Consapevolezza attraverso il Movimento: soma e psiche all’unisono

Si parla molto di consapevolezza, ma che cosa significa essere consapevoli? Come facciamo a sapere se siamo o no consapevoli? La risposta del Metodo Feldenkrais è Consapevolezza Attraverso il Movimento, che tra l’altro è il nome dato alle lezioni di gruppo. Che cosa significa “attraverso il movimento”? Come fa il movimento a renderci consapevoli?

Per capire se una persona è viva o no si verifica se il cuore batte e se respira, giusto? Quindi il movimento è la base della vita. Il movimento è anche la base di ogni nostra funzione: oltre a respirare e a produrre continui processi endemici che richiedono motricità (si pensi al cuore), muoviamo gli occhi, deglutiamo, parliamo, leggiamo, cambiamo posizione, camminiamo ecc., ma

gran parte di ciò che accade in noi ci rimane offuscato e nascosto finché non raggiunge i muscoli. Sappiamo ciò che sta accadendo appena i muscoli del viso, del cuore o dell’apparato respiratorio si organizzano in modelli, che noi conosciamo come la paura, l’ansietà, il riso o altre emozioni.

Nel conoscere i nostri cambiamenti muscolari (i movimenti), ossia le nostre risposte all’ambiente, possiamo gettare le basi della consapevolezza.

Anche se per organizzare l’espressione muscolare per la reazione interna o per l’emozione è necessario solo un brevissimo tempo, si sa che è possibile arrestare la risata prima che si esplichi agli altri…Non si diventa consapevoli di ciò che accade nel sistema nervoso centrale finché non si diventa consapevoli dei cambiamenti che hanno avuto luogo  nella nostra posizione, stabilità e atteggiamento, perché tali cambiamenti sono sentiti più facilmente di quelli che avvengono negli stessi muscoli. Siamo in grado di impedire la completa espressione muscolare perché i processi in quella parte del cervello che si occupa delle funzioni peculiari all’uomo sono molto più lenti di quelli nelle parti del cervello che si occupano di ciò che è comune sia all’uomo che agli animali. E’ proprio la lentezza di questi processi che ci permette di giudicare e decidere se agire o meno. L’intero sistema si dispone in modo che i muscoli siano ordinati e pronti sia per eseguire l’azione sia per impedirne l’esecuzione.

E’ questo spazio tra il pensiero e l’azione la base della consapevolezza secondo Moshe Feldenkrais:

Appena si diventa consapevoli dei mezzi usati per organizzare un’espressione, si possono occasionalmente scoprire gli stimoli che la iniziano. In altre parole, gli stimoli per un’azione, o la causa di una reazione, si riconoscono quando si diventa sufficientemente consapevoli dell’organizzazione dei muscoli del corpo per l’azione interessata.

E ancora:

La possibilità di una pausa fra la creazione del modello del pensiero per ogni azione particolare e l’esecuzione di quell’azione è la base fisica per la consapevolezza… La possibilità di ritardare l’azione – prolungando il periodo fra l’intenzione e l’esecuzione – permette all’uomo di imparare a conoscersi.

In queste parole di Moshe Feldenkrais tatte da “Conoscersi attraverso il movimento” ritroviamo quell’ “Elogio della lentezza” scritto da Lamberto Maffei, uno dei più insigni neurobiologi italiani contemporanei:

Il cervello umano possiede sia meccanismi ancestrali rapidi di risposta all’ambiente, automatici o quasi automatici, sia meccanismi lenti, comparsi successivamente: i primi sono in gran parte inconsci, mentre i secondi sono frutto di ragionamento.

Grazie al pensiero lento, allo spazio tra pensiero e azione, all’osservazione dettata dall’attenzione, in contrapposizione alla velocità che automatizza il nostro comportamento, possiamo affinare due componenti somatiche fondamentali per la consapevolezza, quella della propriocezione e quella dell’interocezione. La prima significa avere la percezione dei movimenti (l’organizzazione muscolo-scheletrica) che ci dà il senso della posizione del corpo nello spazio, la seconda si riferisce ai recettori nervosi sensoriali – interocettori – che trasmettono le sensazioni relative ai segnali interni del corpo (dal respiro alla digestione, dalla fatica alle emozioni ecc.) concernenti l’equilibrio omeostatico dell’organismo.

