Respirare per allargare gli spazi

Il respiro non soltanto è il primo movimento vitale, è anche la fonte e la prova del nostro benessere, in quanto è il primo elemento che si modifica se non siamo sereni, se non rispettiamo i nostri ritmi. Il respiro è anche legato al modo in cui ci muoviamo: prova a compiere un qualsiasi gesto bloccando il respiro e vedi che effetto ha sulla qualità del tuo movimento. Se il respiro è corto, frenato e non in armonia con i tuoi movimenti, questi saranno limitati e poco armoniosi. Il modo in cui ci muoviamo e le posture che assumiamo denotano quindi il nostro modo di respirare. Lavorare sul respiro è fondamentale per la nostra salute, fisica, psichica, emotiva. Ma lavorare sul respiro non è sempre semplice: per chi non è abituato ad ascoltarsi e non ha una chiara immagine di sé – di come si muove lo scheletro attraverso il movimento del respiro – non è così immediato. Ci vuole tempo. E a poco servono le tecniche del respiro senza una consapevolezza di come funzioniamo. Con consapevolezza intendo esperienza di sé nell’auto-osservazione, l’unica che ti permette una conoscenza concreta e individuale, quindi reale. Altrimenti anche la più efficace tecnica di respiro che ti possono insegnare può servire a poco, poiché rimane sempre qualcosa di esterno che ti hanno cucito addosso. Con il Metodo Feldenkrais non insegno una tecnica di respiro, ti conduco a osservare e a conoscere il tuo modo di respirare, ti propongo altre strade e nuove possibilità, affinché il tuo sistema nervoso accolga quelle più funzionali e più giuste per la tua organizzazione muscolo-scheletrica. Non solo, il Metodo Feldenkrais non è mai avulso dal movimento, dalla concretezza di questo movimento nella vita quotidiana e quindi esplori le possibilità del respiro nel movimento, perché è a questo che il respiro ti serve: a vivere la vita di tutti i giorni, a muoverti con più agio anziché boicottare inconsapevolmente le tue azioni, a essere più in contatto con te stesso per pensare con maggiore chiarezza e ascoltare le tue emozioni, sapendo che, proprio per l’interazione corpo-cervello, attraverso il respiro puoi guidarle e controllarle meglio. Perché sei un’unità e in questa unità basta modificare un elemento che si modifica tutto il resto.

In questa lezione audio ti propongo un’esplorazione sul respiro connessa alle relazioni spaziali interne, ossia fra le varie parti dello scheletro, e alla relazione con lo spazio esterno, la tua presenza nell’ambiente.

Metodo Feldenkrais per la sclerosi multipla

“La sclerosi multipla (SM) ha lasciato il suo segno indelebile nella mia famiglia. A mio zio paterno, Benjamin, fu diagnosticata la SM, di cui morì  nel 1930. Negli anni ’50, la malattia ha preso mio padre due settimane dopo il mio quarto compleanno. Nel 1986, ha segnato la vita di mia sorella, Susan. La mia famiglia è stata impegnata con l’associazione Sclerosi Multipla dal tempo in cui ho ricordi. Ancora ragazzino, mio ​​fratello Eli andava di casa in casa con la scatola di raccolta per l’associazione. Da bambina, assieme ai miei amici, ci facevamo pagare per i nostri spettacoli nel cortile e donavamo il ricavato. A tuttoggi io e mio fratello rimangono impegnati. Scrivo e parlo di SM a chiunque voglia ascoltare. Assieme alle mie figlie ho partecipato alla marcia per la SM ogni anno da quando sono nate. Quando ero una giovane fisioterapista, nel 1976, ho iniziato la prima classe per i pazienti affetti da SM presso la UCLA. Nel 1991 sono diventata un’insegnante del Metodo Feldenkrais® e ho insegnato classi di Consapevolezza Attraverso il Movimento® con il sostegno dell’associazione dedicata alla SM.
Come può il Metodo Feldenkrais® dare benefici alle persone con SM?
Il Metodo Feldenkrais esplora come il cervello e il nostro sistema nervoso possano cambiare. La sclerosi multipla è una malattia che colpisce il cervello e il sistema nervoso. Ecco perché secondo me il Metodo Feldenkrais è utile a chi è affetto da sclerosi multipla: dal momento che sappiamo che la SM può colpire qualsiasi parte del sistema nervoso rivestito di mielina (la copertura “isolante” dei nervi), qualsiasi approccio che voglia aumentare le funzioni deve deve coinvolgere l’intera persona. Questo rende il Metodo Feldenkrais una buona partita; non solo perché collega una parte del corpo alle altre, ma anche perché comporta poco o nessun stress, uso di energia, dolore o sudore. E può abbassare la temperatura di un corpo surriscaldato rilassando il meccanismo di “lotta o fuga”.
Ci sono quattro tipi principali di SM; recidivante-remittente, secondaria progressiva, primaria progressiva e recidivante progressiva. Anche se ci sono fattori comuni tra le persone con SM, ognuno è un individuo. A seconda del tipo di SM che una persona ha, i sintomi possono variare notevolmente da un giorno all’altro. Dal momento che il Metodo Feldenkrais lavora sulla consapevolezza, su come raggiungerla e come utilizzarla ogni persona impara a regolarsi con se stessa, trovando le proprie strategie per il cambiamento. Inoltra la combinazione di consapevolezza e flessibilità è molto potente nella lotta contro gli effetti di questa malattia. Il fatto di utilizzare i muscoli per muoversi piuttosto che come supporto antigravitazionale migliora la gamma di movimento e aiuta ad avere più energia. Inoltre imparare a iniziare il movimento dai grandi muscoli che si trovano al centro del corpo consente una distribuzione migliore del lavoro, permettendo di conservare energia e forza, che rappresentano due grandi preoccupazioni per pazienti con SM. Inoltre questi elementi permettono di mantenere la flessibilità delle articolazioni e dei muscoli, fattori importanti per camminare e per svolgere le azioni quotidiane. Tutti noi abbiamo un enorme potenziale per l’apprendimento, non importa quale sia la nostra capacità fisica in quel dato momento. Imparare la consapevolezza, la flessibilità e il cambiamento migliora le funzioni.

