Feldenkrais per un viso più giovane

Il nostro viso spesso assume per abitudine espressioni che lo caratterizzano: sopracciglia aggrottate o sollevate, fronte increspata, labbra strette o all’ingiù, occhi un po’ spalancati oppure socchiusi, ecc. Anziché essere espressioni momentanee, diventano tratti permanenti, o quasi, così da rendere il viso una sorta di maschera, incidendo anche sulla postura, ossia sulla qualità dei nostri movimenti, sul nostro atteggiamento mentale, sullo stato d’animo e, perché no, sulla formazione delle rughe. Non ce ne rendiamo conto, ma nel viso ci sono tante microtensioni che ci rubano energia determinano il buono o cattivo funzionamento di molte funzioni (masticazione, vista, respirazione ecc.). I muscoli del viso, degli occhi, della bocca (denti, lingua, labbra…) sono collegati con il tratto cervicale, collo, spalle, gola, petto e da lì con parti ancora più profonde. Visto anche l’incidenza che hanno sulla libertà del respiro e il collegamento che c’è tra respiro e l’intera persona. Si può quindi affermare che allentando le tensioni al viso si possono migliorare postura, mobilità, respirazione e altre funzioni. Senza contare che si ottengono una pelle più distesa, un’espressione più aperta, labbra più carnose e ben delineate, uno sguardo più vitale e brillante, una muscolatura facciale più tonica e quindi un supporto più forte alla pelle. Un notevole effetto antiage che si riflette sullo stato d’animo e sula percezione di sé.

Con il Metodo Feldenkrais, attraverso sapienti tocchi che rilassano le tensioni, riportano la muscolatura al naturale stato di tonicità, ristabiliscono i collegamenti muscolo-scheletrici di cranio-collo-spalle e per mezzo di specifici esercizi e manipoolazioni da fare a casa, si può ottenere un lifting naturale che comprende un profondo stato di benessere.

Nei mesi di novembre e dicembre è attiva un promozione che comprende 3 sedute lifting naturale con il Metodo Feldenkrais+ pulizia viso + crema viso specifica presso B&Bilbenessere, via Teodosio 23 Milano (fermata metrò verde Piola o Lambrate). Chiama 328.3333124

Gravidanza in Movimento con il Feldenkrais

Gravidanza in movimento, alla scoperta delle proprie possibilità, di nuove forme di nell’agire quotidiano, in sintonia con un periodo della vita che per la donna è di massima apertura e creatività. E’ il pensiero di Elena Cerruto, responsabile didattica del Centro Sarabanda di Milano, danzatrice e danzaterapeuta, operatrice shiatsu e insegnante Feldenkrais, che da oltre 20 anni lavora con le donne in gestazione, aiutandole a sentirsi comode, libere e in salute nella trasformazione fisica e psichica che vivono durante i nove mesi di attesa.
Ho intervistato la collega Elena Cerruto per chiederle innanzitutto il legame tra il Metodo Feldenkrais e il suo percorso di danzaterapeuta:
Con le donne  in gravidanza ci lavoro da tantissimi anni e in questi ultimi mesi, dopo aver seguito la Formazione per diventare insegnante del Metodo Feldenkrais, mi sono specializzata nel programma ideato da Alan Questel, trainer Feldenkrais, chiamato Pregnant Pauses. Il Metodo Feldenkrais è infatti in perfetta sintonia con quello che già da anni ho sperimentato, ossia che è fondamentale tenere presente la globalità della persona, in questo caso arricchita dalla simbiosi con il nascituro.

Quali sono i punti in comune con la danzaterapia e il Metodo Feldenkrais nell’approccio alle gestanti?

La base comune è l’accoglienza di quello che c’è. Le donne, quando arrivano con disagi, dolori, paure, al punto a volte da percepirsi come fossero in uno stato di malattia, hanno la possibilità di sentirsi accolte e sostenute, riconoscendo le peculiarità del loro nuovo stato. Questo è il primo passo che permette loro di acquisire fiducia in se stesse, lasciarsi andare e poi darsi la possibilità di sperimentare modi nuovi di muoversi: più agevoli e liberi, eliminando sforzi inutili e tensioni di cui spesso non sono consapevoli. L’ascolto e l’accoglienza portano infatti alla consapevolezza, a poter sentire di andare bene così come si è, a individuare le grandi potenzialità di una fase della vita che è sì impegnativa, ma ricca di risorse. Le sequenze di movimento delle lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento hanno come primo effetto quello di poter lasciare andare abitudini limitanti. In seguito danno la possibilità di riorganizzare il proprio corpo assecondando la trasformazione in atto, imparando modalità “altre”, non secondo una tecnica o modelli da seguire, ma semplicemente scoprendo le possibilità individuali e questo ha ovviamente un effetto positivo anche sul piano psicologico. Si piacciono di più, si sentono più autonome, più libere, più padrone di sé e vivono la gravidanza come una opportunità, quale essa è, anziché subirla come una limitazione.

In che cosa consiste il programma Pregnant Pauses?