L’attenzione al corpo in quanto espressione materica delle funzioni neurologiche diventa quindi il mezzo per conoscersi, ossia sapere che cosa ci sta succedendo in quel dato momento. Il percorso che ci permette l’abilità di decodificare il segnali somatici proposto dal Metodo Feldenkrais è chiamato in inglese “embodied wisdom”: una saggezza incarnata, ossia concreta, oltreché individuale e soggettiva, non cucita addosso sulla base di modelli esterni. Con il termine saggezza  non si intende controllo o soppressione delle emozioni, bensì gestione di esse nell’ampia scala che comprende anche quelle negative. La differenza sta nel poter cambiare la risposta, nel darsi cioè alternative, anziché ripetersi in una sorta di copione in cui ci allontaniamo sempre più da noi stessi, minando il nostro benessere, le nostre relazioni, la nostra salute.

Se vuoi conoscerti più a fondo e a scoprire le tue potenzialità e risorse interne ancora sopite, contattami, possiamo trovare il percorso più adatto alle tue richieste.

Bruxismo? Denti serrati? La seconda lezione dedicata alla mandibola

Serrare i denti è un’abitudine comune. E malsana. Incide infatti sull’intera postura, sull’energia, sullo stato emotivo e psicologico. Grazie alle ultime ricerche mediche e scientifiche si sta scoprendo sempre più l’importante ruolo dell’articolazione temporo-mandibolare sul nostro stato di benessere. Molti disturbi, apaprentemente “lontani” dalla zona della bocca, provengono invece proprio da lì: mal di schiena, mal di testa, dolori alla cervicale, disallineamento vertebrale, problemi ai piedi ecc. Il Metodo Feldenkrais, nell’occuparsi della globalità della persona, dedica molta attenzione a questa zona. Ecco la seconda lezione che ho dedicato all’uso di bocca, lingua, denti e mandibola, utile per conoscere innanzitutto le tue abitudini, come potrebbe essere una masticazione laterale, una tensione alla lingua, il digrignare dei denti. Dall’osservazione e dalla conoscenza dei tuoi schemi, sarà poi più facile provare nuove modalità e trovare quelle più salutari per te. Se non lhai ancora fatta, ti suggerisco la prima lezione per Rilassare la mandibola.

Questo genere di lezioni è molto utile anche per i cantanti e per tutti coloro che lavorano con la voce.