Andiamo più nello specifico!
La maggior parte delle persone non pensano a quello che fanno o come si muovono fino a quando non si trovano in difficoltà. Se rallentiamo e prestiamo attenzione a come ci muoviamo e a che cosa facciamo, siamo in grado di affinare i nostri movimenti e le nostre azioni. Come Moshe Feldenkrais scrisse: “Se non sai quello che stai facendo, nonpuoi fare quello che vuoi.” Questo è esattamente ciò che impariamo quando pratichiamo il Metodo Feldenkrais. Se avete la SM o se conoscete qualcuno che ne soffre (ci sono circa 200.000 persone negli Stati Uniti e 2,5 milioni in tutto il mondo) allora conoscete alcuni dei sintomi debilitanti. Poiché i sintomi sono così vari, quando si lavora con questa malattia, si deve avere una chiara comprensione della natura intreccciata del cervello e del corpo. Non si può “correggere” una parte senza influenzare le altre. Non possiamo cambiare il modo di camminare, se non lavoriamo sulla respirazione o senza sapere dove siamo nello spazio

CAMMINARE
Camminare è il motivo principale per cui le persone con SM vengono da me. Comincio esplorando la consapevolezza del mio cliente rispetto allo parti del corpo nello spazio. Nel linguaggio medico, questo si chiama cinestesi/propriocezione. Propongo lor una serie di sequenze di movimenti, sia attraverso le indicazioni verbali, sia o attraverso il tocco. Questi movimenti molto facili e dolci permettono all’allievo di rilassarsi; è solo quando siamo rilassati che possiamo esplorare il movimento! Gli allievi spesso scoprono schemi di movimento che li frenano. Essi imparano a lasciar andare gli schemi di movimento abituali che non funzionano. Attraverso queste sottili lezioni di movimento, sviluppano la consapevolezza, che porta alla flessibilità e a una migliore coordinaazione. Un altro sintomo che rende difficile il cammino è la spasticità. La spasticità è uno stato in cui alcuni muscoli sono contratti del tutto oppure lavorano in tempi inappropriati. Quando gli studenti imparano a muoversi con meno sforzo, riescono a fermare o a invertire qualsiasi movimento prima che i muscoli diventino eccitato o sovraeccitati. I movimenti sono lenti, dolci e sicuri. Gli allievi trovano che hanno più abilità nel modulare come i loro muscoli iniziano l’azione. Questo offre loro l’opportunità di fare minori aggiustamenti sulla base della loro percezione. Problemi di coordinazione sono abbastanza comuni tra le persone con sclerosi multipla, a causa della minor comunicazione tra il cervello e il midollo spinale. La coordinazione è complicata.  Le azioni utilizzano alcune sequenze muscolari. Ad esempio, si piega il ginocchio e si solleva il piede prima che  l’anca muova la gamba in avanti per camminare. Tuttavia, prima ancora di muovere le gambe, si vede qualcosa che si desidera raggiungere a piedi, sia nella realtà che nell’immaginazione. È necessario anche mantenere una postura eretta e respirare per muoversi in modo efficiente. Le sequenze di movimento esplorate durante una lezione Feldenkrais insegnano il controllo del movimento nello spazio. Ciò include la capacità di controllare la direzione, la qualità e la velocità.

EQUILIBRIO
Molto spesso le persone con SM hanno difficoltà a mantenere l’equilibrio. Attraverso il Metodo Feldenkrais, gli studenti con SM hanno la possibilità di esplorare la “postura dinamica”, in cui lo scheletro supporta il peso e i muscoli sono liberi di muoversi in modo più efficiente. Si esplora il rapporto tra lo scheletro e muscoli. Si porta attenzione alla trasmissone del movimento attraverso il centro del corpo, piuttosto che mantenere il “core”.

CALORE
Il calore può causare un temporaneo peggioramento dei sintomi della SM e lo stress e la tensione possono aumentare la temperatura corporea. Con il movimento delicato di una lezione Feldenkrais, un partecipante può imparare ad allentare lo stress e la tensione. Questo aiuta a far diminuire il calore, consentendo all’energia del corpo di fluire liberamente. Utilizzando l’attenzione e il respiro, si può imparare a rilevare (e quindi evitare) l’aumento della temperatura corporea prima che inizino i problemi.

STRESS
Vivere con la SM può significare cambiamento e stress. Lo stress esaurisce un individuo sia emotivamente che fisicamente e aumenta la stanchezza. Utilizzando il Metodo Feldenkrais, le persone con MS imparano a funzionare in uno stato più rilassato, calmando così il sistema nervoso simpatico (responsabile del meccanismo di “lotta o fuga”). Dal momento che i movimenti si basano su attività funzionali, le persone hanno la possibilità di scoprire i loro modelli di ansia abituali e di esplorare modi più efficaci di risposta. Mentre insegnavo corsi regolari per l’associazione della SM, mi sono spesso trovata in strutture non ottimali. C’era spesso rumore o movimento nella stanza, ma ho scelto di non modificare la situazione perché sapevo che i miei allievi avevano bisogno di imparare a calmarsi e a sentire se stessi in qualsiasi ambiente. Dopo tutto, centri commerciali, ristoranti rumorosi e ingorghi non scompaiono solo perché avete la sclerosi multipla!

