La vita: sensi e movimento

Il movimento è vita. La vita è un processo. Migliora la qualità del processo e migliorerai la qualità della vita.

Così scriveva Moshe Feldenkrais il secolo scorso. Egli aveva individuato il movimento come chiave di volta per la consapevolezza, in quanto allinea azione, emozione, sentimento, pensiero. E’ la nostra modalità di connessione e interazione con noi stessi e con il mondo, la manifestazione dei nostri bisogni, delle nostre funzioni vitali, delle nostre intenzioni… respirare, guardare, ascoltare, osservare, orientarsi, dirigersi, ritrarsi, aprirsi, chiudersi, rilassarsi, irrigidirsi, aggredire, fuggire, toccare, accarezzare, abbracciare e via dicendo. La vita si delinea come un processo sensoriale che si esprime nel movimento. L’interazione con l’ambiente è un continuo flusso di informazioni che attraverso gli organi di senso arrivano al sistema nervoso e stimolano risposte di adattamento, in una comunicazione circolare (e un impatto) tra noi – complessi organismi viventi – e l’ambiente esterno che determina una continua trasformazione. Se la qualità delle informazioni si abbassa, come per un incidente, si interrompe il flusso “ideale” e ne consegue un impoverimento dell’uso che possiamo fare di noi stessi. C’è da dire che negli odierni stili di vita questo impoverimento è in agguato anche nella “normalità”, perché in genere non ci muoviamo al massimo del nostro potenziale. Accade anche ai bambini, limitati dal comfort (si veda l’uso dilatato dei passeggini con bambini in grado di camminare), dalla tecnologia (bambini seduti davanti a schermi di diversi apparecchi) e dalle paure degli adulti (giusto per fare un esempio, mi capita spesso di sentir dire “non correre che cadi”). Il problema è che limitando il movimento si limita anche l’apprendimento, in quanto la funzione motoria è parte integrante delle funzioni cognitive, come ormai ampiamente affermato dalle neuroscienze. Questo tipo di apprendimento, detto organico, inizia nell’utero e continua per tutta la vita, grazie all’apprendimento innato del sistema nervoso, come diceva Feldenkrais, e che oggi la scienza definisce “neuroplasticità”. Che cosa stimola questo apprendimento? Non certo le limitazioni, le abitudini, le cose fatte sempre allo stesso modo, bensì le variazioni, l’inusuale, i tentativi, gli errori, che sono fonte di informazioni nuove, quelle di cui il cervello ha bisogno per creare nuove connessioni neuronali, nuove mappe: sentiamo, osserviamo, percepiamo, impariamo, ci evolviamo…  c’est la vie. Ed è esattamente quello che mette in atto il Metodo Feldenkrais, una pratica integrata al vivere quotidiano, in quanto tutti i movimenti proposti sono quelli del normale funzionamento di un essere umano. Durante una lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento (in gruppo) o di Integrazione Funzionale (individuale) si permette alle persone di sperimentare, in una situazione di comfort e di sicurezza, il proprio movimento legato a gesti, azioni, funzioni in una sorta di rallenty che permette di osservare se stessi nel proprio agire e nelle proprie abitudini, scoprire ciò che limita e sperimentare nuovi modi. E’ un momento sperimentale per poter rientrare nella quotidianità arricchiti, con un’immagine di sé (self image) più chiara e precisa, una più ampia gamma di movimenti, la possibilità di scegliere e quindi uno stato di maggiore libertà, uscendo da schemi impoveriti che impoveriscono la vita stessa e che ne abbassano la qualità. Credo sia questa la peculiarità del Metodo Feldenkrais, legata a uno scienziato innovativo come Moshe Feldenkrais: il fatto di legare tutti i movimenti che si esplorano nelle lezioni a una funzione, ossia a gesti e azioni reali, senza esplicitarli, così da evitare che l’attenzione posta all’obiettivo distolga la mente dall’osservazione del movimento nel suo farsi e quindi dalla possibilità di scoprire ciò che realmente accade. Il movimento diventa via di una consapevolezza concreta, di una conoscenza di se stessi, di come si funziona, dei collegamenti della struttura muscolo-scheletrica legati al sentire e al pensare personali,  fino alla scoperta del gesto che alla fine avviene da sé, senza fatica o sforzi. 

Se vuoi provare un’Integrazione Funzionale mi trovi a Milano, Locate Triulzi, Pioltello, Cernusco sul Naviglio. I corsi di gruppo sono a Pioltello, Cernusco sul Naviglio, Locate Triulzi. Per informazioni puoi chiamarmi al 392.2793815. Ti ricordo che puoi lavorare con me anche online.

 

 

 

I piedi: e tu come li usi?

Quante volte stare in piedi diventa faticoso? Eppure la nostra organizzazione muscolo-scheletrica è in grado di sostenerci in posizione eretta senza fatica. Il motivo per cui ci stanchiamo è perché non la utilizziamo al meglio. Nelle lezioni di Metodo Feldenkrais una delle scoperte che si fanno è quella di ottimizzare l’impalcatura scheletrica in relazione alla forza di gravità, lasciando i muscoli liberi per il movimento, anziché inutilmente sotto sforzo per “tenersi su”.  E il suolo diventa un sostegno che ci permette di sentirci leggeri, in equilibrio e al tempo stesso dinamici, pronti per orientarci e muoverci nello spazio. Nel non utilizzare queste possibilità, stare in piedi ci affatica e ci ruba energie, non soltanto fisicamente, ma anche mentalmente.