Il tempo del cuore

Gli stili di vita odierni ci hanno rubato il tempo per noi stessi, che spesso è un tempo da condividere con gli altri: le attenzioni, le gentilezze, le coccole, le carezze, gli sguardi, il gioco, l’ironia, l’osservazione, l’ascolto… il tempo, come ho letto in n bellissimo libro che consiglio, “Momo” di Michael Ende, sta nel nostro cuore. Se lo perdiamo, siamo perduti in un vortice che ci succhia la vita e la vitalità. Il tempo del cuore è un tempo interiore, non significa mancare di efficienza, non adempiere agli impegni; significa trovare il proprio ritmo, saper lasciare andare, saper dire no, saper riconoscere che è troppo per noi e, in ultimo, uscire da quello che definisco “delirio di onnipotenza” che spesso ci assale: voler arrivare dappertutto, volersi sentire bravi ed efficienti e cercare di avere tutto sotto controllo (perché solo noi lo sappiamo fare bene!). Al di là delle effettive richieste che impegnano molto del nostro tempo, possiamo e dobbiamo ammettere che a volte (o spesso) la sensazione di essere in un frullatore è il risultato di un nostro atteggiamento. Per rallentare il ritmo interiore, senza venir meno ai doveri, basta non innescare il pilota automatico e portare attenzione a quello che si fa, a come lo si fa, a che cosa si prova mentre lo si fa, introducendo variazioni… e tutto cambia, perché come per magia il tempo interiore si dilata, si delinea, si definisce: ci i rispetta di più, si prova più piacere in ciò che si fa, si dà senso ai gesti del quotidiano che diventano unici e mai scontati, si vince la noia della routine, si allena il cervello a rimanere attivo e giovane! Qualche esempio pratico: i lavori domestici, tanto odiati, possono diventare un’opportunità meditativa e, perché no, di fitness. Se ad esempio sono attenta a come lavo i vetri, posso sentire il mio movimento, introdurre delle variazioni nel respiro, nel passaggio di peso da una gamba all’altra, nell’uso delle mani ecc. E se ascolto della musica posso anche variare il ritmo e creare una danza. In coda in posta o alla cassa? Posso anche qui giocare con il mio peso e il mio equilibrio. Se invece sono in auto nel traffico, anziché innervosirmi e insultare tutti quelli che considero incapaci di guidare, posso portare l’attenzione al mio stato interiore, al respiro, al modo in cui sono seduta/o e fare piccole pressioni con la colonna vertebrale sul sedile, muovere gli ischi, contare i denti con la lingua, ma anche pensare a qualcuno, immaginare, progettare, sognare… i piccoli giochi fisici che ho citato provengono tutti dalle lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais. Sono le lezioni di gruppo che insegno a Milano e provincia e anche online per chi vive lontano e vuole lavorare con me o non trova un insegnante Feldenkrais nella sua zona. Il vantaggio di queste lezioni è che sono tutte integrate e integrabili con le azioni e i gesti quotidiani. Sono pensate proprio per migliorare questi gesti e ci abituano a porre attenzione a come li eseguiamo, attraverso la lentezza e la riduzione del movimento. Piccolo e lento è il segreto del Metodo Feldenkrais per permettere di osservarsi, sentirsi, conoscersi, riconoscere le proprie abitudini, a cui si aggiunge la strategia della variazione, così da scoprire e imparare nuovi  modi di fare le cose, uscire dalla noia della routine, guadagnando in efficienza, benessere, salute, piacere e… velocità. Sì, perché quando il movimento è più funzionale ed economico si riesce a essere molto rapidi e veloci se necessario, senza affaticarsi e senza diventare frettolosi e ansiosi. Nel piccolo, lento e ricco di variazioni si inserisce l’attenzione, che è la chiave del cuore. Senza attenzione non ci può essere l’incontro degli sguardi, non ci possono essere i sorrisi, gli scambi di piacere, la gentilezza.

Se vuoi provare le lezioni di consapevolezza Attraverso il Movimento iscriviti alla newsletter di MovimentoSano, riceverai una lezione audio ogni mese. Se vuoi provare sotto la mia guida, contattami per le lezioni online.

Feldenkrais per la salute della schiena

Si chiama “Fili e dita”, una lezione Feldenkrais che punta sul potere della visualizzazione per facilitare il movimento della colonna vertebrale e per trovare un lavoro armonioso ed equilibrato tra muscoli flessori e muscoli estensori.

Sani e agili da seduti? Con il Feldenkrais si può!

Molti di noi trascorrono ore seduti per lavoro, ma anche per recarsi sul posto di lavoro o in altre attività abituali come guardare la TV. Anche bambini e ragazzi in età scolastica non sono da meno. Noi siamo nati per muoverci, camminare, correre, arrampicarci, saltare… stare seduti non è naturale e questo stile di vita ci arreca molti danni, non soltanto fisici, ma anche nello stato d’animo e nel nostro senso di vitalità. Mal di schiena, al collo e alle spalle sono tra le conseguenze più comuni dello stare seduti, per il fatto che si crea una pressione eccessiva sui dischi intervertebrali. C’è chi risolve il problema cambiando vita, ma non per tutti è possibile. Per tutti è invece possibile trasformare la seduta in un’attività salutare! E con il Metodo Feldenkrais è possibile, anzi è l’obiettivo delle lezioni che si svolgono sulla sedia. In genere vengono prescritti o suggeriti esercizi regolari o accortezze, come una seduta ergonomica ecc. e sono consigli preziosi. Questi rimedi però ignorano il fattore principale della comodità nello stare seduti, ossia muovere tutto il corpo in modo efficiente, così da scaricare la tensione alla schiena, attivando i muscoli più potenti, proprio quelli che nella seduta non vengono normalmente utilizzati. In questo modo la seduta da posizione statica si trasforma in postura dinamica.