Di fatto è puro Metodo Feldenkrais, ma il merito di Alan Questel è stato quello di selezionare le lezioni più adatte alle future mamme, di avere una particolare attenzione alle posizioni e al linguaggio, in modo da rassicurarle sul fatto di non incorrere in movimenti errati. Inoltre il programma punta sull’effetto che ha il Metodo Feldenkrais di calmare il sistema nervoso, come è ormai convalidato da più voci della scienza odierna. Si potrebbe dire che Pregnant Pauses è una versione del Metodo Feldenkrais particolarmente attenta alle gestanti ed è questo a mio parere il merito di Alan Questel, l’essere stato particolarmente sensibile ai loro bisogni. Capita che le donne in gravidanza tendano a limitare i propri movimenti, mentre invece la gravidanza stessa permette una grande libertà e varietà di movimenti, sempreché siano fatti nell’ascolto e nel rispetto di sé. Il grande valore del pensiero di Moshe Feldenkrais è di aver parlato di consapevolezza del movimento, in quanto il movimento riguarda contemporaneamente piano fisico, pensiero, emozione, sensazione. Nel momento in cui la persona è consapevole, diventa attenta a non farsi male, senza bisogno che qualcun altro le dica se si muove in modo corretto o no. Inoltre scopre perché sentiva dolore a muoversi come faceva in precedenza. Libera quindi le sue potenzialità, con un effetto sullo stato d’animo e sull’autostima.

Possiamo quindi affermare che la gravidanza non è un limite al movimento?

Assolutamente, anzi, è il momento di massima creatività, perché ti spinge a fare le cose in modi diversi, in quanto il tuo corpo continua a modificarsi. Il fare scoperte nuove è parte stessa della gravidanza, momento in cui una creatura cresce dentro di te, occupando sempre più spazio e modificando le tue funzioni, l’agire, il sentire, il pensare, l’osservare te stessa e il mondo… quindi è perfetta per intraprendere un percorso con il Feldenkrais, che stimola proprio questa curiosità su se stessi e sulla propria relazione con il mondo. Da danzatrice ho sempre sostenuto che la gravidanza è il momento più adatto per danzare e le mie allieve lo hanno dimostrato. Io stessa sono stata un’allieva Feldenkrais per tanti anni prima di fare la Formazione e ho avuto enormi benefici, anche dopo il parto.

Hai accennato ai bisogni delle donne in gravidanza, quali sono i più evidenti?

Le donne spesso accusano stanchezza. Allora anziché negarla oppure viverla come inadeguatezza ai ritmi richiesti dalla vita odierna, è interessante “stare con” quella stanchezza e scoprire da dove arriva. In questo processo aiuta il fatto che le lezioni iniziano stando sdraiate, magari con supporti laddove si sente tensione o scomodità. La donna si sente accolta e confortata, non giudicata, e quindi è più disponibile all’ascolto e a sentire quelle tensioni che le succhiano energie e che provocano stanchezza, per poi esplorare nuovi modi di muoversi che risultano più funzionali ed economici nell’agire quotidiano. Il tutto avviene nel pieno rispetto della persona e penso che questo sia uno dei valori del Metodo Feldenkrais: non attivare la resistenza, che porta a una lotta con se stessi inutile e dannosa, non soltanto a livello fisico. Assecondare il sistema nervoso dà la possibilità di calmarlo e di renderlo disponibile a percorrere strade nuove. Il movimento nel Metodo è infatti un mezzo per dialogare con il cervello e permettere cambiamenti a livello neuronale, che sono possibili in quanto il cervello è plastico. Oggi lo affermano anche le neuroscienze, Feldenkrais lo aveva intuito attraverso lo studio e la pratica delle arti marziali, l’approfondimento della neurofisiologia, della psicologia, delle leggi biomeccaniche, l’osservazione dello sviluppo motorio del bambino e l’autosservazione e una riabilitazione personale in seguito a un incidente al ginocchio. Inoltre non dimentichiamo che era un ingegnere.

Dove insegni il tuo programma?

PregnantIl programma si chiama GraviDanza in Movimento e comprende Pregnant Pauses con Metodo Feldenkrais, Danzaterapia e Shiatsu. Conduco i corsi al Centro Anabasi, allo Shaolin Temple e a L’Altro Spazio, tutti a Milano. Sono ovviamente disponibile a portarlo in altre realtà che siano interessate. In questa attività collaboro con Monica Curioni, insegnante Metodo Feldenkrais anche lei autorizzata a insegnare Pregnant Pauses, che da 25 anni propone shiatsu e tuina alle donne in attesa.

Per contattare Elena Cerruto: danzaterapia-dmt, elenacerruto@gmail.com

Essere mindful nel movimento

Il movimento come strumento per giungere alla consapevolezza, è questa la proposta del Metodo Feldenkrais. Perché il movimento è vita e senza movimento la vita non può essere

Le lezioni ideate da Moshe Feldenkrais sono chiamate Consapevolezza Attraverso il Movimento, in quanto permettono di conoscere se stessi nei modi di agire. Sono infatti sempre legate a funzioni del movimento umano, ma si potrebbe dire del “vivere umano”: camminare, chinarsi, girarsi, saltare, raccogliere, lanciare, afferrare, deglutire, guardare, orientarsi, parlare, leccare… l’elenco è infinito e infinite sono di conseguenza le possibilità delle sequenze nelle lezioni Feldenkrais, come un’architettura variabile. E’ il valore di un metodo, come appunto il Feldenkrais, rispetto a una tecnica: un metodo è un linguaggio e come tutti i linguaggi è vivo e in evoluzione, adattabile alle situazioni e ai bisogni delle singole persone, è come una chiave per aprire nuove porte, ossia nuove possibilità. Non ci sono ambiti in cui non possa essere applicato. Oggi ad esempio si parla molto dei benefici della mindfulness e il Metodo Feldenkrais è utile anche in questo, anzi è spesso interpretato come “mindfulness nel movimento” e non a torto, in quanto porta a essere presenti nel momento dell’azione, al “come” si agisce: nel modo di organizzarsi nello spazio, fisicamente e mentalmente. Le posture che assumiamo sono espressione del nostro pensiero, degli stati d’animo, del modi di provare i sentimenti e le emozioni.

