Mi sento quindi sono

libro mosheOggigiorno proliferano corsi, programmi, seminari, tecniche che vogliono insegnarci come vivere, come avere successo, come fare soldi, come essere felici ecc., tanto che emergono nuove figure come i life coach, termine che personalmente mi lascia perplessa. In un mondo in cui tutti ormai insegnano qualcosa, proponendo le tecniche più efficaci in ogni settore della vita professionale e personale, mi viene in mente la bella citazione di Moshe Feldenkrais:

Sarò il tuo ultimo insegnante. Non perché io sia il migliore insegnante che tu abbia mai incontrato, ma perché da me imparerai come apprendere. Quando impari ad apprendere ti accorgi che non ci sono insegnanti, ci sono  solo persone che apprendono e persone che studiano come facilitare l’apprendimento.

Sicuramente ci sono professionisti seri e il punto non è questo. Il punto è che, scorrendo offerte, slogan e proposte si ha l’impressione che ormai abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci dica che cosa dobbiamo fare, come se qualcosa avesse minato la fiducia in noi stessi, nella nostra capacità di intuire e riconoscere i nostri bisogni, di assecondarli per poterci sentire bene. Una cosa è certa: i bisogni li segnala il corpo, anche nella fisicità delle emozioni; la mente li può osservare e riconoscere, ma sembra che sia diventato difficile sentire il corpo, ascoltarne e rispettarne i messaggi.  Il corpo è un complesso e sofisticato sistema in cui nulla è separato (muscoli, scheletro, organi, sangue, nervi..) e tutto funziona simultaneamente e in sinergia per fornire la miglior risposta possibile all’ambiente in cui agisce e si muove. Il corpo è intelligente ed è il veicolo con cui esprimiamo il nostro essere più profondo, eppure è spesso percepito come estraneo, se non nemico quando procura disagio o dolore, valutato nella forma-immagine con cui appare o percepito in parti non collegate, soprattutto in quelle da “aggiustare”. Questa lotta con il nostro corpo inficia la qualità della nostra vita in ogni area, anche nelle relazioni (come faccio a sentire l’altro, entrando in empatia, se non sento me stesso?).

Se non impariamo a conoscerci il più possibile intimamente, limitiamo le nostre scelte e la vita non è piacevole senza la libertà di scegliere (Moshe Feldenkrais)

Se non ci identifichiamo con il nostro corpo nell’unità con il cervello e la mente, non possiamo conoscerlo (conoscerci) né ascoltarlo (ascoltarci) e diventa difficile capire i nostri reali bisogni. Diventiamo allora facili prede di messaggi promozionali che spesso puntano sui risultati in breve tempo, in una affollata vendita di “soluzioni pret à porter”: scorciatoie che fanno gola, ma che possono offrire soltanto una soluzione in brevi termini… altrimenti si smette di essere potenziali clienti. Per sentirci e conoscerci intimamente ci vogliono tempo e pazienza, ma è l’unica via per conoscerci e trovare il nostro star-bene in modo concreto, senza luoghi comuni, schemi mentali, pregiudizi o timori. La mente è potentissima e può portarci fuori da noi stessi, con mille convinzioni. Per non rimanere in balìa di concetti che sono altro da noi, per ritornare a sentirsi padroni di sé, autorevoli rispetto a se stessi è necessario riappropriarci del nostro corpo vitale ed entrare in contatto con la sua (la nostra) intelligenza.

La capacità del cervello di modificarsi è infinita, affermano oggi gli scienziati. La capacità di apprendere per il sistema nervoso è illimitata, scriveva Moshe Feldenkrais nel tardo Novecento. Attraverso il corpo, concreto e immediato nelle sue risposte in relazione agli stimoli sensoriali e motori dell’ambiente in cui agisce, possiamo stimolare il sistema nervoso in questo processo di apprendimento e miglioramento delle funzioni. Non attraverso scorciatoie o deleghe: ognuno con i propri tempi, i propri limiti, le fragilità, le proprie abilità e potenzialità e ognuno diventando responsabile di se stesso, laddove i limiti anziché essere ostacoli o fonte di frustrazione, diventano i veri punti di forza per il cambiamento.