Il primo principio di una seduta dinamica è quello di renderla un’attività, che quindi permette e anzi richiede un movimento continuo e vitale. E questo scioglie con un malinteso molto diffuso, ossia che una buona postura sia stare “diritti” in una posizione stabilita. E’ proprio questa idea che causa molti danni, perché per “tenersi su” si tende a usare la parte superiore della schiena, irrigidendosi, con la inevitabile conseguenza dopo un po’ di scivolare e accasciarsi a mo’ di lombrico. Inoltre dà un’immagine scorretta della colonna vertebrale, come fosse un bastone, mentre è formata da quattro curve. Per sentirsi sostenuti bisogna attivare l’intero corpo in relazione ai punti di appoggio (piedi e ischi), trovando una libertà di movimento della colonna in ogni direzione e su tutti i piani.

Il secondo principio della seduta dinamica è che a tenerti “su” è il tuo scheletro e non lo sforzo muscolare. Il supporto dello scheletro libera la muscolatura da inutili tensioni. E’ per questo che sono fondamentali gli appoggi: i piedi innanzitutto, che così possono lavorare con la forza di gravità e trasmettere un senso di forza in tutto il corpo. L’altro appoggio importante è quello degli ischi, una base di appoggio forte che ti rende stabile senza affaticare la schiena, permettendo una grande libertà di movimento della colonna, delle braccia e della testa.

Puoi fare questo piccolo test per verificare se la tua seduta è dinamica o statica:

1. riesci a girarti con facilità a destra e a sinistra senza doverti alzare o cambiare posizione sulla sedia?

2. hai una buona respirazione sia toracica che addominale? Oppure senti poco movimento nella pancia o il petto fermo?

3. riesci ad allungare un braccio con facilità per prendere un oggetto lontano oppure devi alzarti o spostarti?

4. riesci a raccogliere un oggetto da terra da seduto e senza sforzo o senza doverti alzare?

5. dove sono i tuoi piedi? Ne senti l’apppoggio? Li usi o li dimentichi?

6. come senti le spalle? In tensione o “appese”?

Prova questa lezione introduttiva al programma “Star bene da seduti”: una prima esplorazione delle ossa, della forma e dei movimenti del bacino da seduti.

Puoi lavorare con me da casa tua, contattami per una programma online personalizzato.

 

 

 

Ritrovare la leggerezza con il Metodo Feldenkrais

Testa pesante, occhi pesanti, spalle pesanti, gambe pesanti… a volte sentiamo fatica a sostenere o a muovere alcune parti del nostro corpo proprio per un senso di pesantezza. Quando ciò accade, è perché la muscolatura è sotto sforzo, tesa, contratta, accorciata…  e questo non ha niente a che vedere con la tonicità. La contrazione cronica affatica e ostacola il movimento. Per ritrovare un senso di leggerezza è necessario eliminare il lavoro superfluo, non necessario, che appunto ci fa sentire pesanti e che di conseguenza ci stanca, ci toglie energia e vitalità, voglia di fare, di programmare, di dedicarci ad attività extra-lavorative ecc. Un valido aiuto per ritrovare leggerezza e vitalità ci viene da un efficace uso dello scheletro, spesso, ahimè, dimenticato nel modo di muoverci. Imparare a utilizzare a proprio vantaggio la forza di gravità grazie al gioco di leve e pressioni che possiamo fare con lo scheletro, conoscere le possibilità di movimento delle articolazioni, il loro allineamento e i loro collegamenti nella trasmissione della forza, scoprire la flessibilità della colonna vertebrale attraverso la mobilità del bacino sono tutti strumenti che portano a liberare la muscolatura dagli sforzi inutili, ossia da un lavoro che non le compete, che restringe le possibilità di movimento e che la usura, usurando anche tendini e legamenti e indebolendo le ossa. Tanti dolori e impedimenti fisici derivano proprio da un uso poco efficace del proprio corpo.

Con le lezioni collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento e con le sedute individuali di Integrazione Funzionale, i muscoli ritrovano libertà e forza grazie a un lavoro di consapevolezza sull’organizzazione scheletrica.  Riuscire a sentire i muscoli durante un movimento per poterli muovere in modo corretto sarebbe un’impresa impossibile, mentre possiamo imparare a percepire le pressioni e i movimenti delle ossa, le loro relazioni spaziali e la trasmissione della forza attraverso le articolazioni. Una volta chiarita la percezione del nostro scheletro e acquisita una buona organizzazione, si migliorano la respirazione e l’organizzaizone muscolare, che diventa più efficace ed economica (significa: ottenere di più con meno fatica). Di conseguenza ci si sentirà più liberi e leggeri nei movimenti quotidiani. Sentirsi più leggeri nel “fare” fa sentire più leggeri nell’ “essere”: migliora l’umore, rafforza la fiducia in se stessi, si diventa più forti, vitali, dinamici.