FATICA
La fatica può essere la più grande sfida, perché siamo in grado di crearla senza nemmeno rendercene conto. Sforzo, tensione e fatica sono spesso il risultato di piccoli muscoli che fanno il lavoro al posto di quelli più grandi. Non ci può essere apprendimento quando c’è fatica, quindi sono gli allievi a misurare il proprio senso di stanchezza, modulando pause e riposi. Nel muoversi o riposarsi secondo il proprio ritmo, guadagnano un maggiore controllo sulla fatica.

FLESSIBILITÀ
Flessibilità è la capacità di commutare e utilizzare una parte diversa del corpo per una stessa attività. Imparare ad usare i muscoli per muoversi piuttosto che usarli per sostenere se stessi permette di migliorare la gamma di movimento e di avere più’energia. L’avvio del movimento dai grandi muscoli vicini al centro del corpo permette una migliore distribuzione del movimento permette di conservare l’energia e la forza. Queste sono le chiavi per mantenere la flessibilità articolare e muscolare, importante passeggiare e per le altre attività della vita quotidiana.”

(Traduzione dell’articolo Working with people with Multiple Sclerosis a cura di Beth Rubenstein, insegnante del Metodo Feldenkrais)

Abbatti lo stress in 9 mosse: guida gratuita

La nostra società non è disegnata per supportare una vita a basso livello di stress: ritmi accelerati, la richiesta di essere sempre efficienti e multitasking, la pressione di impegni professionali e domestici contro la mancanza di tempo… insomma, un vero stress! (Quante volte lo diciamo?!) Tutte queste richieste non ci permettono di ascoltarci come dovremmo per rispettare i nostri bisogni e il peggio è che siamo talmente abituati a vivere così, da pensare che sia normale. Quante volte diciamo di sapere che cosa ci farebbe bene ma che non abbiamo tempo da dedicare a noi stessi? E così, nonostante le difficoltà, riusciamo a far fronte a tutto (più o meno), purtroppo però a caro prezzo: la nostra salute, il nostro stato d’animo, le relazioni, il senso di soddisfazione e gratificazione personali. Il peggio è che siamo più o meno convinti che sia un prezzo inevitabile, così come il fatto di doversi rivolgere a farmaci, medici, terapisti. Insomma: ci arrendiamo a quello che riteniamo un destino inevitabile. Se pensiamo così, è perché non conosciamo come funziona il nostro sistema nervoso e che è possibile imparare a gestirlo in modo più funzionale ai nostri bisogni attraverso semplici ma potenti strategie. Si tratta di un modo di utilizzare le sensazioni fisiche per inviare messaggi al sistema nervoso, secondo i principi del Metodo Feldenkrais e della neuroplasticità. Te lo svelo nella guida “Zero Stress in 9 mosse” che ti invierò gratuitamente nella tua casella di posta. Richiedila a info@movimentosano.com

Dichiarato cieco, trova la chiave per guarire

David Webber, oggi insegnante del Metodo Feldenkrais con programmi speciali per migliorare la vista, era diventato cieco a causa di una grave malattia dell’occhio. Grazie al Metodo ha recuperato la vista e una vita normale. In un audio racconta la sua storia, descritta anche nell’ultimo libro dello scienziato Norman Doidge “Le guarigioni del cervello”.

Ecco il suo racconto tradotto in italiano:

“Nel 1996, all’età di 43 anni e con una carriera di successo come esperto informatico per l’interconnettività dei sistemi fra computer, mi fu diagnosticata una grave forma di uveite (un disordine del sistema immunitario che causa un’infiammazione agli occhi). Non ne fu trovata la causa. Nei successivi sei anni, soffrii di forti dolori ed ebbi molte complicazioni, inclusi un danno significativo a entrambi i nervi ottici, oltre a cataratta e glaucoma a tutt’e due gli occhi. Subii cinque operazioni. Nel frattempo persi il mio lavoro, le mia abilità e funzioni, vivendo in un perenne stato di ansia. Il mio oculista mi disse che la mia situazione sarebbe probabilmente peggiorata. Ormai a fatica contavo le dita della mano messa davanti alla mia faccia e la mia acuità visiva era 20/800. Fui dichiarato ufficialmente cieco. Ero alla ricerca disperata di un modo per salvare i miei occhi – e la mia vita. In questa mia ricerca, essendo un meditatore di vecchia data e fin da giovane interessato alle filosofie orientali, provai con antichi esercizi buddisti utilizzati per la guarigione degli occhi ed esercizi di yoga, oltre che con il Metodo Bates per il miglioramento della visione, ma non riuscivo a rilassarmi per poter praticare e trarne i benefici desiderati. Un giorno una mia amica, l’insegnante Marion Harris del Centro Feldenkrais di Toronto, mi invitò a provare una lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento (nome delle lezioni collettive del Metodo Feldenkrais). Accettai perché avevo bisogno di fare qualcosa per me stesso e distrarmi dal continuo pensiero sullo stato dei miei occhi. Essendo abituato alla meditazione, mi divertii a compiere inusuali movimenti sul pavimento guidando la mia attenzione su quello che stavo facendo, sapendo bene che mindfulness (osservazione neutra di se stessi nel qui e ora) e consapevolezza sono la chiave per ogni tipo di miglioramento del sistema nervoso. Benché i miei occhi fossero ancora molto infiammati e fuori controllo, rimasi impressionato di come l’attenzione posta su movimenti gentili del mio corpo potesse rilassare la tensione cronica nei miei muscoli e farmi muovere con un senso di sicurezza e di piacere. Mi divertivo! Visto che mi piaceva e mi faceva stare meglio, nel 2000 mi iscrissi alla formazione per insegnanti. Due anni dopo scoprii una lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento in cui Feldenkrais aveva esplorato l’essenza del metodo Bates per il rilassamento degli occhi e tre dei quattro esercizi provenienti dal buddismo che avevo imparato ma che non ero riuscito a praticare. Con mia grande sorpresa e gioia, facendo la lezione all’improvviso provai un rilassamento del tono eccessivo nei muscoli degli occhi. A quel punto seppi con certezza che avevo trovato quello che mi serviva per guarire i miei occhi. Fu così che iniziai a praticare gli esercizi. Ero molto felice perché il Metodo Feldenkrais mi offriva gli strumenti per ottenere un totale rilassamento del sistema nervoso e dei miei occhi, così da guarire il sistema nervoso e immunitario. Avevo trovato la chiave per la mia guarigione. In sei mesi ci fu un notevole cambiamento e riuscii a normalizzare il mio sistema immunitario e il mio sistema visivo in modo notevole. Negli ultimi dieci anni non ho più usato farmaci per gli occhi e oggi la mia acuità visiva è 20/25. Posso vedere i chiari occhi azzurri di mia moglie e, di notte, la luna e le stelle.”