“Non m interessano corpi flessibili, ma menti flessibili”

Scriveva Feldenkrais. E poiché egli sosteneva, in anticipo sui tempi delle odierne scoperte neuroscientifiche, che

“cervello e corpo sono oggettivamente un’unità funzionale”

rendere flessibile il corpo significa rendere flessibile la mente.

Il Metodo Feldenkrais non è di per sé una meditazione, è un’educazione somatica, questo deve essere chiaro. Però non solo aiuta a praticare la meditazione (trovando più comodità nelle posizioni, come puoi provare in questo audio “Meditare comodi”), ma porta anche a essere “mindful” nel flusso del nostro movimento continuo, che è la vita stessa, a partire dal nostro respiro. Ti propongo questo audio, in cui l’osservazione del respiro ti porta a sentirti diversamente rispetto alle tue relazioni spaziali. I benefici di una pratica del genere sono immediati e concreti, perché si integrano nelle azioni di tutti i giorni. Man mano che ti abitui a questa auto-osservazione, ti conosci e conosci le tue abitudini di risposta agli stimoli (dalla coda nel traffico alle lamentele della collega, dai conflitti relazionali all’imprevisto dell’ultimo minuto), perché riconosci immediatamente le risposte del tuo corpo (tensioni, cambi di respiro, alterazione del battito, mandibola e gola serrata ecc.): tutto ciò che ci succede a livello emotivo, ci succede a livello fisico. Più è breve il momento in cui ti accorgi del messaggio corporeo, meglio riesci a scegliere come agire prima di esaurire le tue risorse (quante volte bisogni non riconosciuti diventano fonte di grande frustrazione?). Allo stesso tempo, più amplifichi lo spazio tra l’osservazione e l’azione, più possibilità ti dai di uscire dagli automatismi per permetterti di cambiare ed evolvere. E’ in quello spazio che Feldenkrais individuava la via verso la consapevolezza.

Se vuoi lavorare con me, posso guidarti anche live con lezioni online, in cui ti guido nelle sequenze di Consapevolezza Attraverso il Movimento Prima di scegliere il tuo percorso, puoi chiedere una consulenza di 20 minuti gratuita. Ti aspetto!  

 

 

 

Al via un corso per gestire lo stress e migliorare le relazioni

I nostri stili di vita, spesso vorticosi nei ritmi e molto richiedenti negli impegni, mettono a dura prova il sistema nervoso.  Anche se si tratta di “lievi” elementi stressori, quando sono continui danneggiano nel lungo termine la nostra salute, dopo averci succhiato energia, vitalità, entusiasmo e aver reso difficili le relazioni personali. Conseguenze, queste, che diventano a loro volte ulteriori elementi di stress. Per uscire da questo circolo vizioso abbiamo gli strumenti necessari: corpo e mente! Che se viaggiano all’unisono, l’uno nell’ascolto e nell’osservazione dell’altra, diventano la nostra forza per diventare flessibili e resilienti.

Se vuoi conoscere i tuoi punti di forza, allenarti a far dialogare mente e corpo per rispondere agli “attacchi” dello stress, c’è un corso a Milano che parte il 30 settembre. Si svolge nella sede di Insiemesalute, via San Gimignano 30 ed è stato organizzato in seguito al successo riscontrato con il primo corso su questo tema tenutosi nella primavera 2017, in cui il Metodo Feldenkrais si è integrato con attività cognitive di empowerment: il connubio tra il lavoro di consapevolezza corporea e di consapevolezza cognitiva ha permesso ai partecipanti di acquisire velocemente strumenti pratici per gestire lo stress.

Il corso è aperto anche a non soci di Insiemesalute. Le attività si tengono il sabato mattina, a settimane alterne, e sono divise in tre moduli, con possibilità di seguire l’intero percorso oppure di iniziare con iscrizione al primo modulo. Se sei interessato contattami su MovimentoSano.

Sullo stress trovi altre news nella rubrica “Stress” e se vuoi un assaggio degli esercizi neurosensoriali che imparerai, prova questo audio.

 

Mi sento quindi sono

libro mosheOggigiorno proliferano corsi, programmi, seminari, tecniche che vogliono insegnarci come vivere, come avere successo, come fare soldi, come essere felici ecc., tanto che emergono nuove figure come i life coach, termine che personalmente mi lascia perplessa. In un mondo in cui tutti ormai insegnano qualcosa, proponendo le tecniche più efficaci in ogni settore della vita professionale e personale, mi viene in mente la bella citazione di Moshe Feldenkrais:

Sarò il tuo ultimo insegnante. Non perché io sia il migliore insegnante che tu abbia mai incontrato, ma perché da me imparerai come apprendere. Quando impari ad apprendere ti accorgi che non ci sono insegnanti, ci sono  solo persone che apprendono e persone che studiano come facilitare l’apprendimento.