Questo tipo di lavoro inoltre rafforza le ossa e permette ai legamenti di rimanere più elastici, rallentando i danni “da usura”. Si potrebbe dire che utilizzando meglio lo scheletro si ottiene un effetto anti-age. Pensare infatti che con l’avanzare dell’età non sia più possibile assumere determinate posizioni (come stare seduti per terra) o non si possa cambiare facilmente una posizione (come alzarsi da terra) è frutto di convinzioni. La causa non sta nell’età, ma nel non compiere più alcune azioni per molto tempo, come spiegava Moshe Feldenkrais. Le lezioni da lui create ripercorrono le tappe evolutive, prendendo spunto da tutti i movimenti che compiono i bambini piccoli: strisciare, rotolare, dondolare, gattonare ecc. e chiunque, nel rispetto ovviamente dei propri tempi, impara a eseguire con facilità – e con senso di leggerezza – i movimenti proposti nelle lezioni, fino a recuperare posizioni e azioni che pensava di non poter più fare! Eliminando i movimenti parassiti e inefficaci che tolgono energia, vitalità e buonumore ci si sente più giovani e forti e si acquista più fiducia in se stessi.

Se non vivi a Milano e vuoi lavorare con me via skype. Posso seguirti con lezioni di Consapevolezza attraverso il Movimento, ossia nella modalità delle lezioni di gruppo in cui ti indico verbalmente le sequenze di movimento, seguendoti direttamente e in modo personalizzato. Contattami per saperne di più: info@movimentosano.com, 392.2793815).

Se vivi a Milano e vuoi provare una lezione di gruppo  ti invito a una lezione di prova gratuita il giovedì alle 19.30 a Spazio Neutro, via Marchesi de Taddei 21.

Se sei interessata/o a una seduta individuale di integrazione funzionale mi trovi da BeBilbenessere in via Teodosio 23.

 

 

 

 

 

Feldenkrais e l’approccio somatico delle emozioni

Le emozioni si manifestano fisicamente, non in modo astratto: ogni emozione corrisponde a un atteggiamento, a una postura, a uno schema di movimento (interno ed esterno), a un’espressione del viso e sono reazioni innescate da processi chimici, un mix di neurotrasmettitori e di aminoacidi che viaggiano nel corpo e che possono essere “accesi” e manifestarsi in segnali fisici. Per questo l’ascolto del corpo può essere un aiuto nel farci prendere coscienza del nostro stato d’animo. Sentire dove e come si localizza e si manifesta un’emozione ci porta a fermarci un momento ad ascoltarci, a riflettere, infine a riconoscere se siamo tristi o arrabbiati e a esprimerlo verbalmente in modo chiaro e assertivo, prima che queste emozioni si scatenino, sovrastandoci. Ricerche scientifiche recenti dimostrano che anche i nostri schemi abituali di movimento – quelli che vanno sotto il nome di postura –  sono connessi con la vita emotiva, come ad esempio spalle curve, fronte aggrottata, occhi spalancati, mandibola serrata. Ormai psicologi, neurologi, neuropsichiatri ecc. sottolineano la connessione tra gli stati mentali/emotivi e le manifestazioni fisiche e si stanno diffondendo discipline che lavorano con tecniche corporee per avere un beneficio a livello psichico, proponendo diversi tipi di esercizi  sulla connessione mente-corpo. In questo panorama il Metodo Feldenkrais si inserisce con una sua originalità, poiché tratta sempre le funzioni umane da una prospettiva somatica.  Non è una tecnica e non propone esercizi. In quanto Metodo, appunto, è da considerarsi più come una sorta di “linguaggio” che si può acquisire per leggere se stessi attraverso il proprio corpo vitale, ossia il corpo in movimento nell’agire quotidiano. Come tutti i linguaggi (o metodi) non è definito, bensì in continua evoluzione: può modificarsi, integrarsi, arricchirsi, evolvere. Ecco perché dal Metodo Feldenkrais sono nati metodi che ne hanno sviluppato i principi, applicandoli a diversi campi di azione. Ricordo Bones for Life di Ruthy Alon oppure ABMethod (Anta Baniel Method) e Jeremy Krauss Method, entrambi specializzati nel lavoro con i bambini ecc. Un Metodo è un Pensiero che si evolve e si arricchisce. Nel Feldenkrais si tratta di una concezione dell’essere umano come sistema unico, integrato, interconnesso tra corpo (ossa, muscoli, organi, pelle), sistema nervoso, ambiente. E’ interessante notare come questa visione sia oggi affermata da uno scienziato come Lamberto Maffei, già direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR e del Laboratorio di Neurobiologia alla Scuola Normale di Pisa. Nel suo libro “Elogio della lentezza”,  descrivendo come si forma il cervello scrive:

“Non c’è nessuna fretta nella costruzione del cervello. Il miracolo di questo processo sta nella formazione delle sinapsi che ben presto sono guidate dagli stimoli che provengono dai recettori sensoriali e cioè dall’ambiente, dove ambiente è tutto, le parole, i suoni, le immagini, le carezze, l’alimentazione e anche le malattie. E’ difficile a questo punto distinguere il cervello dall’ambiente, sono un unico insieme funzionale, il cervello senza l’ambiente dorme e muore e l’ambiente, senza il cervello che lo percepisce, semplicemente per noi non esiste.”

Così scriveva Moshe Feldenkrais, in “Mente e corpo”:

“Una persona è fatta di tre entità: il sistema nervoso, che è il nucleo: il corpo scheletro-muscoli-visceri che è il rivestimento del nucleo; l’ambiente, che è lo spazio, la gravitazione e la società. Fra il nucleo (il sistema nervoso) e il mondo fisico esterno, o anche l’ambiente sociale, vi è una relazione funzionale.”.”

Nella sua visione unitaria, il lavoro proposto dal Metodo Feldenkrais è sul corpo-mente attraverso stimoli sensorimotori (che non esisterebbero senza un ambiente) per creare un dialogo coerente tra le sfere fisica, psichica, emotiva e il mondo con cui si è in relazione nel divenire della vita. Con il risultato che si individuano in modo più chiaro e veloce le proprie emozioni e la mente le può osservare, oggettivare e la persona le può esprimere e manifestare, quelle positive così come quelle negative, in modo più chiaro, assertivo ed efficace per i suoi bisogni e i bisogni degli altri.  Riconoscere ed esprimere le proprie emozioni a volte è difficile e doloroso, trovare una chiarezza di pensiero pure (quante volte ci raccontiamo bugie, cercando alibi a scelte che non ci soddisfano?) e quindi saper leggere velocemente il segnale fisico con cui l’emozione si manifesta è di grande aiuto. Per ottenere questi risultati il Metodo Feldenkrais non indica esercizi da ripetere, tecniche da applicare, correzioni, modelli cui rifarsi. Il modo di sentire le emozioni non può cambiare perché ci si corregge, obbligandosi a tenere le spalle non curvate, la mandibola non serrata ecc. – impresa del resto impossibile e che renderebbe la vita un inferno e un pozzo di frustrazioni. La chiave è: portare attenzione in un’osservazione neutra di noi stessi nel “qui e ora” del nostro perpetuo movimento; che è l’osservazione di che cosa succede e non di come si pensa che sia, con l’interesse focalizzato sul processo e non sull’obiettivo. Eseguire un movimento sottile, piccolo, lento, e osservare come si respira, come si muovono gli occhi, quali ossa sono coinvolte e in quale relazione spaziale sono fra loro e rispetto allo spazio esterno, come si trasmette la forza tra i segmenti dello scheletro e attraverso le articolazioni, ascoltare e sentire quali parti si allontanano quali si avvicinano, in quali direzioni vanno… è un lavoro minuzioso che permette di fare un viaggio anatomico esperienziale, conoscersi nel concreto e in modo individuale, esplorare nuove strade, imparare senza modelli, cambiare, trasformarsi perché è l’intero essere che gioca con se stesso, senza convenzioni, limiti, pregiudizi o giudizi. Un gioco serio (quale gioco non lo è?), perché di fatto stimola il cervello ad apprendere e ri-apprendere, a modificarsi e riadattarsi. Quello che si stimola è la capacità di trovare risposte nuove per una migliore qualità della vita, anziché rimanere bloccati in schemi di risposta automatici, nel movimento fisico così come nel movimento delle emozioni e del pensiero.