David in qualità di insegnante del Metodo Feldenkrais ha messo a punto il programma “Seeing Clearly”. Se vuoi approfondire l’importante legame tra gli occhi e il movimento per ottenere un benessere integrato, puoi leggere anche l’articolo Occhi e movimento: una pota per la consapevolezza e puoi provare le lezioni audio Rilassare gli occhi 1Rilassare gli occhi 2.

Se vuoi ricevere lezioni audio gratuite iscriviti alla newsletter!

audio

La magia del Metodo Feldenkrais

Le gambe o le braccia che si allungano, gli occhi che si ingrandiscono, la visione periferica che si amplia, il respiro che si calma, una parte del corpo che si alleggerisce, un movimento prima impossibile che diventa facile, pensieri confusi che si chiariscono e altre simili trasformazioni sono esperienze comuni per chi partecipa alle lezioni collettive del Metodo Feldenkrais; così come chi ha provato una seduta individuale sa che la tensione alle spalle può scomparire dopo che l’operatore ha lavorato sulle dita del piede o che il collo si libera mentre si muove il bacino o, ancora, che una parte dolorante migliora dopo che è stata toccata la parte opposta… strani effetti che sembrano magia, dato che in pochi istanti, con inusuali modalità di lavoro e senza sforzi avvengono grandi cambiamenti e miglioramenti. Magia apparente, perché dietro a essa si celano saldi presupposti scientifici, con una profonda conoscenza dell’essere umano nella sua globalità, inteso come sistema integrato e interconnesso. Che cosa significa? Che Moshe Feldenkrais, fondatore del Metodo che porta il suo nome, già a metà Novecento aveva capito grazie alle ricerche in campo psicologico, cognitivo, neurofisiologico e neuromotorio che siamo esseri “interi” il cui nucleo, il sistema nervoso, è in perenne interazione con l’ambiente e che se vogliamo migliorare il particolare (ad esempio una parte dolorante) dobbiamo occuparci di come funzioniamo nella nostra integrità. Già, ma come funzioniamo? Il punto è che non lo sappiamo e questa scarsa conoscenza di noi stessi ostacola il nostro legittimo e naturale ben-stare. Le lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais ci permettono di conoscerci grazie a un’esperienza che coinvolge tutti i nostri sensi durante il movimento in relazione alle categorie spazio-temporali; un movimento eseguito secondo originali e raffinate strategie che parlano lo stesso linguaggio del cervello, così da innescare un cambiamento neurologico – quindi profondo, radicale, concreto e personale. Questo spiega gli effetti inaspettati e, spesso, sorprendenti, alla fine delle lezioni, senza aver attivato alcuna tensione verso l’obiettivo, cioè senza aspettative e senza le frustrazioni che solitamente ne conseguono. Le oltre mille lezioni concepite da Feldenkrais sono infatti un dialogo del corpo col cervello attraverso il movimento osservato ed esplorato con attenzione neutrale.

Le strategie sono molte e molto diverse dagli approcci  terapeutici o alle tecniche corporee tradizionali, come ad esempio quella del “minimo sforzo” (di cui ho parlato in un precedente articolo) che Moshe Feldenkrais così descrive in Mente e corpo:

Per ottenere l’atteggiamento mentale necessario a ridurre gli sforzi inutili il gruppo viene ripetutamente incoraggiato a fare un po’ meno bene del possibile, nel cercare di essere meno veloce, meno forte, meno aggraziato ecc. Spesso si chiede alle persone di fare del proprio meglio nel senso di fare deliberatamente un po’ meno. Ciò è più importante di quanto non sembri. Infatti, se viene messo in grado di percepire il progresso in uno stato di non tensione, l’allievo ha la sensazione di poter fare meglio, il che induce ulteriore progresso. Con tale atteggiamenteo della mente e del corpo si possono ottenere in venti minuti risultati che richiederebbero altrimenti parecchie ore di lavoro. Un particolare rilievo meritano alcuni movimenti molto piccoli, appena percettibili, di cui faccio ampio uso. Essi riducono in modo straordinario la contrazione involontaria dei muscoli; ad esempio, in pochi minuti, lavorando su un braccio o su una gamba, si riesce a farlo percepire più lungo o più leggero e alla sensazione dell’arto più leggero e più lungo si contrappone in continuazione quella dell’altro che viene avvertito come goffo e impacciato al confronto. Ciò favorisce tra l’altro il passaggio dell’apprendimento dall’azione su cui si è lavorato ad altre azioni, completamente diverse. Il trasferimento di apprendimento è sostanzialmente personale e differisce da un individuo all’altro. Qualcuno può avvertire il cambiamento nel parlare, altri nel modo di prestare attenzione o di osservare.

