Feldenkrais per un viso più giovane

Il nostro viso spesso assume per abitudine espressioni che lo caratterizzano: sopracciglia aggrottate o sollevate, fronte increspata, labbra strette o all’ingiù, occhi un po’ spalancati oppure socchiusi, ecc. Anziché essere espressioni momentanee, diventano tratti permanenti, o quasi, così da rendere il viso una sorta di maschera, incidendo anche sulla postura, ossia sulla qualità dei nostri movimenti, sul nostro atteggiamento mentale, sullo stato d’animo e, perché no, sulla formazione delle rughe. Non ce ne rendiamo conto, ma nel viso ci sono tante microtensioni che ci rubano energia determinano il buono o cattivo funzionamento di molte funzioni (masticazione, vista, respirazione ecc.). I muscoli del viso, degli occhi, della bocca (denti, lingua, labbra…) sono collegati con il tratto cervicale, collo, spalle, gola, petto e da lì con parti ancora più profonde. Visto anche l’incidenza che hanno sulla libertà del respiro e il collegamento che c’è tra respiro e l’intera persona. Si può quindi affermare che allentando le tensioni al viso si possono migliorare postura, mobilità, respirazione e altre funzioni. Senza contare che si ottengono una pelle più distesa, un’espressione più aperta, labbra più carnose e ben delineate, uno sguardo più vitale e brillante, una muscolatura facciale più tonica e quindi un supporto più forte alla pelle. Un notevole effetto antiage che si riflette sullo stato d’animo e sula percezione di sé.

Con il Metodo Feldenkrais, attraverso sapienti tocchi che rilassano le tensioni, riportano la muscolatura al naturale stato di tonicità, ristabiliscono i collegamenti muscolo-scheletrici di cranio-collo-spalle e per mezzo di specifici esercizi e manipoolazioni da fare a casa, si può ottenere un lifting naturale che comprende un profondo stato di benessere.

Nei mesi di novembre e dicembre è attiva un promozione che comprende 3 sedute lifting naturale con il Metodo Feldenkrais+ pulizia viso + crema viso specifica presso B&Bilbenessere, via Teodosio 23 Milano (fermata metrò verde Piola o Lambrate). Chiama 328.3333124

Essere mindful nel movimento

Il movimento come strumento per giungere alla consapevolezza, è questa la proposta del Metodo Feldenkrais. Perché il movimento è vita e senza movimento la vita non può essere

Le lezioni ideate da Moshe Feldenkrais sono chiamate Consapevolezza Attraverso il Movimento, in quanto permettono di conoscere se stessi nei modi di agire. Sono infatti sempre legate a funzioni del movimento umano, ma si potrebbe dire del “vivere umano”: camminare, chinarsi, girarsi, saltare, raccogliere, lanciare, afferrare, deglutire, guardare, orientarsi, parlare, leccare… l’elenco è infinito e infinite sono di conseguenza le possibilità delle sequenze nelle lezioni Feldenkrais, come un’architettura variabile. E’ il valore di un metodo, come appunto il Feldenkrais, rispetto a una tecnica: un metodo è un linguaggio e come tutti i linguaggi è vivo e in evoluzione, adattabile alle situazioni e ai bisogni delle singole persone, è come una chiave per aprire nuove porte, ossia nuove possibilità. Non ci sono ambiti in cui non possa essere applicato. Oggi ad esempio si parla molto dei benefici della mindfulness e il Metodo Feldenkrais è utile anche in questo, anzi è spesso interpretato come “mindfulness nel movimento” e non a torto, in quanto porta a essere presenti nel momento dell’azione, al “come” si agisce: nel modo di organizzarsi nello spazio, fisicamente e mentalmente. Le posture che assumiamo sono espressione del nostro pensiero, degli stati d’animo, del modi di provare i sentimenti e le emozioni.

“Non m interessano corpi flessibili, ma menti flessibili”

Scriveva Feldenkrais. E poiché egli sosteneva, in anticipo sui tempi delle odierne scoperte neuroscientifiche, che

“cervello e corpo sono oggettivamente un’unità funzionale”

rendere flessibile il corpo significa rendere flessibile la mente.

Il Metodo Feldenkrais non è di per sé una meditazione, è un’educazione somatica, questo deve essere chiaro. Però non solo aiuta a praticare la meditazione (trovando più comodità nelle posizioni, come puoi provare in questo audio “Meditare comodi”), ma porta anche a essere “mindful” nel flusso del nostro movimento continuo, che è la vita stessa, a partire dal nostro respiro. Ti propongo questo audio, in cui l’osservazione del respiro ti porta a sentirti diversamente rispetto alle tue relazioni spaziali. I benefici di una pratica del genere sono immediati e concreti, perché si integrano nelle azioni di tutti i giorni. Man mano che ti abitui a questa auto-osservazione, ti conosci e conosci le tue abitudini di risposta agli stimoli (dalla coda nel traffico alle lamentele della collega, dai conflitti relazionali all’imprevisto dell’ultimo minuto), perché riconosci immediatamente le risposte del tuo corpo (tensioni, cambi di respiro, alterazione del battito, mandibola e gola serrata ecc.): tutto ciò che ci succede a livello emotivo, ci succede a livello fisico. Più è breve il momento in cui ti accorgi del messaggio corporeo, meglio riesci a scegliere come agire prima di esaurire le tue risorse (quante volte bisogni non riconosciuti diventano fonte di grande frustrazione?). Allo stesso tempo, più amplifichi lo spazio tra l’osservazione e l’azione, più possibilità ti dai di uscire dagli automatismi per permetterti di cambiare ed evolvere. E’ in quello spazio che Feldenkrais individuava la via verso la consapevolezza.