Nel diventare bipedi il nostro baricentro si è alzato e questo ci dà un “equilibrio instabile”, ottimo per orientarci e per muoverci facilmente e rapidamente in qualsiasi direzione, però più complesso per stare in equilibrio. Ma se utilizziamo un buon allineamento scheletrico, possiamo sentirci leggeri, poiché non andiamo ad affaticare inutilmente i muscoli non antigravitari. Una prima osservazione che puoi fare su te stesso è quella della posizione dei piedi e dei punti su cui scarichi il peso. In un articolo per l’area benessere di Piuturismo ho pubblicato un video con alcuni suggerimenti che ti invitano a una prima auto osservazione su come metti i piedi nella posizione eretta e su come distribuisci il tuo peso, proseguendo con alcune esplorazioni atte a produrre cambiamenti. Come sempre, nella pratica del Metodo Feldenkrais per migliorare l’uso di sé non si usano modelli o correzioni, bensì un dialogo con il cervello e il sistema nervoso attraverso informazioni derivanti da stimoli sensorimotori. Questo fa sì che il cervello produca nuove connessioni neuronali e, di conseguenza, cambiamenti organici, ossia della persona nella sua interezza mente-corpo. I miglioramenti infatti permangono, in quanto integrati.

“La posizione dei piedi”.

 

Come gestire lo stress: i corsi di Insieme Salute

Grande scoperta, anzi due: lo stress può essere anche una cosa positiva ed è su me stessa che posso agire… inutile aspettarsi che cambino gli altri. Già questo ha cambiato la mia prospettiva.

 

Mi porto a casa strumenti nuovi per scoprire come funziono. Adesso so che posso percorrere strade nuove.

 

Sentirmi, integrarmi per connettermi con me e con il mondo. Con Nadia, Livia e il gruppo ho vissuto ore stimolanti.

Sono alcune delle testimonianze di chi ha partecipato al primo modulo del corso  “Gestire lo stress per prevenire le malattie” che ho tenuto tenuto assieme a Nadia Lattuada nella sede di Insieme Salute, da settembre a novembre 2017, in cinque mattine di sabati alterni. L’approccio mio e di Nadia integra le diverse competenze – educatrice Feldenkrais io, formatrice lei – per affrontare simultaneamente aspetti somatici e psicologici delle risposte allo stress, di fatto indissolubilmente connessi nel loro manifestarsi. L’approccio psiche-soma permette di lavorare con le persone attraverso la comunicazione bidirezionale tra cervello e corpo e stimola un cambio di paradigma nella relazione con se stessi, con l’ascolto e la scoperta di sé, delle proprie abitudini, del modo di relazionarsi.

C’è un legame forte e permanente tra le zone del cervello che regolano il corpo e il corpo stesso (Antonio Damasio, neuroscienziato)

 

Mentre la mente sta vagando, i nostri sistemi sensoriali si spengono e, al contrario, quando ci concentriamo sul qui e ora si indeboliscono i circuiti neurali responsabili del vagare della mente. (Daniel Goleman, psicologo)

Spesso la mente rimugina, valuta, giudica, tenendoci prigionieri di pensieri pesanti, intrappolandoci in ruoli fissi, in frustrazioni di gesti e azioni mancati o di aspettative insoddisfatte. E questo in un circolo vizioso dovuto a reazioni e automatismi che ci chiudono in ruoli che sembrerebbero immodificabili. L’obiettivo del corso è stato quello di svelare la possibilità di uscire da questi automatismi e di fornire strumenti pratici per “allenarsi” a un’osservazione neutra di sé e alla capacità di “tornare a casa”  – rassicurarsi rapidamente nella connessione con se stessi e con la realtà concreta del qui e ora – così da poterla utilizzare anche in momenti di stress. Come si legge nelle parole di chi ha partecipato, lo stress in sé non è negativo, sono l’eccesso e il perdurare nel tempo a essere dannosi: per il nostro benessere, le nostre relazioni e la nostra salute. Il corso è infatti iniziato illustrando i meccanismi fisiologici di risposta allo stress, in quanto la conoscenza di come funzioniamo è il primo passo per capire che cosa ci accade, quanto c’è di naturale e sano in questa risposta e quando invece diventa nociva per la nostra vita. Il tema di questo primo modulo, cui seguiranno altri due tra gennaio e maggio 2017, erano gli stati dell’io secondo l’analisi transazionale, intesi come chiave di lettura delle dinamiche relazionali e che abbiamo trattato dal punto di vista cognitivo con materiale didattico, test, questionari, condivisioni in aula, e dal punto di vista somatico, con lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais. Per poter proseguire il lavoro a casa, le lezioni sono state inviate in forma di audio. Questo approccio teorico-pratico ha permesso alle persone di portare attenzione a se stesse su diversi piani, così da conoscersi sempre più attraverso il doppio binario psiche e soma, riconoscersi e legittimarsi.