Un’altra strategia è l’asimmetria, ossia il lavoro su una sola metà del corpo:

in questo caso gli allievi recano con sé due diversi standard del proprio corpo – quello abituale e quello migliore che viene loro proposto e continuano a sentire la differenza finché il lato più goffo non si distende anch’esso. In tal modo essi imparano a lasciarsi andare, per così dire, dall’interno.

Particolarmente sofisticata è la strategia dell’immagine corporea, oggi ampiamente riconosciuta per la sua efficacia in training e terapie, nonché adottata in pratiche di meditazione e di mindfulness:

Altro principio è l’analisi dell’immagine corporea, che viene compiuta in due modi. Il primo consiste nell’indurre una sensazione di lunghezza, ampiezza e leggerezza in un lato del corpo muovendolo realmente, mentre l’altra metà viene portata a percepire la stessa sensazione con la semplice analisi mentale. L’analisi mentale consiste nell’ascoltare e acquisire consapevolezza della diversità di sensazioni della memoria motoria dei muscoli nelle due metà del corpo e della sensazione di cambiamento dell’orientamento nello spazio. Un secondo modo consiste nell’analizzare il corpo da entrambi i lati sin dall’inizio, rivolgendo l’attenzione alla percezione delle distanze fra diverse parti del corpo su un lato e sull’altro.

Si tratta di quello che gli allievi conoscono bene: lo scanning che introduce la lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento e la conclude per permettere di sentire le differenze: sdraiati sul tappetino, gli allievi osservano e ascoltano il corpo su un lato e sull’altro in termini di volumi, appoggi, pressioni, lunghezze. Questa analisi permette di riconoscere nel tempo la propria organizzazione muscolo-scheletrica, individuare le tensioni e le tendenze nell’orientamento rispetto allo spazio, infine osservare i cambiamenti in atto grazie alla pratica del Metodo. Un’altra strategia, frutto di un’intuizione preziosissima, è quella del tempo tra la fase preparatoria all’azione e l’azione stessa:

In tutti gli atti volontari due fasi si susseguono così rapidamente che è difficile percepire il lasso di tempo che intercorre fra l’una e l’altra. La fase preparatoria è la mobilizzazione dell’atteggiamento corporeo necessaria per compiere l’azione. La seconda fase è il compimento dell’azione. dal momento che vi è un intervallo di tempo minimo fra queste fasi è possibile imparare a inibire o a potenziare per scelta la mobilizzazione preparatoria. Quando vi è scelta, possiamo o completare l’azione o impedirla e annullare così l’i’ntero atteggiamento preparatorio. Nella lezione si chiarisce il lasso di tempo fra l’atteggiamento preliminare all’azione e il suo compimento. Tale chiarificazione o consapevolezza migliora la scioltezza e il controllo volontario dei movimenti.

51aHN5KIdtLQueste e altre strategie fanno del Metodo un approccio sofisticato e all’avanguardia alla salute umana, le cui potenzialità sono a mio parere ancora da approfondire per le risorse che ci riservano, tra l’altro di recente riconosciute da scienziati di fama mondiale. Ricordo fra tutti Norman Doidge con il suo libro The Brain’s Way of Healing ora tradotto italiano con il titolo Le guarigioni del cervello che dedica al Metodo Feldenkrais due interi capitoli e parte di un terzo. Per chi ne volesse un “asssaggio”, può leggere l’articolo “Nata senza una parte del cervello…” in cui ho tradotto un paragrafo importante prima della traduzione ufficiale del libro.

Ricordo che per esigenze e domande puoi contattarmi per una consulenza gratuita telefonica o su skype e se vuoi provare brevi estratti delle lezioni puoi curiosare nella sezione “risorse gratuite” oppure iscriverti alla newsletter per ricevere lezioni audio nella tua casella di posta.

Scopri il potere e le funzioni del bacino

Hai mai sentito dire che occorre avere un centro forte (spesso definito con l’inglese core) per ottenere buone performance o per superare dolori alla schiena? E’ senza dubbio un buon consiglio, ma capita che questo concetto sia frainteso se non si prende in considerazione l’intera organizzazione muscolo-scheletrica. Siamo infatti un sistema integrato, non parti assemblate, e funzioniamo bene soltanto se il sistema è coordinato in modo efficiente. Chi lo coordina siamo noi, attraverso il nostro sistema nervoso, che è sì intelligente e programmato per il nostro benessere e la salute, ma spesso ostacolato da una scarsa consapevolezza. E così problemi e disturbi comuni che potrebbero essere prevenuti ma anche risolti, sono percepiti come destini inevitabili (penso all’incontinenza, ai prolassi, a una scarsa gratificazione sessuale…). Al fine di rinforzare i muscoli del pavimento pelvico vengono spesso suggerite le contrazioni volontarie conosciute come “esercizi di Kegel”, che però isolano questa parte dal resto della muscolatura, diventando a volte anche difficili da comprendere ed eseguire (come si fa a contrarre e controllare una parte se non la si sente?). L’approccio del Metodo Feldenkrais non considera mai una parte al di fuori del contesto – il sistema corpo-mente – e include sempre un uso completo del proprio corpo, in un percorso di osservazione ed esplorazione. Il lavoro sul bacino è dunque integrato al resto di sé, coinvolgendo parti apparentemente lontane, ma che sono invece strettamente collegate, come il viso, gli occhi, la mandibola, la bocca, la lingua. Senza una conoscenza dell’intero sistema è impossibile controllare la propria muscolatura: a volte le persone, credendo di lavorare con la zona pelvica, sforzano invece i muscoli del collo, stringono i denti, contraggono il viso, serrano la bocca, trattengono il respiro. Si pensi a quanto inefficaci possano risultare le spinte del parto in un caso del genere e lo stesso può capitare quando si vuole accelerare la camminata, irrigidendo la parte superiore – petto, braccia, collo – e protendendosi in avanti anziché usare la forza del bacino, sede della muscolatura più profonda e potente. Non è un caso che il bacino sia posizionato esattamente al centro del nostro corpo. Esso trasmette la forza in su lungo la colonna e in giù lungo le gambe, diventando il motore di ogni nostra azione: camminare, correre, saltare, sedersi, alzarsi, salire e scendere le scale, arrampicarsi, ma anche allungare o alzare un braccio, suonare uno strumento ecc. In sintesi il suo ruolo è fondamentale in tutti i movimenti quotidiani, così come in quelli più complessi e performanti richiesti dagli sport e dalle discipline artistiche. Non solo: la pelvi è coinvolta in molte funzioni come la digestione, l’evacuazione, la respirazione, la risposta allo stress, la sessualità, per non parlare di quelle strettamente femminili, come parto, mestruazioni, menopausa, determinanti per la qualità della vita di una donna. Per avere un’idea della complessità del sistema-bacino, basta ricordare che esso comprende i muscoli del pavimento pelvico, i muscoli addominali, quelli della schiena, quelli che collegano la schiena alle gambe, come lo psoas, il diaframma, oltre a contenere organi vitali. Proprio perché posizionato al centro del corpo, è importante anche per il nostro stato emotivo-psicologico: “essere centrati”, “centrarsi”, “perdere il centro” sono espressioni che la dicono lunga, così come quelle riferite alla pancia, come “è una scelta di pancia”, “che cosa mi dice la pancia”, “mi fa venire il mal di pancia”. Conosciamo bene l’impatto delle nostre emozioni sul sistema gastro-intestinale e oggi la scienza parla di secondo cervello: l’intestino, sede di un sistema neuronale in collegamento con il cervello.