Così Feldenkrais, sempre in “Mente e corpo”:

Che cosa sopraggiunge per primo, lo schema motorio o il sentimento? Questo problema ha dato luogo a numerose teorie celebri. Da parte mia, sostengo che essi costituiscono fondamentalmente un’unica funzione. Non possiamo diventare consapevoli di un sentimento prima che sia espresso da una mobilizzazione motoria, perciò non c’è sentimento fino a che non c’è atteggiamento corporeo.”

Spalle agili con il Metodo Feldenkrais

“Avevo un dolore alla spalla destra che inficiava tutti i miei movimenti e rendeva il mio sonno un incubo. Non sapevo che posizione assumere nel letto per non sentire dolore. Tutto causato da un piccolo versamento e da piccole calcificazioni. Ho provato Feldenkrais con Livia e tutto è cambiato. Non ho più dolore. Posso muovere il braccio con tranquillità. E so che seguendo i suoi suggerimenti posso continuare ad aiutare il  mio corpo a stare bene senza usare medicinali.” E’ la testimonianza di Chiara, una donna molto vitale e dinamica, appassionata di arrampicata e con la quale sto continuando a lavorare affinché possa migliorare le performance in questa attività di forte impegno, che richiede un grande controllo dell’intero corpo, potenza muscolare, agilità, coordinazione degli arti, precisione di mani e piedi. Ho voluto riportare la sua testimonianza perché è molto concreta e mette in evidenza come il Metodo Feldenkrais possa aiutarci a liberare un movimento che ostacoliamo inconsapevolmente, facendolo diventare faticoso o, appunto, doloroso. Non solo, il Metodo Feldenkrais, che è un’autoeducazione al movimento, serve per evitare un circolo vizioso tra dolore, terapie e medicine che di solito non solo non ha fine, ma peggiora. Ed è destinato a peggiorare per un motivo molto semplice: se non si impara a usare il proprio corpo – in una parola se stessi –  in modo sano ed efficace, ci si usura, ci si danneggia e il corpo si lamenta. Le terapie funzionano lì per lì, ma è la consapevolezza dei nostri movimenti che ci permette di non reiterare un modello di movimento dannoso, altrimenti dopo qualche tempo il problema si ripresenta. Oggi sempre più fisioterapisti, osteopati o chiropratici, dopo i trattamenti ai pazienti, consigliano di continuare con l’autoeducazione del Metodo Feldenkrais.

Tornando ai dolori alle spalle, ad esempio, il problema è spesso dato dalla scarsa consapevolezza dell’origine del braccio e del suo movimento. Piccolo test: prova ad alzare o ad allungare un braccio e poi descrivi dove hai sentito l’origine del movimento e quali parti di te hanno partecipato. Se la risposta è dalla spalla, hai un’immagine molto parziale del movimento che ti fa usare la spalla in modo scorretto. Ancora insufficiente, ma già meglio se la risposta è: dalla scapola. Quasi promosso se hai sentito muovere le coste e la colonna. Bingo se hai risposto: dal bacino. Altri elementi importantissimi: come hai usato il respiro? E gli occhi? Sembra difficile poter sapere tutto questo mentre si compie un semplice gesto e forse all’inizio lo è, ma col tempo attraverso questo sofisticato e piacevole metodo che ti invita a muoverti con facilità e consapevolezza, diventa naturale. Come è stato per Chiara, che si è piacevolmente sorpresa di scoprire come funzionava la sua spalla, ossia in modo concertato con molte altre parti che hanno permesso di rendere il movimento facile e senza dolore.

