lavorare sul respiro è fondamentale per la nostra salute, fisica, psichica, emotiva. Ma lavorare sul respiro non è sempre semplice: per chi non è abituato ad ascoltarsi e non ha una chiara immagine di sé – di come si muove lo scheletro attraverso il movimento del respiro – non è così immediato. Ci vuole tempo. E a poco servono le tecniche del respiro senza una consapevolezza di come funzioniamo. Con consapevolezza intendo esperienza di sé nell’auto-osservazione, l’unica che ti permette una conoscenza concreta e individuale, quindi reale. Altrimenti anche la più efficace tecnica di respiro che ti possono insegnare può servire a poco, poiché rimane sempre qualcosa di esterno che ti hanno cucito addosso. Con il Metodo Feldenkrais non insegno una tecnica di respiro, ti conduco a osservare e a conoscere il tuo modo di respirare, ti propongo altre strade e nuove possibilità, affinché il tuo sistema nervoso accolga quelle più funzionali e più giuste per la tua organizzazione muscolo-scheletrica. Non solo, il Metodo Feldenkrais non è mai avulso dal movimento, dalla concretezza di questo movimento nella vita quotidiana e quindi esplori le possibilità del respiro nel movimento, perché è a questo che il respiro ti serve: a vivere la vita di tutti i giorni, a muoverti con più agio anziché boicottare inconsapevolmente le tue azioni, a essere più in contatto con te stesso per pensare con maggiore chiarezza e ascoltare le tue emozioni, sapendo che, proprio per l’interazione corpo-cervello, attraverso il respiro puoi guidarle e controllarle meglio. Perché sei un’unità e in questa unità basta modificare un elemento che si modifica tutto il resto.

In questa lezione audio ti propongo un’esplorazione sul respiro connessa alle relazioni spaziali interne, ossia fra le varie parti dello scheletro, e alla relazione con lo spazio esterno, la tua presenza nell’ambiente.

Metodo Feldenkrais per la sclerosi multipla

“La sclerosi multipla (SM) ha lasciato il suo segno indelebile nella mia famiglia. A mio zio paterno, Benjamin, fu diagnosticata la SM, di cui morì  nel 1930. Negli anni ’50, la malattia ha preso mio padre due settimane dopo il mio quarto compleanno. Nel 1986, ha segnato la vita di mia sorella, Susan. La mia famiglia è stata impegnata con l’associazione Sclerosi Multipla dal tempo in cui ho ricordi. Ancora ragazzino, mio ​​fratello Eli andava di casa in casa con la scatola di raccolta per l’associazione. Da bambina, assieme ai miei amici, ci facevamo pagare per i nostri spettacoli nel cortile e donavamo il ricavato. A tuttoggi io e mio fratello rimangono impegnati. Scrivo e parlo di SM a chiunque voglia ascoltare. Assieme alle mie figlie ho partecipato alla marcia per la SM ogni anno da quando sono nate. Quando ero una giovane fisioterapista, nel 1976, ho iniziato la prima classe per i pazienti affetti da SM presso la UCLA. Nel 1991 sono diventata un’insegnante del Metodo Feldenkrais® e ho insegnato classi di Consapevolezza Attraverso il Movimento® con il sostegno dell’associazione dedicata alla SM.
Come può il Metodo Feldenkrais® dare benefici alle persone con SM?
Il Metodo Feldenkrais esplora come il cervello e il nostro sistema nervoso possano cambiare. La sclerosi multipla è una malattia che colpisce il cervello e il sistema nervoso. Ecco perché secondo me il Metodo Feldenkrais è utile a chi è affetto da sclerosi multipla: dal momento che sappiamo che la SM può colpire qualsiasi parte del sistema nervoso rivestito di mielina (la copertura “isolante” dei nervi), qualsiasi approccio che voglia aumentare le funzioni deve deve coinvolgere l’intera persona. Questo rende il Metodo Feldenkrais una buona partita; non solo perché collega una parte del corpo alle altre, ma anche perché comporta poco o nessun stress, uso di energia, dolore o sudore. E può abbassare la temperatura di un corpo surriscaldato rilassando il meccanismo di “lotta o fuga”.
Ci sono quattro tipi principali di SM; recidivante-remittente, secondaria progressiva, primaria progressiva e recidivante progressiva. Anche se ci sono fattori comuni tra le persone con SM, ognuno è un individuo. A seconda del tipo di SM che una persona ha, i sintomi possono variare notevolmente da un giorno all’altro. Dal momento che il Metodo Feldenkrais lavora sulla consapevolezza, su come raggiungerla e come utilizzarla ogni persona impara a regolarsi con se stessa, trovando le proprie strategie per il cambiamento. Inoltra la combinazione di consapevolezza e flessibilità è molto potente nella lotta contro gli effetti di questa malattia. Il fatto di utilizzare i muscoli per muoversi piuttosto che come supporto antigravitazionale migliora la gamma di movimento e aiuta ad avere più energia. Inoltre imparare a iniziare il movimento dai grandi muscoli che si trovano al centro del corpo consente una distribuzione migliore del lavoro, permettendo di conservare energia e forza, che rappresentano due grandi preoccupazioni per pazienti con SM. Inoltre questi elementi permettono di mantenere la flessibilità delle articolazioni e dei muscoli, fattori importanti per camminare e per svolgere le azioni quotidiane. Tutti noi abbiamo un enorme potenziale per l’apprendimento, non importa quale sia la nostra capacità fisica in quel dato momento. Imparare la consapevolezza, la flessibilità e il cambiamento migliora le funzioni.