Diventare consapevoli dell’area della pelvi e imparare a usarla in una buona coordinazione con le altre parti significa muoversi bene e in modo sano sotto tutti i punti di vista. Il consiglio di rafforzare il centro è quindi buono se considerato in questi termini, mentre spesso è inteso come una pancia piatta e tesa. Ma come spiego nell’articolo “Addome piatto, un mito da sfatare” una muscolatura perennemente contratta, cioè corta, si indebolisce. I muscoli che lavorano bene si contraggono alla massima potenza nel minor tempo possibile per poi rilassarsi, in perfetto equilibrio con i propri antagonisti, mentre muscoli sempre contratti (corti) impediscono il movimento (diminuendo anche la sensibilità). Una pancia che non sa rilassarsi toglie inoltre spazio al respiro e ostacola il buon funzionamento degli organi interni, causando problemi intestinali o di digestione e impedendo una buona risposta allo stress (che necessita di spazio per la respirazione). Tutto questo toglie energia, forza, vitalità e provoca un invecchiamento precoce, perché ci si usura più velocemente, con il prezzo di dolori e problemi alla schiena, alla zona cervicale, alle spalle, alla testa, alle anche, alle ginocchia ecc.

Nella nostra società, sia per gli stili di vita sia per modelli culturali, spesso il bacino è una parte dimenticata, quantomeno trascurata e quindi silente, poco partecipe alla vita quotidiana. Di conseguenza se ne ha spesso un’immagine poco chiara. Tanto che i movimenti delle braccia, delle mani, così come di gambe e piedi, non vengono percepiti in relazione al bacino e anziché trarre forza da questo motore, le persone in generale la richiedono a quelle stesse parti periferiche che però non possiedono la muscolatura adatta. Da qui nascono sforzi inutili e dannosi. 11009984_1657100924518786_8099679085983304710_nPrimo passo per poter ritrovare il potere del bacino è quello di averne un’immagine chiara, a partire dalla sua forma ossea. Se vuoi, puoi interrompere la lettura, chiudere gli occhi e visualizzare il bacino. Se non ci riesci puoi aiutarti esplorando il tuo bacino con la punta delle dita: metti le mani sui fianchi e individua le ossa iliache, le due grandi “ali” che partono dal sacro, e seguile anteriormente fino al pube, per poi trovare il proseguimento fino agli ischi  (le due “punte” che puoi sentire quando ti siedi). Se ti interessa un’esplorazione guidata puoi fare la lezione “Star bene da seduti 1”.

La mancata conoscenza della forma del bacino porta a una scarsa consapevolezza di come esso si muove nello spazio nella sua tridimensionalità e in relazione alle altre parti, soprattutto nel collegamento con la testa attraverso la colonna. Il più delle volte, infatti, esso è percepito in modo piatto anziché tridimensionale, con un’immagine che riguarda la parte anteriore, ossia le creste iliache (confuse spesso con le anche) quando si compie un’azione in avanti come camminare o la parte posteriore quando ci si muove indietro, come nel sedersi. Vuoi fare una prova? Fai qualche passo cercando di sentire che cosa fanno gli ischi quando cammini… Riesci a sentirli? Se non ti è chiaro, appoggia il dito indice a mo’ di mensola sotto gli ischi e senti come oscillano mentre cammini! Dopo un po’ togli le dita e prova a percepirne il movimento. E’ un semplice assaggio del lavoro che si può fare nell’osservazione e nell’esplorazione di se stessi, finalizzato a sentire e a riconoscere che cosa facciamo durante un movimento per poterci aprire a nuove possibilità (puoi provare la lezione “Orologio pelvico 1”). Ricordando le parole del dottor Moshe Feldenkrais: “Solo se sai quello che fai realmente, puoi decidere di fare quello che vuoi”.