Se vuoi lavorare con me, posso guidarti anche live con lezioni online, in cui ti guido nelle sequenze di Consapevolezza Attraverso il Movimento Prima di scegliere il tuo percorso, puoi chiedere una consulenza di 20 minuti gratuita. Ti aspetto!  

 

 

 

Mi sento quindi sono

libro mosheOggigiorno proliferano corsi, programmi, seminari, tecniche che vogliono insegnarci come vivere, come avere successo, come fare soldi, come essere felici ecc., tanto che emergono nuove figure come i life coach, termine che personalmente mi lascia perplessa. In un mondo in cui tutti ormai insegnano qualcosa, proponendo le tecniche più efficaci in ogni settore della vita professionale e personale, mi viene in mente la bella citazione di Moshe Feldenkrais:

Sarò il tuo ultimo insegnante. Non perché io sia il migliore insegnante che tu abbia mai incontrato, ma perché da me imparerai come apprendere. Quando impari ad apprendere ti accorgi che non ci sono insegnanti, ci sono  solo persone che apprendono e persone che studiano come facilitare l’apprendimento.

Sicuramente ci sono professionisti seri e il punto non è questo. Il punto è che, scorrendo offerte, slogan e proposte si ha l’impressione che ormai abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci dica che cosa dobbiamo fare, come se qualcosa avesse minato la fiducia in noi stessi, nella nostra capacità di intuire e riconoscere i nostri bisogni, di assecondarli per poterci sentire bene. Una cosa è certa: i bisogni li segnala il corpo, anche nella fisicità delle emozioni; la mente li può osservare e riconoscere, ma sembra che sia diventato difficile sentire il corpo, ascoltarne e rispettarne i messaggi.  Il corpo è un complesso e sofisticato sistema in cui nulla è separato (muscoli, scheletro, organi, sangue, nervi..) e tutto funziona simultaneamente e in sinergia per fornire la miglior risposta possibile all’ambiente in cui agisce e si muove. Il corpo è intelligente ed è il veicolo con cui esprimiamo il nostro essere più profondo, eppure è spesso percepito come estraneo, se non nemico quando procura disagio o dolore, valutato nella forma-immagine con cui appare o percepito in parti non collegate, soprattutto in quelle da “aggiustare”. Questa lotta con il nostro corpo inficia la qualità della nostra vita in ogni area, anche nelle relazioni (come faccio a sentire l’altro, entrando in empatia, se non sento me stesso?).

Se non impariamo a conoscerci il più possibile intimamente, limitiamo le nostre scelte e la vita non è piacevole senza la libertà di scegliere (Moshe Feldenkrais)

Se non ci identifichiamo con il nostro corpo nell’unità con il cervello e la mente, non possiamo conoscerlo (conoscerci) né ascoltarlo (ascoltarci) e diventa difficile capire i nostri reali bisogni. Diventiamo allora facili prede di messaggi promozionali che spesso puntano sui risultati in breve tempo, in una affollata vendita di “soluzioni pret à porter”: scorciatoie che fanno gola, ma che possono offrire soltanto una soluzione in brevi termini… altrimenti si smette di essere potenziali clienti. Per sentirci e conoscerci intimamente ci vogliono tempo e pazienza, ma è l’unica via per conoscerci e trovare il nostro star-bene in modo concreto, senza luoghi comuni, schemi mentali, pregiudizi o timori. La mente è potentissima e può portarci fuori da noi stessi, con mille convinzioni. Per non rimanere in balìa di concetti che sono altro da noi, per ritornare a sentirsi padroni di sé, autorevoli rispetto a se stessi è necessario riappropriarci del nostro corpo vitale ed entrare in contatto con la sua (la nostra) intelligenza.

La capacità del cervello di modificarsi è infinita, affermano oggi gli scienziati. La capacità di apprendere per il sistema nervoso è illimitata, scriveva Moshe Feldenkrais nel tardo Novecento. Attraverso il corpo, concreto e immediato nelle sue risposte in relazione agli stimoli sensoriali e motori dell’ambiente in cui agisce, possiamo stimolare il sistema nervoso in questo processo di apprendimento e miglioramento delle funzioni. Non attraverso scorciatoie o deleghe: ognuno con i propri tempi, i propri limiti, le fragilità, le proprie abilità e potenzialità e ognuno diventando responsabile di se stesso, laddove i limiti anziché essere ostacoli o fonte di frustrazione, diventano i veri punti di forza per il cambiamento.