Sicuramente ci sono professionisti seri e il punto non è questo. Il punto è che, scorrendo offerte, slogan e proposte si ha l’impressione che ormai abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci dica che cosa dobbiamo fare, come se qualcosa avesse minato la fiducia in noi stessi, nella nostra capacità di intuire e riconoscere i nostri bisogni, di assecondarli per poterci sentire bene. Una cosa è certa: i bisogni li segnala il corpo, anche nella fisicità delle emozioni; la mente li può osservare e riconoscere, ma sembra che sia diventato difficile sentire il corpo, ascoltarne e rispettarne i messaggi.  Il corpo è un complesso e sofisticato sistema in cui nulla è separato (muscoli, scheletro, organi, sangue, nervi..) e tutto funziona simultaneamente e in sinergia per fornire la miglior risposta possibile all’ambiente in cui agisce e si muove. Il corpo è intelligente ed è il veicolo con cui esprimiamo il nostro essere più profondo, eppure è spesso percepito come estraneo, se non nemico quando procura disagio o dolore, valutato nella forma-immagine con cui appare o percepito in parti non collegate, soprattutto in quelle da “aggiustare”. Questa lotta con il nostro corpo inficia la qualità della nostra vita in ogni area, anche nelle relazioni (come faccio a sentire l’altro, entrando in empatia, se non sento me stesso?).

Se non impariamo a conoscerci il più possibile intimamente, limitiamo le nostre scelte e la vita non è piacevole senza la libertà di scegliere (Moshe Feldenkrais)

Se non ci identifichiamo con il nostro corpo nell’unità con il cervello e la mente, non possiamo conoscerlo (conoscerci) né ascoltarlo (ascoltarci) e diventa difficile capire i nostri reali bisogni. Diventiamo allora facili prede di messaggi promozionali che spesso puntano sui risultati in breve tempo, in una affollata vendita di “soluzioni pret à porter”: scorciatoie che fanno gola, ma che possono offrire soltanto una soluzione in brevi termini… altrimenti si smette di essere potenziali clienti. Per sentirci e conoscerci intimamente ci vogliono tempo e pazienza, ma è l’unica via per conoscerci e trovare il nostro star-bene in modo concreto, senza luoghi comuni, schemi mentali, pregiudizi o timori. La mente è potentissima e può portarci fuori da noi stessi, con mille convinzioni. Per non rimanere in balìa di concetti che sono altro da noi, per ritornare a sentirsi padroni di sé, autorevoli rispetto a se stessi è necessario riappropriarci del nostro corpo vitale ed entrare in contatto con la sua (la nostra) intelligenza.

La capacità del cervello di modificarsi è infinita, affermano oggi gli scienziati. La capacità di apprendere per il sistema nervoso è illimitata, scriveva Moshe Feldenkrais nel tardo Novecento. Attraverso il corpo, concreto e immediato nelle sue risposte in relazione agli stimoli sensoriali e motori dell’ambiente in cui agisce, possiamo stimolare il sistema nervoso in questo processo di apprendimento e miglioramento delle funzioni. Non attraverso scorciatoie o deleghe: ognuno con i propri tempi, i propri limiti, le fragilità, le proprie abilità e potenzialità e ognuno diventando responsabile di se stesso, laddove i limiti anziché essere ostacoli o fonte di frustrazione, diventano i veri punti di forza per il cambiamento.

Il Metodo Feldenkrais non insegna nulla, né esercizi né tecniche e tantomeno dà risposte. E’ piuttosto un “processo di indagine” affinché ognuno, nel proprio sentire, trovi le proprie risposte. Una lezione data a un adolescente con scoliosi, a un anziano con il Parkinson o a un cantante che vuole migliorare l’uso della voce avranno ovviamente obiettivi e risposte diverse, ma ognuno di loro apprenderà come continuare ad apprendere e quindi a migliorare.

DSC04441Nelle lezioni collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento e in quelle individuali di Integrazione Funzionale si impara a osservare ed esplorare se stessi in termini di propriocezione, interocezione e cinestesi per un viaggio verso l’autoconsapevolezza. Il tutto in modo giocoso, curioso, esplorativo, senza imposizioni, senza nessun senso di giudizio o competizione. Si impara a sentire le proprie emozioni nella loro fisicità, a percepirsi nella relazione spazio-temporale attraverso stimoli senso-motori, chiarendo l’immagine di sé nella mappa corticale. Ne consegue un ampliamento delle possibilità di movimento, in senso fisico, ma anche intellettivo e si abbandonano gli automatismi e le forme-pensiero che dettano a livello inconscio scelte e azioni.

Sentirsi significa esistere: sentire la vita che scorre dentro di noi e la vita attorno a noi, in un processo in divenire, in cui siamo interi e presenti.

 

 

 

 

 