Il lavoro sul bacino apporta benefici riguardo a:

  • postura
  • respirazione
  • risposta allo stress
  • digestione e funzioni intesinali
  • sessualità
  • temi ginecologici
  • gravidanza, parto e post-parto
  • agilità
  • anti-aging

Hai domande? Contattami per una consulenza gratuita telefonica o su skype.

Un grazie speciale per la foto di copertina gentilmente concessa da Esther Niego Palatchi, educatrice Feldenkrais di Barcellona.

Occhi e movimento: una porta per la consapevolezza

Gli occhi sono importanti organi di senso ancora molto sottovalutati nella loro funzione neuromotoria, ossia nell’importante ruolo che giocano rispetto alla qualità del nostro movimento, in quanto unico apparato sensore che è anche apparato motore. In genere ci si preoccupa della vista soltanto rispetto alla capacità di lettura alle diverse distanze, senza considerare che la principale funzione degli occhi è quella di organizzare il corpo per il movimento. Ci sono molte connessioni funzionali dirette tra i muscoli degli occhi e lo stato di contrazione di altri muscoli nel corpo e quindi è facile capire quanta influenza abbiano per la postura. L’informazione visiva e cinestetica vanno insomma a braccetto, ma di questo non ne siamo consapevoli nella nostra quotidianità e non ci soffermiamo sull’uso che facciamo degli occhi, che invece è della massima importanza per un buon uso globale del corpo e della mente e quindi per un benessere integrato. Si tenga presente che l’area del cervello dedicata alla elaborazione delle informazioni visive è insolitamente ampia. Ecco perché lavorare con gli occhi in associazione al movimento può essere un modo molto efficace per migliorare il funzionamento dell’intero sistema nervoso e dato che tutte le funzioni del sistema nervoso interagiscono tra loro, si possono migliorare postura, respirazione, movimento, pensiero e, ovviamente, la vista stessa. Il lavoro con gli occhi può essere molto valido ad esempio nel caso della scoliosi. In genere si limita l’attenzione alle curve della colonna, mentre varrebbe invece la pena osservare anche l’uso degli occhi, così come quello della mandibola o dei piedi… parti solo apparentemente lontane dal sintomo ma che invece sono determinanti nella minore o maggiore flessibilità della colonna e quindi possibili chiavi per il miglioramento della scoliosi.

Moshe Feldenkrais ha dedicato molte lezioni agli occhi e anche quelle incentrate su altre tematiche non tralasciano mai l’uso della vista nel movimento, portando l’attenzione allo sguardo e proponendo variazioni nella direzione degli occhi rispetto alle altre parti del corpo. E’ una delle strategie tipiche del Metodo Feldenkrais per migliorare la qualità del movimento e che allo stesso tempo può diventare un mezzo per migliorare la vista stessa all’interno di un programma personalizzato.

Prova questo breve estratto di una sequenza dedicata agli occhi, che puoi eseguire da seduto o da sdraiato.

Occhi rilassati per un benessere integrato

  1. Chiudi gli occhi e immagina di osservare una perla di fronte a te sulla linea dell’orizzonte (scegli dimensione e colore).
  2. Immagina che la perla si muova leggermente a destra e a sinistra e seguila con lo sguardo; fallo senza alcuno sforzo, con movimenti piccoli e lenti, se gli occhi fanno degli scatti riduci il movimento.
  3. Fermati e riposa.
  4. Porta l’attenzione al solo occhio destro e immagina che la perla vada dal centro a destra e ritorno, per qualche volta, sempre lungo la linea dell’orizzonte. Ricordati di respirare tranquillamente e di non forzare. Rilassa il collo.
  5. Fai una pausa.
  6. Sempre con l’occhio destro, immagina che la perla vada dal centro verso sinistra, ossia verso il naso, tornando ogni volta al centro.
  7. Riposa. Come senti l’occhio destro rispetto al sinistro e la pelle circostante? Come senti la guancia destra rispetto alla sinistra? Prova a girare la testa una volta a destra e una volta a sinistra e senti da quale parte giri meglio.
  8. Fai lo stesso con l’occhio sinistro (punti da 4 a 7).
  9. Rifai punto 2, ossia muovi lentamente la perla a destra e a sinistra lungo la linea dell’orizzonte e segui il movimento con entrambi gli occhi. E’ più ampio ora? Più fluido e regolare?
  10. Fermati. Osserva il tuo respiro e come è rilassato il tuo corpo, come senti la pelle del viso. Osserva il tuo stato d’animo e i tuoi pensieri. Potresti scoprire che lavorare in modo consapevole con gli occhi può diventare anche una pratica di mindfulness 😉

Iscriviti alla newsletter di MovimentoSano, riceverai altre lezioni gratuite!

Segui MovimentoSano sui social e sarai costantemente aggiornato sulle novità per il benessere integrato corpo-mente e su come migliorare costantemente la tua qualità di vita con la pratica neuromotoria.

 