Il Metodo Feldenkrais non insegna nulla, né esercizi né tecniche e tantomeno dà risposte. E’ piuttosto un “processo di indagine” affinché ognuno, nel proprio sentire, trovi le proprie risposte. Una lezione data a un adolescente con scoliosi, a un anziano con il Parkinson o a un cantante che vuole migliorare l’uso della voce avranno ovviamente obiettivi e risposte diverse, ma ognuno di loro apprenderà come continuare ad apprendere e quindi a migliorare.

DSC04441Nelle lezioni collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento e in quelle individuali di Integrazione Funzionale si impara a osservare ed esplorare se stessi in termini di propriocezione, interocezione e cinestesi per un viaggio verso l’autoconsapevolezza. Il tutto in modo giocoso, curioso, esplorativo, senza imposizioni, senza nessun senso di giudizio o competizione. Si impara a sentire le proprie emozioni nella loro fisicità, a percepirsi nella relazione spazio-temporale attraverso stimoli senso-motori, chiarendo l’immagine di sé nella mappa corticale. Ne consegue un ampliamento delle possibilità di movimento, in senso fisico, ma anche intellettivo e si abbandonano gli automatismi e le forme-pensiero che dettano a livello inconscio scelte e azioni.

Sentirsi significa esistere: sentire la vita che scorre dentro di noi e la vita attorno a noi, in un processo in divenire, in cui siamo interi e presenti.

 

 

 

 

 

La salute della schiena: istruzioni per l’uso

Il mal di schiena nelle diverse parti della colonna vertebrale – cervicale. dorsale. lombare, sacrale – è fra i dolori più comuni del nostro tempo. Eppure non è difficile evitarli o migliorarli. A una condizione: prendersi davvero cura di sé, attraverso la consapevolezza di come si usa il proprio corpo nella vita di tutti i giorni, nei gesti comuni così come in quelli più sofisticati di atleti, artisti, performer. La schiena non è una parte avulsa dal resto di noi. La schiena non soltanto ci appartiene, ma siamo noi nel nostro modo di muoverci, di agire, di percepire, di sentire e provare sensazioni, percezioni, emozioni. Basti pensare alle rigidità muscolari provocate da abitudini posturali scorrette così come da tensioni nervose… Se la schiena è parte integrante del nostro essere, allora iniziamo a sentirla di più nei nostri atti. Spesso quando si usano le mani o i piedi l’attenzione è soltanto su queste parti terminali e non ci si rende conto che il loro modo di lavorare dipende dalla colonna vertebrale. E’ quindi fondamentale che essa sia flessibile, perché ogni rigidità non inficerà soltanto la salute della schiena, ma anche il benessere degli arti. Di fatto ogni movimento richiede la disponibilità delle vertebre a muoversi fra di loro su diversi piani. Ne consegue che vertebre poco mobili limitino i nostri movimenti. E’ allora che, per raggiungere l’obiettivo, andiamo a forzare su fasce muscolari meno potenti, causando danni e irrigidendo ancora di più la schiena. La sua mobilità, flessibilità e potenza (così come quella degli arti) dipende anche dalla muscolatura più profonda che la collega alle gambe attraverso il bacino, chiamata ileo-psoas. Ecco allora che basta rilassare questa muscolatura per distendere la schiena e ritrovare spazio fra i dischi intervertebrali, come indico nell’audio “Rilassare il muscolo psoas”. Se invece vuoi esplorare la flessibilità e i movimenti della colonna, puoi provare questa lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais: “Fili e dita: trazioni e spinte per la colonna vertebrale”. Per ottenere i benefici desiderati, ossia acquisire consapevolezza corporea, evita qualsiasi sforzo o disagio. Ci sono tre chiavi fondamentali affinché il Metodo, che è un’autoeducazione somatica e non una tecnica o una ginnastica, funzioni e porti a cambiamenti e trasformazioni autentici e radicali:

1. cerca il piacere del movimento, se non è piacevole significa che è male organizzato e quindi non ti serve a nulla, anzi, rafforza le cattive abitudini,

2. vai lentamente per poterti osservare e conoscere così i tuoi schemi neuromotori, solo allora potrai modificarli e migliorarli,

3. rispetta il tuo corpo e i tuoi limiti: ogni segnale di dolore è un segnale intelligente di protezione, ascoltalo. I limiti si superano con l’intelligenza, non con lo sforzo 😉

Oltre alle lezioni Feldenkrais, fai tuoi alcuni accorgimenti sani, semplici ma efficaci, come ad esempio alzarsi ogni poco se stai lavorando da seduto, fare brevi ma frequenti pause; evitare i comfort quali ascensori e scale mobili o l’auto se non necessaria, camminare e muoversi il più possibile durante la giornata, piegarsi, inginocchiarsi, saltellare, ritrovando quei movimenti che da bambini venivano spontanei e che si tende ad abbandonare da adulti (accelerando l’invecchiamento!). Prova inoltre a compiere i gesti usuali in modo inusuale: ad esempio cambia lato su cui porti la borsa, usa la mano non dominante, inizia a salire i gradini con l’altro piede ecc. Questo serve sia a scoprire le proprie abitudini (dettate dall’organizzazione muscolo-scheletrica), sia a inviare informazioni nuove al cervello che si riadatterà, permettendoti di uscire dagli automatismi, sicuramente utili, soprattutto se si ha fretta, ma molto limitanti nell’uso di se stessi sia a livello fisico che di pensiero. Ricorda che la velocità non richiede fretta quando si utilizza in modo efficiente il proprio corpo:detta altrimenti, puoi ottenere il  “massimo risultato con il minimo sforzo”, secondo il pensiero di Moshe Feldenkrais.