Il Metodo Feldenkrais non insegna nulla, né esercizi né tecniche e tantomeno dà risposte. E’ piuttosto un “processo di indagine” affinché ognuno, nel proprio sentire, trovi le proprie risposte. Una lezione data a un adolescente con scoliosi, a un anziano con il Parkinson o a un cantante che vuole migliorare l’uso della voce avranno ovviamente obiettivi e risposte diverse, ma ognuno di loro apprenderà come continuare ad apprendere e quindi a migliorare.

DSC04441Nelle lezioni collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento e in quelle individuali di Integrazione Funzionale si impara a osservare ed esplorare se stessi in termini di propriocezione, interocezione e cinestesi per un viaggio verso l’autoconsapevolezza. Il tutto in modo giocoso, curioso, esplorativo, senza imposizioni, senza nessun senso di giudizio o competizione. Si impara a sentire le proprie emozioni nella loro fisicità, a percepirsi nella relazione spazio-temporale attraverso stimoli senso-motori, chiarendo l’immagine di sé nella mappa corticale. Ne consegue un ampliamento delle possibilità di movimento, in senso fisico, ma anche intellettivo e si abbandonano gli automatismi e le forme-pensiero che dettano a livello inconscio scelte e azioni.

Sentirsi significa esistere: sentire la vita che scorre dentro di noi e la vita attorno a noi, in un processo in divenire, in cui siamo interi e presenti.

 

 

 

 

 

Il tempo del cuore

Gli stili di vita odierni ci hanno rubato il tempo per noi stessi, che spesso è un tempo da condividere con gli altri: le attenzioni, le gentilezze, le coccole, le carezze, gli sguardi, il gioco, l’ironia, l’osservazione, l’ascolto… il tempo, come ho letto in n bellissimo libro che consiglio, “Momo” di Michael Ende, sta nel nostro cuore. Se lo perdiamo, siamo perduti in un vortice che ci succhia la vita e la vitalità. Il tempo del cuore è un tempo interiore, non significa mancare di efficienza, non adempiere agli impegni; significa trovare il proprio ritmo, saper lasciare andare, saper dire no, saper riconoscere che è troppo per noi e, in ultimo, uscire da quello che definisco “delirio di onnipotenza” che spesso ci assale: voler arrivare dappertutto, volersi sentire bravi ed efficienti e cercare di avere tutto sotto controllo (perché solo noi lo sappiamo fare bene!). Al di là delle effettive richieste che impegnano molto del nostro tempo, possiamo e dobbiamo ammettere che a volte (o spesso) la sensazione di essere in un frullatore è il risultato di un nostro atteggiamento. Per rallentare il ritmo interiore, senza venir meno ai doveri, basta non innescare il pilota automatico e portare attenzione a quello che si fa, a come lo si fa, a che cosa si prova mentre lo si fa, introducendo variazioni… e tutto cambia, perché come per magia il tempo interiore si dilata, si delinea, si definisce: ci i rispetta di più, si prova più piacere in ciò che si fa, si dà senso ai gesti del quotidiano che diventano unici e mai scontati, si vince la noia della routine, si allena il cervello a rimanere attivo e giovane! Qualche esempio pratico: i lavori domestici, tanto odiati, possono diventare un’opportunità meditativa e, perché no, di fitness. Se ad esempio sono attenta a come lavo i vetri, posso sentire il mio movimento, introdurre delle variazioni nel respiro, nel passaggio di peso da una gamba all’altra, nell’uso delle mani ecc. E se ascolto della musica posso anche variare il ritmo e creare una danza. In coda in posta o alla cassa? Posso anche qui giocare con il mio peso e il mio equilibrio. Se invece sono in auto nel traffico, anziché innervosirmi e insultare tutti quelli che considero incapaci di guidare, posso portare l’attenzione al mio stato interiore, al respiro, al modo in cui sono seduta/o e fare piccole pressioni con la colonna vertebrale sul sedile, muovere gli ischi, contare i denti con la lingua, ma anche pensare a qualcuno, immaginare, progettare, sognare… i piccoli giochi fisici che ho citato provengono tutti dalle lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais. Sono le lezioni di gruppo che insegno a Milano e provincia e anche online per chi vive lontano e vuole lavorare con me o non trova un insegnante Feldenkrais nella sua zona. Il vantaggio di queste lezioni è che sono tutte integrate e integrabili con le azioni e i gesti quotidiani. Sono pensate proprio per migliorare questi gesti e ci abituano a porre attenzione a come li eseguiamo, attraverso la lentezza e la riduzione del movimento. Piccolo e lento è il segreto del Metodo Feldenkrais per permettere di osservarsi, sentirsi, conoscersi, riconoscere le proprie abitudini, a cui si aggiunge la strategia della variazione, così da scoprire e imparare nuovi  modi di fare le cose, uscire dalla noia della routine, guadagnando in efficienza, benessere, salute, piacere e… velocità. Sì, perché quando il movimento è più funzionale ed economico si riesce a essere molto rapidi e veloci se necessario, senza affaticarsi e senza diventare frettolosi e ansiosi. Nel piccolo, lento e ricco di variazioni si inserisce l’attenzione, che è la chiave del cuore. Senza attenzione non ci può essere l’incontro degli sguardi, non ci possono essere i sorrisi, gli scambi di piacere, la gentilezza.