La salute della schiena: istruzioni per l’uso

Il mal di schiena nelle diverse parti della colonna vertebrale – cervicale. dorsale. lombare, sacrale – è fra i dolori più comuni del nostro tempo. Eppure non è difficile evitarli o migliorarli. A una condizione: prendersi davvero cura di sé, attraverso la consapevolezza di come si usa il proprio corpo nella vita di tutti i giorni, nei gesti comuni così come in quelli più sofisticati di atleti, artisti, performer. La schiena non è una parte avulsa dal resto di noi. La schiena non soltanto ci appartiene, ma siamo noi nel nostro modo di muoverci, di agire, di percepire, di sentire e provare sensazioni, percezioni, emozioni. Basti pensare alle rigidità muscolari provocate da abitudini posturali scorrette così come da tensioni nervose… Se la schiena è parte integrante del nostro essere, allora iniziamo a sentirla di più nei nostri atti. Spesso quando si usano le mani o i piedi l’attenzione è soltanto su queste parti terminali e non ci si rende conto che il loro modo di lavorare dipende dalla colonna vertebrale. E’ quindi fondamentale che essa sia flessibile, perché ogni rigidità non inficerà soltanto la salute della schiena, ma anche il benessere degli arti. Di fatto ogni movimento richiede la disponibilità delle vertebre a muoversi fra di loro su diversi piani. Ne consegue che vertebre poco mobili limitino i nostri movimenti. E’ allora che, per raggiungere l’obiettivo, andiamo a forzare su fasce muscolari meno potenti, causando danni e irrigidendo ancora di più la schiena. La sua mobilità, flessibilità e potenza (così come quella degli arti) dipende anche dalla muscolatura più profonda che la collega alle gambe attraverso il bacino, chiamata ileo-psoas. Ecco allora che basta rilassare questa muscolatura per distendere la schiena e ritrovare spazio fra i dischi intervertebrali, come indico nell’audio “Rilassare il muscolo psoas”. Se invece vuoi esplorare la flessibilità e i movimenti della colonna, puoi provare questa lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais: “Fili e dita: trazioni e spinte per la colonna vertebrale”. Per ottenere i benefici desiderati, ossia acquisire consapevolezza corporea, evita qualsiasi sforzo o disagio. Ci sono tre chiavi fondamentali affinché il Metodo, che è un’autoeducazione somatica e non una tecnica o una ginnastica, funzioni e porti a cambiamenti e trasformazioni autentici e radicali:

1. cerca il piacere del movimento, se non è piacevole significa che è male organizzato e quindi non ti serve a nulla, anzi, rafforza le cattive abitudini,

2. vai lentamente per poterti osservare e conoscere così i tuoi schemi neuromotori, solo allora potrai modificarli e migliorarli,

3. rispetta il tuo corpo e i tuoi limiti: ogni segnale di dolore è un segnale intelligente di protezione, ascoltalo. I limiti si superano con l’intelligenza, non con lo sforzo 😉

Oltre alle lezioni Feldenkrais, fai tuoi alcuni accorgimenti sani, semplici ma efficaci, come ad esempio alzarsi ogni poco se stai lavorando da seduto, fare brevi ma frequenti pause; evitare i comfort quali ascensori e scale mobili o l’auto se non necessaria, camminare e muoversi il più possibile durante la giornata, piegarsi, inginocchiarsi, saltellare, ritrovando quei movimenti che da bambini venivano spontanei e che si tende ad abbandonare da adulti (accelerando l’invecchiamento!). Prova inoltre a compiere i gesti usuali in modo inusuale: ad esempio cambia lato su cui porti la borsa, usa la mano non dominante, inizia a salire i gradini con l’altro piede ecc. Questo serve sia a scoprire le proprie abitudini (dettate dall’organizzazione muscolo-scheletrica), sia a inviare informazioni nuove al cervello che si riadatterà, permettendoti di uscire dagli automatismi, sicuramente utili, soprattutto se si ha fretta, ma molto limitanti nell’uso di se stessi sia a livello fisico che di pensiero. Ricorda che la velocità non richiede fretta quando si utilizza in modo efficiente il proprio corpo:detta altrimenti, puoi ottenere il  “massimo risultato con il minimo sforzo”, secondo il pensiero di Moshe Feldenkrais.

 

 

Lo stretching che ringiovanisce

Lo stretching aumenta la tua flessibilità? La risposta è sì, a patto che tu conosca come funziona realmente, perché uno stretching sbagliato può far danni.  Lo stato di allungamento dei muscoli viene captato dai recettori delle fibre muscolari, i fusi neuromuscolari , che inviano le informazioni al midollo spinale (sistema nervoso centrale). Essi sono fondamentali sia per mantenere il normale tono muscolare e per eseguire movimenti ben organizzati, sia per prevenire lesioni e danni provocati da un eccessivo allungamento. Quando registrano uno stiramento, ordinano ai muscoli di contrarsi di più, secondo il fenomeno chiamato “riflesso di stiramento”. È un meccanismo sano, atto a prevenire lesioni e e strappi. Attenzione, quindi, a non provocarlo. Ricerche del Nicholas Institute of Sports Medecine and Athletic Trauma di New York e della Nebraska Wesleyan University hanno dimostrato l’inutilità dello stretching statico esercitato con forza meccanica, il quale di fatto provoca una deformazione delle fibre muscolari, poiché vengono allungate al di là dei propri limiti elastici. Non si tratta infatti di un allungamento, bensì di uno stiramento momentaneo e, una volta passato l’effetto, il muscolo si contrae, facendoci sentire l’esigenza di stirarlo di nuovo. Si crea così un circolo vizioso.

Bisogna quindi tenere presente che  la possibilità di allungare la muscolatura è determinata dal sistema nervoso e dalla sua “tolleranza” a un determinato raggio di allungamento. Se non tieni conto dei messaggi del sistema nervoso, continuando a forzare, i risultati saranno i seguenti:

1. non ci sarà alcun cambiamento in termini di flessibilità,

2. la muscolatura si accorcerà,

3. provocherai lesioni al tessuto.

La flessibilità si può ottenere soltanto attraverso la consapevolezza del proprio movimento, tale da permetterne il controllo. Anziché pensare a esercizi di stretching giusti o sbagliati, il primo passo verso questa consapevolezza è di osservarsi mentre si compie un gesto, evitando di agire in automatico.

Quando sai quello che fai, puoi fare quello che vuoi.