 

 

Lo stretching che ringiovanisce

Lo stretching aumenta la tua flessibilità? La risposta è sì, a patto che tu conosca come funziona realmente, perché uno stretching sbagliato può far danni.  Lo stato di allungamento dei muscoli viene captato dai recettori delle fibre muscolari, i fusi neuromuscolari , che inviano le informazioni al midollo spinale (sistema nervoso centrale). Essi sono fondamentali sia per mantenere il normale tono muscolare e per eseguire movimenti ben organizzati, sia per prevenire lesioni e danni provocati da un eccessivo allungamento. Quando registrano uno stiramento, ordinano ai muscoli di contrarsi di più, secondo il fenomeno chiamato “riflesso di stiramento”. È un meccanismo sano, atto a prevenire lesioni e e strappi. Attenzione, quindi, a non provocarlo. Ricerche del Nicholas Institute of Sports Medecine and Athletic Trauma di New York e della Nebraska Wesleyan University hanno dimostrato l’inutilità dello stretching statico esercitato con forza meccanica, il quale di fatto provoca una deformazione delle fibre muscolari, poiché vengono allungate al di là dei propri limiti elastici. Non si tratta infatti di un allungamento, bensì di uno stiramento momentaneo e, una volta passato l’effetto, il muscolo si contrae, facendoci sentire l’esigenza di stirarlo di nuovo. Si crea così un circolo vizioso.

Bisogna quindi tenere presente che  la possibilità di allungare la muscolatura è determinata dal sistema nervoso e dalla sua “tolleranza” a un determinato raggio di allungamento. Se non tieni conto dei messaggi del sistema nervoso, continuando a forzare, i risultati saranno i seguenti:

1. non ci sarà alcun cambiamento in termini di flessibilità,

2. la muscolatura si accorcerà,

3. provocherai lesioni al tessuto.

La flessibilità si può ottenere soltanto attraverso la consapevolezza del proprio movimento, tale da permetterne il controllo. Anziché pensare a esercizi di stretching giusti o sbagliati, il primo passo verso questa consapevolezza è di osservarsi mentre si compie un gesto, evitando di agire in automatico.

Quando sai quello che fai, puoi fare quello che vuoi.

E’ una delle citazioni più famose di Moshe Feldenkrais, il cui Metodo è orientato proprio alla consapevolezza e al controllo dei movimenti (fisici e mentali, nella loro sincronia funzionale) e osservazione e attenzione a come si agisce sono fondamentali per iniziare a conoscersi.

Il secondo suggerimento è quello di introdurre nel propria quotidianità movimenti sempre più naturali, il che significa movimenti per i quali il sistema nervoso è programmato (secondo le esigenze di sopravvivenza dei nostri avi): camminare, correre, saltare, chinarsi, accovacciarsi, cambiare facilmente posizione da terra a in piedi ecc. Per riattingere a questo programma naturale, il consiglio è di evitare le troppe comodità. La “filosofia del comfort” infatti mina le nostre abilità e ci fa invecchiare anzitempo, facendoci dimenticare il grande repertorio di movimenti che abbiamo appreso quando, bambini, ci muovevamo per il piacere di esplorare e conoscere. Uno dei movimenti naturali è quello di sedersi per terra, in diverse posizioni (si può lavorare così anche al pc), abituandosi ad alzarsi e ad abbassarsi facilmente (si dice che questa abilità influenzi la nostra longevità!). Sempre secondo Feldenkrais, la vecchiaia inizia quando evitiamo alcuni comportamenti che riteniamo non adatti alla nostra età e così li dimentichiamo. In altri termini egli stava affermando quello che oggi gli neuroscienziati dichiarano sulla neuroplasticità (modificabilità del cervello): o la usi o la perdi. Quante volte da bambini abbiamo saltellato per strada o corso, abbiamo camminato all’indietro o su un piede solo, siamo saliti e scesi dai muretti… perché abbiamo smesso? Per darci un contegno? Il prezzo però è alto e forse vale la pena ricominciare a giocare (se si hanno bambini piccoli, figli o nipotini, c’è anche un’ottima scusa!). Un altro movimento che rafforza tantissimo è il gattonare e non è un caso se gli allenamenti sportivi oggi lo hanno integrato nei loro esercizi, assieme a tutta la gamma di quadrupedia animale, tanto da diventare una disciplina con l’animal flow. Di movimenti naturali che rendono i nostri muscoli potenti ed elastici ce ne sono tantissimi, senza nemmeno il bisogno di dividere il nostro tempo in categorie tra “esercizi” e “non esercizi”. Il sistema nervoso si adatta con la migliore risposta possibile: se passiamo troppo tempo incollati alla sedia ci trasforma in “esseri sedenti”, accorciando tutta la muscolatura profonda e i muscoli posteriori delle cosce. Dunque: non limitiamo i nostri movimenti e permettiamoci di esplorare le nostre possibilità, ampliare il repertorio, rimodellandoci a livello cellulare! Sopratutto, utilizziamo la nostra intelligenza, abbandonando l’idea che sforzi e dolori siano utili per raggiungere i nostri obiettivi. Se acquisiamo una buona organizzazione muscolo-scheletrica, eliminando i movimenti superflui (detti parassitari), il dolore non c’è.