Andiamo più nello specifico!
La maggior parte delle persone non pensano a quello che fanno o come si muovono fino a quando non si trovano in difficoltà. Se rallentiamo e prestiamo attenzione a come ci muoviamo e a che cosa facciamo, siamo in grado di affinare i nostri movimenti e le nostre azioni. Come Moshe Feldenkrais scrisse: “Se non sai quello che stai facendo, nonpuoi fare quello che vuoi.” Questo è esattamente ciò che impariamo quando pratichiamo il Metodo Feldenkrais. Se avete la SM o se conoscete qualcuno che ne soffre (ci sono circa 200.000 persone negli Stati Uniti e 2,5 milioni in tutto il mondo) allora conoscete alcuni dei sintomi debilitanti. Poiché i sintomi sono così vari, quando si lavora con questa malattia, si deve avere una chiara comprensione della natura intreccciata del cervello e del corpo. Non si può “correggere” una parte senza influenzare le altre. Non possiamo cambiare il modo di camminare, se non lavoriamo sulla respirazione o senza sapere dove siamo nello spazio

CAMMINARE
Camminare è il motivo principale per cui le persone con SM vengono da me. Comincio esplorando la consapevolezza del mio cliente rispetto allo parti del corpo nello spazio. Nel linguaggio medico, questo si chiama cinestesi/propriocezione. Propongo lor una serie di sequenze di movimenti, sia attraverso le indicazioni verbali, sia o attraverso il tocco. Questi movimenti molto facili e dolci permettono all’allievo di rilassarsi; è solo quando siamo rilassati che possiamo esplorare il movimento! Gli allievi spesso scoprono schemi di movimento che li frenano. Essi imparano a lasciar andare gli schemi di movimento abituali che non funzionano. Attraverso queste sottili lezioni di movimento, sviluppano la consapevolezza, che porta alla flessibilità e a una migliore coordinaazione. Un altro sintomo che rende difficile il cammino è la spasticità. La spasticità è uno stato in cui alcuni muscoli sono contratti del tutto oppure lavorano in tempi inappropriati. Quando gli studenti imparano a muoversi con meno sforzo, riescono a fermare o a invertire qualsiasi movimento prima che i muscoli diventino eccitato o sovraeccitati. I movimenti sono lenti, dolci e sicuri. Gli allievi trovano che hanno più abilità nel modulare come i loro muscoli iniziano l’azione. Questo offre loro l’opportunità di fare minori aggiustamenti sulla base della loro percezione. Problemi di coordinazione sono abbastanza comuni tra le persone con sclerosi multipla, a causa della minor comunicazione tra il cervello e il midollo spinale. La coordinazione è complicata.  Le azioni utilizzano alcune sequenze muscolari. Ad esempio, si piega il ginocchio e si solleva il piede prima che  l’anca muova la gamba in avanti per camminare. Tuttavia, prima ancora di muovere le gambe, si vede qualcosa che si desidera raggiungere a piedi, sia nella realtà che nell’immaginazione. È necessario anche mantenere una postura eretta e respirare per muoversi in modo efficiente. Le sequenze di movimento esplorate durante una lezione Feldenkrais insegnano il controllo del movimento nello spazio. Ciò include la capacità di controllare la direzione, la qualità e la velocità.

