Culla Alpha: un toccasana per mente e corpo

La mia esperienza della Culla Alpha, una poltrona molto speciale, risultato di lunghe ricerche scientifiche, che induce la produzione di onde alpha nel cervello, le stesse che si producono in stati meditativi e che sono attive nei momenti di intuizione e creatività. La culla è un toccasana per il corpo e per la mente, un risveglio dei sensi e del pensiero, fonte di un benessere integrato. Io l’ho provata al Borgo Zen con il team di Piuturismo, il portale di turismo consapevole per il quale curo il canale benessere. Se potete farvi un regalo, ebbene il mio suggerimento è di andare al Borgo Zen, un centro olistico nella suggestiva Val Taleggio dall’ospitalità squisita, dove la culla Alpha ha una stanza tutta per sé che vi aspetta.

Culla Alpha: viaggiare su un tappeto volante

Mindfulness in movimento… Feldenkrais!

Prendi “Mindfulness” aggiungi “Movimento” ottieni Metodo Feldenkrais! Di mindfulness si sente parlare o si legge sempre più di frequente come uno strumento per un benessere integrato tra corpo, mente, spirito. Si riferisce alla consapevolezza ottenuta grazie a un’attenzione intenzionale, non giudicante e centrata nel presente sui propri processi psicomotori. La sua origine è molto antica, oltre 2.500 anni, e il termine inglese è la traduzione di “sati”, nella lingua indiana pali, o di “smirti” in sanscrito, che significano “attenzione consapevole”. Conosciuta e praticata in tutto il mondo asiatico da millenni, solo nel Novecento la Mindfulness è stata introdotta nella medicina occidentale per i suoi benefici, come ad esempio nella gestione dello stress e di malattie da esso derivanti o nel rafforzamento delle difese immunitarie. Ancor più recenti sono le scoperte neuroscientifiche riguardo ai cambiamenti funzionali che la Mindfulness produce nel cervello in termini di attenzione, memoria, capacità cognitive, nuove connessioni neuronali, potenziamento dei lobi frontali ecc. Così la definisce lo scienziato che l’ha introdotta nel campo della medicina alla fine degli Annni 70, il dottor Jon Kabat-Zinn, fondatore del Centro Mindfulness per la Medicina all’Università del Massachusetts:

Mindfulness è la consapevolezza che emerge dal porre attenzione intenzionalmente, nel presente e in modo non giudicante, nello svolgersi dell’esperienza momento per momento.

Trent’anni prima Moshe Feldenkrais iniziava a diffondere il suo Metodo e a creare le lezioni collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento che proponevano al mondo occidentale, con largo anticipo sui tempi, il percorso descritto da Kabat-Zinn. Nei 45 minuti di una sessione del Metodo Feldenkrais, dopo un iniziale body-scan in cui già si entra in uno stato di mindfulness, ci osserviamo mentre ci muoviamo, con l’attenzione guidata sui tanti elementi che compongono la nostra azione, entrando così in uno stato di “Mindfulness in Movimento”: il respiro, lo sguardo, i collegamenti tra i segmenti ossei nella trasmissione della forza e la loro relazione con lo spazio, il nostro atteggiamento mentale ecc. E continuiamo a osservarci nelle variazioni sul movimento a cui siamo invitati dalle indicazioni dell’insegnante, variazioni spesso inusuali, a volte perfino spiazzanti per il nostro sistema nervoso. Attraverso questi particolari stimoli sensorimotori esso può imparare nuove risposte, più funzionali ai nostri bisogni. In modo fisiologico, senza alcuna imposizione esterna, bensì grazie a un’autoregolazione, ci sganciamo dai comportamenti automatici e limitanti, liberi di fare scelte più salutari e gratificanti. L’attenzione guidata e l’interesse sul movimento nel suo divenire ci cattura al punto che non possiamo che essere lì, presenti a noi stessi, con un senso di pienezza vitale mentre ascoltiamo le nostre sensazioni, osserviamo i nostri pensieri, accogliamo i moti dell’animo, ci percepiamo nel flusso spazio-temporale. Impediamo così alla mente quel vagare che sperimentiamo nella vita quotidiana, quando il nostro corpo assolve ai soliti compiti, quasi in automatico, mentre la mente è altrove, nel passato o nel futuro, di rado nel luogo dell’azione. Nella pratica Feldenkrais riusciamo invece a dimenticarci della mente, perché essa è tutt’uno col corpo, attiva semplicemente come attenta osservatrice dell’esperienza che stiamo vivendo momento per momento. Non ci sono divisioni, soltanto il corpo-mente che si scopre, si conosce e si riconosce come unità in un’osservazione che al giudizio e alla critica sostituisce la curiosità. E questo ci apre la possibilità di fare nuove scoperte su di noi e portare queste scoperte nel mondo, in una mindfulness che si integra al quotidiano e non stato “altro”, sospeso, rispetto alla vita pratica. E’ questa la peculiarità del Metodo Feldenkrais: il suo stretto legame con i gesti e le azioni che compiamo tutti i giorni. Ogni lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento è costruita su una funzione, come sedersi, allungare un braccio, girarsi, rotolare, camminare… tutti movimenti che iniziamo a compiere con un’attenzione, una consapevolezza e una presenza nuove, in un processo di cambiamento vissuto non come correzione bensì come evoluzione, con un senso di stima e di soddisfazione per le nostre capacità. Perché fare attenzione rende migliori e più felici (Daniel Goleman, “Focus”).