Come dimostrano i più recenti risultati della ricerca sul cervello, le esperienze vengono sempre radicate a livello cognitivo, emotivo e fisico contemporaneamente sotto forma di corrispondenti modelli di reazione (pensiero, emozione, corpo) e sono intrinsecamente legati. Pertanto, ogni tentativo successivo di migliorare la capacità umana di gestire e combattere lo stress mediante programmi di perfezionamento a livello cognitivo sarà inesorabilmente destinato a fallire, se non vengono contemporaneamente integrati i livelli emotivo e fisico. Un procedimento rivelatosi particolarmente idoneo a tal fine – essendo già impiegato con successo nella pratica da oltre 10 anni – è il Metodo Feldenkrais. (Prof. Dr. Gerard Huther, neurobiologo e capo del reparto Neurobiologische Grundlagenforschung della Clinica psichiatrica dell’Università di Gottinga)

I diversi moduli del corso sono stati strutturati in modo da essere indipendenti. Le iscrizioni per il secondo modulo sono aperte , con tema “Agire l’assertività per gestire lo stress”, che inizierà sabato 13 gennaio e si concluderà sabato 3 marzo, con cinque incontri di tre ore ciascuno (dalle 9.45 alle 12.45) a sabati alterni. Iscrizioni presso Insieme Salute, via San Gimignano 30 -32, Milano, tel. 02 – 37052067. Il costo è di 100 euro per l’intero modulo. Per chi volesse maggiori informazioni prima di iscriversi, può contattarmi.

 

 

 

Feldenkrais per un viso più giovane

Il nostro viso spesso assume per abitudine espressioni che lo caratterizzano: sopracciglia aggrottate o sollevate, fronte increspata, labbra strette o all’ingiù, occhi un po’ spalancati oppure socchiusi, ecc. Anziché essere espressioni momentanee, diventano tratti permanenti, o quasi, così da rendere il viso una sorta di maschera, incidendo anche sulla postura, ossia sulla qualità dei nostri movimenti, sul nostro atteggiamento mentale, sullo stato d’animo e, perché no, sulla formazione delle rughe. Non ce ne rendiamo conto, ma nel viso ci sono tante microtensioni che ci rubano energia determinano il buono o cattivo funzionamento di molte funzioni (masticazione, vista, respirazione ecc.). I muscoli del viso, degli occhi, della bocca (denti, lingua, labbra…) sono collegati con il tratto cervicale, collo, spalle, gola, petto e da lì con parti ancora più profonde. Visto anche l’incidenza che hanno sulla libertà del respiro e il collegamento che c’è tra respiro e l’intera persona. Si può quindi affermare che allentando le tensioni al viso si possono migliorare postura, mobilità, respirazione e altre funzioni. Senza contare che si ottengono una pelle più distesa, un’espressione più aperta, labbra più carnose e ben delineate, uno sguardo più vitale e brillante, una muscolatura facciale più tonica e quindi un supporto più forte alla pelle. Un notevole effetto antiage che si riflette sullo stato d’animo e sula percezione di sé.

Con il Metodo Feldenkrais, attraverso sapienti tocchi che rilassano le tensioni, riportano la muscolatura al naturale stato di tonicità, ristabiliscono i collegamenti muscolo-scheletrici di cranio-collo-spalle e per mezzo di specifici esercizi e manipoolazioni da fare a casa, si può ottenere un lifting naturale che comprende un profondo stato di benessere.

Nei mesi di novembre e dicembre è attiva un promozione che comprende 3 sedute lifting naturale con il Metodo Feldenkrais+ pulizia viso + crema viso specifica presso B&Bilbenessere, via Teodosio 23 Milano (fermata metrò verde Piola o Lambrate). Chiama 328.3333124

Gravidanza in Movimento con il Feldenkrais

Gravidanza in movimento, alla scoperta delle proprie possibilità, di nuove forme di nell’agire quotidiano, in sintonia con un periodo della vita che per la donna è di massima apertura e creatività. E’ il pensiero di Elena Cerruto, responsabile didattica del Centro Sarabanda di Milano, danzatrice e danzaterapeuta, operatrice shiatsu e insegnante Feldenkrais, che da oltre 20 anni lavora con le donne in gestazione, aiutandole a sentirsi comode, libere e in salute nella trasformazione fisica e psichica che vivono durante i nove mesi di attesa.
Ho intervistato la collega Elena Cerruto per chiederle innanzitutto il legame tra il Metodo Feldenkrais e il suo percorso di danzaterapeuta:
Con le donne  in gravidanza ci lavoro da tantissimi anni e in questi ultimi mesi, dopo aver seguito la Formazione per diventare insegnante del Metodo Feldenkrais, mi sono specializzata nel programma ideato da Alan Questel, trainer Feldenkrais, chiamato Pregnant Pauses. Il Metodo Feldenkrais è infatti in perfetta sintonia con quello che già da anni ho sperimentato, ossia che è fondamentale tenere presente la globalità della persona, in questo caso arricchita dalla simbiosi con il nascituro.

Quali sono i punti in comune con la danzaterapia e il Metodo Feldenkrais nell’approccio alle gestanti?