Risolvere il bruxismo con il Metodo Feldenkrais

Quante volte ti hanno detto o ti sei detto di “stringere i denti e andare avanti”? Quante volte ti accorgi di farlo? E forse serrare le mascelle è diventata un’abitudine inconsapevole che non ti abbandona nemmeno durante il sonno, fino al bruxismo, parola derivante dal greco che significa appunto “digrignare i denti”. Un’abitudine che può manifestarsi anche nei bambini come atto “parassita” (sforzo inutile) mentre compiono un’azione per loro troppo difficile, per la quale non hanno ancora raggiunto un’adeguata organizzazione muscolo-scheletrica e della quale non hanno ancora un buon controllo. L’atto del digrignare deriva da una contrazione dei muscoli facciali, in particolare quelli atti alla masticazione, in relazione allo stato di tensione della lingua (evidente anche quando il bambino fa uscire la punta della lingua dalla bocca), degli occhi, dei muscoli del collo. Con effetti spiacevoli e dolorosi: oltre ai danni diretti sui denti, si possono accusare mal di testa, mal d’orecchi, disturbi temporo-mandibolari, alla cervicale, ma anche problemi posturali e di movimento. Allo stesso tempo problemi posturali possono interferire con l’occlusione mandibolare e questo ci dice quanta importanza ha una mandibola libera e non tesa per l’intero nostro funzionamento. Senza contare che una faccia contratta ci fa sembrare più vecchi, per cui riuscire a distendere i muscoli facciali può essere considerato anche un lifting naturale. Con MovimentoSano puoi imparare ad allentare le tensioni e gli sforzi inutili e dannosi, ritrovando il naturale tono muscolare della faccia (occhi e lingua compresi) e del collo, nell’interazione con le vertebre cervicali e il resto della colonna vertebrale. Prova questa minisequenza audio per sentire le differenze tra prima e dopo e, se sai di tenere d’abitudine i denti serrati, puoi contattarmi per una consulenza gratuita on line e per un eventuale pacchetto di lezioni audio apposta per te, che potrai eseguire in ogni momento della giornata. I movimenti sono infatti dolci, piccoli e lenti e possono essere effettuati in modo da risultare invisibili dall’esterno senza perdere di efficacia, anzi, aumentando la tua sensibilità, come spiego nei pilastri della pratica, secondo i principi della neuroplasticità e del Metodo Feldenkrais, e nell’articolo “Piccolo, facile, lento“. Ti ricordo che il lavoro del Metodo Feldenkrais, su cui si basa MovimentoSano, è neurologico, non muscolare: i muscoli sono come messaggeri per il cervello, che a sua volta, grazie alle informazioni ricevute, invierà messaggi più funzionali ai muscoli. E’ così che puoi ottenere un cambiamento autentico, concreto, individuale, non frutto di terapie subite in modo passivo, bensì del tuo stesso apprendimento.

Artrite e Metodo Feldenkrais: abbassare lo stato infiammatorio

Se l’artrite limita il movimento, a causa dell’infiammazione delle articolazioni, il Metodo Feldenkrais, che aiuta a migliorare il movimento laddove è limitato da cattive abitudini e da una mancanza di consapevolezza nell’uso di se stessi, aiuta a eliminare tale infiammazione. Con movimento si intende innanzitutto una respirazione completa, che allenti le tensioni muscolari, ossigeni e rivitalizzi l’organismo. Di fondamentale importanza sono anche l’uso degli occhi in relazione al movimento, la mobilità del bacino, la flessibilità della colonna vertebrale ( così da evitare l’usura di dischi e vertebre), i collegamenti tra le articolazioni nella trasmissione della forza, in modo da non sollecitarle troppo. E’ un lavoro di apprendimento della propria organizzazione muscolo-scheletrica che richiede una serie di sedute individuali, così da prendere coscienza di come ci si muove per imparare nuove e più funzionali possibilità. Dato che si tratta di un apprendimento – e non di una terapia – è fondamentale la partecipazione personale e quindi l’impegno a praticare da soli, a porre attenzione a se stessi, integrando autosservazione e consapevolezza nei gesti di tutti i giorni. Questo perché l’obiettivo è un benessere integrato, autentico e duraturo in quanto conquistato individualmente. Per rafforzare i benefici di un tale percorso, è fondamentale seguire una dieta antinfiammatoria e anche in questo senso c’è una presa in carico della propria salute, del proprio star bene, affinando i sensi, le percezioni e quindi iniziando a scegliere il meglio per sé. Il che significa allontanarsi sempre più da cibi pro-infiammatori, come quelli di origine animale in quanto ricchi di grassi saturi, preferendo cereali integrali, legumi, verdure, frutta, ma anche frutta secca, semi (ottimi i semi di lino, con alta concentrazione di acidi grassi Omega 3 e con componenti antinfiammatorie) e alghe (se non piacciono i piatti a base di alghe si possono semplicemente usare per cucinare i legumi o mescolare al sesamo nella preparazione del gomasio). In un concetto di ecologia del benessere come è quello proposto da MovimentoSano©, secondo il quale siamo esseri interconnessi e non composti da parti assemblate, per un benessere integrato è necessario lavorare su tutti i piani e l’alimentazione è fra i principali responsabili della nostra salute. Con un’alimentazione sana e un movimento consapevole – più libero, armonioso, fluido, funzionale – lo stato infiammatorio si abbassa e aumentano le possibilità di muoversi senza dolore, con maggiore facilità e un rinnovato senso di leggerezza.

 

10 minuti per un benessere integrato

In un precedente articolo abbiamo descritto l’importanza del muscolo psoas, il grande e potente muscolo localizzato dietro l’addome e l’unico che collega la colonna vertebrale alle gambe e quindi fondamentale per una sana postura e un buon utilizzo di sé nell’agire quotidiano così come nelle performance artistiche e atletiche, per le quali ti consiglio di scaricare l’ebook gratuitoSmartfitness. Qui puoi provare una breve sequenza audio per rilassare lo psoas e avere un immediato benessere integrato in tutto il corpo e nello stato mentale ed emotivo.

Se vuoi ricevere altre lezioni audio iscriviti alla newsletter di MovimentoSano: ricevi gratis brevi sequenze per familiarizzare con la Consapevolezza Attraverso il Movimento secondo il Metodo Feldenkrais e verificarne i benefici. Sarò lieta di ricevere le tue impressioni e sentiti libera/o di contattarmi per dubbi e domande. Trovi tutte le possibilità alla pagina contatti. Sempre in contatti trovi il format da compilare per richiedere una prima consulenza gratuita via telefono oppure on line.

Iscriviti ed entra in MovimentoSano per il tuo benessere integrato!