Per migliorare il controllo muscolare e la propriocezione, aumentare la potenza, la coordinazione, la flessibilità e l’agilità attraverso l’intelligenza del sistema nervoso la vera chiave è l’educazione somatica, come il Metodo Feldenkrais, oggi sempre più diffuso non soltanto in campo riabilitativo, ma anche di prevenzione e di performance. Se sei uno sportivo, puoi scaricare gratuitamente l’ebook  che ho scritto “SmartFitness” dedicato all’allenamento body-mind. Interessante è anche questa tesi che ho trovato in rete sull’efficacia del Metodo Feldenkrais nell’allungamento dei muscoli ischiocrurali (i muscoli posteriori delle cosce).

Se vuoi provare, contattami, possiamo lavorare anche online.

Il mio risveglio con il Feldenkrais

Mi sveglio e prima di pensare, prima di “azionarmi”, mi sento: il contatto con il materasso, la sensazione sulla pelle, la forma che ho assunto, le parti in appoggio, il respiro… lascio andare.

Ascolto il mio respiro, il movimento che produce: nell’addome, nel torace, nella gola, nel naso e nella bocca, sotto le ascelle. Faccio esperienza della lunghezza del mio inspiro e del mio espiro, come cambiano le pressioni del mio corpo quando inspiro, come si allontanano le parti all’interno, occupando più spazio, dentro e fuori. Poi le pressioni che diminuiscono quando espiro, tutto si avvicina, mi ritraggo anche dallo spazio esterno. Espansione contrazione, espansione contrazione, espansione contrazione, i miei organi ricevono una sorta di piacevole massaggio, in un continuo fluire che è un divenire, un trasformarsi nel ritmo, nella temporalità, nella percezione interna, nella relazione con l’ambiente.

Battito: assieme al respiro, il mio cuore… pof… pof… pof… Sto con il cuore, sto con il respiro.

La mia attenzione va al viso, sento la pelle della fronte, la pelle attorno agli occhi, la pelle delle guance, le labbra, immagino che si distenda e si dilati, che si illumini. Allora la mia bocca si socchiude, la lingua si rilassa, la mandibola si abbandona alla gravità. Il mio respiro cambia. Il mio peso sul materasso cambia. Sento nuove parti, un diverso contatto.

Esploro. Con le dita dei piedi, che muovo lentamente e pigramente, provo le possibilità di pressioni, direzioni e spostamenti sulla superficie che mi accoglie. Sento come si trasmette la forza dai piedi al bacino… dondolo mollemente, vado e torno qualche volta, il movimento arriva alla colonna e raggiunge la testa. Mi fermo. Riposo.

Il mio respiro cambia ancora espansione ritrazione, espansione ritrazione, in un ritmo continuo mai uguale. Ogni respiro la scoperta di essere viva. Mi sento grata.

Muovo ancora le dita dei piedi, prima uno poi l’altro, poi assieme, poi alternati. Gioco. Sento sempre più parti di me che si destano, iniziano a dialogare, si trasmettono forza, vibrazioni, movimento. Inizia un impulso, come una corrente che fluisce attraverso i miei arti.

Arriva, da sé, il desiderio di muoversi, piedi gambe bacino schiena mani braccia testa, cambio i punti di pressione, cambio le direzioni, cambio il ritmo, ogni movimento un’esplorazione, una sensazione nuova, una rivelazione: girarsi, piegare le gambe, abbracciare un ginocchio e sentire al contempo il proprio respiro, percepire il modificarsi della forma come un tutto collegato che si plasma morbidamente, in un gioco di equilibri tra solidità e leggerezza… allora, mi dico, è possibile fare esperienza della propria vitalità guardando, e agendo, con un “occhio interno” (Moshe Feldenkrais la chiamava “anatomia esperienziale”).

Sono passati 10 minuti dal suono della sveglia, buon giorno!

Focus! Come l’attenzione ti cambia la vita

Oggi la scienza vede cervello, corpo e ambiente come un insieme funzionale. Moshe Feldenkrais scriveva, a metà Novecento:

Una persona è fatta di tre entità: il sistema nervoso, che è il nucleo; il corpo, con lo scheletro, i visceri e i muscoli; l’ambiente. Questi tre aspetti danno un’immagine attiva dell’essere umano.” E anche: “L’unità della mente e del corpo è una realtà oggettiva. Non si tratta solo di parti in qualche modo collegate, ma di un tutto inseparabile al momento del funzionamento.” (da Mente e corpo).