E’ una delle citazioni più famose di Moshe Feldenkrais, il cui Metodo è orientato proprio alla consapevolezza e al controllo dei movimenti (fisici e mentali, nella loro sincronia funzionale) e osservazione e attenzione a come si agisce sono fondamentali per iniziare a conoscersi.

Il secondo suggerimento è quello di introdurre nel propria quotidianità movimenti sempre più naturali, il che significa movimenti per i quali il sistema nervoso è programmato (secondo le esigenze di sopravvivenza dei nostri avi): camminare, correre, saltare, chinarsi, accovacciarsi, cambiare facilmente posizione da terra a in piedi ecc. Per riattingere a questo programma naturale, il consiglio è di evitare le troppe comodità. La “filosofia del comfort” infatti mina le nostre abilità e ci fa invecchiare anzitempo, facendoci dimenticare il grande repertorio di movimenti che abbiamo appreso quando, bambini, ci muovevamo per il piacere di esplorare e conoscere. Uno dei movimenti naturali è quello di sedersi per terra, in diverse posizioni (si può lavorare così anche al pc), abituandosi ad alzarsi e ad abbassarsi facilmente (si dice che questa abilità influenzi la nostra longevità!). Sempre secondo Feldenkrais, la vecchiaia inizia quando evitiamo alcuni comportamenti che riteniamo non adatti alla nostra età e così li dimentichiamo. In altri termini egli stava affermando quello che oggi gli neuroscienziati dichiarano sulla neuroplasticità (modificabilità del cervello): o la usi o la perdi. Quante volte da bambini abbiamo saltellato per strada o corso, abbiamo camminato all’indietro o su un piede solo, siamo saliti e scesi dai muretti… perché abbiamo smesso? Per darci un contegno? Il prezzo però è alto e forse vale la pena ricominciare a giocare (se si hanno bambini piccoli, figli o nipotini, c’è anche un’ottima scusa!). Un altro movimento che rafforza tantissimo è il gattonare e non è un caso se gli allenamenti sportivi oggi lo hanno integrato nei loro esercizi, assieme a tutta la gamma di quadrupedia animale, tanto da diventare una disciplina con l’animal flow. Di movimenti naturali che rendono i nostri muscoli potenti ed elastici ce ne sono tantissimi, senza nemmeno il bisogno di dividere il nostro tempo in categorie tra “esercizi” e “non esercizi”. Il sistema nervoso si adatta con la migliore risposta possibile: se passiamo troppo tempo incollati alla sedia ci trasforma in “esseri sedenti”, accorciando tutta la muscolatura profonda e i muscoli posteriori delle cosce. Dunque: non limitiamo i nostri movimenti e permettiamoci di esplorare le nostre possibilità, ampliare il repertorio, rimodellandoci a livello cellulare! Sopratutto, utilizziamo la nostra intelligenza, abbandonando l’idea che sforzi e dolori siano utili per raggiungere i nostri obiettivi. Se acquisiamo una buona organizzazione muscolo-scheletrica, eliminando i movimenti superflui (detti parassitari), il dolore non c’è.

Per migliorare il controllo muscolare e la propriocezione, aumentare la potenza, la coordinazione, la flessibilità e l’agilità attraverso l’intelligenza del sistema nervoso la vera chiave è l’educazione somatica, come il Metodo Feldenkrais, oggi sempre più diffuso non soltanto in campo riabilitativo, ma anche di prevenzione e di performance. Se sei uno sportivo, puoi scaricare gratuitamente l’ebook  che ho scritto “SmartFitness” dedicato all’allenamento body-mind. Interessante è anche questa tesi che ho trovato in rete sull’efficacia del Metodo Feldenkrais nell’allungamento dei muscoli ischiocrurali (i muscoli posteriori delle cosce).

Se vuoi provare, contattami, possiamo lavorare anche online.

Feldenkrais… e mediti comodo

La posizione della meditazione ti crea tensioni e disagi? E’ un problema piuttosto comune. Benché sia benefico, non è scontato che sia una pratica facile e può persino causare disagio. Mantenere certe posizioni può risultare molto scomodo e ci sono poi le tensioni muscolari abituali, che entrano subito in gioco e non se ne vanno per incanto quando si vuole meditare… Il rischio è quello di entrare in conflitto tra il desiderio di meditare e un corpo che non ci asseconda.

Il Metodo Feldenkrais può essere un valido aiuto per avvicinarsi alla meditazione e superare le iniziali difficoltà e può essere sempre di supporto e rafforzamento anche proseguendo con la pratica.

Prima riflessione: anche la meditazione è movimento, quindi non va concepita come una postura statica e di immobilità, come può sembrare quando si guarda la tipica foto standard di chi medita. C’è un continuo assestamento dinamico del corpo – di sé – in posizione, a partire dai supporti dello scheletro e dei rapporti dinamici fa i segmenti ossei, dati anche dalle fasi del respiro – in/es – in un fluire vitale e dinamico.

Seconda riflessione: delegare alle ossa il lavoro antigravitazionale permette di lasciar andare inutili tensioni e sforzi muscolari per “tenerci su”. In più, dà la possibilità, pur rimanendo “in posizione”, di eseguire microdondolii o microbasculamenti del bacino, impercettibili dall’esterno, che permettono di mobilizzare la colonna e di mantenersi flessibili e morbidi. Ci si sente saldi ma non rigidi, in equilibrio dinamico, con il respiro libero.