Se vuoi provare le lezioni di consapevolezza Attraverso il Movimento iscriviti alla newsletter di MovimentoSano, riceverai una lezione audio ogni mese. Se vuoi provare sotto la mia guida, contattami per le lezioni online.

Respirare per allargare gli spazi

Il respiro non soltanto è il primo movimento vitale, è anche la fonte e la prova del nostro benessere, in quanto è il primo elemento che si modifica se non siamo sereni, se non rispettiamo i nostri ritmi. Il respiro è anche legato al modo in cui ci muoviamo: prova a compiere un qualsiasi gesto bloccando il respiro e vedi che effetto ha sulla qualità del tuo movimento. Se il respiro è corto, frenato e non in armonia con i tuoi movimenti, questi saranno limitati e poco armoniosi. Il modo in cui ci muoviamo e le posture che assumiamo denotano quindi il nostro modo di respirare. Lavorare sul respiro è fondamentale per la nostra salute, fisica, psichica, emotiva. Ma lavorare sul respiro non è sempre semplice: per chi non è abituato ad ascoltarsi e non ha una chiara immagine di sé – di come si muove lo scheletro attraverso il movimento del respiro – non è così immediato. Ci vuole tempo. E a poco servono le tecniche del respiro senza una consapevolezza di come funzioniamo. Con consapevolezza intendo esperienza di sé nell’auto-osservazione, l’unica che ti permette una conoscenza concreta e individuale, quindi reale. Altrimenti anche la più efficace tecnica di respiro che ti possono insegnare può servire a poco, poiché rimane sempre qualcosa di esterno che ti hanno cucito addosso. Con il Metodo Feldenkrais non insegno una tecnica di respiro, ti conduco a osservare e a conoscere il tuo modo di respirare, ti propongo altre strade e nuove possibilità, affinché il tuo sistema nervoso accolga quelle più funzionali e più giuste per la tua organizzazione muscolo-scheletrica. Non solo, il Metodo Feldenkrais non è mai avulso dal movimento, dalla concretezza di questo movimento nella vita quotidiana e quindi esplori le possibilità del respiro nel movimento, perché è a questo che il respiro ti serve: a vivere la vita di tutti i giorni, a muoverti con più agio anziché boicottare inconsapevolmente le tue azioni, a essere più in contatto con te stesso per pensare con maggiore chiarezza e ascoltare le tue emozioni, sapendo che, proprio per l’interazione corpo-cervello, attraverso il respiro puoi guidarle e controllarle meglio. Perché sei un’unità e in questa unità basta modificare un elemento che si modifica tutto il resto.