Se vuoi fare un piccola esperienza prova una delle brevi sequenze che propongo nella sezione Risorse gratuite e se vuoi ricevere gratuitamente nella mail altri audio iscriviti alla newsletter di MovimentoSano!

Rilassa le spalle in pochi minuti

Le spalle… quante volte le teniamo in tensione senza accorgercene fino a quando non sentiamo un bruciore in quella zona! Eppure basterebbe portare attenzione a noi stessi ogni tanto durante la giornata e dedicarci pochi minuti per mantenere uno stato di benessere integrato o quantomeno per limitare i danni che invece ci provochiamo a causa di un uso poco funzionale di noi stessi. E basterebbe poi eseguire le semplici ed efficaci strategie neuromuscolari del Metodo Feldenkrais, come in questa lezione “Pochi minuti per rilassare le spalle“. Con MovimentoSano, infatti, vi propongo brevi lezioni audio, così che possiate abituarvi a prendervi cura di voi tramite un’attenzione più viva e in modo pratico e semplice. Il consiglio di base è quello di portare l’attenzione su di voi nel come fate gesti e le azioni quotidiane, quando ad esempio siete al computer concentrati sullo schermo permettetevi di sentire la vostra comodità o scomodità e di cambiare posizione di tanto in tanto; quando camminate, anche se siete di fretta, permettetevi di sentire il contatto dei piedi col suolo e di respirare in modo pieno e via dicendo. In aggiunta a questa attenzione benefica (e benevola!) nei vostri confronti, potete fare pratica e integrare nel quotidiano le strategie del Metodo Feldenkrais con le lezioni audio che vi propongo su SoundCloud (se vi iscrivete ricevete una notifica ogni volta che carico una lezione nuova, è gratis). La comodità è che potete scegliere anche in base al tempo che avete a disposizione guardando la durata dell’audio. Sono comunque quasi tutti brevi, di circa 10 minuti e potete eseguirli un po’ ovunque, al desk, in auto o sui mezzi o in momenti di attesa. Quando li avete memorizzati, potete farli anche parzialmente, perché funzionano benissimo lo stesso, oppure dilatarne la durata andando più lentamente e con pause più lunghe, rilassandovi. Alcuni audio sono nella sezione Risorse Gratuite. Se poi volete ricevere le lezioni nella casella mail potete iscrivervi alla newsletter. Tenete conto che per gli iscritti ci sono anche lezioni speciali e altri aggiornamenti.

MovimentoSano si presenta

MovimentoSano è un approccio al benessere integrato che intende la persona nella sua globalità come sistema corpo-mente che si basa sui principi del Metodo Feldenkrais e sulle scoperte più all’avanguardia della neuroscienza. Complesso e articolato nelle sue sofisticate strategie, il Metodo Feldenkrais è semplice da praticare, con benefici concreti e duraturi nel tempo per la salute e il senso generale di benessere.

La postura come concetto dinamico

Moshe Feldenkrais, fondatore del metodo di educazione neuromuscolare che porta il suo nome, indica la postura come “attura”. Che cosa significa questo strano nome? Feldenkrais intendeva la postura come adattamento dinamico del sistema corpo-mente nella continua interazione con l’ambiente  e quindi il semplice termine postura non lo soddisfaceva perché trasmette un’idea di staticità. Ecco che cosa scrive in “Corpo e mente”:

Postura eretta significa allineamento verticale. Ma tutti i termini di questo genere, compreso postura, implicano qualche cosa di rigido e di statico. Un esame attento mostra chiaramente che la postura eretta è in realtà dinamica, con un costante assestamento della struttura corporea piuttosto che staticamente fissa.