La base comune è l’accoglienza di quello che c’è. Le donne, quando arrivano con disagi, dolori, paure, al punto a volte da percepirsi come fossero in uno stato di malattia, hanno la possibilità di sentirsi accolte e sostenute, riconoscendo le peculiarità del loro nuovo stato. Questo è il primo passo che permette loro di acquisire fiducia in se stesse, lasciarsi andare e poi darsi la possibilità di sperimentare modi nuovi di muoversi: più agevoli e liberi, eliminando sforzi inutili e tensioni di cui spesso non sono consapevoli. L’ascolto e l’accoglienza portano infatti alla consapevolezza, a poter sentire di andare bene così come si è, a individuare le grandi potenzialità di una fase della vita che è sì impegnativa, ma ricca di risorse. Le sequenze di movimento delle lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento hanno come primo effetto quello di poter lasciare andare abitudini limitanti. In seguito danno la possibilità di riorganizzare il proprio corpo assecondando la trasformazione in atto, imparando modalità “altre”, non secondo una tecnica o modelli da seguire, ma semplicemente scoprendo le possibilità individuali e questo ha ovviamente un effetto positivo anche sul piano psicologico. Si piacciono di più, si sentono più autonome, più libere, più padrone di sé e vivono la gravidanza come una opportunità, quale essa è, anziché subirla come una limitazione.

In che cosa consiste il programma Pregnant Pauses?

Di fatto è puro Metodo Feldenkrais, ma il merito di Alan Questel è stato quello di selezionare le lezioni più adatte alle future mamme, di avere una particolare attenzione alle posizioni e al linguaggio, in modo da rassicurarle sul fatto di non incorrere in movimenti errati. Inoltre il programma punta sull’effetto che ha il Metodo Feldenkrais di calmare il sistema nervoso, come è ormai convalidato da più voci della scienza odierna. Si potrebbe dire che Pregnant Pauses è una versione del Metodo Feldenkrais particolarmente attenta alle gestanti ed è questo a mio parere il merito di Alan Questel, l’essere stato particolarmente sensibile ai loro bisogni. Capita che le donne in gravidanza tendano a limitare i propri movimenti, mentre invece la gravidanza stessa permette una grande libertà e varietà di movimenti, sempreché siano fatti nell’ascolto e nel rispetto di sé. Il grande valore del pensiero di Moshe Feldenkrais è di aver parlato di consapevolezza del movimento, in quanto il movimento riguarda contemporaneamente piano fisico, pensiero, emozione, sensazione. Nel momento in cui la persona è consapevole, diventa attenta a non farsi male, senza bisogno che qualcun altro le dica se si muove in modo corretto o no. Inoltre scopre perché sentiva dolore a muoversi come faceva in precedenza. Libera quindi le sue potenzialità, con un effetto sullo stato d’animo e sull’autostima.

Possiamo quindi affermare che la gravidanza non è un limite al movimento?

Assolutamente, anzi, è il momento di massima creatività, perché ti spinge a fare le cose in modi diversi, in quanto il tuo corpo continua a modificarsi. Il fare scoperte nuove è parte stessa della gravidanza, momento in cui una creatura cresce dentro di te, occupando sempre più spazio e modificando le tue funzioni, l’agire, il sentire, il pensare, l’osservare te stessa e il mondo… quindi è perfetta per intraprendere un percorso con il Feldenkrais, che stimola proprio questa curiosità su se stessi e sulla propria relazione con il mondo. Da danzatrice ho sempre sostenuto che la gravidanza è il momento più adatto per danzare e le mie allieve lo hanno dimostrato. Io stessa sono stata un’allieva Feldenkrais per tanti anni prima di fare la Formazione e ho avuto enormi benefici, anche dopo il parto.

Hai accennato ai bisogni delle donne in gravidanza, quali sono i più evidenti?

Le donne spesso accusano stanchezza. Allora anziché negarla oppure viverla come inadeguatezza ai ritmi richiesti dalla vita odierna, è interessante “stare con” quella stanchezza e scoprire da dove arriva. In questo processo aiuta il fatto che le lezioni iniziano stando sdraiate, magari con supporti laddove si sente tensione o scomodità. La donna si sente accolta e confortata, non giudicata, e quindi è più disponibile all’ascolto e a sentire quelle tensioni che le succhiano energie e che provocano stanchezza, per poi esplorare nuovi modi di muoversi che risultano più funzionali ed economici nell’agire quotidiano. Il tutto avviene nel pieno rispetto della persona e penso che questo sia uno dei valori del Metodo Feldenkrais: non attivare la resistenza, che porta a una lotta con se stessi inutile e dannosa, non soltanto a livello fisico. Assecondare il sistema nervoso dà la possibilità di calmarlo e di renderlo disponibile a percorrere strade nuove. Il movimento nel Metodo è infatti un mezzo per dialogare con il cervello e permettere cambiamenti a livello neuronale, che sono possibili in quanto il cervello è plastico. Oggi lo affermano anche le neuroscienze, Feldenkrais lo aveva intuito attraverso lo studio e la pratica delle arti marziali, l’approfondimento della neurofisiologia, della psicologia, delle leggi biomeccaniche, l’osservazione dello sviluppo motorio del bambino e l’autosservazione e una riabilitazione personale in seguito a un incidente al ginocchio. Inoltre non dimentichiamo che era un ingegnere.

Dove insegni il tuo programma?

PregnantIl programma si chiama GraviDanza in Movimento e comprende Pregnant Pauses con Metodo Feldenkrais, Danzaterapia e Shiatsu. Conduco i corsi al Centro Anabasi, allo Shaolin Temple e a L’Altro Spazio, tutti a Milano. Sono ovviamente disponibile a portarlo in altre realtà che siano interessate. In questa attività collaboro con Monica Curioni, insegnante Metodo Feldenkrais anche lei autorizzata a insegnare Pregnant Pauses, che da 25 anni propone shiatsu e tuina alle donne in attesa.