Il corpo non è un abito che indossiamo, è la casa in cui viviamo. Il corpo siamo noi: nella sua unità funzionale con la mente, è la base del nostro sé, come afferma il neuroscienziato Antonio Damasio:

C’è un legame forte e permanente tra le zone del cervello che regolano il corpo e il corpo stesso….

Il corpo è la manifestazione concreta del nostro modo di agire nel mondo, di sentire, di pensare, di provare emozioni e sentimenti. Se non lo ascoltiamo non ci conosciamo e non ci riconosciamo, mentre quando ci riappropriamo del nostro corpo ci riappropriamo di noi stessi, in una consapevolezza incarnata, come scrive Lea Kaufmann, Feldenkrais Trainer, in “Apoderate de tu cuerpo”:

Quando la tua attenzione è focalizzata sul tuo corpo, questo, per se stesso, inizia a lavorare meglio. E la cosa meravigliosa è che i cambiamenti che senti si verificano nel tuo cervello

Ciò è possibile perché, contrariamente a quanto si è creduto per molto tempo, il cervello cambia continuamente e per tutta la vita, si formano sempre nuove connessioni e si modifica la struttura interna delle sinapsi esistenti. Si chiama neuroplasticità. Il mezzo per stimolare la neuroplasticità è l’attenzione, un’attenzione sensoriale, spazio per la consapevolezza e strumento per inviare nuove informazioni al cervello. Perché la neuroplasticità “o la si usa o la si perde”, come scrive lo psichiatra Norman Doidge in “Le guarigioni del cervello”. Sull’attenzione e il suo potere di trasformazione scrivono ormai in molti autori:

Daniel Goleman, psicologo e scrittore, in “Focus, perché fare attenzione ci rende migliori e più felici”

Quando rivolgiamo piena attenzione ai nostri sensi, il chiacchiericcio mentale di default si zittisce.

E ancora:

Mentre la mente sta vagando, i nostri sistemi sensoriali si spengono e, al contrario, quando ci concentriamo sul qui e ora si indeboliscono i circuiti neurali responsabili del vagare della mente.

Jon Kabat-Zinn, fondatore della clinica dello stress in Massachusets, in “Vivere momento per momento”

La consapevolezza è essenzialmente attenzione.. è come risvegliarsi dall’abitudine di agire meccanicamente, inconsapevolmente.

Si tratta di un’osservazione neutra, senza nessuna intenzione di giudicare, cambiare o correggere, perché si tratta di imparare a riconnettersi con il corpo, ad ascoltare, riconoscere, accogliere i segnali biologici interni (interocezione), a percepire il corpo nei rapporti gravitazionali e spaziali (propriocezione e cinestesi), a riorientarsi nel proprio ambiente per interagire e sentirsi vivi e dinamici nel “qui e ora”. Per allenarti a questa connessione con il corpo (con il sé), puoi iniziare a eseguire giochi neurosensoriali e neuromotori basati sui principi del Metodo Feldenkrais (prova con questo audio). Stimolano la neuroplasticità e, di conseguenza, la flessibilità mentale, le abilità cognitive e mnemoniche, la creatività:

Quello che mi interessa non sono corpi flessibili, ma menti flessibili (M. Feldenkrais)

Feldenkrais per gestire lo stress: seminario gratuito a “Fa’ la cosa giusta”

MovimentoSano va a Fa’ la cosa giusta con un seminario gratuito sulla gestione dello stress. E’ l’incontro organizzato con Piuturismo dal titolo “Come gestire lo stress da viaggio”, venerdì 10 marzo, ore 16, Piazza Viaggiatori.
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Sono tanti i fattori di stress che incidono sul nostro stato d’animo, sul nostro umore, sulle relazioni e, quindi, sul nostro stato di salute. Anche in tema di viaggio ma non solo. La nostra società non è disegnata per supportare una vita a basso livello di stress. La richiesta di essere sempre performanti e multitasking ci succhia molte energie e, spesso, troppo spesso, per arrivare a tutto ignoriamo i segnali del corpo quando ci avverte che è il caso di rallentare. “Tiriamo” fino a sentirci esausti, pensando che una vacanza possa risolvere questo stato di cose, ma non è così, perché non è così che funziona il nostro sistema nervoso, regolatore delle nostre funzioni vitali. C’è bisogno di un flusso tra i momenti di stress e quelli di calma, c’è bisogno di piccole pause per riconnetterci a noi stessi e all’ambiente, per far defluire, creare spazio, respirare, ricaricarsi. E’ fondamentale, a tal fine, conoscere la fisiologia dello stress e usarla a nostro vantaggio. Lo stress è infatti fisiologico e non negativo per se stesso, ciò che è negativo è immagazzinare tossicità nel corpo, manifestazione tangibile, nei suoi sintomi e messaggi, del sistema nervoso. Ricordiamoci che il corpo non è un abito che indossiamo, il corpo siamo noi, nell’unità funzionale con il cervello, come ormai ampiamente spiegato dalla ricerca scientifica. L’approccio somatico del Metodo Feldenkrais, che insegna a “giocare”, in termini neurosensoriali, con il corpo permette di dialogare con il sistema nervoso, al fine di creare un cambiamento concreto e individuale che ci porta a essere resilienti, come spiego nell’articolo In vacanza senza stress, in occasione del seminario del 10 marzo. Se non puoi partecipare al seminario e vuoi incontrarmi, mi trovi durante tutta la giornata allo stand di Piuturismo.