Fu così che creò il termine “attura” come sintesi di azione e postura. Una buona postura dunque una capacità di assestamento efficiente rispetto ai continui stimoli esterni (e interni) per mantenere l’equilibrio e per muoversi con facilità. Ecco la descrizione di buona postura, sempre in “Corpo e mente”:

Il corpo dovrebbe essere organizzato in modo da poter cominciare qualsiasi movimento  senza aggiustamento preliminare dei segmenti del corpo, senza una repentina modificazione del ritmo respiratorio, senza stringere la mascella inferiore né contrarre la lingua, senza alcuna tensione percettibile dei muscoli del collo e senza bloccare lo sguardo. Quando il corpo è organizzato in questo modo, la testa non viene tenuta fissa, è libera di muoversi facilmente in tutte le direzioni anatomicamente possibili.

La postura, in continuo adattamento e strettamente connessa al movimento, dipende quindi dall’uso che facciamo di noi stessi. Un uso che deriva dalle tante fasi dello sviluppo neuromotorio che nei primi anni di vita ci ha permesso di imparare a muoverci nello spazio-tempo in modo autonomo e dalle abitudini  – schemi di movimento – che abbiamo assunto come adattamento individuale alle nostre esperienze. Le abitudini (o schemi neuromotori) si possono intendere come preferenze (occhi o gamba dominanti, lato più flessibile, anca più libera ecc.) e non hanno nulla di negativo in sé, ma se non ne siamo consapevoli possono diventare automatismi limitanti e perfino dannosi. Sta a noi poterli osservare per permetterci alternative e per poter scegliere e adottare risposte più funzionali. E’ una possibilità che abbiamo grazie alla plasticità del nostro cervello e del nostro sistema nervoso:

Il sistema nervoso umano, essendo specialmente portato alla formazione di schemi personali che sono più labili dei riflessi geneticamente ereditati, è anche più in grado di inibire gli schemi indesiderati e di estinguerli (M.Feldenkrais, Corpo e mente).

Questo significa che possiamo apprendere e riapprendere risposte agli stimoli che siano il più vantaggiose possibili per un benessere integrato e per riequlibrare il nostro stato di salute, a patto di non rimanere fissati alle nostre abitudini. Un lavoro sulla postura è quindi un lavoro sulla globalità della persona. Mi capita spesso che le persone che si rivolgono a me per dolori vari (schiena, spalle, collo, ginocchia ecc.) parlino di postura, dicendo che desiderano una postura migliore in modo da risolvere i loro problemi. Ebbene, queste persone non si sentono mai dire che cos’è la buona postura e non si sentono mai correggere. Sono invece invitate a un lavoro profondo su di sé che permette loro di osservare i propri movimenti, scoprire le proprie abitudini, riconoscere quelle limitanti ed esplorare nuovi modi di muoversi che risultano più soddisfacenti. La “buona postura” è infatti quella che ci permette di muoverci con facilità, senza sforzi o tensioni muscolari e questa “corretezza” è diversa se ad agire è una persona con scoliosi, una persona emiplegica, una persona che ha subito un’operazione alle anche, una persona sportiva ecc. perché la postura, oltre che essere dinamica, è individuale.

 

Lo straordinario mondo del camminare

“Lo straordinario mondo del… camminare” è l’articolo per Piuturismo dedicato a chi ama camminare, in cui descrivo come questo complesso movimento, consigliato per star bene e in forma, può potenziare i suoi benefici e dare un benessere integrato se eseguito con alcune accortezze e con le strategie del Metodo Feldenkrais. Camminare è sì un toccasana, ma a volte può anche darci dolori e piccoli problemi, perché camminare è un’arte da imparare e non si “impara a camminare camminando”, come diceva Moshe Feldenkrais, bensì attraverso le tante tappe del nostro sviluppo neuromotorio durante il primo anno di vita. Ripercorrere queste tappe può essere illuminante e prezioso per trovare una camminata più agile e leggera!