Per contattare Elena Cerruto: danzaterapia-dmt, elenacerruto@gmail.com

Essere mindful nel movimento

Il movimento come strumento per giungere alla consapevolezza, è questa la proposta del Metodo Feldenkrais. Perché il movimento è vita e senza movimento la vita non può essere

Le lezioni ideate da Moshe Feldenkrais sono chiamate Consapevolezza Attraverso il Movimento, in quanto permettono di conoscere se stessi nei modi di agire. Sono infatti sempre legate a funzioni del movimento umano, ma si potrebbe dire del “vivere umano”: camminare, chinarsi, girarsi, saltare, raccogliere, lanciare, afferrare, deglutire, guardare, orientarsi, parlare, leccare… l’elenco è infinito e infinite sono di conseguenza le possibilità delle sequenze nelle lezioni Feldenkrais, come un’architettura variabile. E’ il valore di un metodo, come appunto il Feldenkrais, rispetto a una tecnica: un metodo è un linguaggio e come tutti i linguaggi è vivo e in evoluzione, adattabile alle situazioni e ai bisogni delle singole persone, è come una chiave per aprire nuove porte, ossia nuove possibilità. Non ci sono ambiti in cui non possa essere applicato. Oggi ad esempio si parla molto dei benefici della mindfulness e il Metodo Feldenkrais è utile anche in questo, anzi è spesso interpretato come “mindfulness nel movimento” e non a torto, in quanto porta a essere presenti nel momento dell’azione, al “come” si agisce: nel modo di organizzarsi nello spazio, fisicamente e mentalmente. Le posture che assumiamo sono espressione del nostro pensiero, degli stati d’animo, del modi di provare i sentimenti e le emozioni.

“Non m interessano corpi flessibili, ma menti flessibili”

Scriveva Feldenkrais. E poiché egli sosteneva, in anticipo sui tempi delle odierne scoperte neuroscientifiche, che

“cervello e corpo sono oggettivamente un’unità funzionale”

rendere flessibile il corpo significa rendere flessibile la mente.

Il Metodo Feldenkrais non è di per sé una meditazione, è un’educazione somatica, questo deve essere chiaro. Però non solo aiuta a praticare la meditazione (trovando più comodità nelle posizioni, come puoi provare in questo audio “Meditare comodi”), ma porta anche a essere “mindful” nel flusso del nostro movimento continuo, che è la vita stessa, a partire dal nostro respiro. Ti propongo questo audio, in cui l’osservazione del respiro ti porta a sentirti diversamente rispetto alle tue relazioni spaziali. I benefici di una pratica del genere sono immediati e concreti, perché si integrano nelle azioni di tutti i giorni. Man mano che ti abitui a questa auto-osservazione, ti conosci e conosci le tue abitudini di risposta agli stimoli (dalla coda nel traffico alle lamentele della collega, dai conflitti relazionali all’imprevisto dell’ultimo minuto), perché riconosci immediatamente le risposte del tuo corpo (tensioni, cambi di respiro, alterazione del battito, mandibola e gola serrata ecc.): tutto ciò che ci succede a livello emotivo, ci succede a livello fisico. Più è breve il momento in cui ti accorgi del messaggio corporeo, meglio riesci a scegliere come agire prima di esaurire le tue risorse (quante volte bisogni non riconosciuti diventano fonte di grande frustrazione?). Allo stesso tempo, più amplifichi lo spazio tra l’osservazione e l’azione, più possibilità ti dai di uscire dagli automatismi per permetterti di cambiare ed evolvere. E’ in quello spazio che Feldenkrais individuava la via verso la consapevolezza.

Se vuoi lavorare con me, posso guidarti anche live con lezioni online, in cui ti guido nelle sequenze di Consapevolezza Attraverso il Movimento Prima di scegliere il tuo percorso, puoi chiedere una consulenza di 20 minuti gratuita. Ti aspetto!  

 

 

 

Al via un corso per gestire lo stress e migliorare le relazioni

I nostri stili di vita, spesso vorticosi nei ritmi e molto richiedenti negli impegni, mettono a dura prova il sistema nervoso.  Anche se si tratta di “lievi” elementi stressori, quando sono continui danneggiano nel lungo termine la nostra salute, dopo averci succhiato energia, vitalità, entusiasmo e aver reso difficili le relazioni personali. Conseguenze, queste, che diventano a loro volte ulteriori elementi di stress. Per uscire da questo circolo vizioso abbiamo gli strumenti necessari: corpo e mente! Che se viaggiano all’unisono, l’uno nell’ascolto e nell’osservazione dell’altra, diventano la nostra forza per diventare flessibili e resilienti.

Se vuoi conoscere i tuoi punti di forza, allenarti a far dialogare mente e corpo per rispondere agli “attacchi” dello stress, c’è un corso a Milano che parte il 30 settembre. Si svolge nella sede di Insiemesalute, via San Gimignano 30 ed è stato organizzato in seguito al successo riscontrato con il primo corso su questo tema tenutosi nella primavera 2017, in cui il Metodo Feldenkrais si è integrato con attività cognitive di empowerment: il connubio tra il lavoro di consapevolezza corporea e di consapevolezza cognitiva ha permesso ai partecipanti di acquisire velocemente strumenti pratici per gestire lo stress.

Il corso è aperto anche a non soci di Insiemesalute. Le attività si tengono il sabato mattina, a settimane alterne, e sono divise in tre moduli, con possibilità di seguire l’intero percorso oppure di iniziare con iscrizione al primo modulo. Se sei interessato contattami su MovimentoSano.