Terza riflessione: in questi movimenti minimi diventa facile trovare il “punto neutro”, uno dei principi del Metodo Feldenkrais. Si tratta di quel punto all’interno di un’articolazione in cui siamo liberi di stare senza stancarci e al tempo stesso di muoverci in ogni direzione. Giocare sul punto neutro troviamo una “quiete vibrante”, non stagnante, una sorta di “immobilità” al cuore del movimento, un senso vitale dello “stare”. La capacità di muoversi liberamente in qualsiasi direzione è la potenzialità massima del movimento, a partire dall’equilibrio e dal minimo dispendio energetico.

Quarta riflessione: oltre ad agevolare la comodità fisica, il supporto dello scheletro fornisce un aiuto psicologico. Vitale, elastico e forte al tempo stesso, lo scheletro ci supporta in questa neutralità rispetto alle tensioni “emotive” della muscolatura. L’attenzione della mente sui punti di appoggio, sulla dinamicità del soma, l’intero organismo, ci porta nel presente più concreto: la mente si ancora al corpo – al sé – nel qui e ora. La mente e il corpo possono fluttuare assieme, in una sospensione temporale, nella connessione con l’intero.

Se cerchiamo di mantenere una posizione statica, imponendocela anche quando sentiamo scomodità o addirittura dolori, la meditazione rischia di diventare un ennesimo sforzo contro se stessi, che il corpo segnala con dolori e tensioni che possono persistere anche dopo la pratica: nella zona delle spalle e del collo, nelle anche o nelle ginocchia, oltre a intorpidimenti o senso di nausea… Per evitare tutto ciò è sempre raccomandabile sciogliere la posizione e cambiarla quando non ci si sente bene o ci si sente nervosi. A poco serve dirsi di rilassarsi, anzi può aumentare il conflitto tra mente e corpo. “Rilassati” è un’indicazione astratta, generica, indefinita, priva di riferimenti. E’ impossibile rilassarsi se non si sa come farlo. Uno dei grandi meriti dello scienziato Moshe Feldenkrais è stato quello di rendere concreto l’astratto, attraverso una “anatomia esperienziale” che permette di sentire le differenze attraverso i sensi: pesante – leggero, piccolo – grande, rigido – morbido ecc. senza giudizi, ansia da prestazione, competitività. L’educazione a relazioni intelligenti e funzionali fra le varie parti di sé permetteranno di trovare una posizione naturalmente più eretta, stabile, comoda.

These forms are not a means of obtaining the right state of mind. To take this posture itself is the purpose of our practice. When you have this posture, you have the right state of mind.

Queste forme non sono un mezzo per ottenere il giusto stato della mente. E’ che quando assumi questa postura, tu hai il giusto stato della mente. (Shunryu Suzuki, Zen Mind, Beginner’s Mind​)

Prova la lezione audio che permette alle ginocchia di cambiare la loro posizione e di essere più libere attraverso la mobilizzazione delle anche, della colonna, della testa e del collo. Un altro suggerimento, quando sei a gambe incrociate, è di mettere dei supporti (cuscini o coperte) nello spazio che si crea tra il ginocchio e il suolo, così che le ginocchia non rimangano appese nello spazio, tirando la muscolatura.

Il mio risveglio con il Feldenkrais

Mi sveglio e prima di pensare, prima di “azionarmi”, mi sento: il contatto con il materasso, la sensazione sulla pelle, la forma che ho assunto, le parti in appoggio, il respiro… lascio andare.

Ascolto il mio respiro, il movimento che produce: nell’addome, nel torace, nella gola, nel naso e nella bocca, sotto le ascelle. Faccio esperienza della lunghezza del mio inspiro e del mio espiro, come cambiano le pressioni del mio corpo quando inspiro, come si allontanano le parti all’interno, occupando più spazio, dentro e fuori. Poi le pressioni che diminuiscono quando espiro, tutto si avvicina, mi ritraggo anche dallo spazio esterno. Espansione contrazione, espansione contrazione, espansione contrazione, i miei organi ricevono una sorta di piacevole massaggio, in un continuo fluire che è un divenire, un trasformarsi nel ritmo, nella temporalità, nella percezione interna, nella relazione con l’ambiente.

Battito: assieme al respiro, il mio cuore… pof… pof… pof… Sto con il cuore, sto con il respiro.

La mia attenzione va al viso, sento la pelle della fronte, la pelle attorno agli occhi, la pelle delle guance, le labbra, immagino che si distenda e si dilati, che si illumini. Allora la mia bocca si socchiude, la lingua si rilassa, la mandibola si abbandona alla gravità. Il mio respiro cambia. Il mio peso sul materasso cambia. Sento nuove parti, un diverso contatto.

Esploro. Con le dita dei piedi, che muovo lentamente e pigramente, provo le possibilità di pressioni, direzioni e spostamenti sulla superficie che mi accoglie. Sento come si trasmette la forza dai piedi al bacino… dondolo mollemente, vado e torno qualche volta, il movimento arriva alla colonna e raggiunge la testa. Mi fermo. Riposo.

Il mio respiro cambia ancora espansione ritrazione, espansione ritrazione, in un ritmo continuo mai uguale. Ogni respiro la scoperta di essere viva. Mi sento grata.

Muovo ancora le dita dei piedi, prima uno poi l’altro, poi assieme, poi alternati. Gioco. Sento sempre più parti di me che si destano, iniziano a dialogare, si trasmettono forza, vibrazioni, movimento. Inizia un impulso, come una corrente che fluisce attraverso i miei arti.