Scopri il potere e le funzioni del bacino

Hai mai sentito dire che occorre avere un centro forte (spesso definito con l’inglese core) per ottenere buone performance o per superare dolori alla schiena? E’ senza dubbio un buon consiglio, ma capita che questo concetto sia frainteso se non si prende in considerazione l’intera organizzazione muscolo-scheletrica. Siamo infatti un sistema integrato, non parti assemblate, e funzioniamo bene soltanto se il sistema è coordinato in modo efficiente. Chi lo coordina siamo noi, attraverso il nostro sistema nervoso, che è sì intelligente e programmato per il nostro benessere e la salute, ma spesso ostacolato da una scarsa consapevolezza. E così problemi e disturbi comuni che potrebbero essere prevenuti ma anche risolti, sono percepiti come destini inevitabili (penso all’incontinenza, ai prolassi, a una scarsa gratificazione sessuale…). Al fine di rinforzare i muscoli del pavimento pelvico vengono spesso suggerite le contrazioni volontarie conosciute come “esercizi di Kegel”, che però isolano questa parte dal resto della muscolatura, diventando a volte anche difficili da comprendere ed eseguire (come si fa a contrarre e controllare una parte se non la si sente?). L’approccio del Metodo Feldenkrais non considera mai una parte al di fuori del contesto – il sistema corpo-mente – e include sempre un uso completo del proprio corpo, in un percorso di osservazione ed esplorazione. Il lavoro sul bacino è dunque integrato al resto di sé, coinvolgendo parti apparentemente lontane, ma che sono invece strettamente collegate, come il viso, gli occhi, la mandibola, la bocca, la lingua. Senza una conoscenza dell’intero sistema è impossibile controllare la propria muscolatura: a volte le persone, credendo di lavorare con la zona pelvica, sforzano invece i muscoli del collo, stringono i denti, contraggono il viso, serrano la bocca, trattengono il respiro. Si pensi a quanto inefficaci possano risultare le spinte del parto in un caso del genere e lo stesso può capitare quando si vuole accelerare la camminata, irrigidendo la parte superiore – petto, braccia, collo – e protendendosi in avanti anziché usare la forza del bacino, sede della muscolatura più profonda e potente. Non è un caso che il bacino sia posizionato esattamente al centro del nostro corpo. Esso trasmette la forza in su lungo la colonna e in giù lungo le gambe, diventando il motore di ogni nostra azione: camminare, correre, saltare, sedersi, alzarsi, salire e scendere le scale, arrampicarsi, ma anche allungare o alzare un braccio, suonare uno strumento ecc. In sintesi il suo ruolo è fondamentale in tutti i movimenti quotidiani, così come in quelli più complessi e performanti richiesti dagli sport e dalle discipline artistiche. Non solo: la pelvi è coinvolta in molte funzioni come la digestione, l’evacuazione, la respirazione, la risposta allo stress, la sessualità, per non parlare di quelle strettamente femminili, come parto, mestruazioni, menopausa, determinanti per la qualità della vita di una donna. Per avere un’idea della complessità del sistema-bacino, basta ricordare che esso comprende i muscoli del pavimento pelvico, i muscoli addominali, quelli della schiena, quelli che collegano la schiena alle gambe, come lo psoas, il diaframma, oltre a contenere organi vitali. Proprio perché posizionato al centro del corpo, è importante anche per il nostro stato emotivo-psicologico: “essere centrati”, “centrarsi”, “perdere il centro” sono espressioni che la dicono lunga, così come quelle riferite alla pancia, come “è una scelta di pancia”, “che cosa mi dice la pancia”, “mi fa venire il mal di pancia”. Conosciamo bene l’impatto delle nostre emozioni sul sistema gastro-intestinale e oggi la scienza parla di secondo cervello: l’intestino, sede di un sistema neuronale in collegamento con il cervello.

Diventare consapevoli dell’area della pelvi e imparare a usarla in una buona coordinazione con le altre parti significa muoversi bene e in modo sano sotto tutti i punti di vista. Il consiglio di rafforzare il centro è quindi buono se considerato in questi termini, mentre spesso è inteso come una pancia piatta e tesa. Ma come spiego nell’articolo “Addome piatto, un mito da sfatare” una muscolatura perennemente contratta, cioè corta, si indebolisce. I muscoli che lavorano bene si contraggono alla massima potenza nel minor tempo possibile per poi rilassarsi, in perfetto equilibrio con i propri antagonisti, mentre muscoli sempre contratti (corti) impediscono il movimento (diminuendo anche la sensibilità). Una pancia che non sa rilassarsi toglie inoltre spazio al respiro e ostacola il buon funzionamento degli organi interni, causando problemi intestinali o di digestione e impedendo una buona risposta allo stress (che necessita di spazio per la respirazione). Tutto questo toglie energia, forza, vitalità e provoca un invecchiamento precoce, perché ci si usura più velocemente, con il prezzo di dolori e problemi alla schiena, alla zona cervicale, alle spalle, alla testa, alle anche, alle ginocchia ecc.