In questa lezione audio ti propongo un’esplorazione sul respiro connessa alle relazioni spaziali interne, ossia fra le varie parti dello scheletro, e alla relazione con lo spazio esterno, la tua presenza nell’ambiente.

Metodo Feldenkrais per la sclerosi multipla

“La sclerosi multipla (SM) ha lasciato il suo segno indelebile nella mia famiglia. A mio zio paterno, Benjamin, fu diagnosticata la SM, di cui morì  nel 1930. Negli anni ’50, la malattia ha preso mio padre due settimane dopo il mio quarto compleanno. Nel 1986, ha segnato la vita di mia sorella, Susan. La mia famiglia è stata impegnata con l’associazione Sclerosi Multipla dal tempo in cui ho ricordi. Ancora ragazzino, mio ​​fratello Eli andava di casa in casa con la scatola di raccolta per l’associazione. Da bambina, assieme ai miei amici, ci facevamo pagare per i nostri spettacoli nel cortile e donavamo il ricavato. A tuttoggi io e mio fratello rimangono impegnati. Scrivo e parlo di SM a chiunque voglia ascoltare. Assieme alle mie figlie ho partecipato alla marcia per la SM ogni anno da quando sono nate. Quando ero una giovane fisioterapista, nel 1976, ho iniziato la prima classe per i pazienti affetti da SM presso la UCLA. Nel 1991 sono diventata un’insegnante del Metodo Feldenkrais® e ho insegnato classi di Consapevolezza Attraverso il Movimento® con il sostegno dell’associazione dedicata alla SM.
Come può il Metodo Feldenkrais® dare benefici alle persone con SM?
Il Metodo Feldenkrais esplora come il cervello e il nostro sistema nervoso possano cambiare. La sclerosi multipla è una malattia che colpisce il cervello e il sistema nervoso. Ecco perché secondo me il Metodo Feldenkrais è utile a chi è affetto da sclerosi multipla: dal momento che sappiamo che la SM può colpire qualsiasi parte del sistema nervoso rivestito di mielina (la copertura “isolante” dei nervi), qualsiasi approccio che voglia aumentare le funzioni deve deve coinvolgere l’intera persona. Questo rende il Metodo Feldenkrais una buona partita; non solo perché collega una parte del corpo alle altre, ma anche perché comporta poco o nessun stress, uso di energia, dolore o sudore. E può abbassare la temperatura di un corpo surriscaldato rilassando il meccanismo di “lotta o fuga”.
Ci sono quattro tipi principali di SM; recidivante-remittente, secondaria progressiva, primaria progressiva e recidivante progressiva. Anche se ci sono fattori comuni tra le persone con SM, ognuno è un individuo. A seconda del tipo di SM che una persona ha, i sintomi possono variare notevolmente da un giorno all’altro. Dal momento che il Metodo Feldenkrais lavora sulla consapevolezza, su come raggiungerla e come utilizzarla ogni persona impara a regolarsi con se stessa, trovando le proprie strategie per il cambiamento. Inoltra la combinazione di consapevolezza e flessibilità è molto potente nella lotta contro gli effetti di questa malattia. Il fatto di utilizzare i muscoli per muoversi piuttosto che come supporto antigravitazionale migliora la gamma di movimento e aiuta ad avere più energia. Inoltre imparare a iniziare il movimento dai grandi muscoli che si trovano al centro del corpo consente una distribuzione migliore del lavoro, permettendo di conservare energia e forza, che rappresentano due grandi preoccupazioni per pazienti con SM. Inoltre questi elementi permettono di mantenere la flessibilità delle articolazioni e dei muscoli, fattori importanti per camminare e per svolgere le azioni quotidiane. Tutti noi abbiamo un enorme potenziale per l’apprendimento, non importa quale sia la nostra capacità fisica in quel dato momento. Imparare la consapevolezza, la flessibilità e il cambiamento migliora le funzioni.