Arriva, da sé, il desiderio di muoversi, piedi gambe bacino schiena mani braccia testa, cambio i punti di pressione, cambio le direzioni, cambio il ritmo, ogni movimento un’esplorazione, una sensazione nuova, una rivelazione: girarsi, piegare le gambe, abbracciare un ginocchio e sentire al contempo il proprio respiro, percepire il modificarsi della forma come un tutto collegato che si plasma morbidamente, in un gioco di equilibri tra solidità e leggerezza… allora, mi dico, è possibile fare esperienza della propria vitalità guardando, e agendo, con un “occhio interno” (Moshe Feldenkrais la chiamava “anatomia esperienziale”).

Sono passati 10 minuti dal suono della sveglia, buon giorno!

Scoliosi: il punto di vista Feldenkrais

Quando si dice “hai la scoliosi”, “ho la scoliosi” è come dire “ho il braccio destro”, ossia una condizione permanente, mentre invece la scoliosi, nella visione dinamica di un sistema vivente, è un uso di se stessi dettato da un’abitudine neuromuscolare. La scoliosi, dunque, come attitudine: è questo in sintesi il punto di vista del Metodo Feldenkrais. E un’attitudine non è fissata per sempre, si evolve, si modifica… perché la colonna vertebrale non è una struttura inanimata, bensì un sistema vivo, in continuo divenire e parte integrante di un sistema complesso e interconnesso: il sistema neuro-muscolo-scheletrico dell’individuo. Spesso si dimentica che la scoliosi non è un mero “fatto” osseo e/o muscolare della colonna, bensì un’organizzazione dipendente dal sistema nervoso, dal cervello. Il lavoro con il Metodo Feldenkrais è quindi incentrato sulla possibilità di inviare nuove informazioni al cervello affinché possa riorganizzare la spina dorsale vista nel contesto dell’intero sistema psico-somatico. E’ un lavoro educativo e non correttivo. E’ quindi inutile dare indicazioni verbali su come “stare diritti”, “tenersi su” ecc., in quanto sono percepite come indicazioni astratte, che anzi portano la persona a forzare e ad aggravare le tensioni.  L’obiettivo delle lezioni Feldenkrais per la scoliosi, sia le individuali di Integrazione Funzionale sia le collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento,  è principalmente quello di fornire un repertorio più ampio di movimenti della colonna rispetto a quello che invece è diventato come unico possibile (le curve a S della scoliosi), permettendo alla persona di sperimentare e di esplorare nuove direzioni della colonna, e dell’insieme, rendendo la respirazione più libera e più ampia, i movimenti più fluidi e armoniosi. Il Metodo Feldenkrais non lavora “contro” il sistema nervoso, che tende a ripristinare la sua organizzazione quando essa è forzata da manipolazioni, ma “con” il sistema nervoso, coltivando nella persona una maggiore consapevolezza sensoriale, ossia la propriopercezione e la percezione cinestetica. Sarà questa personale e concreta consapevolezza a indurre un’autocorrezione spontanea dell’organizzazione neuromuscolare, frutto di un’autoeducazione.

Il primo passo con un educatore Feldenkrais sarà quello di conoscere le proprie curve e le proprie abitudini: da che parte ci si flette meglio, su quale lato si preferisce dormire, da che lato si  flette o si gira più volentieri la testa, quale braccio si alza di più, da che parte si mastica, come si usano gli occhi, dove c’è più spazio per il respiro ecc. Quando si conoscono le proprie curve, sarà possibile esagerarle un po’, rilasciandole lentamente, così da allentare in modo spontaneo le tensioni croniche. E’ un modo facile e piacevole per permettere al corpo di rilassarsi, senza alcuna forzatura. Una strategia potente è quella definita da Ruthy Alon, allieva diretta di Moshe Feldenkrais, “neurological diplomacy” (diplomazia neurologica), che consiste nel creare intenzionalmente con le parti che si muovono più facilmente le difficoltà che si hanno con le parti corrispondenti dell’altro lato: ad esempio se si alza più facilmente il braccio destro verso il soffitto rispetto al sinistro, si inibisce il movimento con il braccio destro, dopodiché il braccio sinistro migliorerà. E’ una strategia in cui si può utilizzare anche solo la visualizzazione. Un’altra strategia è quella di  rendere uguali i  movimenti dei due lati, riducendo quello della parte più libera (anche questa una sorta di “diplomazia neurologica”). E’ bene inoltre iniziare anche nella quotidianità a sperimentare nuove possibilità, come ad esempio utilizzare la mano non dominante o camminare all’indietro e in diverse direzioni. Fondamentale è l’uso degli occhi, poiché essi hanno un grande effetto sul movimento dell’intero corpo. In caso di scoliosi si potrà notare un uso asimmetrico degli occhi. Per capire anche in questo caso le abitudini si può fare il seguente test: ci si sdraia supini con gli occhi chiusi e sguardo verso il soffitto, per notare se si sta guardando davanti a sé o se invece c’è una preferenza a guardare più a destra o più a sinistra. A quel punto si può provare con la strategia delle “diplomazia neurologica” succitata e creare una difficoltà intenzionale nella direzione più facile. Sono, questi, piccoli esempi di un lavoro di autoeducazione, per conquistare, senza forzature, una maggiore consapevolezza dei propri movimenti, dei limiti e delle possibilità, permettendosi di esplorare nuovi “territori” in modo piacevole, facile, ma decisamente efficace in termini di libertà rispetto alle restrizioni di un’attitudine scoliotica.