Sullo stress trovi altre news nella rubrica “Stress” e se vuoi un assaggio degli esercizi neurosensoriali che imparerai, prova questo audio.

 

Mi sento quindi sono

libro mosheOggigiorno proliferano corsi, programmi, seminari, tecniche che vogliono insegnarci come vivere, come avere successo, come fare soldi, come essere felici ecc., tanto che emergono nuove figure come i life coach, termine che personalmente mi lascia perplessa. In un mondo in cui tutti ormai insegnano qualcosa, proponendo le tecniche più efficaci in ogni settore della vita professionale e personale, mi viene in mente la bella citazione di Moshe Feldenkrais:

Sarò il tuo ultimo insegnante. Non perché io sia il migliore insegnante che tu abbia mai incontrato, ma perché da me imparerai come apprendere. Quando impari ad apprendere ti accorgi che non ci sono insegnanti, ci sono  solo persone che apprendono e persone che studiano come facilitare l’apprendimento.

Sicuramente ci sono professionisti seri e il punto non è questo. Il punto è che, scorrendo offerte, slogan e proposte si ha l’impressione che ormai abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci dica che cosa dobbiamo fare, come se qualcosa avesse minato la fiducia in noi stessi, nella nostra capacità di intuire e riconoscere i nostri bisogni, di assecondarli per poterci sentire bene. Una cosa è certa: i bisogni li segnala il corpo, anche nella fisicità delle emozioni; la mente li può osservare e riconoscere, ma sembra che sia diventato difficile sentire il corpo, ascoltarne e rispettarne i messaggi.  Il corpo è un complesso e sofisticato sistema in cui nulla è separato (muscoli, scheletro, organi, sangue, nervi..) e tutto funziona simultaneamente e in sinergia per fornire la miglior risposta possibile all’ambiente in cui agisce e si muove. Il corpo è intelligente ed è il veicolo con cui esprimiamo il nostro essere più profondo, eppure è spesso percepito come estraneo, se non nemico quando procura disagio o dolore, valutato nella forma-immagine con cui appare o percepito in parti non collegate, soprattutto in quelle da “aggiustare”. Questa lotta con il nostro corpo inficia la qualità della nostra vita in ogni area, anche nelle relazioni (come faccio a sentire l’altro, entrando in empatia, se non sento me stesso?).

Se non impariamo a conoscerci il più possibile intimamente, limitiamo le nostre scelte e la vita non è piacevole senza la libertà di scegliere (Moshe Feldenkrais)

Se non ci identifichiamo con il nostro corpo nell’unità con il cervello e la mente, non possiamo conoscerlo (conoscerci) né ascoltarlo (ascoltarci) e diventa difficile capire i nostri reali bisogni. Diventiamo allora facili prede di messaggi promozionali che spesso puntano sui risultati in breve tempo, in una affollata vendita di “soluzioni pret à porter”: scorciatoie che fanno gola, ma che possono offrire soltanto una soluzione in brevi termini… altrimenti si smette di essere potenziali clienti. Per sentirci e conoscerci intimamente ci vogliono tempo e pazienza, ma è l’unica via per conoscerci e trovare il nostro star-bene in modo concreto, senza luoghi comuni, schemi mentali, pregiudizi o timori. La mente è potentissima e può portarci fuori da noi stessi, con mille convinzioni. Per non rimanere in balìa di concetti che sono altro da noi, per ritornare a sentirsi padroni di sé, autorevoli rispetto a se stessi è necessario riappropriarci del nostro corpo vitale ed entrare in contatto con la sua (la nostra) intelligenza.

La capacità del cervello di modificarsi è infinita, affermano oggi gli scienziati. La capacità di apprendere per il sistema nervoso è illimitata, scriveva Moshe Feldenkrais nel tardo Novecento. Attraverso il corpo, concreto e immediato nelle sue risposte in relazione agli stimoli sensoriali e motori dell’ambiente in cui agisce, possiamo stimolare il sistema nervoso in questo processo di apprendimento e miglioramento delle funzioni. Non attraverso scorciatoie o deleghe: ognuno con i propri tempi, i propri limiti, le fragilità, le proprie abilità e potenzialità e ognuno diventando responsabile di se stesso, laddove i limiti anziché essere ostacoli o fonte di frustrazione, diventano i veri punti di forza per il cambiamento.

Il Metodo Feldenkrais non insegna nulla, né esercizi né tecniche e tantomeno dà risposte. E’ piuttosto un “processo di indagine” affinché ognuno, nel proprio sentire, trovi le proprie risposte. Una lezione data a un adolescente con scoliosi, a un anziano con il Parkinson o a un cantante che vuole migliorare l’uso della voce avranno ovviamente obiettivi e risposte diverse, ma ognuno di loro apprenderà come continuare ad apprendere e quindi a migliorare.

DSC04441Nelle lezioni collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento e in quelle individuali di Integrazione Funzionale si impara a osservare ed esplorare se stessi in termini di propriocezione, interocezione e cinestesi per un viaggio verso l’autoconsapevolezza. Il tutto in modo giocoso, curioso, esplorativo, senza imposizioni, senza nessun senso di giudizio o competizione. Si impara a sentire le proprie emozioni nella loro fisicità, a percepirsi nella relazione spazio-temporale attraverso stimoli senso-motori, chiarendo l’immagine di sé nella mappa corticale. Ne consegue un ampliamento delle possibilità di movimento, in senso fisico, ma anche intellettivo e si abbandonano gli automatismi e le forme-pensiero che dettano a livello inconscio scelte e azioni.