EQUILIBRIO
Molto spesso le persone con SM hanno difficoltà a mantenere l’equilibrio. Attraverso il Metodo Feldenkrais, gli studenti con SM hanno la possibilità di esplorare la “postura dinamica”, in cui lo scheletro supporta il peso e i muscoli sono liberi di muoversi in modo più efficiente. Si esplora il rapporto tra lo scheletro e muscoli. Si porta attenzione alla trasmissone del movimento attraverso il centro del corpo, piuttosto che mantenere il “core”.

CALORE
Il calore può causare un temporaneo peggioramento dei sintomi della SM e lo stress e la tensione possono aumentare la temperatura corporea. Con il movimento delicato di una lezione Feldenkrais, un partecipante può imparare ad allentare lo stress e la tensione. Questo aiuta a far diminuire il calore, consentendo all’energia del corpo di fluire liberamente. Utilizzando l’attenzione e il respiro, si può imparare a rilevare (e quindi evitare) l’aumento della temperatura corporea prima che inizino i problemi.

STRESS
Vivere con la SM può significare cambiamento e stress. Lo stress esaurisce un individuo sia emotivamente che fisicamente e aumenta la stanchezza. Utilizzando il Metodo Feldenkrais, le persone con MS imparano a funzionare in uno stato più rilassato, calmando così il sistema nervoso simpatico (responsabile del meccanismo di “lotta o fuga”). Dal momento che i movimenti si basano su attività funzionali, le persone hanno la possibilità di scoprire i loro modelli di ansia abituali e di esplorare modi più efficaci di risposta. Mentre insegnavo corsi regolari per l’associazione della SM, mi sono spesso trovata in strutture non ottimali. C’era spesso rumore o movimento nella stanza, ma ho scelto di non modificare la situazione perché sapevo che i miei allievi avevano bisogno di imparare a calmarsi e a sentire se stessi in qualsiasi ambiente. Dopo tutto, centri commerciali, ristoranti rumorosi e ingorghi non scompaiono solo perché avete la sclerosi multipla!

FATICA
La fatica può essere la più grande sfida, perché siamo in grado di crearla senza nemmeno rendercene conto. Sforzo, tensione e fatica sono spesso il risultato di piccoli muscoli che fanno il lavoro al posto di quelli più grandi. Non ci può essere apprendimento quando c’è fatica, quindi sono gli allievi a misurare il proprio senso di stanchezza, modulando pause e riposi. Nel muoversi o riposarsi secondo il proprio ritmo, guadagnano un maggiore controllo sulla fatica.

FLESSIBILITÀ
Flessibilità è la capacità di commutare e utilizzare una parte diversa del corpo per una stessa attività. Imparare ad usare i muscoli per muoversi piuttosto che usarli per sostenere se stessi permette di migliorare la gamma di movimento e di avere più’energia. L’avvio del movimento dai grandi muscoli vicini al centro del corpo permette una migliore distribuzione del movimento permette di conservare l’energia e la forza. Queste sono le chiavi per mantenere la flessibilità articolare e muscolare, importante passeggiare e per le altre attività della vita quotidiana.”

(Traduzione dell’articolo Working with people with Multiple Sclerosis a cura di Beth Rubenstein, insegnante del Metodo Feldenkrais)

Dichiarato cieco, trova la chiave per guarire

David Webber, oggi insegnante del Metodo Feldenkrais con programmi speciali per migliorare la vista, era diventato cieco a causa di una grave malattia dell’occhio. Grazie al Metodo ha recuperato la vista e una vita normale. In un audio racconta la sua storia, descritta anche nell’ultimo libro dello scienziato Norman Doidge “Le guarigioni del cervello”.