Strategie Feldenkrais per liberare il collo

Molte persone soffrono di rigidità e tensione al collo e pensano di dover rendere il collo più flessibile. Se il collo duole, è perché altre parti della colonna vertebrale non partecipano abbastanza al movimento. Il Metodo Feldenkrais lavora sempre tenendo presente l’intera organizzazione muscolo-scheletrica della persona e mette in atto strategie di apprendimento affinché le parti “pigre” si risveglino, così da ottenere un movimento bilanciato tra i muscoli più forti e profondi e quelli più sottili e superficiali. Si tratta, in pratica, di redistribuire il lavoro muscolare in modo armonioso e “intelligente”. Per raggiungere questo obiettivo, il Metodo Feldenkrais utilizza movimenti che permettono al nostro organismo di sperimentare nuove possibilità, che si rivelano più funzionali. Di conseguenza l’organismo le adotta in modo del tutto naturale e fisiologico, poiché queste nuove possibilità non vengono apprese in modo teorico o astratto, come quando ci si sente correggere a parole, ma attraverso l’esperienza e le sensazioni che ne derivano. La nuova opzione viene integrata dal corpo-mente in modo individuale e concreto. Trovo che questo breve video mostri in modo molto chiaro il concetto appena descritto: con pochi, semplici, inusuali movimenti, Ruthy Alon, allieva di Feldenkrais e ideatrice del programma “Bones for life”, elimina la tensione al collo creando una sequenza in cui quest’ultimo viene escluso dal movimento, così da invitare a partecipare quelle parti della schiena meno attive. Esse diventano più mobili e più partecipi, liberando il collo dal lavoro in eccesso. Sembra magia, ma magia non è. E’ il frutto di un Metodo intelligente e sofisticato che permette all’essere umano di cambiare radicalmente verso un processo di salute autentica e personale.

 

 

Muscoli: lavoro o sforzo?

Qual è il giusto lavoro muscolare? Dove inizia lo sforzo inutile? Come si fa ad accorgersi che ci si sta muovendo con tensioni che porteranno al dolore? I nostri stili di vita ci inducono a fare sempre più cose in sempre meno tempo, con un senso di non “arrivare mai”. Non solo, la stessa cultura e l’educazione ci passano il messaggio che dobbiamo sforzarci per raggiungere risultati, per non rimanere al palo, per sentirci accettati, stimati, rispettati. Ma qual è il prezzo di questa mentalità? Credo la mancanza di salute, oltre che di felicità: dolori che vengono accettati come inevitabili o ineluttabili, cui far fronte con terapie e medicinali, in un allontanamento sempre più profondo da se stessi. Dolore anche nelle relazioni personali: o perché si è troppo sotto stress per avere un atteggiamento sereno, o perché si è troppo stanchi per coltivarle… ci si sente sopraffatti e si opta per la “sopravvivenza”.

Migliorare qualità di vita si può! E non c’è bisogno di rivoluzionare tutto, di fuggire su un’isola deserta. Arrivare alla consapevolezza attraverso l’ ascolto di sé e il movimento, come propone il Metodo Feldenkrais, significa accorgersi immediatamente quando è “troppo”, quando ci si sta avvicinando ai propri limiti, per non oltrepassarli. Per prendersi un momento, anche solo un momento – preziosissimo – e riconnettersi, distrarsi, lasciar andare, abbassare il rumore interiore, pensare a sé, sentirsi e sentire i propri bisogni e rispettarli, senza agire in automatico.

Faccio un piccolo esempio di ascolto di sé e di possibilità di recupero delle proprie energie: quando ti sdrai sul letto alla fine della giornata, sei sicuro di usarne veramente il supporto abbandonandoti alla forza di gravità? Spesso anche da sdraiati rimaniamo con i muscoli inutilmente contratti. Ti suggerisco di prenderti un momento per sentire i tuoi appoggi e notare se stai ancora “tenendo” nonostante tu possa lasciar andare il tuo peso. Gli stessi occhi, la lingua, la mandibola, le labbra… come sono? Nota, se sei supino, sul fianco o sulla pancia, verso quale direzione vengono chiamati… usa la forza di gravità come alleata, lascia che gli occhi scendano verso il materasso, sentine la sfericità e il peso; lo stesso fai con la lingua, con la mandibola e il resto di te. Ascolta il respiro e allunga la fase dell’espiro per poter abbandonare il corpo al supporto del materasso e del cuscino. I muscoli trattengono le nostre emozioni, rilassare i muscoli significa lasciarle andare.

Puoi scaricare gratis la guida “Zero Stress in 9 mosse“.