Andiamo più nello specifico!
La maggior parte delle persone non pensano a quello che fanno o come si muovono fino a quando non si trovano in difficoltà. Se rallentiamo e prestiamo attenzione a come ci muoviamo e a che cosa facciamo, siamo in grado di affinare i nostri movimenti e le nostre azioni. Come Moshe Feldenkrais scrisse: “Se non sai quello che stai facendo, nonpuoi fare quello che vuoi.” Questo è esattamente ciò che impariamo quando pratichiamo il Metodo Feldenkrais. Se avete la SM o se conoscete qualcuno che ne soffre (ci sono circa 200.000 persone negli Stati Uniti e 2,5 milioni in tutto il mondo) allora conoscete alcuni dei sintomi debilitanti. Poiché i sintomi sono così vari, quando si lavora con questa malattia, si deve avere una chiara comprensione della natura intreccciata del cervello e del corpo. Non si può “correggere” una parte senza influenzare le altre. Non possiamo cambiare il modo di camminare, se non lavoriamo sulla respirazione o senza sapere dove siamo nello spazio

CAMMINARE
Camminare è il motivo principale per cui le persone con SM vengono da me. Comincio esplorando la consapevolezza del mio cliente rispetto allo parti del corpo nello spazio. Nel linguaggio medico, questo si chiama cinestesi/propriocezione. Propongo lor una serie di sequenze di movimenti, sia attraverso le indicazioni verbali, sia o attraverso il tocco. Questi movimenti molto facili e dolci permettono all’allievo di rilassarsi; è solo quando siamo rilassati che possiamo esplorare il movimento! Gli allievi spesso scoprono schemi di movimento che li frenano. Essi imparano a lasciar andare gli schemi di movimento abituali che non funzionano. Attraverso queste sottili lezioni di movimento, sviluppano la consapevolezza, che porta alla flessibilità e a una migliore coordinaazione. Un altro sintomo che rende difficile il cammino è la spasticità. La spasticità è uno stato in cui alcuni muscoli sono contratti del tutto oppure lavorano in tempi inappropriati. Quando gli studenti imparano a muoversi con meno sforzo, riescono a fermare o a invertire qualsiasi movimento prima che i muscoli diventino eccitato o sovraeccitati. I movimenti sono lenti, dolci e sicuri. Gli allievi trovano che hanno più abilità nel modulare come i loro muscoli iniziano l’azione. Questo offre loro l’opportunità di fare minori aggiustamenti sulla base della loro percezione. Problemi di coordinazione sono abbastanza comuni tra le persone con sclerosi multipla, a causa della minor comunicazione tra il cervello e il midollo spinale. La coordinazione è complicata.  Le azioni utilizzano alcune sequenze muscolari. Ad esempio, si piega il ginocchio e si solleva il piede prima che  l’anca muova la gamba in avanti per camminare. Tuttavia, prima ancora di muovere le gambe, si vede qualcosa che si desidera raggiungere a piedi, sia nella realtà che nell’immaginazione. È necessario anche mantenere una postura eretta e respirare per muoversi in modo efficiente. Le sequenze di movimento esplorate durante una lezione Feldenkrais insegnano il controllo del movimento nello spazio. Ciò include la capacità di controllare la direzione, la qualità e la velocità.

EQUILIBRIO
Molto spesso le persone con SM hanno difficoltà a mantenere l’equilibrio. Attraverso il Metodo Feldenkrais, gli studenti con SM hanno la possibilità di esplorare la “postura dinamica”, in cui lo scheletro supporta il peso e i muscoli sono liberi di muoversi in modo più efficiente. Si esplora il rapporto tra lo scheletro e muscoli. Si porta attenzione alla trasmissone del movimento attraverso il centro del corpo, piuttosto che mantenere il “core”.