Nella nostra società, sia per gli stili di vita sia per modelli culturali, spesso il bacino è una parte dimenticata, quantomeno trascurata e quindi silente, poco partecipe alla vita quotidiana. Di conseguenza se ne ha spesso un’immagine poco chiara. Tanto che i movimenti delle braccia, delle mani, così come di gambe e piedi, non vengono percepiti in relazione al bacino e anziché trarre forza da questo motore, le persone in generale la richiedono a quelle stesse parti periferiche che però non possiedono la muscolatura adatta. Da qui nascono sforzi inutili e dannosi. 11009984_1657100924518786_8099679085983304710_nPrimo passo per poter ritrovare il potere del bacino è quello di averne un’immagine chiara, a partire dalla sua forma ossea. Se vuoi, puoi interrompere la lettura, chiudere gli occhi e visualizzare il bacino. Se non ci riesci puoi aiutarti esplorando il tuo bacino con la punta delle dita: metti le mani sui fianchi e individua le ossa iliache, le due grandi “ali” che partono dal sacro, e seguile anteriormente fino al pube, per poi trovare il proseguimento fino agli ischi  (le due “punte” che puoi sentire quando ti siedi). Se ti interessa un’esplorazione guidata puoi fare la lezione “Star bene da seduti 1”.

La mancata conoscenza della forma del bacino porta a una scarsa consapevolezza di come esso si muove nello spazio nella sua tridimensionalità e in relazione alle altre parti, soprattutto nel collegamento con la testa attraverso la colonna. Il più delle volte, infatti, esso è percepito in modo piatto anziché tridimensionale, con un’immagine che riguarda la parte anteriore, ossia le creste iliache (confuse spesso con le anche) quando si compie un’azione in avanti come camminare o la parte posteriore quando ci si muove indietro, come nel sedersi. Vuoi fare una prova? Fai qualche passo cercando di sentire che cosa fanno gli ischi quando cammini… Riesci a sentirli? Se non ti è chiaro, appoggia il dito indice a mo’ di mensola sotto gli ischi e senti come oscillano mentre cammini! Dopo un po’ togli le dita e prova a percepirne il movimento. E’ un semplice assaggio del lavoro che si può fare nell’osservazione e nell’esplorazione di se stessi, finalizzato a sentire e a riconoscere che cosa facciamo durante un movimento per poterci aprire a nuove possibilità (puoi provare la lezione “Orologio pelvico 1″). Ricordando le parole del dottor Moshe Feldenkrais: “Solo se sai quello che fai realmente, puoi decidere di fare quello che vuoi”.

Il lavoro sul bacino apporta benefici riguardo a:

  • postura
  • respirazione
  • risposta allo stress
  • digestione e funzioni intesinali
  • sessualità
  • temi ginecologici
  • gravidanza, parto e post-parto
  • agilità
  • anti-aging

Hai domande? Contattami per una consulenza gratuita telefonica o su skype.

Un grazie speciale per la foto di copertina gentilmente concessa da Esther Niego Palatchi, educatrice Feldenkrais di Barcellona.