Sentirsi significa esistere: sentire la vita che scorre dentro di noi e la vita attorno a noi, in un processo in divenire, in cui siamo interi e presenti.

 

 

 

 

 

La salute della schiena: istruzioni per l’uso

Il mal di schiena nelle diverse parti della colonna vertebrale – cervicale. dorsale. lombare, sacrale – è fra i dolori più comuni del nostro tempo. Eppure non è difficile evitarli o migliorarli. A una condizione: prendersi davvero cura di sé, attraverso la consapevolezza di come si usa il proprio corpo nella vita di tutti i giorni, nei gesti comuni così come in quelli più sofisticati di atleti, artisti, performer. La schiena non è una parte avulsa dal resto di noi. La schiena non soltanto ci appartiene, ma siamo noi nel nostro modo di muoverci, di agire, di percepire, di sentire e provare sensazioni, percezioni, emozioni. Basti pensare alle rigidità muscolari provocate da abitudini posturali scorrette così come da tensioni nervose… Se la schiena è parte integrante del nostro essere, allora iniziamo a sentirla di più nei nostri atti. Spesso quando si usano le mani o i piedi l’attenzione è soltanto su queste parti terminali e non ci si rende conto che il loro modo di lavorare dipende dalla colonna vertebrale. E’ quindi fondamentale che essa sia flessibile, perché ogni rigidità non inficerà soltanto la salute della schiena, ma anche il benessere degli arti. Di fatto ogni movimento richiede la disponibilità delle vertebre a muoversi fra di loro su diversi piani. Ne consegue che vertebre poco mobili limitino i nostri movimenti. E’ allora che, per raggiungere l’obiettivo, andiamo a forzare su fasce muscolari meno potenti, causando danni e irrigidendo ancora di più la schiena. La sua mobilità, flessibilità e potenza (così come quella degli arti) dipende anche dalla muscolatura più profonda che la collega alle gambe attraverso il bacino, chiamata ileo-psoas. Ecco allora che basta rilassare questa muscolatura per distendere la schiena e ritrovare spazio fra i dischi intervertebrali, come indico nell’audio “Rilassare il muscolo psoas”. Se invece vuoi esplorare la flessibilità e i movimenti della colonna, puoi provare questa lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais: “Fili e dita: trazioni e spinte per la colonna vertebrale”. Per ottenere i benefici desiderati, ossia acquisire consapevolezza corporea, evita qualsiasi sforzo o disagio. Ci sono tre chiavi fondamentali affinché il Metodo, che è un’autoeducazione somatica e non una tecnica o una ginnastica, funzioni e porti a cambiamenti e trasformazioni autentici e radicali:

1. cerca il piacere del movimento, se non è piacevole significa che è male organizzato e quindi non ti serve a nulla, anzi, rafforza le cattive abitudini,

2. vai lentamente per poterti osservare e conoscere così i tuoi schemi neuromotori, solo allora potrai modificarli e migliorarli,

3. rispetta il tuo corpo e i tuoi limiti: ogni segnale di dolore è un segnale intelligente di protezione, ascoltalo. I limiti si superano con l’intelligenza, non con lo sforzo 😉

Oltre alle lezioni Feldenkrais, fai tuoi alcuni accorgimenti sani, semplici ma efficaci, come ad esempio alzarsi ogni poco se stai lavorando da seduto, fare brevi ma frequenti pause; evitare i comfort quali ascensori e scale mobili o l’auto se non necessaria, camminare e muoversi il più possibile durante la giornata, piegarsi, inginocchiarsi, saltellare, ritrovando quei movimenti che da bambini venivano spontanei e che si tende ad abbandonare da adulti (accelerando l’invecchiamento!). Prova inoltre a compiere i gesti usuali in modo inusuale: ad esempio cambia lato su cui porti la borsa, usa la mano non dominante, inizia a salire i gradini con l’altro piede ecc. Questo serve sia a scoprire le proprie abitudini (dettate dall’organizzazione muscolo-scheletrica), sia a inviare informazioni nuove al cervello che si riadatterà, permettendoti di uscire dagli automatismi, sicuramente utili, soprattutto se si ha fretta, ma molto limitanti nell’uso di se stessi sia a livello fisico che di pensiero. Ricorda che la velocità non richiede fretta quando si utilizza in modo efficiente il proprio corpo:detta altrimenti, puoi ottenere il  “massimo risultato con il minimo sforzo”, secondo il pensiero di Moshe Feldenkrais.