CALORE
Il calore può causare un temporaneo peggioramento dei sintomi della SM e lo stress e la tensione possono aumentare la temperatura corporea. Con il movimento delicato di una lezione Feldenkrais, un partecipante può imparare ad allentare lo stress e la tensione. Questo aiuta a far diminuire il calore, consentendo all’energia del corpo di fluire liberamente. Utilizzando l’attenzione e il respiro, si può imparare a rilevare (e quindi evitare) l’aumento della temperatura corporea prima che inizino i problemi.

STRESS
Vivere con la SM può significare cambiamento e stress. Lo stress esaurisce un individuo sia emotivamente che fisicamente e aumenta la stanchezza. Utilizzando il Metodo Feldenkrais, le persone con MS imparano a funzionare in uno stato più rilassato, calmando così il sistema nervoso simpatico (responsabile del meccanismo di “lotta o fuga”). Dal momento che i movimenti si basano su attività funzionali, le persone hanno la possibilità di scoprire i loro modelli di ansia abituali e di esplorare modi più efficaci di risposta. Mentre insegnavo corsi regolari per l’associazione della SM, mi sono spesso trovata in strutture non ottimali. C’era spesso rumore o movimento nella stanza, ma ho scelto di non modificare la situazione perché sapevo che i miei allievi avevano bisogno di imparare a calmarsi e a sentire se stessi in qualsiasi ambiente. Dopo tutto, centri commerciali, ristoranti rumorosi e ingorghi non scompaiono solo perché avete la sclerosi multipla!

FATICA
La fatica può essere la più grande sfida, perché siamo in grado di crearla senza nemmeno rendercene conto. Sforzo, tensione e fatica sono spesso il risultato di piccoli muscoli che fanno il lavoro al posto di quelli più grandi. Non ci può essere apprendimento quando c’è fatica, quindi sono gli allievi a misurare il proprio senso di stanchezza, modulando pause e riposi. Nel muoversi o riposarsi secondo il proprio ritmo, guadagnano un maggiore controllo sulla fatica.

FLESSIBILITÀ
Flessibilità è la capacità di commutare e utilizzare una parte diversa del corpo per una stessa attività. Imparare ad usare i muscoli per muoversi piuttosto che usarli per sostenere se stessi permette di migliorare la gamma di movimento e di avere più’energia. L’avvio del movimento dai grandi muscoli vicini al centro del corpo permette una migliore distribuzione del movimento permette di conservare l’energia e la forza. Queste sono le chiavi per mantenere la flessibilità articolare e muscolare, importante passeggiare e per le altre attività della vita quotidiana.”

(Traduzione dell’articolo Working with people with Multiple Sclerosis a cura di Beth Rubenstein, insegnante del Metodo Feldenkrais)

Come mantenere una schiena flessibile

Il mal di schiena è uno dei disagi più comuni a causa dei nostri stili di vita che ci costringono a stare seduti molto tempo fin dall’età scolastica. L’unico modo per combatterlo è dedicare anche pochi minuti al giorno per prevenire la rigidità della schiena e la tensione che ne deriva, spesso causa di dolori e bruciori anche quando non si hanno particolari problemi posturali. Non solo: un altro antidoto è quello di imparare una seduta dinamica, come introdotto nelle sequenze audio “Star bene da seduti” 1 e 2 e “Orologio pelvico 1” che trovi nelle risorse gratuite.

In questo articolo ti segnalo l’ultima sequenza suggerita da MovimentoSano per mantenere la colonna flessibile. Come sempre, è tratta dalle lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento elaborate dal dottor Moshe Feldenkrais, lo scienziato che ha anticipato i tempi, fondando un metodo di educazione somatica a metà del Novecento, proponendo rispetto alle terapie tradizionali un’autoeducazione del corpo che permette di mantenere uno stato di salute, con potenti effetti terapeutici a livello fisico e psicologico. Le lezioni audio che propongo sono sempre estratte da quelle complete di Feldenkrais che insegno nei corsi di gruppo, della durata di 45 minuti, un tempo che però è difficile da trovare per se ogni giorno (purtroppo). Per agevolare il mantenimento quotidiano di una schiena sana e senza dolori però bastano anche dai 10 ai 20 minuti, come negli audio che propongo. Ti ricordo che se li vuoi ricevere nella tua casella di posta basta iscriversi alla newsletter di MovimentoSano, ne riceverai uno ogni mese.