Feldenkrais: legittimare le proprie emozioni

Si sa che il cervello controlla il corpo, ma non sempre si è consci di come il corpo stesso condizioni il cervello. L’attività cerebrale è in costante movimento in base a quello che fa il corpo, nel suo compito di interpretare e di mettere ordine nel disordine. Questa attività ci permette di attivare un processo di biofeedback: modificare le funzioni cerebrali portando la nostra attenzione ai messaggi provenienti dal corpo, come il respiro, la frequenza cardiaca, le tensioni muscolari ecc. Il cervello registra i segnali fisici e li rielabora continuamente, ma in genere non ne siamo consapevoli. Portare attenzione significa prendere coscienza di questo processo, osservarlo, conoscerlo, per conoscere meglio noi stessi e il nostro modo di relazionarci all’Altro.

Il ritardo fra pensiero e azione è la base per la consapevolezza (Moshe Feldenkrais).

I motivi dei segnali fisici possono essere i più vari: ad esempio se aumenta la sudorazione, potrebbe essere per il caldo oppure perché stiamo per varcare la porta di una stanza in cui dovremo sostenere un colloquio di lavoro… ogni segnale comunque ci avverte che sta accadendo qualcosa di importante per noi e se impariamo a percepire questi messaggi velocemente, osservarli, analizzarli e interpretarli, allora saremo facilitati a individuare e a riconoscere i nostri bisogni e ad agire anziché reagire, grazie all’attivazione di un osservatore neutro. Facciamo un esempio: se il mio stomaco si chiude durante uno scambio verbale potrebbe dirmi che in quello scambio c’è qualcosa che non “mi va giù” e forse riesco a interromperlo prima che diventi insopportabile: ho attivato l’osservatore e posso permettermi di scegliere. Non è facile, ma qualunque cosa accada, anche scoppiasse un litigio, l’abitudine a portare attenzione a noi stessi (ai segnali fisici) ci può aiutare in qualsiasi momento a rientrare in uno stato di osservazione, così da individuare il nostro bisogno emozionale, riconoscendo anche quello dell’altro. Ci dà inoltre la possibilità di dar voce alle emozioni, senza che si annidino dentro di noi, provocando tensioni muscolari, stress, dolori cronici. In questo dialogo tra corpo e cervello il Metodo Feldenkrais ha una funzione di “facilitatore”, poiché durante le lezioni collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento o le sedute individuali di Integrazione Funzionale ci abitua a osservare le nostre sensazioni fisiche interne e in relazione all’ambiente, a conoscere le nostre abitudini di risposta e a esplorarne di nuove. Diventiamo più flessibili e meno automatici nelle nostre risposte agli stimoli ambientali. Diventando più attenti a noi stessi, ci accorgiamo più facilmente dei più piccoli cambiamenti fisici, specchio del nostro stato emotivo e psicologico.

Quello che mi interessa non sono corpi flessibili, ma menti flessibili (Moshe Feldenkrais)

 Molto spesso le nostre scelte di comportamento sono dettate dalle abitudini, dalle convenzioni, dall’educazione, dalla paura del giudizio e questo ci porta a non ascoltare e a non riconoscere i nostri bisogni, come se non fossero legittimi, ma questo provoca la malattia. Il riconoscerli in modo neutro ci aiuta a legittimarli e a esprimerli, senza giudizio per noi e, di conseguenza, senza giudizio per gli altri e questo è un modo sano per relazionarsi, fatto di chiarezza, onestà e autenticità che ci fa stare bene con noi stessi e con gli altri: impariamo a dire sì con generosità ma sappiamo dire no con semplicità, noncuranti dell’opinione altrui. Nella mia esperienza di insegnante Feldenkrais è molto bello vedere come cambia la percezione che le persone hanno di se stesse e come cresce la loro autostima. Se all’inizio tendono a giudicarsi e a dare una valutazione sul loro modo di muoversi, preoccupate di “fare giusto” o “fare bene”, via via che procedono con le lezioni diventano più attente a come si sentono e non si sforzano più, rispettano se stesse, godendosi il movimento, cercando e provando piacere, sostituendo lo sforzo con la curiosità. Non sentono più il dovere di fare un movimento secondo un’idea o un modello preesistente, ma giocano con le diverse possibilità. Si conoscono di più e quindi si accorgono immediatamente delle tensioni muscolari e delle scomodità, prima durante le lezioni e poi nella vita quotidiana e raccontano queste scoperte con soddisfazione: “prima non me ne accorgevo”, dicono. Iniziano, cioè, a trasferire nella vita pratica l’esperienza che fanno a lezione, che è poi l’obiettivo del Metodo Feldenkrais: uscire dall’autocostrizione, così come dalla costrizione altrui, per essere se stessi e piacersi così come si è.