 

 

Lo stretching che ringiovanisce

Lo stretching aumenta la tua flessibilità? La risposta è sì, a patto che tu conosca come funziona realmente, perché uno stretching sbagliato può far danni.  Lo stato di allungamento dei muscoli viene captato dai recettori delle fibre muscolari, i fusi neuromuscolari , che inviano le informazioni al midollo spinale (sistema nervoso centrale). Essi sono fondamentali sia per mantenere il normale tono muscolare e per eseguire movimenti ben organizzati, sia per prevenire lesioni e danni provocati da un eccessivo allungamento. Quando registrano uno stiramento, ordinano ai muscoli di contrarsi di più, secondo il fenomeno chiamato “riflesso di stiramento”. È un meccanismo sano, atto a prevenire lesioni e e strappi. Attenzione, quindi, a non provocarlo. Ricerche del Nicholas Institute of Sports Medecine and Athletic Trauma di New York e della Nebraska Wesleyan University hanno dimostrato l’inutilità dello stretching statico esercitato con forza meccanica, il quale di fatto provoca una deformazione delle fibre muscolari, poiché vengono allungate al di là dei propri limiti elastici. Non si tratta infatti di un allungamento, bensì di uno stiramento momentaneo e, una volta passato l’effetto, il muscolo si contrae, facendoci sentire l’esigenza di stirarlo di nuovo. Si crea così un circolo vizioso.

Bisogna quindi tenere presente che  la possibilità di allungare la muscolatura è determinata dal sistema nervoso e dalla sua “tolleranza” a un determinato raggio di allungamento. Se non tieni conto dei messaggi del sistema nervoso, continuando a forzare, i risultati saranno i seguenti:

1. non ci sarà alcun cambiamento in termini di flessibilità,

2. la muscolatura si accorcerà,

3. provocherai lesioni al tessuto.

La flessibilità si può ottenere soltanto attraverso la consapevolezza del proprio movimento, tale da permetterne il controllo. Anziché pensare a esercizi di stretching giusti o sbagliati, il primo passo verso questa consapevolezza è di osservarsi mentre si compie un gesto, evitando di agire in automatico.

Quando sai quello che fai, puoi fare quello che vuoi.

E’ una delle citazioni più famose di Moshe Feldenkrais, il cui Metodo è orientato proprio alla consapevolezza e al controllo dei movimenti (fisici e mentali, nella loro sincronia funzionale) e osservazione e attenzione a come si agisce sono fondamentali per iniziare a conoscersi.

Il secondo suggerimento è quello di introdurre nel propria quotidianità movimenti sempre più naturali, il che significa movimenti per i quali il sistema nervoso è programmato (secondo le esigenze di sopravvivenza dei nostri avi): camminare, correre, saltare, chinarsi, accovacciarsi, cambiare facilmente posizione da terra a in piedi ecc. Per riattingere a questo programma naturale, il consiglio è di evitare le troppe comodità. La “filosofia del comfort” infatti mina le nostre abilità e ci fa invecchiare anzitempo, facendoci dimenticare il grande repertorio di movimenti che abbiamo appreso quando, bambini, ci muovevamo per il piacere di esplorare e conoscere. Uno dei movimenti naturali è quello di sedersi per terra, in diverse posizioni (si può lavorare così anche al pc), abituandosi ad alzarsi e ad abbassarsi facilmente (si dice che questa abilità influenzi la nostra longevità!). Sempre secondo Feldenkrais, la vecchiaia inizia quando evitiamo alcuni comportamenti che riteniamo non adatti alla nostra età e così li dimentichiamo. In altri termini egli stava affermando quello che oggi gli neuroscienziati dichiarano sulla neuroplasticità (modificabilità del cervello): o la usi o la perdi. Quante volte da bambini abbiamo saltellato per strada o corso, abbiamo camminato all’indietro o su un piede solo, siamo saliti e scesi dai muretti… perché abbiamo smesso? Per darci un contegno? Il prezzo però è alto e forse vale la pena ricominciare a giocare (se si hanno bambini piccoli, figli o nipotini, c’è anche un’ottima scusa!). Un altro movimento che rafforza tantissimo è il gattonare e non è un caso se gli allenamenti sportivi oggi lo hanno integrato nei loro esercizi, assieme a tutta la gamma di quadrupedia animale, tanto da diventare una disciplina con l’animal flow. Di movimenti naturali che rendono i nostri muscoli potenti ed elastici ce ne sono tantissimi, senza nemmeno il bisogno di dividere il nostro tempo in categorie tra “esercizi” e “non esercizi”. Il sistema nervoso si adatta con la migliore risposta possibile: se passiamo troppo tempo incollati alla sedia ci trasforma in “esseri sedenti”, accorciando tutta la muscolatura profonda e i muscoli posteriori delle cosce. Dunque: non limitiamo i nostri movimenti e permettiamoci di esplorare le nostre possibilità, ampliare il repertorio, rimodellandoci a livello cellulare! Sopratutto, utilizziamo la nostra intelligenza, abbandonando l’idea che sforzi e dolori siano utili per raggiungere i nostri obiettivi. Se acquisiamo una buona organizzazione muscolo-scheletrica, eliminando i movimenti superflui (detti parassitari), il dolore non c’è.

Per migliorare il controllo muscolare e la propriocezione, aumentare la potenza, la coordinazione, la flessibilità e l’agilità attraverso l’intelligenza del sistema nervoso la vera chiave è l’educazione somatica, come il Metodo Feldenkrais, oggi sempre più diffuso non soltanto in campo riabilitativo, ma anche di prevenzione e di performance. Se sei uno sportivo, puoi scaricare gratuitamente l’ebook  che ho scritto “SmartFitness” dedicato all’allenamento body-mind. Interessante è anche questa tesi che ho trovato in rete sull’efficacia del Metodo Feldenkrais nell’allungamento dei muscoli ischiocrurali (i muscoli posteriori delle cosce).

Se vuoi provare, contattami, possiamo lavorare anche online.