Buona pratica e Buon Anno!

Culla Alpha: un toccasana per mente e corpo

La mia esperienza della Culla Alpha, una poltrona molto speciale, risultato di lunghe ricerche scientifiche, che induce la produzione di onde alpha nel cervello, le stesse che si producono in stati meditativi e che sono attive nei momenti di intuizione e creatività. La culla è un toccasana per il corpo e per la mente, un risveglio dei sensi e del pensiero, fonte di un benessere integrato. Io l’ho provata al Borgo Zen con il team di Piuturismo, il portale di turismo consapevole per il quale curo il canale benessere. Se potete farvi un regalo, ebbene il mio suggerimento è di andare al Borgo Zen, un centro olistico nella suggestiva Val Taleggio dall’ospitalità squisita, dove la culla Alpha ha una stanza tutta per sé che vi aspetta.

Culla Alpha: viaggiare su un tappeto volante

Lo straordinario mondo del camminare

“Lo straordinario mondo del… camminare” è l’articolo per Piuturismo dedicato a chi ama camminare, in cui descrivo come questo complesso movimento, consigliato per star bene e in forma, può potenziare i suoi benefici e dare un benessere integrato se eseguito con alcune accortezze e con le strategie del Metodo Feldenkrais. Camminare è sì un toccasana, ma a volte può anche darci dolori e piccoli problemi, perché camminare è un’arte da imparare e non si “impara a camminare camminando”, come diceva Moshe Feldenkrais, bensì attraverso le tante tappe del nostro sviluppo neuromotorio durante il primo anno di vita. Ripercorrere queste tappe può essere illuminante e prezioso per trovare una camminata più agile e leggera!

Eco-benessere “in viaggio”

Che cosa significa eco-benessere? Come declinarlo per il turista responsabile? Lo scrivo nell’articolo su Piuturismo, la community italiana del turismo ecofriendly. Seguendo la filosofia di MovimentoSano, il benessere autentico è imprescindibile dall’interazione con l’ambiente per il semplice motivo che siamo un sistema integrato in relazione con ciò che ci circonda, l’ambiente, appunto. E’ questo dialogo tra noi e l’altro-da-noi che dà forma alle nostre scelte del quotidiano e, quindi, alla nostra vita, compresi il modo di intendere viaggi e vacanze. Se il nostro approccio è nelle vostre corde, vi invito a far parte di Piuturismo, registratevi (è gratis anche per le strutture ricettive) e partecipate in prima persona a valorizzare l’Italia con i vostri racconti, resoconti, suggerimenti, idee e progetti!

“Per noi il benessere è eco”

 

Come migliorare la vista ottenendo un benessere integrato

Difetti di vista? Di solito ti mettono un paio di occhiali ed è finita lì. Se riesci di nuovo a leggere  il problema è considerato risolto. Al di là del fatto che la vista può essere migliorata con specifici esercizi, fino a potersi liberare degli occhiali, c’è un altro aspetto che in questo approccio viene dimenticato: l’uso degli occhi è connesso all’uso che facciamo di noi stessi, a come ci muoviamo e quindi al nostro benessere generale. Un programma focalizzato sugli occhi in connessione al movimento può migliorare la vista e l’organizzazione muscolo-scheletrica: la postura, la respirazione, lo stress, il pensiero e lo stato d’animo. In questo audio trovi il primo step per iniziare un programma riabilitativo della vista sui principi del Metodo Feldenkrais e del Metodo Bates. Un movimento sano, in cui l’essere è visto come sistema integrato, per cui una funzione incide sull’altra, gli occhi sono di fondamentale importanza!