Ecco il suo racconto tradotto in italiano:

“Nel 1996, all’età di 43 anni e con una carriera di successo come esperto informatico per l’interconnettività dei sistemi fra computer, mi fu diagnosticata una grave forma di uveite (un disordine del sistema immunitario che causa un’infiammazione agli occhi). Non ne fu trovata la causa. Nei successivi sei anni, soffrii di forti dolori ed ebbi molte complicazioni, inclusi un danno significativo a entrambi i nervi ottici, oltre a cataratta e glaucoma a tutt’e due gli occhi. Subii cinque operazioni. Nel frattempo persi il mio lavoro, le mia abilità e funzioni, vivendo in un perenne stato di ansia. Il mio oculista mi disse che la mia situazione sarebbe probabilmente peggiorata. Ormai a fatica contavo le dita della mano messa davanti alla mia faccia e la mia acuità visiva era 20/800. Fui dichiarato ufficialmente cieco. Ero alla ricerca disperata di un modo per salvare i miei occhi – e la mia vita. In questa mia ricerca, essendo un meditatore di vecchia data e fin da giovane interessato alle filosofie orientali, provai con antichi esercizi buddisti utilizzati per la guarigione degli occhi ed esercizi di yoga, oltre che con il Metodo Bates per il miglioramento della visione, ma non riuscivo a rilassarmi per poter praticare e trarne i benefici desiderati. Un giorno una mia amica, l’insegnante Marion Harris del Centro Feldenkrais di Toronto, mi invitò a provare una lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento (nome delle lezioni collettive del Metodo Feldenkrais). Accettai perché avevo bisogno di fare qualcosa per me stesso e distrarmi dal continuo pensiero sullo stato dei miei occhi. Essendo abituato alla meditazione, mi divertii a compiere inusuali movimenti sul pavimento guidando la mia attenzione su quello che stavo facendo, sapendo bene che mindfulness (osservazione neutra di se stessi nel qui e ora) e consapevolezza sono la chiave per ogni tipo di miglioramento del sistema nervoso. Benché i miei occhi fossero ancora molto infiammati e fuori controllo, rimasi impressionato di come l’attenzione posta su movimenti gentili del mio corpo potesse rilassare la tensione cronica nei miei muscoli e farmi muovere con un senso di sicurezza e di piacere. Mi divertivo! Visto che mi piaceva e mi faceva stare meglio, nel 2000 mi iscrissi alla formazione per insegnanti. Due anni dopo scoprii una lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento in cui Feldenkrais aveva esplorato l’essenza del metodo Bates per il rilassamento degli occhi e tre dei quattro esercizi provenienti dal buddismo che avevo imparato ma che non ero riuscito a praticare. Con mia grande sorpresa e gioia, facendo la lezione all’improvviso provai un rilassamento del tono eccessivo nei muscoli degli occhi. A quel punto seppi con certezza che avevo trovato quello che mi serviva per guarire i miei occhi. Fu così che iniziai a praticare gli esercizi. Ero molto felice perché il Metodo Feldenkrais mi offriva gli strumenti per ottenere un totale rilassamento del sistema nervoso e dei miei occhi, così da guarire il sistema nervoso e immunitario. Avevo trovato la chiave per la mia guarigione. In sei mesi ci fu un notevole cambiamento e riuscii a normalizzare il mio sistema immunitario e il mio sistema visivo in modo notevole. Negli ultimi dieci anni non ho più usato farmaci per gli occhi e oggi la mia acuità visiva è 20/25. Posso vedere i chiari occhi azzurri di mia moglie e, di notte, la luna e le stelle.”

David in qualità di insegnante del Metodo Feldenkrais ha messo a punto il programma “Seeing Clearly”. Se vuoi approfondire l’importante legame tra gli occhi e il movimento per ottenere un benessere integrato, puoi leggere anche l’articolo Occhi e movimento: una pota per la consapevolezza e puoi provare le lezioni audio Rilassare gli occhi 1Rilassare gli occhi 2.

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