Occhi e movimento: una porta per la consapevolezza

Gli occhi sono importanti organi di senso ancora molto sottovalutati nella loro funzione neuromotoria, ossia nell’importante ruolo che giocano rispetto alla qualità del nostro movimento, in quanto unico apparato sensore che è anche apparato motore. In genere ci si preoccupa della vista soltanto rispetto alla capacità di lettura alle diverse distanze, senza considerare che la principale funzione degli occhi è quella di organizzare il corpo per il movimento. Ci sono molte connessioni funzionali dirette tra i muscoli degli occhi e lo stato di contrazione di altri muscoli nel corpo e quindi è facile capire quanta influenza abbiano per la postura. L’informazione visiva e cinestetica vanno insomma a braccetto, ma di questo non ne siamo consapevoli nella nostra quotidianità e non ci soffermiamo sull’uso che facciamo degli occhi, che invece è della massima importanza per un buon uso globale del corpo e della mente e quindi per un benessere integrato. Si tenga presente che l’area del cervello dedicata alla elaborazione delle informazioni visive è insolitamente ampia. Ecco perché lavorare con gli occhi in associazione al movimento può essere un modo molto efficace per migliorare il funzionamento dell’intero sistema nervoso e dato che tutte le funzioni del sistema nervoso interagiscono tra loro, si possono migliorare postura, respirazione, movimento, pensiero e, ovviamente, la vista stessa. Il lavoro con gli occhi può essere molto valido ad esempio nel caso della scoliosi. In genere si limita l’attenzione alle curve della colonna, mentre varrebbe invece la pena osservare anche l’uso degli occhi, così come quello della mandibola o dei piedi… parti solo apparentemente lontane dal sintomo ma che invece sono determinanti nella minore o maggiore flessibilità della colonna e quindi possibili chiavi per il miglioramento della scoliosi.

Moshe Feldenkrais ha dedicato molte lezioni agli occhi e anche quelle incentrate su altre tematiche non tralasciano mai l’uso della vista nel movimento, portando l’attenzione allo sguardo e proponendo variazioni nella direzione degli occhi rispetto alle altre parti del corpo. E’ una delle strategie tipiche del Metodo Feldenkrais per migliorare la qualità del movimento e che allo stesso tempo può diventare un mezzo per migliorare la vista stessa all’interno di un programma personalizzato.

Prova questo breve estratto di una sequenza dedicata agli occhi, che puoi eseguire da seduto o da sdraiato.

Occhi rilassati per un benessere integrato

  1. Chiudi gli occhi e immagina di osservare una perla di fronte a te sulla linea dell’orizzonte (scegli dimensione e colore).
  2. Immagina che la perla si muova leggermente a destra e a sinistra e seguila con lo sguardo; fallo senza alcuno sforzo, con movimenti piccoli e lenti, se gli occhi fanno degli scatti riduci il movimento.
  3. Fermati e riposa.
  4. Porta l’attenzione al solo occhio destro e immagina che la perla vada dal centro a destra e ritorno, per qualche volta, sempre lungo la linea dell’orizzonte. Ricordati di respirare tranquillamente e di non forzare. Rilassa il collo.
  5. Fai una pausa.
  6. Sempre con l’occhio destro, immagina che la perla vada dal centro verso sinistra, ossia verso il naso, tornando ogni volta al centro.
  7. Riposa. Come senti l’occhio destro rispetto al sinistro e la pelle circostante? Come senti la guancia destra rispetto alla sinistra? Prova a girare la testa una volta a destra e una volta a sinistra e senti da quale parte giri meglio.
  8. Fai lo stesso con l’occhio sinistro (punti da 4 a 7).
  9. Rifai punto 2, ossia muovi lentamente la perla a destra e a sinistra lungo la linea dell’orizzonte e segui il movimento con entrambi gli occhi. E’ più ampio ora? Più fluido e regolare?
  10. Fermati. Osserva il tuo respiro e come è rilassato il tuo corpo, come senti la pelle del viso. Osserva il tuo stato d’animo e i tuoi pensieri. Potresti scoprire che lavorare in modo consapevole con gli occhi può diventare anche una pratica di mindfulness 😉

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La culla dei sensi

In questo articolo per Piuturismo vi racconto la storia della “culla Alpha”, una poltrona molto speciale progettata da un’azienda austriaca che, grazie a un insieme di stimoli multisensoriali – calore, luce, suoni, vibrazioni – induce in 23 minuti di seduta uno stato di rilassamento fisico accompagnato da chiarezza mentale, per un benessere integrato corpo-mente. Frutto di lunghe ricerche scientifiche, ha potenzialità terapeutiche che possono essere applicate a diverse necessità.

“La culla dei sensi”

Biodanza per un benessere integrato

Fra le discipline corpo-mente per un benessere integrato tra i vari aspetti che costituiscono il sistema-uomo vi è la biodanza, fondata negli Anni 60 da Rolando Toro e oggi molti diffusa. Per saperne di più ho intervistato, per il per il magazine di Piuturismo, Maria Gabriella Donnini, presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Armozein”.

“Danzare la vita in un podere toscano”