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Consapevolezza attraverso il Movimento: soma e psiche all’unisono

Si parla molto di consapevolezza, ma che cosa significa essere consapevoli? Come facciamo a sapere se siamo o no consapevoli? La risposta del Metodo Feldenkrais è Consapevolezza Attraverso il Movimento, che tra l’altro è il nome dato alle lezioni di gruppo. Che cosa significa “attraverso il movimento”? Come fa il movimento a renderci consapevoli?

Per capire se una persona è viva o no si verifica se il cuore batte e se respira, giusto? Quindi il movimento è la base della vita. Il movimento è anche la base di ogni nostra funzione: oltre a respirare e a produrre continui processi endemici che richiedono motricità (si pensi al cuore), muoviamo gli occhi, deglutiamo, parliamo, leggiamo, cambiamo posizione, camminiamo ecc., ma

gran parte di ciò che accade in noi ci rimane offuscato e nascosto finché non raggiunge i muscoli. Sappiamo ciò che sta accadendo appena i muscoli del viso, del cuore o dell’apparato respiratorio si organizzano in modelli, che noi conosciamo come la paura, l’ansietà, il riso o altre emozioni.

Nel conoscere i nostri cambiamenti muscolari (i movimenti), ossia le nostre risposte all’ambiente, possiamo gettare le basi della consapevolezza.

Anche se per organizzare l’espressione muscolare per la reazione interna o per l’emozione è necessario solo un brevissimo tempo, si sa che è possibile arrestare la risata prima che si esplichi agli altri…Non si diventa consapevoli di ciò che accade nel sistema nervoso centrale finché non si diventa consapevoli dei cambiamenti che hanno avuto luogo  nella nostra posizione, stabilità e atteggiamento, perché tali cambiamenti sono sentiti più facilmente di quelli che avvengono negli stessi muscoli. Siamo in grado di impedire la completa espressione muscolare perché i processi in quella parte del cervello che si occupa delle funzioni peculiari all’uomo sono molto più lenti di quelli nelle parti del cervello che si occupano di ciò che è comune sia all’uomo che agli animali. E’ proprio la lentezza di questi processi che ci permette di giudicare e decidere se agire o meno. L’intero sistema si dispone in modo che i muscoli siano ordinati e pronti sia per eseguire l’azione sia per impedirne l’esecuzione.

E’ questo spazio tra il pensiero e l’azione la base della consapevolezza secondo Moshe Feldenkrais:

Appena si diventa consapevoli dei mezzi usati per organizzare un’espressione, si possono occasionalmente scoprire gli stimoli che la iniziano. In altre parole, gli stimoli per un’azione, o la causa di una reazione, si riconoscono quando si diventa sufficientemente consapevoli dell’organizzazione dei muscoli del corpo per l’azione interessata.

E ancora:

La possibilità di una pausa fra la creazione del modello del pensiero per ogni azione particolare e l’esecuzione di quell’azione è la base fisica per la consapevolezza… La possibilità di ritardare l’azione – prolungando il periodo fra l’intenzione e l’esecuzione – permette all’uomo di imparare a conoscersi.

In queste parole di Moshe Feldenkrais tatte da “Conoscersi attraverso il movimento” ritroviamo quell’ “Elogio della lentezza” scritto da Lamberto Maffei, uno dei più insigni neurobiologi italiani contemporanei:

Il cervello umano possiede sia meccanismi ancestrali rapidi di risposta all’ambiente, automatici o quasi automatici, sia meccanismi lenti, comparsi successivamente: i primi sono in gran parte inconsci, mentre i secondi sono frutto di ragionamento.

Grazie al pensiero lento, allo spazio tra pensiero e azione, all’osservazione dettata dall’attenzione, in contrapposizione alla velocità che automatizza il nostro comportamento, possiamo affinare due componenti somatiche fondamentali per la consapevolezza, quella della propriocezione e quella dell’interocezione. La prima significa avere la percezione dei movimenti (l’organizzazione muscolo-scheletrica) che ci dà il senso della posizione del corpo nello spazio, la seconda si riferisce ai recettori nervosi sensoriali – interocettori – che trasmettono le sensazioni relative ai segnali interni del corpo (dal respiro alla digestione, dalla fatica alle emozioni ecc.) concernenti l’equilibrio omeostatico dell’organismo.

L’attenzione al corpo in quanto espressione materica delle funzioni neurologiche diventa quindi il mezzo per conoscersi, ossia sapere che cosa ci sta succedendo in quel dato momento. Il percorso che ci permette l’abilità di decodificare il segnali somatici proposto dal Metodo Feldenkrais è chiamato in inglese “embodied wisdom”: una saggezza incarnata, ossia concreta, oltreché individuale e soggettiva, non cucita addosso sulla base di modelli esterni. Con il termine saggezza  non si intende controllo o soppressione delle emozioni, bensì gestione di esse nell’ampia scala che comprende anche quelle negative. La differenza sta nel poter cambiare la risposta, nel darsi cioè alternative, anziché ripetersi in una sorta di copione in cui ci allontaniamo sempre più da noi stessi, minando il nostro benessere, le nostre relazioni, la nostra salute.

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